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Diario


29 settembre 2007

ALTRO CHE PAUPERISMO, L'ECONOMIA DI MERCATO NASCE FRANCESCANA

di Guglielmo Piombini

Integrando l'economia austriaca misesiana, la filosofia giusnaturalista tomista e lockiana e l'anarchismo politico degli individualisti americani dell'Ottocento, Murray N. Rothbard (1926-1995) ha costruito un grandioso sistema teorico, al quale deve la fama di massimo pensatore libertarian del Novecento. Meno approfondito però è stato un altro aspetto del suo pensiero, i cui semi erano già presenti fin dall'inizio della sua storia intellettuale ma che è giunto a maturazione solo negli ultimi anni della sua vita: l'apprezzamento per il Cristianesimo e in particolare per la cultura cattolica. Rothbard, ebreo e agnostico, pur senza battezzarsi o convertirsi arrivò al termine del suo percorso intellettuale a considerarsi "un ardente sostenitore del Cristianesimo" e ad aderire ad una visione culturale latu sensu cattolica.

Il Medio Evo, culla della moderna economia

Nel primo volume della sua monumentale storia del pensiero economico (Economic Thought Before Adam Smith), uscita postuma nel 1995, Rothbard rivaluta il Medioevo cattolico come un periodo ricco e creativo della storia europea, soprattutto grazie al fatto che quell'ingombrante istituzione che è lo Stato moderno non aveva ancora avuto modo di crescere e svilupparsi. Sulla base di alcuni studi revisionisti di Joseph Schumpeter e di altri meno noti economisti, Rothbard sviluppa una concezione della storia del pensiero economico opposta a quella ortodossa. Nel tipico manuale di storia del pensiero economico, infatti, i filosofi scolastici vengono trattati bruscamente come retrogradi pensatori legati alla mentalità medievale; dopo aver menzionato i mercantilisti e i fisiocrati, i "testi canonici" d'economia passano direttamente ai celebrati "fondatori" della scienza economica, Adam Smith (1723-90) e David Ricardo (1772-1823).

Per Rothbard invece la teoria e la pratica del libero mercato sono germogliate, ben prima di Adam Smith, nel mondo cattolico e non in quello protestante. Lungi dall'essere dei mistici che non capivano nulla d'economia, per Rothbard i filosofi scolastici erano degli economisti di notevole valore, che anticiparono alcune acquisizioni teoriche fondamentali come la concezione soggettiva del valore, arrivando quasi a delineare il concetto di "utilità marginale". Alberto Magno (1193-1280) e il suo grande allievo San Tommaso d'Aquino (1225-1274), così come gli scolastici successivi, pensavano infatti che il giusto prezzo di un bene non dipendesse da qualche sua qualità intrinseca, ma fosse quello determinato dalla communis opinio o dalla commune estimatione, cioè dal mercato.

L'ammirazione di Rothbard va in particolare a due francescani: al provenzale Pietro Giovanni Olivi (1248-1298), il vero scopritore della teoria soggettiva del valore; e a San Bernardino di Siena (1380-1444), il quale, oltre a fornire una magistrale analisi delle virtù e della funzione dell'imprenditore, riportò in auge, dopo circa due secoli, la teoria soggettiva del valore sviluppata da Olivi. Rothbard elogia poi i tardoscolastici della Scuola di Salamanca del sedicesimo secolo per la loro brillante difesa della proprietà privata, per le acute analisi dei fenomeni di mercato e monetari, per la dura critica dell'intervento del governo nell'economia.

L'allontanamento di Smith e Ricardo

Al contrario, Smith e Ricardo si allontanarono dalle acquisizioni teoriche soggettiviste degli scolastici per adottare un concetto oggettivo del valore, come la teoria del valore-lavoro, che portò la scienza economica su una strada completamente sbagliata per più di un secolo, fino a quando Carl Menger e i marginalisti austriaci di fine Ottocento la rimetteranno sulla giusta carreggiata. L'erronea teoria inglese del valore-lavoro, secondo cui il valore dei beni è determinato dal lavoro in essi incorporato, ha prodotto per Rothbard numerose conseguenze negative, spianando la strada alle teorie socialiste di Karl Marx e ad altre forme di interventismo statale. Non è un caso, nota Rothbard, che nel diciottesimo e diciannovesimo secolo i più convinti fautori del liberismo economico non fossero inglesi protestanti, ma francesi influenzati dal cattolicesimo come Richard Cantillon, François Quesnay e i fisiocrati, Etienne de Condillac, Jacques Turgot, Jean-Baptiste Say, Charles Comte, Charles Dunoyer, Augustine Thierry, Frèdéric Bastiat, Gustave de Molinari.

L'alleanza tra protestanti e assolutisti

Purtroppo nel sedicesimo secolo la grande tradizione scolastica era entrata in declino, a causa del contemporaneo attacco proveniente da due campi differenti ma oggettivamente alleati: i riformatori protestanti da un lato e gli apologeti dell'assolutismo dall'altro. Alla radice della religione cattolica, spiega Rothbard, vi è infatti la convinzione che Dio possa essere percepito non solo mediante la fede, ma attraverso tutte le facoltà dell'uomo, compresi i sensi e la ragione. Il protestantesimo, specialmente quello calvinista, pone invece Dio completamente fuori dalla portata delle facoltà umane. Per i protestanti l'uomo è troppo corrotto perché possa fidarsi della sua ragione o dei suoi sensi nella ricerca delle leggi naturali, e deve pertanto affidarsi alla rivelazione e all'arbitraria volontà di Dio. In questo modo, dice Rothbard, i protestanti non avevano a disposizione nessuno standard di norme etiche per valutare e criticare l'azione dei governanti, e per questo motivo fornirono poca difesa contro la marea montante dell'assolutismo statale moderno.

Se il protestantesimo aprì la strada allo Stato assoluto, i teorici secolaristi del Cinque-Seicento si impegnarono esplicitamente in sua difesa, con l'obiettivo di svincolare la vita politica da tutti quegli impacci morali che impedivano all'azione dello Stato di svolgersi liberamente. Senza più la critica giusnaturalista dello Stato, i nuovi teorici laici come Jean Bodin abbracciarono la legge positiva dello Stato come l'unico criterio politico ammissibile. Rothbard paragona quindi i protestanti antiscolastici che esaltarono la volontà arbitraria di Dio come unico fondamento dell'etica ai teorici dell'assolutismo che, allo stesso modo, elevarono l'arbitraria volontà del governante allo status di incontestabile e assoluta "sovranità".

La critica dei gesuiti

Rothbard ricorda che furono i gesuiti i primi a notare questo stretto collegamento tra i leader protestanti come Lutero e gli amorali teorici della politica come Machiavelli: i due veri e propri padri fondatori del moderno Stato secolarizzato. Entrambi, rifiutando per differenti ragioni la legge naturale elaborata dalla scolastica cattolica come base morale della politica, si sbarazzarono degli unici criteri sviluppati nei secoli per valutare e condannare le azioni dei governanti. Non il papato, ma lo Stato rappresentava per Lutero lo strumento di Dio, e pertanto i sudditi gli dovevano la più assoluta obbedienza. Per Machiavelli invece occorreva abbandonare ogni tentativo di giudicare la politica o il governo sul metro dell'etica cristiana, dato che quest'ultima andava subordinata all'imperativo supremo del mantenimento e dell'espansione dello Stato. Per questo motivo si è parlato di una "inconsapevole collaborazione" di Machiavelli e Lutero per l'emancipazione dello Stato, che darà modo a Thomas Hobbes di formulare un sistema politico che è insieme perfettamente machiavellico e perfettamente protestante.

