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Diario


31 luglio 2007

IL DIRITTO INVIOLABILE (A COPRIRSI DI RIDICOLO)

Dopo aver letto il verbale dei carabinieri, ed appreso così che il "bacio appassionato" spacciato dal pattume giornalistico e politico di questo disgraziato Paese era in realtà un pompino (nei pressi del Colosseo, l'equivalente della mondovisione), non nascondo una certa preoccupazione.

I miei timori si riferiscono alla manifestazione di giovedì prossimo, convocata da varie associazioni gaie e partecipata da notevoli esponenti del mondo politico e dello spettacolo, per protestare evidentemente contro l'interruzione manu militari della pompa in mondovisione, e chiamata "bacio libero".

Ecco, quei miei timori, dicevo, vertono sulla natura dei baci che i partecipanti presumibilmente si scambieranno.

ADDENDUM - Rosy Bindi, zitella ministra della famiglia e cattolica adulta, che alle Feste dell'Unità afferma la lesione di diritti inviolabili dei due smandrappati bloccati dai carabinieri è roba da raccontare ai nipotini.

E sempre ai nipotini potrete raccontare l'ultimo exploit di un altro cattolico adulto, e noto esperto di sedute spiritiche, che ha la ventura di presiedere il governo italiano, il quale se l'è presa con la Chiesa perché nelle omelìe non tratta il tema dell'evasione fiscale.
Cattocomunismo quintessenziale!

Sì, viviamo in tempi interessanti, e potrete raccontare tutto questo ai vostri nipoti.
Basta che non vi illudiate: non vi crederanno!




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31 luglio 2007

JOHN McCAIN

Queste sue posizioni riguardo lo stato attuale delle cose in Iraq, e la sua idea di una Lega delle Democrazie, quelle vere (che non sono costituite dal mero fatto di tenere elezioni, ma è inutile spiegarlo ai compagni), che sostituisca l'inutilmente indecente ONU, sono le principali ragioni per cui voterei John McCain, se fossi americano.

È l’unico candidato alla Casa Bianca che rivendica la guerra in Iraq durante i comizi elettorali. Il senatore dell’Arizona John McCain, candidato alle primarie del partito repubblicano, preferirebbe perdere le elezioni che lasciare Bagdad nelle mani di al Qaeda. “Non lasceremo che gli Stati Uniti perdano questa guerra”, ha detto McCain. “Se perdessimo la guerra chi vincerebbe? Al Qaeda? Raccontatelo ai 160 mila americani di stanza in Iraq”. McCain non demorde, sebbene siano proprio le sue opinioni sull’Iraq a determinare la perdita di consenso a livello nazionale. Il senatore ha ribadito che non intende cambiare idea: “Meglio perdere una battaglia che la guerra”. McCain è fra i senatori che più ha viaggiato in Iraq. “Durante il mio viaggio sono stato a Bagdad, Ramadi, Tikrit. Per la prima volta da quando vado in Iraq, la nostra delegazione è riuscita ad andare in auto – e non in elicottero – dall’aeroporto di Bagdad al centro della città. Per la prima volta abbiamo incontrato un leader sunnita nella provincia di Anbar che sta lavorando con le forze americane e irachene per combattere al Qaeda. Abbiamo visitato le forze americane e irachene di stanza a Bagdad – parte integrale del nuovo piano di sicurezza – dove mantengono la loro presenza in un quartiere liberato dai miliziani e dai terroristi: restano lì, non tornano alla base, per evitare che i nemici ritornino a terrorizzare la popolazione civile”.

McCain ricorda che dopo la sua prima visita in Iraq, nel 2003, aveva subito fatto pressioni per avere un aumento delle truppe. “Ho criticato la strategia della distruzione e mi sono battuto per un approccio di controterrorismo che separasse la parte di popolazione riconciliabile da quella che non lo è. Questo è il percorso che oggi segue il generale Petraeus e i soldati coraggiosi che lui ha l’onore di guidare. Il generale Petraeus ha scritto – letteralmente – il libro sul controterrorismo. È determinato, pieno di risorse e coraggioso. Le nostre truppe, molte delle quali hanno fatto missioni multiple in Iraq, stanno lavorando con grande abilità e coraggio. È mio obbligo incoraggiare gli americani a dare a questo piano una possibilità per avere successo. Fare il contrario sarebbe contro gli interessi del mio paese e del tutto disonorevole”. Molti a Washington chiedono di lasciare l’Iraq. “Però non dicono nulla sulle conseguenze di questa strategia, a parte qualche vaga rassicurazione sul fatto che gli iracheni riusciranno meglio a gestire le differenze tra di loro se sono lasciati soli. È ovvio che nessuna soluzione militare è in grado di fare ciò che gli iracheni non vogliono fare politicamente. Ma nessuna soluzione politica può avere successo finché al Qaeda ha la libertà di fomentare la guerra civile e finché gli iracheni restano dipendenti dalle milizie settarie per difendere i loro figli dalla morte”.

Un vuoto politico porterebbe anche a una maggiore interferenza dell’Iran in un momento in cui Teheran si sente già abbastanza forte da sviluppare armi nucleari, minacciare Israele e l’America, rapire marine inglesi. “Se il governo collassa in Iraq – dichiara McCain -, che è quel che succederebbe se si lasciasse il paese prematuramente, i paesi confinanti, dall’Arabia Saudita, alla Giordania, alla Siria, alla Turchia all’Egitto, sentiranno il bisogno di intervenire per aiutare la fazione che ognuno di loro predilige. Questo circolo vizioso porterebbe all’esplosione di tutta la regione e alla fine della possibilità per milioni di musulmani di ottenere la libertà”. Prima di partire per Bagdad, McCain ha visto il Congresso negare alle truppe il sostegno necessario per portare a termine la nuova missione. “I leader democratici sorridevano e festeggiavano mentre gli ultimi voti venivano conteggiati. Che cosa celebravano? La sconfitta? La resa? In Iraq soltanto i nostri nemici stavano brindando. La sconfitta per gli Stati Uniti è motivo di lutto, non di festa. Oggi sono i terroristi di al Qaeda che preparano le autobomba, che lanciano i razzi e mettono ordigni esplosivi nelle strade. Si muovono nel mezzo dei conflitti settari, alimentando una violenza orrenda, distruggendo gli sforzi politici per la riconciliazione, uccidendo innocenti nella speranza di creare un conflitto che porti gli americani a perdere le speranze e abbandonare il paese. Una nostra sconfitta in Iraq costituirebbe una sconfitta nella guerra contro il terrore e l’estremismo e renderebbe tutto il mondo molto più pericoloso”.

C’è poi la responsabilità degli iracheni. “Prendiamo in considerazione le nostre sfide nella regione - spiega McCain -: evitare che l’Iran diventi nucleare; stabilizzare l’Afghanistan contro il ritorno dei talebani; la battaglia per il futuro del Pakistan, dell’Egitto, dell’Arabia Saudita e degli altri paesi; proteggere la sicurezza di Israele; garantire l’indipendenza del Libano. Può un onesto osservatore credere che sfide di questo genere possano essere più facili da affrontare, e meno costose in termini di sacrificio di vite americane, se gli Stati Uniti accettano una sconfitta in Iraq? Siamo tutti d’accordo nel dire che una soluzione militare non salverà l’Iraq. Ci deve essere un accordo politico tra gli iracheni che permetta a tutti di partecipare alla ricostruzione del paese, alla redistribuzione delle risorse e alla vita pacifica con tutti. Ma senza una sicurezza imposta dalle forze americane e dall’esercito iracheno non ci può essere alcuna soluzione politica. Mentre gli americani e gli iracheni si sacrificano per garantire la sicurezza, i leader politici devono lavorare alacremente alla riconciliazione. Possiamo aiutarli in questo compito, ma non possiamo assumerci le loro responsabilità. Se non accettano queste responsabilità di fronte al popolo iracheno, falliremo tutti quanti e sia l’America sia l’Iraq sia il resto del mondo dovranno convivere con le terribili conseguenze che ci sarebbero. Stiamo dando agli iracheni la possibilità di godere di un futuro migliore, ma loro devono afferrare quest’opportunità”.

