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GIUSTIZIEVOLISSIMEVOLMENTE

Fin dalla sua promulgazione, ho sostenuto l'incostituzionalità della legge Pecorella, quella che impediva ad una sola delle parti processuali di appellare un verdetto di primo grado. Ricordo strali numerosi ricevuti ciò sostenendo.
Quindi la pronuncia di ieri della Consulta me l'aspettavo.

Sia ben chiaro, ero perfettamente conscio dei buoni propositi che sottostavano a quel tentativo, che non venivano scalfiti granché anche nel caso il pensiero andasse a finire sul proponente, il suo mestiere, ed i suoi assistiti.
Ma non ritenevo che fosse quella la strada percorribile, e consideravo aberrante l'ampliamento delle funzioni di Cassazione fino a penetrare il merito del giudicato.

Adesso però i motivi urgenti che spinsero a tentare una perequazione delle parti processuali tramite una sperequazione si ripropongono in tutta la loro enormità.
Tanto per cominciare, sto morendo dalla voglia di sapere dalla Consulta qual'è l'arcano posto a fondamento del fatto che solo i Pubblici Ministeri possano appellarsi contro una sentenza a loro contraria, e non le Parti Civili.
E' invero curioso, ne converrete.

Il peso specifico abnorme dell'Accusa Pubblica nel processo penale potrebbe essere risolto abbastanza semplicemente in realtà.
Basterebbero poche norme, dispiegate su 3 direttrici costituzionali:
1) separazione ab origine, e totale, delle funzioni inquirenti da quelle giudicanti, tenendo comunque il pubblico accusatore in una struttura indipendente dal potere esecutivo per tutti gli aspetti che non siano meramente organizzativi;
2) responsabilità civile feroce, che arrivi fino alla destituzione, nei casi di abuso e colpa nell'espletamento di un potere che è enorme;
3) abolizione dell'obbligatorietà dell'azione penale per tutti i reati che non siano di sangue, violenza, o contro la fede pubblica.

Le cose migliorerebbero subito!

Nel caso si volesse poi, trovandosi già all'opera, risolvere anche problemi ulteriori della giurisdizione italiana, si potrebbe senz'altro procedere alla depenalizzazione di una buona metà delle fattispecie considerate attualmente reato (A COMINCIARE DAI  REATI DI OPINIONE, VI VENISSE UN COLPO A TUTTI I MILLE), abrogare la carcerazione preventiva (con le eccezioni dei reati di mafia e di terrorismo) stabilendo al contempo che chiunque si sottragga al processo si becca 3 anni per ciò solo e senza benefici, ripensare totalmente tutto il complesso premiale, e stabilire un termine entro il quale una pronuncia giudiziaria civile deve intervenire (decorso il quale scatti una mora pecuniaria per chi la dovrebbe pronunciare).

Resterebbe ancora un po' da fare, ma più che altro si tratterebbe di lavori di cesello.

Naturalmente non accadrà nulla di tutto questo; sarebbe più facile vedere Bertinotti in catena di montaggio.
E quindi resteremo sconsolatamente ad aspettare che la Procura di Bologna muova finalmente il culo, e vada ad interrogare Kram in Germania.

Ma la fatica di Sisifo non è esercizio inutile per noi mortali.
Interromperla significherebbe peccare contro la speranza.
E quello è il peccato peggiore, come avverte Zamax: quello che non sarà perdonato!

Pubblicato il 25/1/2007 alle 18.0 nella rubrica Articolati.

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