Il luogo comune del Calvinismo come “motore economico”

Rothbard ritiene inoltre che la famosa tesi di Max Weber, che attribuisce la nascita del capitalismo al concetto calvinista di "chiamata", malgrado le sue fruttuose intuizioni debba essere respinta. Il capitalismo moderno, infatti, non inizia con la rivoluzione industriale del diciottesimo e diciannovesimo secolo, ma nel Medioevo e in particolare nei comuni cattolici dell'Italia centro-settentrionale, come dimostrato dal fatto che qui vennero inventate le nuove tecniche finanziarie e commerciali quali la banca e l'impresa, la lettera di cambio, la ragioneria, la partita doppia: novità che i teologi scolastici cercarono via via di comprendere e giustificare.

Rothbard ricorda che la prima classica formula pro-capitalista, "In nome di Dio e del profitto", si ritrova in un libro contabile fiorentino del 1253, e che ancora nel Cinquecento la cattolica città di Anversa era il maggior centro commerciale e finanziario.

Inoltre il più importante banchiere e finanziere dell'epoca era Jacob Fugger, un buon cattolico della Germania del sud; egli lavorò per tutta la vita, rifiutò di ritirarsi e annunciò che avrebbe continuato a far denaro fino a quando avesse potuto: un primo esempio, osserva Rothbard, di weberiana "etica protestante" in un solido cattolico! Per Rothbard, Weber avrebbe dovuto invertire i rapporti causali: fu lo sviluppo del capitalismo che portò il calvinismo ad accomodarsi ad esso, piuttosto che il contrario; ne è prova il fatto che solo il tardo calvinismo, specificamente puritano, sviluppò la versione weberiana della "vocazione" e dell'ascesi mondana.

Una conferma dagli studi recenti

Questa tesi di Rothbard sul ruolo avuto dalla scolastica medievale nella preparazione dello spirito capitalistico ha trovato conferma negli studi recenti di Michael Novak e di Rodney Stark. Ma va ricordato che anche il noto sociologo tedesco Werner Sombart era giunto alla medesima conclusione. In un suo libro del 1913, Il borghese. Lo sviluppo e le fonti dello spirito capitalistico, sviluppò queste illuminanti considerazioni:

"Qualunque sia la causa che ha condotto spontaneamente alla elaborazione di un razionalismo economico, non si potrà porre in dubbio che esso abbia trovato un potente appoggio nel dogma della Chiesa, che tendeva a realizzare nel complesso dell'esistenza umana quanto il capitalismo doveva attuare nella vita economica. San Tommaso sapeva che chi vive in castità e con moderazione soccombe più difficilmente al peccato di sperperare, e si rivela anche in altri modi migliore amministratore. Ma oltre alla prodigalità, la morale cristiana combatte anche altri nemici della concezione borghese della vita. Soprattutto l'ozio, che anche per lei è "il principio di ogni vizio". Accanto all'industriosità e alla parsimonia gli scolastici insegnarono anche una terza virtù borghese: il decoro, l'onestà o onorabilità. Io credo che dobbiamo all'opera educativa della Chiesa una considerevole quantità di quell'elemento che, sotto la forma della solidità commerciale, è parte tanto importante dello spirito capitalistico. Quando si leggano con attenzione gli scritti degli scolastici, soprattutto quell'opera meravigliosa del grandissimo Tommaso d'Aquino, che nella sua monumentalità fu raggiunta soltanto dalle creazioni di Dante e di Michelangelo, si riceve l'impressione che essi ebbero a cuore, più di questa educazione della borghesia all'onorabilità, un'altra opera educativa: quella che tendeva a fare dei loro contemporanei uomini retti, coraggiosi, intelligenti ed energici. Nulla condannano con maggior veemenza della fiacchezza spirituale e morale. Un concorso a premi che ponesse la domanda: "Come posso fare del signore impulsivo e gaudente da una parte e dall'operaio ottuso e fiacco dall'altra, un imprenditore capitalistico?" non avrebbe potuto trovare una risposta migliore di quella già contenuta nella morale dei tomisti. Le opinioni qui espresse sono nettamente opposte a quelle prevalenti sulla posizione della dottrina ecclesiastica rispetto alle esigenze del sorgente capitalismo".

A dispetto di ogni concezione materialistica della storia, queste ricerche sembrano dimostrare che le istituzioni capitalistiche (diritti di proprietà, contratti, imprese, libertà individuale, governo limitato) che hanno fatto grande la civiltà occidentale sono emerse spontaneamente dal basso quando sul piano della cultura si sono diffusi e affermati determinati precetti morali, come la responsabilità individuale, lo sforzo e l'impegno personale, l'affidabilità, la fedeltà, l'onestà, la prudenza, la lungimiranza, l'autodisciplina morale: in sintesi, i valori della tradizione morale giudaico-cristiana elogiati da Murray N. Rothbard.




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28 settembre 2007

QUANDO VERRA' IL MIO MOMENTO

Spero di poterlo affrontare con lo stesso spirito.

Non la conoscevo, ma stanotte la piango anch'io.




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28 settembre 2007

SARO' GRAVE ?

Non ho alcuna voglia di difendere Mastella......




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27 settembre 2007

DEDICATO A ZAMAX

Il capoverso finale dell'ultima versione di Andrea.

"Eppure. Eppure Paolo Mieli che firma tutti i giorni il manifesto dell’antipolitica ci fa venire in mente, chissà perché, Casanova che firma il manifesto contro la gnocca. "

Avrei anche una domanda per un esperto del Corrierino come lui: mi potrebbe dire cosa si fuma Sergio Romano?




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27 settembre 2007

MENZIONE SPECIALE

Al mitico Gibaryan, che ha riconosciuto un verso dell'Unione dei Serpenti duraniana.




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27 settembre 2007

THERE'S A FINE LINE DRAWING MY SENSES TOGETHER

And I think it's about to break! *

Dopo la puntata di ieri e le mirabili stronzate profferite sull'aborto, con vette di idiozia irraggiungibili in occasione della "enorme differenza in pratica" che sarebbe causata dalla nascita, pure Gregory House può andarsene a fare in culo!

Insieme ai suoi autori e tutte le sanguinarie fighette progressiste che infestano l'aria di casa nostra.

*menzione speciale per chi azzecca la citazione

OFF TOPIC - Gran bel post di Cruman.




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24 settembre 2007

QUANTO MAGNANO........

Magari mi attiro gli strali di Zamax, ma io alle denunce di Rizzo e Stella non riesco a non assegnare un elevato merito.

Naturalmente, ho ogni consapevolezza dell'inadeguatezza della dirigenza e dell'azionariato del giornale su cui scrivono nel reclamare qualsivoglia verginità (basti pensare al phonatissimo dirigente che mentre denunciava gli sprechi incassava contestualmente 350 milioni di soldi nostri a fondo perduto per uno stabilimento dell'azienda che presiede, la quale è tra i maggiori azionisti di quel giornale), ma ciò non può inficiare la validità di un'opera che mette nero su bianco (almeno una parte di) quanto venga rapinato da questi figli di puttana che si permettono di chiamarsi rappresentanti dei cittadini.

Le cifre nude e crude, il modo strafottente con cui continuano a rapinarle, devono essere denunciate incessantemente.
Basta solo che non si pensi che il grande saccheggio finisca lì, con le spese dirette, le spese vive.
Vi assicuro, e vi prego di credermi, che il costo del parassitaggio politico in Italia ammonta ad un terzo della spesa pubblica del Paese. Una cifra enorme, che si stenta ad immaginare.