Tra i tanti errori commessi, ci sono anche alcune lezioni chiare. “Sono sinceramente dispiaciuto - afferma McCain - dei sacrifici addizionali che stiamo imponendo agli americani coraggiosi che ci difendono. Ma so anche che il costo di una guerra persa ricade sull’esercito come sull’intera nazione. Noi che vogliamo sostenere questa nuova strategia e dare al generale Petraeus il tempo e l’appoggio di cui ha bisogno, abbiamo scelto una strada difficile. Ma è la strada giusta. Necessaria. Unica. I democratici, che negano ai nostri soldati i mezzi per evitare una sconfitta americana, hanno scelto una strada diversa. Potrebbe sembrare il percorso più semplice, ma è quello più spericolato e non dà ai democratici alcun credito, anche se potrebbe portarli alla vittoria alle prossime elezioni. Questa è una decisione storica, che avrà ripercussioni per gli americani che ancora non sono nati. Cerchiamo di non pensare alla politica di tutti i giorni: il giudizio della storia dovrebbe essere quel che cerchiamo, non il favore temporaneo dell’ultimo sondaggio”. Tornando dall’Iraq, McCain è andato a trovare alcuni soldati feriti ricoverati a Landsthul. Si è fermato nella stanza di Mark Robbin, che aveva subito un’imboscata a Bagdad qualche giorno prima. “Poco dopo, mi hanno detto che si era svegliato e che voleva incontrarmi. Così sono ritornato da lui. Mi ha preso la mano e mi ha detto in un sussurro di non preoccuparmi, ‘possiamo vincere questa guerra, possiamo vincere questa guerra’”. Per anni prigioniero dei vietcong, John McCain ha detto a proposito dei suoi guai elettorali: “Ho passato momenti terribili nella mia vita, questa è una passeggiata al mare in confronto”. Un giorno potrà rivendicare il coraggio politico con cui sta difendendo quei soldati americani che, a settemila miglia di distanza, si stanno battendo contro il terrorismo e per la libertà.
(Giulio Meotti)




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28 luglio 2007

SCHIENA DRITTA

Dopo l'assoluzione di Berlusconi nelle vicende SME e Telecinco, risalenti ormai a parecchie settimane fa, questa è un'altra notizia che non vedrete mai pubblicata da Repubblica (e dal 90% delle testate giornalistiche italiane).

Il circo farà finta di niente!

Quando parlano di deontologia, loro si riferiscono ad una protesi dentaria.

A proposito di deontologia, Gustavo Selva è passato (a furor di popolo, si presume) da Alleanza Nazionale a Forza Italia (che poi si lamenta se la accusano di essere di bocca troppo buona).
Ma non allarmatevi: pare che stavolta lo stronzo abbia usato un taxi per il tragitto.




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28 luglio 2007

BETULLE E SCARAFAGGI

Renato Farina per Libero

La vicenda del manifesto scatenato contro Magdi Allam ha indotto a trovare un antecedente nell’appello che fornì il movente della condanna a morte del commissario Luigi Calabresi, eseguita il 17 maggio 1972. Con interessanti scoperte. Ne anticipo una perché sì. L’attuale presidente dei giornalisti della Lombardia, Letizia Gonzales, è tra coloro che l’hanno firmata. Non se ne sapeva nulla. Lei non l’ha mai detto. Lei insegna deontologia ai cronisti, giudica il prossimo con zelo.

È archeologia? Boh. Mi si dice: bisogna situare la vicenda nel suo tempo. D’accordo. Piazziamola lì. Allora va bene sopire, occultare, far perdere le tracce? La lettera sottoscritta contro il commissario Luigi Calabresi uscì il 13 giugno 1971 sull’Espresso, poi ancora il 20 e il 27 giugno. Ogni volta con firme importanti ma anche di gente che sperava di cavalcare l’onda giusta. Aveva ragione. Era l’onda scendente. La storia l’ha dimostrato. Raccolse circa 800 firme. Ho fatto parecchie scoperte interessanti. Provo a elencarle.

1) Il primo firmatario è Marino Berengo. Qualcuno lo ricorda? Molti dell’ambiente accademico sì. Era il professore dell’Università Statale di Milano che più sostenne il Movimento Studentesco. Uno storico scrupoloso. È scomparso nel 2000. In nessuna biografia encomiastica a lui dedicata si ricorda questo particolare: è li nome numero 1 di un mandato di omicidio. Interessante notare che nel 1974, due anni dopo l’assassinio, è stato promosso professore ordinario a Ca’ Foscari, il glorioso ateneo di Venezia.

2) Berengo ha fatto carriera insomma. Nessuno dei firmatari ha pagato con un minimo rallentamento della sua corsa questa infamia di uccidere con le parole un uomo il cui destino ne risultò segnato. Ricordiamo che tra essi alcuni hanno chiesto scusa. Ci sono Paolo Mieli, Lucio Colletti, Furio Colombo. Bisogna sapere che su internet c’è un’enciclopedia che è la più consultata del mondo, si chiama Wikipedia. Ho controllato: nessuno tra questi tre è ricordato per queste scuse, come manco uno tra gli 800 per la schifosa firma. Perché tutto questo è ritenuto così poco importante? Si può dichiarare una guerra preventiva a un uomo definito senza prove “commissario torturatore”, sotto il titolo “Colpi di karatè” e ritenere l’episodio di nessun rilievo? Oltretutto è stato importantissimo nella storia d’Italia. O sbaglio?

3) In quella lettera si attaccano anche i magistrati, colpevoli di tardare nel sancire il sicuro assassino Calabresi . Qualcuno è stato condannato dal Csm per questo? No. Anzi, sull’Espresso compare una lettera spaventosa a corredo e rinforzo di questo appello: è firmata da un padre della patria, Ferruccio Parri. Egli chiede . Contro Calabresi e i magistrati che – secondo questa crème italiana – gli tengono bordone. Com’è stata possibile questa deriva? O è connaturale a una certa cultura comunista e giustizialista? E soprattutto come mai nessuno, salvo scuse private o tenui di quei quattro gatti, ha pagato o almeno rende conto di questo scivolamento paraterroristico? C’erano politici onorati e morti, come Terracini, Pajetta, Amendola per nominare solo i famosi. Sono stati in carcere sotto il fascismo. Non è un buon motivo per spedire sotto terra un innocente.

4) Ci sono molti filosofi nella lettera. Norberto Bobbio, individuato universalmente come un grande pacifista, ma anche Enzo Paci, Umberto Eco e il citato e pentito Lucio Colletti. Citiamo solo i grandi. Ma pullulano gli storici. Si va da Paolo Spriano, a Guido Quazza (i suoi libri erano i più diffusi nei licei), Argan, ma anche Lucio Villari. È bellissimo leggere le critiche di costoro alle avventatezze storiche del prossimo, quando hanno questo macigno sulla loro probità di ricercatori a pro di altrui omicidio. C’era un bell’articolo di Villari su Repubblica di domenica scorsa: se la prendeva con la prosa di Mussolini il quale non avverte nessuna colpa. Complimenti.

5) Il capitolo giornalisti è molto interessante. Ci sono – tranne Enzo Biagi e Indro Montanelli – tutti i mostri sacri. Giorgio Bocca ed Eugenio Scalfari, ma si sapeva. Tra i nomi sinora tenuti in ombra ci tocca segnalare i due dioscuri di Repubblica ovunque segnalati per la loro eleganza, equilibrio e statura morale. Parlo di Sandro Viola e Bernardo Valli. Come mai stavano nel gruppo di scribi e farisei che hanno urlato il crucifige? Tra essi c’era anche Gianni Corbi, futuro garante dei lettori di Repubblica. Ha garantito meno Calabresi, ma che sarà mai. Sono passati molti anni? Dario Fo ci ha messo quarant’anni ad ammettere, dopo essere stato scoperto, di aver militato in camicia nera nella Repubblica di Salò. Heinrich Boll ne ha impiegati 61 per riconoscere di essere stato nelle SS. Non è mai troppo tardi.

6) Sorpresina: c’è Folco Quilici, documentarista attentissimo a che non scompaiano i pescecani e ai pinguini, ma sui commissari torturatori si può chiudere un occhio.