Solo una cosa non mi convince del loro pezzo: l'ennesimo richiamo all'essere un buon cittadino, al non pensarci neanche a non pagare le tasse. Insomma, l'appello a non interrompere lo stupro a cui siete sottoposti.
Io invece vi invito a non pagarle più, ad escogitare ogni sotterfugio e scappatoia possibile per evitare di versarle, a non dormire la notte per trovare nuovi modi di elusione ed ostruzionismo fiscale.

E' vostro diritto, è legittima difesa. Vi ricordo che avete cominciato a lavorare per voi meno di un mese fa; prima avete faticato per mantenere loro, le loro famiglie, i loro tirapiedi e le loro mignotte.
C'è una meritevole iniziativa della Lega in proposito, che spero non si ridurrà alle solite chiacchiere.

E se qualcuno ve la mena col "dovere morale" di continuare a farvi sodomizzare, bastonatelo. E dopo, immergetelo nudo nel catrame, cospargetelo di piume, e fatelo sfilare a calci in culo per le pubbliche vie.
Non esiste alcun dovere morale di farsi rapinare. E le tasse in Italia sono una rapina: manu militari vi tolgono i vostri soldi, in cambio di niente, e per giunta vi sfottono pure dopo. 
Poi, vi tocca comunque pagare per ogni servizio pubblico che vi occorre: trasporti, sanità, certificati, giustizia, perfino per disporre o operare sulle vostre proprietà.
Non pagate solo per la sicurezza e l'istruzione, in realtà perché non avete né l'una né l'altra.

Affamate la bestia! E' la vostra unica speranza.
Oppure andatevene, se potete!
 




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23 settembre 2007

PREGHIERE SERALI

Ti prego, Signore mio, fa' morire Diliberto!

Ti supplico, Signore, ascoltami, fa' morire Diliberto!

Signore mio, onnipotente e misericordioso, io ti scongiuro, fa' morire Diliberto!
(e manda una fastidiosa malattia a Russo Spena)

E se ti rimane un po' di tempo, Signore, umilmente ti prego, fa' morire pure tutti i politici ed i governanti che non stanno dicendo una parola su un intero popolo reso schiavo dal 1962, avendone in precedenza spese milioni per ogni pezzo di merda su cui si sia deciso finalmente di portar giustizia.




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23 settembre 2007

PROVOCAZIONE CATTOCOMUNISTA

Cattolico adulto e lettore di Repubblica

Quanti errori di grammatica sono contenuti nella frase:


"La logica del profitto, se prevalente, - ammonisce il Papa - incrementa la sproporzione tra poveri e ricchi, come pure un rovinoso sfruttamento del pianeta"?

Maedhros sculaccia il pargolo indisponente

Grammaticalmente è ineccepibile.

Sotto il profilo dei contenuti è una stronzata pazzesca!
Elimina la logica del profitto, ed il mondo si fermerà.
(cosa empiricamente dimostrata dagli esperimenti di voi compagnucci)

Naturalmente, il discorso complessivo è un tantino diverso, ad onta del tentativo (stalinista, of course) di rinchiuderlo tutto in una singola frase, discrezionalmente estrapolata dal contesto.

Ratzinger dovrebbe comunque limitare al minimo interventi di tipo economico. Non è materia sua (e del 97,5% della popolazione mondiale, compreso il 99% degli economisti), e per giunta si esprime pure male, finendo col rendere inaccettabili concetti che in fondo avrebbero una qualche fondatezza.
(l'aspetto sociale non può essere negletto, anche se secondario è sempre un aspetto necessario del concetto di mercato)

Fortunatamente, noi conservatori e liberali non guardiamo al Papa per avere dritte di tipo economico o sociale.
Al contrario di voi esponenti della sinistra del terzo tipo, quella che tenta di nascondere la terza narice con una protesi, il cui mostruoso dio permea e determina ogni singolo accadimento del mondo e della società (il che chiarisce l'attrazione fatale che provate per i maomettani) e non prevede dunque alcuna libertà umana, noi abbiamo sempre ben chiara la distinzione tra ciò che compete a Cesare e ciò che compete a Dio ed alla sua Chiesa.

In più, la nostra coscienza è pulita, non avendo milioni di morti ed infiniti lutti e miserie IMPUNITI da farci perdonare.

Il tutto ci permette di ragionare!

Letture consigliate al puer, ed ai suoi cattivi maestri.




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23 settembre 2007

LA REGOLA D'ARTE NELLA PREPARAZIONE DELLA SOLUZIONE DI RETINOIDI E DELLA MELATONINA CONIUGATA

Più volte abbiamo insistito sull'importanza fondamentale di questi due componenti, che, se non preparati scrupolosamente e secondo precise modalità, invalidano in misura rilevante l'efficacia dell'intera terapia. Ma non è sempre facile, per chi non ha approfondito l'argomento ed ha scarsa dimestichezza con il MDB, comprendere appieno l'importanza fondamentale di una congrua preparazione, e sfuggire alle lusinghe ed alle assicurazioni di molti farmacisti che, o per superficialità o per motivi ancor meno accettabili, offrono ai pazienti prodotti imperfetti, pregiudicandone fatalmente le possibilità di vincere il male.

Fra l'altro, la preparazione non è un dato acquisito della farmacopea galenica, non si studia, cioè, durante gli anni di università, ma rappresenta una procedura innovativa ideata dal Prof. Luigi Di Bella e realizzata, seguendo le sue precise indicazioni, dal farmacista e chimico Dr. Vigildo Ferrari di Bologna. Di conseguenza, nessun farmacista - nemmeno il più colto e capace - che non abbia appreso dettagliatamente e sul campo come si effettua la preparazione, sa letteralmente....da che parte cominciare. E' anche bene tener presente che, siccome i riferimenti al Mdb debbono essere formalmente autorizzati da chi porta il cognome Di Bella, qualsiasi iniziativa in tal senso rappresenterebbe un abuso legalmente perseguibile.

Abbiamo pensato quindi che, diffondendoci sull'attrezzatura richiesta, le fasi della produzione, i tanti accorgimenti necessari, avremmo potuto rendere più vigili, più consapevoli e intransigenti quanti praticano la terapia, a tutto vantaggio del loro bene.

Approfittando della disponibilità e della cortesia di un ottimo farmacista preparatore - stimato e spesso suggerito dal Prof. Luigi Di Bella - abbiamo visitato il suo laboratorio e ci siamo fatti illustrare in dettaglio come si preparano i due galenici.


Per cominciare: Tanto spazio e costose apparecchiature


= Come prima cosa, occorre disporre di locali dedicati di adeguata estensione, oltre che di attrezzatura ed apparecchiature specifiche. Si richiede quindi un investimento iniziale di non poco conto, ed una grande diligenza nel curare la manutenzione dei diversi apparecchi necessari. Se si tiene conto del fatto che il farmacista deve avere lo spazio adeguato per conservare principi attivi, contenitori, accessori necessari al confezionamento ed alla conservazione di una adeguata quantità di prodotto finito, ci si rende conto che poche farmacie dispongono dei locali adatti (due locali di una cinquantina di metri quadri complessivi ci sembrano il minimo indispensabile). Questo, già a colpo d'occhio, consente di prendere rapidamente le distanze da farmacie che, disponendo magari di un misero bugigattolo, si propongono con incosciente sicumera, quasi si trattasse di approntare un minestrone di verdure.


 = Ovviamente è da considerarsi come scontata una professionalità di prim'ordine, e la perfetta conoscenza delle specifiche e complesse procedure di preparazione, che non possono certo essere apprese via internet o leggendo appunti raffazzonati: i farmacisti preparatori più qualificati hanno appreso le tecniche di preparazione dallo stesso Prof. Luigi Di Bella, o dalla Farmacia di riferimento (Farmacia Ferrari) o, al limite, da altri colleghi esperti ed accreditati.


L'acquisizione dei princìpi attivi.

A suo tempo il Prof. Luigi Di Bella aveva individuato le aziende produttrici in grado di offrire i prodotti migliori (tutte europee o statunitensi). Questo aspetto è chiaramente fondamentale e determinante per produrre buoni galenici. Quando si ricorre a marchi come Roche, Basf, Fluka ecc. si è già a buon punto sulla strada da percorrere. Gli stessi componenti possono reperirsi anche su mercato orientale a basso costo, ma la qualità è sistematicamente inferiore e comunque insufficiente per buoni ed efficaci prodotti. Un farmacista potrebbe avere eccelse qualità professionali, attrezzature da milioni di euro, ma senza questa insostituibile base qualitativa, i galenici risulterebbero sicuramente inefficaci o, nel migliore dei casi, di efficacia insufficiente.

Quindi, il rapportarsi con colleghi dotati di lunga esperienza, è indispensabile anche per la scelta di un rivenditore onesto e corretto. Come sempre, specie in campo scientifico, l'umiltà è la dote più importante. Il prodotto è accompagnato da una scheda tecnica con le caratteristiche e, soprattutto, del fornitore della materia prima.

Il farmacista esperto spesso riconosce di primo acchito un prodotto diverso da quello ordinato, e, in caso di dubbi, provvede ad analizzare o far analizzare la sostanza imputata. E' possibile controllare direttamente la purezza in alcuni casi, in altri è difficile. Per le polveri, in genere è possibile questo controllo attraverso il punto di fusione, visto che da testi specifici si deduce l'intervallo di temperature entro il quale la sostanza fonde. E' buona norma fare analizzare periodicamente il prodotto finito da laboratori chimici seri e specializzati: solo così si potrà avere la sicurezza che non vi siano state anomalie nei processi di lavorazione.


Loro conservazione.

La vitamina E (tocoferile acetato) è il componente meno critico sotto tutti i punti di vista. Viene infatti acquistata da due case primarie (Roche o Basf) in confezioni metalliche sigillate, tipicamente da 5 o più chilogrammi. Si presenta come sostanza oleosa, densa e trasparente, e non richiede, nei contenitori originali, alcuna precauzione di conservazione.

La vitamina A (axeroftolo palmitato), di consistenza burrosa, deve invece essere conservata al riparo dalla luce ed in frigorifero.

Più delicato  il discorso per il betacarotene  e l'acido all-trans-retinoico: queste due sostanze sono in polvere (di accentuata volatilità e, il betacarotene, di colore giallo-rossiccio), debbono essere conservate tassativamente a 32 gradi sotto zero.



Quali sono le attrezzature necessarie?


Per la soluzione di retinoidi:

- Freezer da basse temperature

- Bilance di precisione

- Reattore (per la mescolatura dei principi attivi)

- Dispositivo per la corrente d'azoto

- Pompa peristaltica per il travaso della soluzione nei flaconi

- Faretto a luce rossa

- Dispositivo per la chiusura ermetica dei flaconi

- vari altri dispositivi sussidiari


Per la melatonina coniugata:

- Bilancine di precisione

- Mescolatore polveri

- Compremitrice

- Liofilizzatore

- Blisteratrice


Preparazione della Soluzione di retinoidi.


- Si inizia immettendo tutta la vitamina E nel contenitore in vetro del reattore (figura 1 - freccia in basso) e la si porta alla temperatura di 40°, per diminuire la viscosità delle sostanze e migliorare la loro solubilizzazione. Successivamente viene immesso l'axeroftolo palmitato (vitamina A), accuratamente pesato, l'acido retinoico, sospeso in alcool etilico assoluto, anidro, ed infine il betacarotene. L'acido retinoico, essendo suscettibile di cali più degli altri componenti, è immesso in percentuale appena superiore alla nominale. Ovviamente i preliminari procedimenti di pesatura avranno assicurato che nel contenitore siano rispettate le proporzioni prescritte: ogni mille unità di peso della vit. E, ve ne saranno 0,5 di vit. A, 0,5 di acido retinoico, 2 di betacarotene.


- La temperatura viene quindi aumentata a 45° (è possibile raggiungere anche qualche grado in più).


- Si montano tutti gli altri componenti del reattore: la pala di agitazione in vetro (figura 2) viene collegata ad un motore elettrico (figura 1 freccia in alto) e si procede a collegare l'irroratore di azoto (fig. 1 ultima freccia a destra) con un cannello di entrata (freccia a sinistra), mentre un secondo cannello in uscita (freccia al centro) provvederà all'espulsione del gas. L'azoto gorgoglia per tutta la durata della lavorazione all'interno del contenitore in vetro del reattore, mentre  le quattro vitamine vengono incessantemente mescolate ad un moderato numero di giri, dato che l'omogeneità del composto è già assicurata dal livello della temperatura e che velocità troppo elevate rischierebbero di danneggiare le parti in vetro.


- Il composto viene mescolato continuativamente per 10-12 ore, e, per tutto il periodo che intercorre tra l'inizio e la fine della lavorazione, viene tenuto acceso solo un faretto a luce rossa (figura 3).


- A questo punto si stacca l'azoto e si procede all'imbottigliamento con l'aiuto di una pompa peristaltica, utilizzando lo stesso cannello dell'azoto, mentre, sino al completamento del travaso, continua la mescolazione. In questo modo la soluzione di retinoidi non viene praticamente a contatto con l'aria.


- Le bottiglie sono state, ovviamente, precedentemente lavate, sia per ulteriore misura igienica che per eliminare il brillantante con il quale il fornitore le ha precedentemente trattate. Una volta riempito il flacone, questo viene insufflato ancora con azoto e quindi chiuso ermeticamente.


La soluzione di retinoidi reca sull'etichetta una validità prudenziale di tre mesi (ovviamente se ben conservata al riparo dalla luce e lontana da fonti di calore, ma, ricordiamo, non in frigorifero). Poiché un flacone aperto e chiuso giornalmente espone la soluzione al contatto con l'aria - fonte di lieve ma possibile degrado - conviene acquistare flaconi non superiori a 250 ml. La durata indicata sta a significare che entro questo periodo i suoi componenti (e l'acido retinoico in particolare) subiscono un calo inferiore al 10%; successivamente, il preparato non è nocivo, ma, semplicemente, si suppone abbia un'attività inferiore.




   
                                                                                                                          






 








 

 

 

 



 

 

 








Preparazione della melatonina.

- La Melatonina in polvere, che deve essere di assoluta qualità, viene pesata, analogamente a quanto si fa per Adenosina e Glicina, sostanze che hanno non esclusivamente, ma principalmente, lo scopo di renderla idrosolubile e fruibile in tutti i distretti dell'organismo. La singola compressa pesa 150 mg., in gran parte determinati dagli eccipienti: contiene infatti 2 mg. di Melatonina, 9 di Adenosina, 5 di Glicina, mentre la parte rimanente è costituita da un eccipiente scelto per unire una buona durezza alla facile disgregabilità, e da Stearato di magnesio, sostanza idrofoba che facilita, una volta ingerita, la disgregazione della compressa.


- La polvere viene immessa nel mescolatore ( figura 4) in piccole quantità alla volta, così da garantire una maggiore omogeneità. La mescolatura dura circa 6-7 ore: si inizia al mattino e si passa alle fasi successive nel primo pomeriggio. Nei mesi caldi o in periodi di elevata umidità, risulta assai utile avviare un processo di granulazione, attuato tramite apposita macchina. Infatti, poiché la polvere scorre, per forza di gravità, all'interno di una tramoggia a forma di imbuto, l'umidità potrebbe compattarla, e, di conseguenza, diminuirne l'omogeneità. Si esercita allora una moderata compressione iniziale, che lascia le compresse tenere; poi si frammentano e ricomprimono da capo, ma con maggiore forza. Ne risulta un granulato meno fine, ma in grado di migliorare lo scivolamento all'interno della tramoggia.