7) Sorpresa già annunciata. Tra i firmatari c’è Letizia Gonzales, in un crocchio di giornaliste specialiste di moda, tra cui Adriana Mulassano e Giovanna Mazzetti. Conta parecchio anche se il nome dice poco ai lettori: la signora Gonzales è diventata presidente dei giornalisti della Lombardia. Essa è specialista di deontologia, come molte professioniste del suo settore. La sua elezione è nata dalla contrapposizione con Franco Abruzzo. Il quale era stato accusato di essere stato troppo dolce poiché aveva proposto per me un anno di sospensione invece della radiazione. La Gonzales non ci sta. Scandalo, vergogna, indegnità, radiazione perenne: Farina ha aiutato il Sismi! Quando questa spietata fustigatrice firma la condanna a morte di Calabresi aveva la stessa età del Commissario, 34 anni. Mi chiedo: perché non sente il bisogno di far conoscere l’episodio, non dico di autoradiarsi, figuriamoci, ma almeno di levarsi la sua piccola trave. Ah già, c’è la prescrizione. La coscienza va in prescrizione?

8) Il manifesto assassino fu sottoscritto collettivamente anche dal “Movimento nazionale dei giornalisti democratici” da cui è uscita la corrente “Rinnovamento” che governa attualmente il sindacato. Non si ritrova traccia di scuse da nessuna parte, quando si rifà la storia dei giornalisti. Paolo Murialdi, gigante scomparso delle scuole di giornalismo, non cita questo episodio. Il leader cattolico Sergio Borsi, segretario del sindacato, poi di recente direttore dell’Eco di Bergamo, e ancora oggi tra i capi dei giornalisti, ha rivendicato la bontà di quel movimento democratico, sostenendo che il suo nerbo stava in Lombardia. Che bello. Ad esso si contrappose Walter Tobagi. Interessante. Chiedere il parere ai due (assassinati).

9) La morale è forse questa: c’è chi vede la pagliuzza degli altri, ma non il suo tronco, che non sempre è di Betulla.




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28 luglio 2007

NUOVO STUDIO

Elaborato dal Dipartimento Ricerca e Sviluppo della Casa, dimostra che ogni anno 17 milioni di bambini muoiono a causa delle stronzate dell'OMS.

Il Dipartimento accetta finanziamenti e contributi.




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25 luglio 2007

IL TELEFONO: LA SUA VOCE

17 luglio 2005, ore 21,57
Fassino  «Senti, questa storia che ho letto sui giornali: Gavio, eccetera, ci sono dentro loro come...?».
Consorte «Gavio entra con uno 0,5 per cento. Marcellino Gavio».
Fassino
: «Uhm, uhm, uhm. Insieme a chi? A Bonsignore?».
Consorte
: «Perché lui... No, Bonsignore esce».
Fassino
: «Esce? E come mai lui entra?».
Consorte: «Esce. Gavio entra perché ha capito che... che aria... che l'aria cambia e siccome lui.... vuole lavorare con le cooperative...».
Fassino
: «Ho capito, ho capito».

Pure io, onorevole. Ho capito pure io!




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21 luglio 2007

CONTRORDINE COMPAGNI

LA RIVOLUZIONE E' UN PRANZO DI GALA !!!



                              Fausto e Lella Bertinotti l'altro ieri sera a Trinità dei Monti, Roma

                                               (magione di Maria Angiolillo)




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20 luglio 2007

LIBERATO L'OSTAGGIO DI SERIE C

Rimane adesso quello di serie D, di cui non si hanno più notizie da sette mesi or sono: Mario Scaramella.

Quest'uomo non solo ha dovuto fare a meno delle gigantografie al Campidoglio e delle mobilitazioni e fiaccolate dei pacifici amici del giaguaro, al pari di padre Bossi, ma non ha potuto contare neppure sulla solidarietà dell'altra metà del cielo politico italiano: un blob che si spaccia per Destra.

Tali sedicenti liberali, che ancora ci scassano la minchia con quell'arzillo vecchietto con l'attico a Piazza Farnese, furfante conclamato in ognuno degli innumerevoli gradi di giudizio, autore della più gigantesca corruzione giudiziaria mai registrata in Italia (che pure nel campo non s'è mai fatta mancare niente), per la quale è stato rinchiuso in una cella per meno di 36 ore, e che ancora non si decidono a buttare fuori dal Parlamento, non hanno nulla da dire riguardo una detenzione di 7 mesi comminata prima di qualsiasi giudizio, fuorilegge anche dalla criminale legge sulla detenzione preventiva e contraria a giurisprudenza consolidata della Corte Costituzionale.
Fatta salva qualche sparuta voce clamante oltraggio ad intervalli, che non appartiene mai ad esponenti del ceto politico.

Il Diavolo è il Diavolo! Lo si deve combattere senza tregua, schiacciarne la testa senza pietà, ma non si può biasimarlo più di tanto. Fa il suo mestiere!

Il problema è l'Acqua Santa, che invece di scacciarlo ustionato fuori dai luoghi in cui non dovrebbe essere ammesso, chiude un occhio e magari tutti e due, quando non giunge a dialogarci o addirittura all'aperto favoreggiamento.

Il problema è che l'Acqua Santa in questo Paese è brodaglia di palude! E' bava putrida di uomini vuoti, uomini impagliati. Di uomini che non sono più neanche in vendita, ma in svendita ormai.
Siamo passati alla fase dei saldi, al sottocosto.

Pertanto, vi confermo: il Paese è spacciato!
E non vi è il minimo dubbio in proposito.




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19 luglio 2007

IN MEMORIA DI PAOLO BORSELLINO

E di altre 5 povere anime dilaniate 15 anni fa a Palermo.
In memoria di un grand'uomo, morto anch'egli inutilmente per uno Stato privo di ritegno, pudore, vergogna.



Filippo Facci per “Il Giornale”


I primi tam tam dicevano che avevano fatto saltare Giuseppe Ayala, il giudice appena eletto deputato repubblicano. I suoi figli già lo piangevano, anche perché altra spiegazione non c'era: in quella zona, a due passi da via Autonomia Siciliana e a trecento metri da via Mariano D'Amelio, c'era lui e non altri. Invece Ayala era per strada che camminava verso quel portone annerito. Vide due cadaveri, poi un terzo. Neanche lui sapeva che la madre di Paolo abitava lì. Brandelli umani, rottami di lamiera, poi inciampò in qualcosa. Guardò per terra e riconobbe quel naso grifagno, quei denti, un tozzo scuro. Era inciampato in un pezzo del suo amico Paolo Borsellino.

(Paolo Borsellino - Foto Lapresse)

19 LUGLIO 1992
Forse Giuseppe Ayala ha scontato abbastanza la colpa d'essere rimasto vivo. A 15 anni dalla morte di Falcone e Borsellino forse si può anche dire che la sua amicizia, con entrambi, era vera e forte: Ayala era pur sempre il giudice istruttore di quel maxiprocesso che aveva dato alla mafia un colpo da cui non si sarebbe ripresa più. Certo, andare in aula con le firme di Falcone e Borsellino in calce all'accusa significava avere le spalle ben coperte. Borsellino, poi, era uno che compilava con pazienza certosina dei quadernetti dove annotava tutto: nome dell'imputato, circostanze che lo riguardavano, pagine processuali in cui era citato. Allora i computer non c'erano, il computer era lui.

Quando Ayala lasciò il palazzo di Giustizia perché si era candidato al Parlamento, il dialogo con Borsellino fu surreale: «Non ti posso votare»; «Perché?»; «Sono monarchico, la Repubblica non fa per me. Tu sei repubblicano e io non ti voto». Tutto ovviamente sul filo dell'ironia, come per gli sfottò legati al passato di Borsellino da simpatizzante del Fuan: «Lo chiamavo camerata Borsellino», ha raccontato Ayala nel libro “La guerra dei giusti”.

«Ci rideva su, io entravo sguainando il braccio destro e lui rispondeva allo stesso modo». Amico vero di Borsellino del resto era Guido Lo Porto, deputato missino, oppure Giuseppe Tricoli, il professore di Storia con cui Borsellino passò l'ultimo giorno della sua vita. Anche la madre di Paolo Borsellino era un bel tipetto: quando gli Alleati sbarcarono in Sicilia, vietò ai figli di accettare doni dagli americani. Poi, d'accordo, c'era Falcone. Erano nati entrambi alla Magione, alle spalle della Kalsa, nel vecchio cuore di Palermo. Avevano giocato e studiato insieme, i loro ricordi riaffioravano con battute e freddure che sancivano un'amicizia d'acciaio.

I MOMENTI DIFFICILI
12 marzo 1992.
Quando si incontrarono il 12 marzo 1992, Falcone e Borsellino e Ayala, erano certi che stava cambiando tutto. L'omicidio di Salvo Lima, la conferma delle sentenze del maxiprocesso, quell'istruttoria che quasi li aveva schiantati: «Dal gennaio al novembre del 1985 non credo di essere uscito se non per 4-5 ore al giorno dal mio bunker senza finestre. O meglio: ne uscii perché dopo l'omicidio del commissario Cassarà io e Falcone fummo chiamati dal questore che ci disse che lo stesso giorno dovevamo esseri segregati in un'isola deserta con le nostre famiglie: perché se questa ordinanza non la facevamo noi, se ci avessero ammazzati, non la faceva nessuno perché nessuno era in grado di metterci mano. Siccome io protestai, dicendo che questa decisione non doveva essere attuata immediatamente, perché Falcone è senza figli, ma io avevo famiglia e dovevo regolarmi le mie faccende, mi fu risposto in malo modo che i miei doveri erano verso lo Stato e non verso la mia famiglia».
(Giovanni Falcone e Paolo Borsellino - Foto Lapresse)

L'ESILIO
«Sta di fatto che riuscii a ottenere 24 ore di proroga, ma dopo 24 ore scaricarono me, Falcone e le rispettive famiglie in quest'isola. Tra parentesi, io non amo dirlo, ma lo devo dire: tutta questa vicenda ha provocato una grave malattia a mia figlia, l'anoressia psicogena, e mi scese sotto i 30 chili. Siamo stati buttati all'Asinara a lavorare per un mese e alla fine ci hanno presentato il conto, ho ancora la ricevuta». Parole di Paolo Borsellino al Csm in data 31 luglio 1988.

Il periodo era orribile. Falcone era stato attaccato da Leoluca Orlando e dovette discolparsi davanti al Csm dalle accuse di «tenere nei cassetti» alcune inchieste scottanti. “L'Unità” e “Il Giornale” scrivevano articoli durissimi. Dopo che Falcone aveva accettato l'invito di Claudio Martelli a dirigere gli Affari penali, non bastasse, Borsellino era stato primo firmatario di un documento contro la superprocura di Falcone: «Gli diceva: la superprocura è fatta su misura per te, chiunque altro dovesse prenderla in mano sarebbe un'altra cosa», ha raccontato Rita Borsellino nel libro “Falcone e Borsellino” di Giommaria Monti.

Sempre in quel marzo 1992 Giuseppe Ayala chiese ai due amici se volevano intervenire a un incontro elettorale per sostenerlo. Appuntamento alle 18 a Palazzo Butera, Palermo. Falcone entrò un po' in ritardo e si sedette vicino a Borsellino, gli sussurrò qualcosa all'orecchio. E quell'espressione di serena complicità, bloccata per sempre, è la foto che tutti ricordiamo.

CAPACI
23 maggio 1992. Falcone saltò in aria con tutta la scorta ma lo show televisivo del sabato sera, sulla Rai, andò puntualmente in onda tre ore dopo la strage. Dirà Giovanni Brusca nel libro “Ho ucciso Giovanni Falcone” scritto con Saverio Lodato: «Andreotti per ripulire la sua immagine ci provocò danni immensi: Salvo Lima e Ignazio Salvo sono stati uccisi per questo. Si doveva fare il nuovo presidente della Repubblica e si parlava di Andreotti. Noi volevamo che l'attentato avvenisse prima della nomina in modo che lui non venisse eletto».

Dirà Ayala: «Molti si chiedono come mai la mafia, abituata a fare sempre un calcolo fra costi e ricavi, non abbia potuto immaginare che, ucciso Falcone, lo Stato non avrebbe risposto. Ma si dimentica che, dopo la strage di Capaci, non accadde assolutamente nulla». Paolo Borsellino non fu più lo stesso uomo. I suoi ritmi si fecero ancora più convulsi: sveglia alle cinque di mattino, spostamenti furtivi, tre pacchetti di Dunhill Special Light al giorno. Perse il suo humour proverbiale, restava silente per ore intere.

Borsellino lasciò Marsala e tornò a Palermo per riprendere il posto di procuratore aggiunto che era stato di Falcone, ma in base a un principio di anzianità gli fu impedito di occuparsi della mafia palermitana e lo relegarono alla provincia di Trapani. Ogni volta che un collaboratore della giustizia chiedeva di parlare solo con Borsellino ecco che a palazzo tornavano i mugugni di sempre. Quando il pentito Gaspare Mutolo chiese espressamente di lui, i vertici della procura cercarono di impedire il contatto: Borsellino per spuntarla dovette minacciare le dimissioni.
(La devastazione causata dalla bomba - Foto Lapresse)

UN MESE DOPO CAPACI
25 giugno 1992.
Quel giorno, a poco più di un mese da Capaci, Borsellino intervenne a un dibattito nel cortile della Biblioteca di Palermo: «Ho letto giorni fa di un'affermazione di Antonino Caponnetto secondo cui Giovanni Falcone cominciò a morire nel gennaio del 1988. Io condivido questa affermazione. Oggi ci accorgiamo di come in effetti il Paese, lo Stato, la magistratura, che forse ha più colpe di ogni altro, cominciò proprio a farlo morire il primo gennaio 1988, se non forse l'anno prima, quando uscì l'articolo di Leonardo Sciascia sul “Corriere della Sera” che bollava me come protagonista dell'antimafia».

Quell'articolo di Sciascia: tanto perfetto quanto ambiguo negli esempi che proponeva. Se da una parte additava il professionista antimafia per eccellenza, Leoluca Orlando, il riferimento a Borsellino fu una sciocchezza che Sciascia riconobbe troppo tardi. «Quando arrivò l'articolo di Sciascia sull'antimafia», ha raccontato Rita Borsellino, «per lui fu davvero una sofferenza enorme e più intima delle altre. Amava moltissimo Sciascia. Diceva: ho imparato a ragionare di mafia a partire dai suoi libri. Sapeva di non meritare un giudizio del genere. Poi con Sciascia si incontrarono a Marsala, andarono a pranzo insieme, si chiarirono».

19 LUGLIO 1992
«Paolo non amava parlare molto dei suoi disagi», ha raccontato ancora Rita Borsellino. «Era raro che della sua solitudine parlasse in famiglia, perché quando ci incontravamo c'era sempre nostra madre, e lui davanti a mamma non parlava. Quando dovette partire per l'Asinara per scrivere la requisitoria del maxiprocesso, le disse: ci portano in un posto, non posso dirti dove, non posso dirti quando, non potrò comunicare con te».

LA PAURA DI MORIRE
«Sono una persona come tante altre», aveva detto una volta Borsellino. «Se non fosse per il dolore di lasciare la mia famiglia, potrei anche morire sereno». Morì sotto la casa della madre. Oltre a lui morirono gli agenti Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Cusina, Claudio Traina ed Emanuela Loi, prima donna a far parte di una scorta: l'unico sopravvissuto fu Antonino Vullo. La bomba venne radiocomandata a distanza ma ancora oggi non si è fatta chiarezza su come venne organizzata la strage, nonostante Borsellino avesse saputo che un carico di esplosivi era arrivato a Palermo appositamente per lui.

Una sua agendina rossa non venne mai ritrovata. Una giovane ragazza che accanto a Borsellino aveva consentito d'incastrare decine di mafiosi, Rita Atria, si suicidò una settimana dopo. Quando la salma fu riportata a Partanna, nella valle del Belice, il paese l'accolse con disprezzo. Aveva 18 anni. Gli amici dicevano che lei non aveva paura di nulla. Anche di Paolo Borsellino dicevano che non avesse paura di nulla.