- A questo punto si versa la polvere nella compremitrice (quella esaminata è a 18 punzoni e consente una grande velocità, avendo la capacità di produrre 25.000 compresse in un'ora e mezzo - figura 5). E' importante la regolazione fine del macchinario, così da ottenere compresse compatte di facile solubilità: in acqua tiepida e con l'aiuto di una bacchetta di vetro devono sciogliersi in un minuto-un minuto e mezzo.



- L'ultima fase è quella della blisterizzazione (figura 6), che consente di evitare il contatto tra compressa e compressa, l'aria e la luce.


 










 








 

 



 

 

 

 







 






 

La scadenza della Melatonina è indicata - per obbligo di norme in vigore - in 6 mesi, ma in realtà, se essa è blisterizzata ed opportunamente conservata, rimane attiva per periodi molto maggiori (un anno e più). Si riconoscono facilmente vecchiaia o iperfezioni produttive: una melatonina prodotta da molto tempo tende a ingiallirsi e, se la compremitrice usata non è sottoposta a periodica manutenzione e pulizia, a macchiettarsi di nero.



Il costo dei due galenici è modesto: dal 1996 il prezzo è rimasto sostanzialmente invariato, grazie ad un maggior smercio (quantità superiori, prezzi d'acquisto inferiori). Per la cronaca, la famiglia Di Bella non beneficia di alcun vantaggio economico, né piccolo né grande, né diretto né indiretto.



P.S.

Si ringraziano il Dr. Sandro Meschiari, titolare della omonima farmacia di Nonantola (Mo) e la D.ssa Simona Garuti, per l'ospitalità e la disponibilità dimostrateci.


COMITATO LOMBARDO AIUTO MALATI ONCOLOGICI


22 settembre 2007

LIBERTA' DI PAROLA

In Italia la si paga cara!

STAMPA DEMOCRATICA (fondata da Walter Tobagi)
Un nuovo, gravissimo segnale d'allarme per la salute della libertà di stampa arriva dal Tribunale di Monza, che ha condannato per diffamazione Renzo Magosso, caporedattore di Gente, e con lui il direttore Umberto Brindani. Il settimanale aveva pubblicato una intervista a Dario Covolo, ex brigadiere dei Carabinieri impegnato negli anni '70 e '80 nelle indagini sul terrorismo. Nell'intervista - confermata parola per parola da Covolo in una testimonianza resa al processo contro Magosso e Brindani - si affermava che erano stati fatti, sei mesi prima dell'assassinio di Walter Tobagi, i nomi di coloro (Marco Barbone e gli altri 5 della Brigata 28 Marzo) che progettavano un'azione terroristica contro l'inviato del Corriere della Sera e Presidente dell'Associazione Lombarda dei giornalisti, leader e fondatore della corrente sindacale Stampa Democratica.

Si arriva al punto che un'intervista, resa evidentemente in modo totalmente fedele, costituisce - secondo il giudizio di primo grado - un reato. E soltanto perché essa contrasterebbe con una presunta "verità ufficiale" stabilita, e cristallizzata, nelle sentenze di oltre 20 anni fa sul delitto Tobagi.
E' evidente che, se questo criterio si affermasse, nessun esercizio di dubbio o di critica sarebbe più ammesso. I giornalisti sono avvertiti: d'ora in poi scrivere su Piazza Fontana, la Strage di Brescia, quella di Bologna, per citare solo qualche caso, potrà essere pericoloso.
Accanto alle iniziative, ventilate o in atto, da parte del governo e del potere politico, per imbrigliare il diritto-dovere di cronaca, sentenze come quella di Monza devono richiamare i giornalisti alla vigilanza e alla mobilitazione.
Ai colleghi condannati Stampa Democratica esprime solidarietà, apprezzamento per il loro lavoro, e l'augurio che in appello il giudizio possa essere ribaltato.


Le parole in libertà invece non le contesta nessuno, a parte qualche blogger ogni tanto.




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21 settembre 2007

FALCE E CARRELLO

UPDATE - La Coop sei tu, nel senso che paghi il conto.

Stefano Lorenzetto per Panorama


Alla fine di maggio dell’anno scorso, Bernardo Caprotti, il fondatore dell’Esselunga, mi fece sapere che avrebbe voluto conoscermi. Fu Carlo Rossella a preannunciarmi la telefonata dell’imprenditore che giusto 50 anni fa, con Nelson Rockefeller, portò in Italia i supermarket. «Potremmo vederci a colazione il 14 giugno?». Andai. Il giorno prima era diventato nonno per la quarta volta. Marina, l’ultima dei suoi tre figli, aveva messo al mondo Sofia.
Pranzammo nella mensa aziendale di Limito (Milano), dove ogni giorno Caprotti prende un vassoio e si mette in fila con operai, autisti, impiegati e dirigenti. Jamón iberico («Pata negra, senta che prosciutto»), pizza margherita, pennette pomodoro e basilico, «niente di diverso da quello che mangiano i nostri clienti, qui fuori abbiamo la più grande cucina per piatti pronti del continente, 28 mila metri quadrati». Disse proprio del continente, non d’Europa. Magari in Inghilterra ce n’è una più grande, chissà.

Dopo il caffè, Caprotti mi portò nella Sala della Notifica, con tanto di targa ovale d’ottone all’ingresso, «così detta perché è qui che notifico i licenziamenti». Scherzava, ma io allora non potevo saperlo, anzi mi sembrò un’eccentricità congeniale al personaggio, da tutti descritto come burbero, in realtà un gran borghese di 82 anni dal tratto aristocratico, che non dà interviste (tranne quella concessa a Panorama nel marzo 2005, ndr) e ha smesso di partecipare alle assemblee dell’Assolombarda per non farsi fotografare, capace d’irruenza abrasiva solo se gli toccano la sua creatura, Esselunga. Più avanti avrei scoperto che la stanza si chiama in quel modo perché l’ha abbellita con mobili settecenteschi e vedute veneziane di Bernardo Bellotto e Michele Marieschi, scuola del Canaletto, tutte opere d’arte notificate dal ministero dei Beni culturali.

Trasse da una cartella un malloppo di fogli dattiloscritti. Allegato c’era un faldone di rogiti, planimetrie, delibere comunali, lettere, foto, ritagli di giornale. «Mi farebbe piacere se lei ci potesse dare una scorsa. Non ho fretta». Cominciai a leggere. Non credevo ai miei occhi: con prosa nervosa, in bilico fra Ottocento e Duemila, i verbi coniugati alla maniera di Ippolito Nievo e Carlo Emilio Gadda («ebbimo», «fecimo», «diedimo») e lo slang di chi ha imparato il mestiere fra Texas, Maine e Massachusetts, si dipanava un j’accuse implacabile, supportato da documenti inoppugnabili. In un paese normale avrebbe ingolosito anche il più scettico cronista di giudiziaria. Se non altro per la mole dell’imputata: la Lega delle cooperative. Una galassia da 50 miliardi di euro, che vale il 3 per cento del Pil nazionale.

C’era il ministero dei Beni culturali, affidato alla diessina Giovanna Melandri, che impedisce l’apertura di un’Esselunga a Bologna, causa ritrovamento di ruderi etruschi durante i lavori di scavo delle fondamenta, mandando all’aria un investimento da 20 milioni, salvo stabilire, sei mesi dopo, che i reperti vanno trasferiti altrove e lì si può tirar su un supermercato Coop.