12 novembre 1984. Ma non era vero. Dopo la cattura di Buscetta, nel 1984, Falcone e Borsellino e Ayala furono costretti ad andare in Brasile: «Non farò dieci ore di viaggio neppure con la camicia di forza», aveva detto Paolo. Le fece. E al ritorno, nel decollo da Rio, si scatenò un temporale terrificante. L'aereo traballava. Paolo guardava gli amici che lo rassicuravano: tutto normale, normalissimo. Al secondo fulmine si girò ancora verso di loro: tutto normalissimo. E così altre due volte, sinché l'aereo sobbalzò come un pullman che correva sulle pietre e un boato spaventoso fece tremare tutto l'abitacolo, e lui con lo sguardo incazzoso: «Questo pure normale è?».




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18 luglio 2007

LONG TERM COMMITMENT

Pensioni: Prodi, "Terro' conto dell'equilibrio di lungo periodo"


Si riferisce evidentemente a quel periodo in cui lui sarà morto!




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17 luglio 2007

E TE PAREVA

Gentaglia!




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17 luglio 2007

UMANITA' TRAVAGLIATA

Questi giudici coreani, essendo le doglie delle loro madri intervenute da tempo, tentano di spacciarsi per esseri umani.

In realtà, riescono solo a fornire l'ennesima prova che quello biologico è un fattore necessario ma non sufficiente (dopo aver passato l'adolescenza) per aspirare a tale qualifica.

Il loro vomito giuridico rappresenta tuttavia un'innovazione rispetto alla posizione in materia di Flamigni ginecologo Carlo, la quale notoriamente fa derivare l'essenza umana dall'accettazione da parte della madre (del padre nessuna menzione ovviamente, a conferma che l'epidemia della "sindrome da presenza del pene" si propaga incontrollatamente).
I togati supremi in Corea l'hanno sostituita con l'accettazione da parte del popolo, nelle persone dei suoi rappresentanti, sia pur indiretti.

Orgasmi multipli a sinistra!

Ai festeggiamenti purtroppo Carlo non ha potuto partecipare adeguatamente poiché, non avendo specificato a suo tempo se l'accettazione della madre fosse necessaria a qualificarlo come essere umano solo prima della nascita o anche dopo, e vivendo un periodo di rapporti piuttosto tesi con la genitrice, dorme preoccupato da un po' di tempo, paventando una revoca di quella accettazione.

E c'è già chi lo ha richiesto come cavia da laboratorio!




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13 luglio 2007

CHEMIO, SE LA CONOSCI LA EVITI

Sono passati oltre 30 anni da quando l`allora presidente degli Stati Uniti Richard Nixon dichiarò ufficialmente guerra al cancro, malattia che stava diventando un`emergenza sociale, annunciando che avrebbe dirottato sulla ricerca fondi ingentissimi. Da allora, solo negli Stati Uniti, sono stati spesi qualcosa come duemila miliardi di dollari in un filone di ricerca che ha scelto di finanziare e sostenere terapie oncologiche convenzionali, tra cui soprattutto chemioterapia, radioterapia e ormonoterapia, oltre malattia tumorale. Ma di cancro si continua a morire comunque e, come mostra il grafico fornito dal National Cancer Institute americano, la mortalità, a 5 anni dalla diagnosi, negli Stati Uniti è addirittura aumentata.
Sono molte le voci che negli anni hanno sollevato perplessità sull`utilizzo di terapie farmacologiche che faticano a rendere il cancro una malattia meno mortale e che arrancano nella cura. Uno studio pubblicato nel 1975 sulla rivista medica Lancet destò scalpore. Quattro ricercatori inglesi effettuarono uno studio prospettico randomizzato su 188 pazienti con cancro inoperabile ai bronchi e scoprirono che la vita media di quelli trattati con chemioterapia completa fu di tre volte più breve rispetto a quelli che non ricevettero alcun trattamento.
Ma per lo più queste voci sono rimaste inascoltate e la tendenza è a procedere nel solco sinora segnato, anche se negli ultimi anni la ricerca pare essersi aperta alla sperimentazione di farmaci cosiddetti biologici, ricavati cioè da risorse e sostanze che il corpo stesso produce.
Per avere un quadro attuale delle percentuali di sopravvivenza con le terapie convenzionali, nulla è meglio della consultazione dei dati del NATIONAL CANCER INSTITUTE (NCI) americano, uno dei più prestigiosi centri di studio e ricerca sul cancro a livello internazionale, che fornisce informazioni sull`efficacia delle attuali metodiche e sulla sopravvivenza dei malati di cancro. Da queste informazioni non si trae certo un quadro confortante.
Innanzi tutto occorre specificare che il NCI, come del resto l`oncologia convenzionale, utilizza la riduzione della massa tumorale e la sopravvivenza media a 5 anni dalla diagnosi come indici di efficacia delle terapie effettuate; ma in alcuni casi la riduzione della massa tumorale non appare essere decisiva per la sopravvivenza del paziente. Inoltre, per ottenere una visione realistica e compiuta dell`efficacia delle terapie oncologiche convenzionali, occorrerebbe poter conoscere le percentuali di sopravvivenza anche ben oltre i 5 anni dalla diagnosi. Ma vediamo qualche esempio sintetico, sulla base delle informazioni tratte dalle schede tecniche fornite dal sito del NCI e redatte per gli operatori sanitari.

Cancro renale. Solo il 40% dei pazienti con cancro renale trattato con terapie convenzionali è ancora vivo a 5 anni dalla diagnosi, sempre che il cancro venga diagnosticato in fase precoce e non si presenti invasivo. Il cancro renale è uno dei tumori per i quali sono ben documentati casi di regressione spontanea in assenza di terapia. La resezione chirurgica è il trattamento d`elezione; le terapie sistemiche hanno mostrato solo effetti limitati. Nel cancro al primo stadio la resezione può essere parziale o totale con l`asportazione del rene, di ghiandole, del grasso pararenale e del tessuto intorno; negli stadi successivi è quasi sempre totale. Per coloro che non sono in grado di subire l`intervento, la terapia radiante ha solo un effetto che viene definito ‘palliativo`. Nel cancro al secondo stadio si esegue quasi sempre la linfoadenectomia, anche se la sua efficacia non è stata provata definitivamente. La terapia radiante viene somministrata prima e dopo l`asportazione del rene, ma non vi sono prove conclusive sull`aumento della sopravvivenza rispetto al solo utilizzo della chirurgia. Per questo tipo di cancro al quarto stadio non ci sono cure; sia la radioterapia che la chirurgia sono palliativi. Anche qui sono documentati casi di regressione spontanea: in uno studio prospettico su 73 pazienti con cancro renale avanzato, il 7% ha avuto regressione senza né intervento né terapia.

Linfoma Non Hodgkin. Il NCI afferma che con i moderni trattamenti la sopravvivenza a 5 anni può arrivare al 50% dei pazienti; se la forma tumorale è però aggressiva solo il 30-60% dei malati può essere trattato. La stragrande maggioranza delle recidive si ha nei primi 2 anni dopo la terapia. Il NCI raccomanda di valutare attentamente la tossicità del trattamento. Sono in corso numerosi studi clinici per trovare trattamenti più efficaci e i pazienti, se possibile, dovrebbero esservi inclusi. Effetti tardivi dei trattamenti possono essere sterilità permanente, rischio di un secondo cancro, disfunzioni cardiache e leucemia mielogena.

Leucemia linfoblastica. Il 60-80% degli adulti con questa leucemia può attendersi una remissione (cioè ritorno a valori normali del sangue) completa dopo terapia, secondo le informazioni del NCI; ma solo il 35-40% di questi pazienti con remissione può vivere fino a 2 anni dopo la diagnosi con un`aggressiva combinazione di chemioterapici. Con trattamenti precoci a base di una combinazione di chemioterapici ci possono essere remissioni nell`80% dei casi ma che durano solo 15 mesi, poi la leucemia ricompare. Questa malattia viene definita spesso fatale e i pazienti che presentano una recidiva dopo la remissione muoiono solitamente nel giro di 1 anno, anche se si riesce ad ottenere una seconda completa remissione.

Leucemia mieloide acuta. Dalle informazioni del NCI risulta chiaro, anche in questo caso, che remissione (cioè riduzione della massa tumorale o, nel caso delle leucemie, ritorno alla normalità dei valori ematologici in seguito a terapia convenzionale) non significa sempre sopravvivere al cancro. Infatti i dati del NCI dicono che con terapie convenzionali si ottiene remissione nel 60-70% dei pazienti, ma poi solo il 25% di questi può vivere in media fino a 3 anni dopo la diagnosi. Tra i bambini, il 95% può ottenere remissione, il 75% di questi è ancora vivo a 5 anni dalla diagnosi.

Melanoma. Spessissimo in pazienti con questo cancro viene somministrato interferone. Il NCI afferma che la chemioterapia non aumenta la sopravvivenza. È documentata la regressione spontanea, cioè senza trattamenti, del melanoma maligno in casi pari a poco meno dell`1%.

Carcinoma del pancreas. Questa forma di cancro, dice il NCI, ha un`altissima mortalità; il cancro del pancreas esocrino ha una percentuale di sopravvivenza a 5 anni inferiore al 4%. I pazienti che hanno un cancro al pancreas ad una fase precocissima senza alcuna estensione all`esterno dell`organo possono sopravvivere fino a 5 anni dopo la diagnosi in una percentuale che va dal 18 al 24%. I pazienti con questo tipo di cancro, a qualunque stadio esso sia, possono essere considerati candidati per studi su nuovi trattamenti poiché chemioterapia, radioterapia e chirurgia hanno dimostrato scarsa efficacia, seppure vengano convenzionalmente usati.

Cancro del polmone a cellule non-piccole.
Dice il NCI: poiché i trattamenti oggi a disposizione non sono considerati soddisfacenti, i pazienti che hanno i requisiti possono essere considerati candidati per studi sperimentali su nuove forme di trattamento. Spesso se questo cancro è in uno stadio precoce si attua un`asportazione chirurgica; la mortalità postoperatoria immediata va dal 3 al 5% e la metà di quelli che sopravvivono presentano una recidiva anche dopo la completa resezione. I pazienti inoperabili trattati con radioterapia hanno una sopravvivenza a 5 anni in una percentuale che va dal 10 al 27%. Uno studio clinico su 1209 pazienti operati per asportare il tumore non ha mostrato alcuna differenza nella sopravvivenza tra malati successivamente trattati con chemioterapici e non trattati.

Cancro alla vescica. Ogni volta che è possibile, dice il NCI, i pazienti dovrebbero essere inclusi in studi clinici per migliorare le terapie standard. Fino al 95% dei pazienti con un cancro già piuttosto esteso sono a rischio di progressione della malattia nei 5 anni successivi alla diagnosi. Quando il cancro è molto superficiale ad uno stadio precoce, trattamenti come chirurgia, chemioterapici, radioterapia possono portare ad una sopravvivenza a 5 anni che va dal 55 all`80%. Se il tumore è profondo ed invasivo la sopravvivenza a 5 anni va dal 20 al 40% dei pazienti trattati. Se il tumore invade le viscere pelviche o i linfonodi, casi di sopravvivenza sono rari. L`utilizzo di radioterapia preoperatoria non ha mostrato vantaggi in termini di sopravvivenza. Uno studio randomizzato ha mostrato che, dopo resezione chirurgica, solo il 57% dei membri di un gruppo che aveva ricevuto chemioterapici era vivo dopo 5 anni. Ai pazienti che non possono essere sottoposti a cistectomia radicale, con cancro al terzo stadio, viene somministrata radioterapia con una sopravvivenza a 5 anni del 30%. Non è stato riscontrato miglioramento della sopravvivenza media associando chemioterapia sistemica. Nel cancro al quarto stadio c`è ben poco da fare.

Cancro dell`endometrio. Dopo isterectomia, non è provato il miglioramento della sopravvivenza con terapia radiante e gli effetti tossici possono essere notevoli. Con cancro al quarto stadio il trattamento ormonale produce risposta nel 15-30% dei pazienti, ma il NCI non fornisce dati sulla sopravvivenza.

Cancro al cervello. Il NCI fornisce schede tecniche per ogni tipo di tumore cerebrale. Si considerano qui, come esempio, l`astrocitoma anaplastico, l`astrocitoma diffuso e il glioblastoma. Il NCI per il primo e il terzo tipo afferma che hanno una bassa percentuale di cura con i trattamenti locali standard e che i malati sono candidati appropriati per studi clinici che provino nuove forme di trattamento. Per il secondo tipo afferma che è più curabile rispetto ad altri tipi, ma che esistono alcune controversie sul trattamento standard composto dalla chirurgia più radioterapia e che alcuni medici preferiscono evitare la radioterapia soprattutto in pazienti con meno di 35 anni. Stando ai dati forniti dal National Cancer Institute americano, risulta auspicabile, ed è stato detto anche da numerosi oncologi, trovare strade diverse che possano garantire percentuali maggiori di sopravvivenza senza gli effetti avversi tossici che le terapie convenzionali hanno e che influiscono non poco sulla qualità della vita.

Per avere un`idea di tali effetti tossici, si prendano ad esempio i dati forniti dal dottor Vincenzo Cordiano, stimato ematologo all`ospedale di Valdagno (Vi) e co-autore del libro "La medicina di laboratorio nella pratica medica". Cordiano, parlando dei trattamenti utilizzati nel Linfoma di Hodgkin afferma che

`il tipo di chemioterapia è importante poiché il rischio di leucemia si aggira sul 3% a 10 anni nei soggetti trattati con MOPP o protocolli simili contenenti mecloretamina`. `Sono segnalati secondo tumori solidi della mammella, del polmone, della tiroide, delle ossa e del colon soprattutto in soggetti che hanno ricevuto radioterapia. Circa l`80% di questi tumori compare in zone precedentemente irradiate`.

Cita anche uno studio del NCI, secondo cui "i sopravvissuti avevano il doppio di probabilità di sviluppare un secondo tumore rispetto alla popolazione generale e il rischio rimaneva significativamente elevato per oltre 25 anni", "Tossicità cardiaca" continua Cordiano "può manifestarsi con aterosclerosi coronarica precoce compreso l`infarto, miocardite e pericardite. In pazienti trattati per Linfoma di Hodgkin possono comparire linfomi Non Hodgkin che secondo alcuni studi sarebbero provocati dalla terapia, anche se non è stato sicuramente dimostrato".

Da considerare sono anche le affermazioni che si trovano nel materiale del corso di oncologia medica dell`Università di Firenze, coordinato dal professor Roberto Mazzanti. Gli scritti, "Principi di chemioterapia", sono documenti destinati agli studenti della facoltà di medicina, quindi formano i futuri medici.
Si legge:

"Un agente antitumorale raramente potrà, da solo, eliminare tutte le cellule cancerose senza dare effetti tossici intollerabili per il paziente. La chemioterapia antitumorale è infatti fortemente limitata dalla sua tossicità".

Nella relazione del corso coordinato dal prof. Mazzanti sono elencati gli effetti tossici dei diversi chemioterapici. Vediamone alcuni.

Agenti alchilanti. "Interagiscono direttamente con il Dna, possono provocare dei legami a ponte (cross-link) tra due filamenti del Dna o anche all`interno dello stesso filamento provocando la rottura completa della molecola di Dna oppure un blocco della trascrizione e della duplicazione. Appartengono al gruppo dei farmaci ciclo aspecifici, cioè danneggiano ogni cellula in qualsiasi fase essa si trovi"`.

Mostarde azotate.
"La mecloretamina è un derivato di un gas vescicante usato a scopi bellici, il gas iprite. E` mielotossica (neutropenia e trmobocitopenia)".
La ciclofosfamide può provocare cistite emorragica
".
"Molto importante è anche la cardiotossicità che consiste in un infarto miocardico massivo con emorragia interstiziale, edema, versamento pericardico ad insorgenza acuta e decorso sfavorevole".
Per Ifosfamide: neurotossicità e danno renale.

Nitrosuree. "La tossicità dose-limitante è quella del midollo: è tardiva (dopo 4-6 settimane di terapia) e cumulativa. Molto importante anche la tossicità polmonare, renale ed epatica"

Procarbazina. "Il principale impiego è la terapia MOPP del linfoma di Hodgkin. Numerosi effetti tossici: neurologici, ematologici, gastroenterologici, alopecia, azospermia. È un potente cancerogeno (induce leucemie acute a breve e a lungo termine)".