C’era Mario Zucchelli, il presidente della Coop Estense allargatosi da Ferrara fino alla Puglia, che attraverso una società di comodo strappa un terreno di 192 mila metri quadrati a una gentildonna milanese sopravvissuta alla Shoah, la quale lo aveva ricevuto in donazione nel 1942, dodicenne, prima d’essere deportata ad Auschwitz col padre e con i nonni. E per quest’area di edificabilità commerciale alla periferia di Modena, quindi di valore infinitamente più elevato del produttivo o del residenziale, indispensabile per la costruzione della Coop Grand’Emilia, paga alla signora ebrea appena 1,1 miliardi di lire quando per un pezzo di terra adiacente, due volte e mezzo meno esteso, è costretto a versare all’amministrazione comunale, seppure «amica», la bellezza di 10 miliardi. L’809 per cento in più.

C’era Turiddo Campaini, ascetico ex funzionario del Pci, presidente della Unicoop Firenze fin dai tempi in cui al Cremlino sedeva Leonid Brezhnev, che in tre anni riesce a fare ciò che l’Esselunga non era riuscita a fare in nove: aprire un supermercato dove prima sorgeva lo stabilimento Superpila, scucendo per la nuda area una cifra impossibile, 29 miliardi di lire. Oltre il triplo dei valori di mercato.

C’era, messa nero su bianco con il puntiglio calvinista di chi in vita sua non ha mai pagato tangenti, una cronistoria emblematica. Le insistenze di Carlo Olmini, dirigente comunista assurto ai vertici della Legacoop, affinché l’Esselunga facesse pubblicità sull’Unità. Gli scioperi a orologeria proclamati dalla Cgil nell’imminenza di Pasqua o di Natale. I picchetti, le occupazioni, i sabotaggi organizzati contro l’unica azienda della grande distribuzione che aveva concesso il lavoro a turni e accordato la riduzione dell’orario di lavoro settimanale da 40 ore a 37,5 a parità di retribuzione.

Gli scontri fisici con i facinorosi «capeggiati da un certo Bulgari, un facchino che lavorava nel magazzino dei formaggi, il quale urlava come un ossesso: “Libertà è aderire alla maggioranza”». I micidiali chiodi tricuspidi, saldati in modo tale che almeno una delle punte rimanesse sempre rivolta verso l’alto, gettati per strada davanti al magazzino di Firenze per squarciare le gomme degli autotreni gialli con la «S» rossa dipinta sulla fiancata, che mandarono a schiantarsi contro il guardrail un camionista. L’aggressione al direttore dell’Argingrosso, sempre in Toscana, Gianfranco Vannini, circondato da un gruppo di sette sindacalisti scalmanati, spintonato, insultato, stramazzato a terra, colto da ictus e rovinato per il resto della vita.

La vicenda dei reperti etruschi spiegava meglio di cento esempi il modus operandi delle Coop in perfetta sincronia ieri con Pci e Pds, oggi con i Ds, «e domani col Pd» non si fa illusioni Caprotti «giacché sono tante le parrocchie, ma una sola è la chiesa, e una sola la cassa». Il 16 novembre 1999 il direttore generale del dicastero retto dalla Melandri appone il vincolo alle «fondazioni di un complesso rustico di età etrusca» venute alla luce nel cantiere aperto dall’Esselunga in via Costa a Bologna. Trattandosi della superficie un tempo occupata dalla premiata ditta Hatù, la parola d’ordine non può che essere una sola: preservare. Quindi divieto di collocare le vestigia in altro luogo protetto. Impossibilità di scavare i garage interrati. Obbligo di rendere visibili al pubblico i reperti archeologici mediante pavimenti di cristallo.

Dopo otto mesi di inutili trattative, nel febbraio 2000 lo stremato Caprotti getta la spugna. Passano appena 60 giorni e il 20 aprile l’area viene rilevata dalla Coop Adriatica presieduta da Pierluigi Stefanini, che di lì a sei anni, fallita la scalata a Bnl, prenderà il posto di Giovanni Consorte al vertice dell’Unipol. Passano altri 15 giorni e il 5 maggio accade un miracolo: il soprintendente ai Beni archeologici dell’Emilia Romagna comunica parere favorevole al «recupero, restauro, trasferimento e valorizzazione dei resti antichi in altra area».

Oggi in via Costa a Bologna è operante un supermercato della Coop Adriatica, con i suoi parcheggi interrati e senza pavimenti di cristallo.
«In una gelida mattina di gennaio, sabato 21 per l’esattezza, sono andato di persona alla ricerca dei miei preziosissimi reperti etruschi» mi raccontò Caprotti. «Li ho trovati abbandonati in periferia, vicino al cimitero della Certosa. Dentro un recinto con la base in cemento, sovrastato da una squallida griglia zincata, stavano valorizzati, e coperti da una plastica nera in gran parte nascosta dalle erbacce, i segni di una perduta civiltà».

Sono infinite le astuzie messe in atto da almeno un trentennio pur di sbarrare il passo alla catena di 128 superstore che vanta le vendite più elevate per metro quadrato nell’area dell’euro, pur d’impedire a quel padrone delle ferriere che non le ha mai mandate a dire, che ha sempre difeso le proprie ragioni rivolgendosi direttamente alla clientela con inserzioni sui giornali, di penetrare con i suoi supermarket nelle regioni dove storicamente domina la sinistra. Bruno Cordazzo, presidente della Coop Liguria e consigliere d’amministrazione della Holmo (holding finanziaria guidata dall’onnipresente Zucchelli e posseduta al 100 per cento da 43 cooperative che, tramite la Finsoe, controllano l’Unipol), non si fa scrupolo di rivendicare l’abnorme privativa: «Quando si va in casa di altri, si deve chiedere permesso».

Una perentoria ingiunzione a bussare col cappello in mano. «Tanto, loro la porta non te la aprono» chiosò Caprotti. «Tanto, a pagare il conto sono i consumatori». E mi mostrò le tabelle con i prezzi rilevati da Panel international alla Coop Rivarolo e all’Ipercoop Aquilone di Genova, alla Coop di Sanremo e alla Coop di La Spezia, dove per fare la spesa i liguri devono sborsare fino al 14,9 per cento in più rispetto ai lombardi che si servono all’Esselunga di Milano e addirittura fino al 20,2 per cento in più rispetto ai toscani che si servono all’Esselunga di Firenze.

«Capisce bene che qui non si tratta più soltanto di una distorsione del mercato, bensì del territorio, e permanente» interruppe la mia lettura il presidente dell’Esselunga. «Ma io non sono che un droghiere. Lei, che è giornalista e scrittore, se la sentirebbe di denunciare questo scandalo in un libro? Le metto a disposizione le mie note».
Rifiutai. Ma fui lusingato per la fiducia. Proveniva da un droghiere che mi parlava della synopsis come tecnica irrinunciabile per un saggio del genere, «se vogliamo che anche il tassista capisca, non si può presentare questa roba come se fosse Guerra e Pace, che ho letto solo due volte, purtroppo non in russo, perché il russo non lo so»; da un monsieur con i suoi ottant’anni di francese, settanta d’inglese, otto di latino e cinque di greco, abituato a gustarsi il Macbeth, Mark Twain, P.G. Wodehouse, Molière, Stendhal e Maupassant nelle lingue originali. A distanza di 15 mesi, Caprotti ricorda che quel 14 giugno gli dissi: «Questo è un libro che può scrivere soltanto lei, in prima persona. Dall’alto della sua età, del suo silenzio, e dei suoi soldi. Al massimo io riesco a trovarle un editore e un titolo».