Antimetaboliti. Tra questi farmaci, il methotrexate, tra le altre cose, "è mielotossico e provoca gravi danni a livello gastroenterico tanto che talvolta è necessario sospendere la terapia: frequenti la mucosite, diarrea, sanguinamento e addirittura la perforazione. È tossico per fegato e reni".

Ma i chemioterapici non risultano soltanto tossici per chi li assume (per i malati di cancro questi effetti sono considerati "accettabili" in vista dei possibili effetti terapeutici), ma anche per chi li somministra o sta a contatto con i pazienti che li assumono. A tale proposito risulta interessante la lettura del Rapporto n. 02/16 dell`Istituto Superiore di Sanità che ha preso in considerazione l`esposizione professionale ai chemioterapici antiblastici (CA).
"Proprio a causa delle loro proprietà citotossiche e immunosoppressive" si legge nel Rapporto "gli antiblastici possono paradossalmente causare tumori secondari. Infatti, non sono solo in grado di innescare la trasformazione di cellule normali in maligne, ma tendono a ridurre le difese endogene contro l`insorgenza di neoplasie".
E ancora: `Mentre per i pazienti tali effetti tossici sono considerati `accettabili` in vista dei possibili benefici terapeutici, essi non dovrebbero mai colpire i medici, i farmacisti, gli infermieri e gli altri possibili operatori. Invece, a partire dagli anni `70, numerosi studi hanno dimostrato la pericolosità dei CA per gli operatori sanitari`.

`Alcuni degli effetti tossici che colpiscono i pazienti sono stati osservati anche in operatori sanitari e in particolare in infermieri dei reparti oncologici`, prima che venissero introdotte le linee guida per la manipolazione dei CA. Ma anche successivamente sono stati rilevati disturbi a livello oculare, cutaneo e respiratorio causati da CA vescicanti; reazioni allergiche da composti del platino e altri CA; possibili tumori causati da CA cancerogeni; effetti sull`apparato riproduttivo, aumento degli aborti spontanei e delle malformazioni congenite. I danni risultano anche trasmissibili all`apparato riproduttivo dei figli degli operatori sanitari.

C`è da chiedersi se queste informazioni vengano fornite dai medici ai malati di cancro quando questi devono prendere una decisione sulla strada da intraprendere. La pratica del cosiddetto consenso informato informa veramente la persona tanto da renderla capace di fare una scelta?

Come si vede, la situazione è assai delicata e non può essere affrontata con leggerezza, ma è indubitabile che altre strade dovrebbero essere esplorate e percorse per cercare approcci terapeutici maggiormente efficaci e sicuri. Il National Institute of Health americano, una delle maggiori autorità in campo sanitario a livello mondiale, offre una possibilità di riflessione ulteriore, in quanto ha istituito il National Center for Complementary and Alternative Medicine, cioè il Centro Nazionale per le medicine complementari e alternative, che fornisce un`ampia sezione di informazioni dedicate anche all`approccio con il cancro, sottolineando l`esigenza di non ignorare queste diverse strade e di incoraggiare studi clinici in proposito. Di un simile ente istituzionale, in Italia, non esiste né è mai esistito nemmeno un analogo e qui si fatica non poco a reperire materiale scientifico e rigoroso in merito ad approcci terapeutici anticancro differenti dai protocolli convenzionali.

Un altro filone imboccato di recente dalla ricerca è quello dei cosiddetti farmaci biologici. Si tratta per esempio del neurormone somatostatina (che blocca l`angiogenesi tumorale, cioè la proliferazione dei vasi sanguigni che alimentano il tumore), della melatonina, dei retinoidi, la cui azione antitumorale è stata dimostrata da migliaia di studi scientifici disponibili sulle banche dati mediche, con possibili effetti avversi estremamente meno tossici di chemioterapici e radioterapia. Tali farmaci, che molti conoscono per essere stati associati alla Terapia Di Bella e quindi sminuiti, stanno suscitando invece gli entusiasmi di quegli oncologi di fama internazionale che sono stati proprio i maggiori detrattori di Di Bella stesso.

Nel 2002 Umberto Veronesi ha ricevuto persino un premio per l`uso della somatostatina nella lotta ai tumori e ha attestato sulle riviste mediche l`efficacia dei retinoidi nella cura del cancro; il professor Lissoni dell`ospedale San Gerardo di Monza ha pubblicato numerosi studi scientifici sull`azione antitumorale della melatonina; Franco Mandelli, ematologo alla Sapienza di Roma, ha affermato che l`acido retinoico favorisce la cura delle leucemie promielocitiche. E in tanti si augurano che, lasciati da parte pregiudizi, interessi e potere, si possa veramente imboccare la strada di una prioritaria tutela della vita umana.

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                   STATISTICHE NON ATTENDIBILI

È consigliabile sull`argomento la lettura di una lettera aperta che il dottor Giuseppe Parisi, presidente di una delle maggiori associazioni italiane a difesa dei consumatori, l`Aduc, ha pubblicato sul sito della stessa associazione. Eccone qualche stralcio in merito alle cure contro il cancro:

`Ecco che chi ricerca controcorrente, chi mette in discussione le parole d`ordine delle autorità viene punito severamente. È toccata a tanti. E ancora le grandi serate tv, con ospiti che raccontano di guarigioni dai tumori ormai all`87%. Sono barzellette che non racconterebbe nessun comico; loro lo fanno. Usano semplici trucchi, ne cito qualcuno. Se viene ospedalizzato un paziente, ad esempio, con un tumore al seno, fatta la terapia, viene poi dimesso, non la chiamano dimissione, ma guarigione. Se dopo tre mesi ritorna con un tumore al fegato, non verrà ricollegato alla sua situazione precedente. Ma c`è di più: se viene dimesso e poi ritorna per controlli e viene di nuovo dimesso, ad ogni passaggio è un dato positivo. Se si viene dimessi 9 volte e si muore una volta sola, alla fine il risultato sarà del 90% di guarigioni e del 10% di mortalità. C`è ancora di più. Per esempio il tumore al testicolo e il tumore al polmone. Del primo si salvano più del 90%, del secondo si arriva a fatica al 10%. Una media stimata sarebbe del 50%, ma non si dice che quelli del testicolo sono solo 2.000, mentre quelli colpiti dal tumore al polmone sono 40.000. Alcuni anni fa fu fatta una grande scoperta, il nuovo farmaco tamoxifen che sembrava capace di bloccare l`insorgenza di tumore al seno. Ma gli scienziati ammisero che aveva un effetto collaterale: provocava tumore all`utero. Inoltre non si conosce se lo stesso paziente potrebbe vivere di più se si escludesse qualsiasi intervento terapeutico. Di contro ci sono le statistiche che parlano chiaro: l`aggressività di un tumore recidivante diventa esponenziale dopo la chemioterapia`.

Claudia Benatti*


*coordinatrice di Vaccinetwork, associazione che si batte per la libertà di scelta, è autrice di alcuni libri interessanti, tra i quali "Virus letali e terrorismo mediatico", e `Sanità obbligata`.


Sull'argomento interessante anche la storia riportata da Taglio Basso.

(meriti a Fort per la segnalazione)




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11 luglio 2007

TESTE DI CAZZO

Vado ad elencarvele, così come mi son venute davanti in una rapida scorsa alle notizie di questi giorni di assenza.
(lo so, lo so, vi sono mancato)

Il sempre più equivicino all'indecenza che occupa attualmente la Farnesina ha dichiarato che non devono esserci pregiudiziali nel dialogare con Hamas, a prescindere dal riconoscimento di Israele da parte di quella nota associazione umanitaria.
Dunque, tu non riconosci il mio diritto all'esistenza, hai come scopo COSTITUTIVO la mia distruzione e lo sterminio della mia progenie, ma Baffo di Ferro è pronto a dialogare con te. E pare perfino che ci siano un'altra decina di teste a porcino in giro per le cancellerie europee d'accordo con lui.
Non si capisce bene però di cosa dialogherebbero con quella brava gente. Probabilmente di una mia degna sepoltura.

Veltroni appoggia il referendum, ma non lo firma.
La motivazione sarebbe la presenza nella coalizione a cui appartiene di particelle politiche che lo avversano (in quanto decreterebbe la loro estinzione, a tutto vantaggio del Paese).
Nascono pertanto due domande spontaneee.
La prima: non bastava Prodi, per cose del genere?
La seconda: a che cazzo serve Veltroni, oltre ad esporre gigantografie al Campidoglio dei compaesani sequestrati da parte dei vari tagliagole in giro per il mondo (purché non siano sacerdoti cattolici)?