È uscito. Falce e carrello, 192 pagine, 56 tavole fuori testo, 12,50 euro. Sottotitolo: Le mani sulla spesa degli italiani. Prefazione di Geminello Alvi. Gliel’ha pubblicato Marsilio. Ma se l’è fatto tutto da solo. Compresa la foto di copertina, che ha voluto realizzare in proprio riempiendo un carrello della spesa con mazzette nei sette diversi tagli dell’euro. «Un piccolo campione del “prestito sociale” delle Coop. Circa 12 miliardi di euro ovvero 24 mila miliardi di lire. Quattrini che le cooperative raccolgono dai soci consumatori, come fossero banche, applicando però sugli interessi la ritenuta di legge riservata ai titoli di Stato, il 12,5 per cento, anziché il 27 dei conti correnti. Una cassa enorme, liberamente spendibile». Con la quale è impossibile competere anche per un imprenditore che conta 4 milioni di clienti fidelizzati, dà lavoro a 17 mila dipendenti, fattura 5 miliardi l’anno e nel 2006 ha incrementato l’utile netto del 67,4 per cento.

Ad Aldo Soldi, presidente dell’Associazione nazionale cooperative di consumatori, Caprotti l’aveva cavallerescamente giurata nel 2006, esasperato dai continui attacchi delle Coop, come sempre rintuzzati a mezzo stampa con dispendiose campagne a pagamento. La lettera era datata 1° dicembre: «La verità è che due anni di indecente gazzarra da lei montata - a fini che a me son ben chiari - sulla nostra azienda e sul suo buon nome, hanno messo in allarme ministri, professori, presidenti... ed anche Vecchioni (Federico Vecchioni, presidente nazionale della Confagricoltura, ndr). E noi abbiamo dovuto rispondere. La vostra capacità di mentire e di ribaltare la realtà è illimitata. A me spiace, mi spiace veramente che lei mi costringa a fare qualcosa che non avrei mai immaginato. Rivelerò a molti ingenui, a tante persone in buona fede, chi veramente siete. Lei, Soldi, mi ci avrà costretto».

«Questa è la ragione del mio scritto, questa è stata la mia promessa». Ha mantenuto la parola. Falce e carrello non serve solo a rimarcare come in Italia, a parità di utile lordo, la pressione fiscale sulle cooperative sia del 17 per cento contro il 43 delle società commerciali («Addirittura fino al 2001 questi signori pagavano appena il 10 per cento di tasse. Non è possibile una concorrenza leale in simili condizioni»). Serve anche a far comprendere come l’attacco concentrico contro l’Esselunga, scatenato mentre un Caprotti malato ingaggiava la più dura delle sue battaglie, quella per la sopravvivenza, abbia un regista occulto d’eccezione: Romano Prodi.

«Un vecchio che deve lasciare, un seguito - si pensa - che non c’è: quale più facile preda? Ed ecco Prodi che inopinatamente, il 7 febbraio 2006, durante una puntata di Porta a porta, non richiesto enuncia in campagna elettorale l’obbligo per il governo di “mettere insieme” la Coop e l’Esselunga. In qualche modo: quale, non si sa. Disse così: “Abbiamo le Coop, c’è ancora l’Esselunga”. E, incalzato da Bruno Vespa, spiegò: il governo “le può mettere assieme, può aiutarle a fare una politica perché stiano assieme”. Parlava già da presidente del Consiglio. E si capiva già da che parte tirasse».

Uno dei casi denunciati nel libro, quello di Vignola e Spilamberto, località confinanti in provincia di Modena, è assai istruttivo su come si fa il business nelle regioni rosse. L’Esselunga chiede d’insediarsi in una zona prevista dal consiglio comunale di Vignola come «area con destinazione commerciale» e in cambio mette sul tavolo 2,5 milioni di euro per la costruzione di una scuola. Il 31 marzo 2005 la giunta approva l’offerta. «Tempo una settimana» specifica Caprotti «ed ecco che il 7 aprile la Coop Estense, a firma del solito Zucchelli, invia al sindaco di Vignola una lettera con cui lamenta l’insufficienza del locale supermercato Coop e dichiara la propria disponibilità a contribuire a iniziative di pubblica utilità. In particolare, guarda caso, alla realizzazione di un edificio scolastico. Il 7 aprile Zucchelli scrive. Il 7 aprile il sindaco riceve. E, prontissimo, si attiva».

L’8 aprile, con impressionante contestualità, accadono tre fatti. «Alle 17 la giunta di Vignola delibera di conferire mandato al sindaco di valutare l’intervenuta proposta della Coop Estense. Alle 20.30 il consiglio comunale rinvia ogni decisione sull’Esselunga a un’altra seduta fissata per l’11 aprile. Sempre alle 20.30 il consiglio di Spilamberto, senza indugi, adotta una variante al piano regolatore generale che consente alla Coop Estense di realizzare un nuovo supermercato».

Si arriva così all’11 aprile, quando il consiglio di Vignola, ritenuto che la proposta avanzata dalla Coop Estense rappresentasse «un fatto nuovo rispetto alla situazione che s’era sviluppata inizialmente», azzera senza alcuna motivazione l’accordo con Caprotti. «Fra l’ipotizzato insediamento dell’Esselunga a Vignola e la Coop a Spilamberto sono tre minuti d’auto. Il supermercato di Zucchelli avrebbe avuto vita dura con un nostro superstore tanto vicino».

Ma l’epilogo era di là da venire. «Stoppare l’iniziativa altrui non basta. Il 12 gennaio 2007 il “nostro” terreno di Vignola è stato venduto alla Monte Paschi Fiduciaria Spa, con sede legale a Siena, società del Monte dei Paschi di Siena, la banca più democratica d’Italia. Consiglieri d’amministrazione della medesima sono Turiddo Campaini, presidente della Unicoop Firenze, e Pierluigi Stefanini, presidente dell’Unipol. Chi ci sia dietro questa fiduciaria è cosa che a noi non è dato sapere. Se ci sarà un magistrato che avrà voglia d’approfondire, forse ce lo dirà». E così, per la prima volta in Italia, un libro presentato alla stampa la mattina viene trasformato dall’autore in esposto e consegnato nel pomeriggio alla magistratura affinché indaghi.

ADDENDUM

MILANO (MF-DJ)--Bernardo Caprotti, presidente e fondatore del gruppo Esselunga oggi ha presentato il suo libro "Falce e Carrello. Le mani sulla spesa degli Italiani" nel quale racconta cio' che ha subito dalle Coop.

Dopo la presentazione Caprotti ha annunciato una visita in Procura per un esposto denuncia contro il sistema che egli contesta nel suo libro.

Nello corso della conferenza stampa Caprotti ha raccontato che lo scorso 17 gennaio si e' recato a Bruxelles per un colloquio con il commissario Ue alla concorrenza, Neelie Kroes alla quale "ho raffigurato la situazione di cui sono stato vittima e testimone: una distorsione della repubblica attraverso un vero e proprio controllo territoriale che ti impedisce di entrare in certe zone del Paese con vari sistemi: piani regolatori, decisioni delle sovrintendenze, velate minacce ai costruttori. Il controllo del territorio comporta una tendenza al monopolio: e' questa che abbiamo denunciato all'Unione europea".

Ho l'impressione che la supercazzola giuridica dell'illegittimo non illecito si arricchirà presto di nuova casistica.


P.S. -
Jena: “Se da anni vi chiedevate a cosa servisse un’inutile e costosa istituzione quale il Parlamento europeo, adesso lo sapete: a salvare D’Alema”




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20 settembre 2007

NON POSSUMUS

Narrami, o Diva, del Dalemide Visco (ragionier Vincenzo) il fare illegittimo, ma non illecito.




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20 settembre 2007

LA VERSIONE DI ANDREA

Questa è cronaca, non c’è giudizio.

Franco Prodi, fratello di Romano, ha dichiarato essere Pecoraro Scanio una specie di ministro del clima alla minchia di mare. Essa minchiaggine di mare, per la quale un’ombra di minchiaggine è stata gettata sul governo tutto, è stata dal professor Franco pronunciata a nome dei professori di climatologia. Ciò che è successo tre giorni fa.

Due giorni fa, Vittorio. Vittorio Prodi, fratello di Romano, ha confermato essere Pecoraro Scanio una specie di ministro del clima ma non alla minchia, alla doppia minchia di mare. Essa doppia minchiaggine, per la quale addirittura due ombre di minchiaggini di mare sono state gettate sul governo tutto, è stata dal professor Vittorio pronunciata come professore di fisica.
E non solo.

Minchiaggine oggi, minchiaggine domani, inevitabile Romano barcollante.

Perciò. Prima che di qualsivoglia porcata accusasi Lamberto Dini, vecchio compagno di specchiata fede e di provata lealtà, fassi presente che i fratelli Prodi sono otto.




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19 settembre 2007

CANAGLIE

Avvisate D'Alema che vi sono altre macerie da sgombrare a Beirut.




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18 settembre 2007

CONTINUO A PARLARE POCO

September 2007    




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14 settembre 2007

A(BORTO) COME ASSASSINIO

Mentre la strage degli innocenti prosegue imperterrita nella sua versione moderna, con gli assassini che sono chiamati "medici" o "povera donna esercitante libertà di scelta", acclamati da vocianti orde di fighette ossessionate dalla presenza o mancanza del pene, e da libertari del cazzo, capita ogni tanto di inciampare in qualche parola di buon senso al riguardo.
Tali sono quelle estese da Ismael in questo post, che linko anche perché le ritengo adatte a definire ulteriormente la mia posizione sull'abomìnio che ogni anno fagocita un milione scarso delle più inermi ed innocenti anime negli ospedali del civile Occidente solo.

Posizione che ho espresso in vari post.
Fondamento logico-giuridico

Sulla perdita di senso delle parole e dei concetti

Discussioni con Amedeo su un malinteso (per me) concetto di problem solving

Considerazioni quelle di Ismael, dicevo, largamente condivisibili, a partire dalla denuncia del subdolo tentativo di Amnesty International di reintrodurre una legge del taglione obesa, facendo pagare ai figli le colpe dei padri.

C'è però un passaggio che non condivido, il seguente:
"Ciononostante, le considerazioni di cui sopra costituirebbero un presidio etico e giuridico invalicabile sia in linea di fatto che in linea di principio se e solo se il concepito e la madre si trovassero in stato di reciproca terzietà, cioè se fossero fisicamente separati. È questo il caso della fecondazione assistita. La specificità dell’aborto, al contrario, risiede proprio nel “conflitto di interessi” tra soggetti cointegrati e sperequati all’origine. Di qui l’incoercibilità fattuale della gravidanza, che si esplicita nel paradosso per cui volerne vietare restrittivamente l’interruzione porta di frequente alla morte di due individui anziché uno e, in generale, mette la pratica dell’aborto in mano a veri e propri “dilettanti allo sbaraglio”. Lasciate da parte le opinioni sommarie, va dunque detto che un diritto intrinseco non è di per sé stesso incondizionato."

E' possibile che non abbia capito bene quello che l'autore intendeva dire, ma nel caso l'avessi correttamente inteso quella conclusione mi pare confliggere logicamente proprio con le premesse magistralmente poste.

Anche sotto il profilo meramente fattuale, sarebbe infatti aberrante legittimare un trattamento diverso per soggetti portatori di un identico diritto, e per giunta a nocumento del soggetto più debole. Per ottenere il risultato di far soccombere quest'ultimo bastano i rapporti di forza esistenti in natura, non c'è bisogno di scomodare complessi e (peraltro) brillanti ragionamenti.

Noi stiamo parlando di specie e cultura umane, e tali premesse vanno seguite rigorosamente, senza salti, sia pur spiccati onde risolvere problemi gravi.
Noi stiamo parlando di un diritto assoluto, il diritto assoluto per eccellenza, quello alla propria vita.
E tale diritto può ben essere condizionato, ma sicuramente non dallo stato inerme del portatore.
Particolarmente odioso sarebbe poi condizionarlo (ma la parola adatta è annullarlo) al mero fine di impedire che il soggetto forte paghi eventualmente il fìo dell'imperizia del killer prezzolato che ha assoldato.

La fattualità nell'ambito dei diritti assoluti (o intrinseci, come li definisce l'autore) trova spazio esclusivamente in presenza delle due discriminanti universali: legittima difesa e stato di necessità.
Solo in tali casi è correttamente condizionabile l'altrui diritto alla vita, nei casi cioè in cui quel diritto rischi di annullare il proprio diritto alla vita.
Ove si sia in presenza di fondate evidenze che il nascituro stia attentando col suo sviluppo alla vita della madre, oppure nel caso di dover scegliere tra la vita di più nascituri quando non sia possibile preservarle tutte, giusto per fare qualche esempio, è legittimo intervenire sul suo diritto (pur assoluto) annullandolo, senza che siano ravvisabili arbìtri in quanto la sua impotenza in questa situazione è un puro accidente, non la pietra angolare del risultato.

Un omicidio è un omicidio è un omicidio.
La madre ed il figlio sono portatori di diritti alla vita uguali dal momento dell'incarnazione del secondo, non suscettibili di trattamenti diversi. In nessun caso!
Il diritto del secondo soccombe solo di fronte al pericolo in cui metta l'uguale diritto della madre, ed allora iure necas esto, per legittima difesa.
Prevale in ogni altro caso, poiché si confronta con mere facoltà o desideri della madre.

La "povera donna" lo fa nascere; poi se non le interessa si mette a fare quel che diavolo le pare.
Non ha altri obblighi, se non l'astenersi dall'essere la mandante del suo omicidio.


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13 settembre 2007

PECORARI E RICOTTARI

Ovvero, non essere ciabattini e spaccare comunque le palle alle semenzelle*!

O'ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell'igiene degli spacchi fra le natiche ci propone l'ultima stima dei soldi ulteriori (dopo la paccata di miliardi che ogni anno ci costa il referendum sul nucleare, ed oggi siamo al ventunesimo anno) che intende costarci, lui e tutta l'allegra brigata che campa da decenni (e bene) propagandando ogni sciocchezza sesquipedale su cui sia possibile sguinzagliare gli avidi neuroni.

Come dicevo da qualche altra parte, se non si riesce ad impedire a questa gente di dire stronzate, neanche di domenica, la pretesa di determinare il clima del mondo appare un tantino velleitaria.

* sono i chiodini che si usavano per fissare la suola delle scarpe




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12 settembre 2007

SCACCOLARSI E' DI SINISTRA

Da Zamax si discute sull'ultima giavazzata propagandata dalle servette di Via Solferino.
(qualche mia nota nei commenti)

Acute anche le osservazioni al riguardo di Ismael.




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12 settembre 2007

LE PAROLE CHE CONTINUO A NON DIRTI





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In questo blog non si danno consigli, si pensa semplicemente ad alta voce.
Pertanto, qualunque decisione attuata in seguito alla lettura di tali pensieri rimane di responsabilità esclusiva di chi la pone in essere.
Ne deriva che se le cose vanno male non potete rompere l'anima, così come nulla è dovuto da parte vostra se vanno bene.



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