Una tizia, che non merita di essere citata per nome e cognome, e che non si sa per quale ventura è addirittura ministra del governo francese, ha dichiarato che la teoria secondo cui ci sarebbe una supermegagalattico complotto dietro gli attentati dell'undici settembre 2001 a New York, capeggiato ovviamente da Bush jr, magari ipnotizzato da Dick Cheney, deve avere qualcosa di vero a fondamento perché ne parla così tanta gente in giro per la Rete.
Ora, io mi chiedo: se ci unissimo una decina di persone, e mettessimo in Rete la storia che costei convive da decenni more uxorio con un Diavolo della Tasmania, e che ogni mattina regolarmente si spara delle flebo di candeggina onde avere la necessaria confusione mentale per le dichiarazioni che rilascia, facendola rilanciare ogni volta da altri siti, ed ottenendo così tanta gente che ne parla, sarebbe lecito che altri giungessero alle stesse conclusioni a cui è giunta la tizia?

Vari artisti (una qualifica che ormai non si nega più a nessuno) tra Milano e Bologna si sono esibiti in una serie di opere rimarchevoli, tipo il Papa in mutande e giarrettiere, truccato e platinato, o Madonne che piangono sperma.
Non pare invece che siano state presentate opere figuranti Khomeini che tenta di adescare esponenti della razza Mandingo, mentre un'elaborazione della fotografia di Sircana mentre chiede indicazioni stradali ad un trans è stata ritirata.
Questo perché i froci sono sì trasgressivi, ma alla pelle ci tengono nondimeno.

Insomma, ragazzi miei, è mercoledì, e come qualcuno ha già detto, il mondo è sempre più strano.




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4 luglio 2007

IL SILLOGISMO DI MAEDHROS

1) L'energia è uguale alla massa moltiplicata per il quadrato della velocità della luce.

2) Nell'intero universo la velocità della luce è una grandezza che può essere solo divisa, non esistendo velocità maggiori.

=>

3) La relazione tra materia ed energia, i due lati della medaglia dell'Esistenza, è data da qualcosa che esiste solo oltre la dimensione naturale.


P.S. - Lo so, lo so......ho bisogno di una vacanza!


OFF TOPIC (ma neanche tanto) - Passate da Fort, che questo post merita.




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3 luglio 2007

GIUGNO 2007

FONDI   LIQUIDATI

Libero Arbitrio
(data di lancio 1° gennaio 2004; in euro)

2006 (6 mesi) 13,71%    S&P500 1,75% 
2005 28,12%                  S&P500 3%
2004 1,87%                    S&P500 8,99%


Reserve and Income
(data di lancio 1° gennaio 2005; in euro)

2006  5,28%
2005 10,61%


Real Thing
(data di lancio 1° gennaio 2005; in dollari)

2006  73,3%    S&P500 13,62%
2005 55,02%   S&P500 3%


FONDI   IN   GESTIONE

Pharma
(data di lancio 1° gennaio 2005; in dollari)

sul mese -1,84%
ytd 12,62%
2006  19,94%   S&P500 13,62%
2005 11,18%   S&P500 3%

Ziema
(data di lancio 1 gennaio 2006; in dollari)

sul mese -1,03%
ytd 28,6%
2006  16,27%   S&P500 13,62%


Ipse Dixit
(data di lancio 1 gennaio 2006; in dollari)

sul mese -1,8%
ytd 6,65%
2006  18,07%   S&P500 13,62%


Pavasara
(data di lancio 1° aprile 2006; in dollari)

sul mese 0,64%
ytd 10,61%
2006 (9 mesi)  16,19%   S&P500 9,53%


D.I.E.
(data di lancio 1° aprile 2006; in dollari)

sul mese -0,36%
ytd 14,87%
2006 (9 mesi)  11,7%   S&P500 9,53%


Vasara
(data di lancio 1° luglio 2006; in dollari)

sul mese -0,52%
ytd 11,24%
2006 (6 mesi)  18,62%   S&P500 11,66%


Rudens
(data di lancio 1° ottobre 2006; in dollari)

sul mese 3,31%
ytd 16,17%
2006 (3 mesi)  14,6%   S&P500 6,17%


N.B. - I rendimenti sono comprensivi dei dividendi percepiti, ed al netto delle commissioni. Non tengono conto invece delle imposte dovute.

L'aggiornamento sarà effettuato d'ora in avanti su base trimestrale.

Copertura sugli indici (Nasdaq100, S&P500 e Dax): 218%
Copertura cambio (€/$): 115%




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2 luglio 2007

NIENTE STRONZATE, SIAMO INGLESI

Eugenio riporta la Londra di questi giorni (il titolo è da standing ovation), dopo  gesta  che dimostrano per l'ennesima volta che ogni fanatico ce l'ha piccolo.
Il cervello!

Io sono sostanzialmente d'accordo che non serva nulla di speciale per rintuzzare gli attacchi di questa gente. Basterebbe la normalità!

Uso il condizionale però, perché a mio modo di vedere di normalità in giro non se ne vede molta, perfino nella magnifica Albione.
Non è infatti normale che della gente se ne possa impunemente andare in giro agitando cartelli ed urlando slogan che invitano direttamente allo sterminio, all'uccisione, alla sottomissione ed annientamento dell'altro, come è accaduto ed accade (anche) in Inghilterra, ai tempi della boutade islamica seguita alle vignette danesi, o poc'anzi in occasione dell'onorificenza concessa a Salman Rushdie.

Non è normale che altra gente possa predicare odio, mascherandolo da sermone religioso.
E neppure che non sia possibile studiare la storia per quella che è, perché qualcuno la ritiene urticante per le proprie sensibilità.

E' anormale pure la cocciutaggine fissata sulla riabilitazione del criminale, soprattutto dell'assassino, in mancanza di qualsiasi buona volontà del soggetto. E' davvero inconcepibile dover trattare con ogni riguardo assassini e tagliagole dichiarati, mai pentiti, fattivamente pentiti, con la conseguenza che un operaio o impiegato padre di famiglia può avere una vita molto più difficile, e fruire di servizi molto meno tempestivi ed efficienti, di un terrorista che ha sparso il sangue innocente di decine di persone. E non mi riferisco solo a quelli islamici, ma a tutti, quelli politici, separatisti, mafiosi, et cetera.

Parlare di diritti umani in casi del genere è assolutamente fuori luogo.
Non è la nascita a farti umano, se non in un senso meramente biologico; sono i tuoi comportamenti a qualificarti tale!
Orbene, mi si dimostri che quella gente, gente che si comporta in tal modo, gente che scanna innocenti, consapevolmente e serialmente, sia umana. Si palesi dove risieda la loro umanità!
Culturale, non biologica, poiché il diritto non è prodotto biologico!

Nelle more, mi accontenterei che gli fosse quantomeno somministrata un'ora settimanale di "comunicazione scozzese".




permalink | inviato da houseofMaedhros il 2/7/2007 alle 20:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


1 luglio 2007

SPERIMENTATI SICOFANTI / 3

 


VIII - CALA IL SIPARIO.

Poco dopo l`inizio della sperimentazione, corse voce che c`era stata una "cena di lavoro" tra certi personaggi, i quali avevano dimenticato cautele elementari, presi forse dalla concitazione del momento. E pare non sia stata una riunione conviviale dai toni troppo sommessi, se altri commensali avevano potuto seguire buona parte della discussione, rimanendone estremamente turbati. La cosa venne successivamente comunicata ad autorità istituzionali, perché fossero avviate indagini opportune. Rimase tutto lettera morta.
Ma un anno dopo emersero circostanze che suffragavano, quantomeno sotto il profilo della plausibilità, riunione ed intese di quella serata, fugando ogni dubbio circa l`attendibilità di chi aveva riferito in merito.
Si tratta di un DOCUMENTO, intitolato `La presentazione dei risultati relativi ai protocolli n. 4, 6, 8, 10 della Sperimentazione Mdb`, del quale Vincenzo Brancatisano è venuto in possesso per una incredibile distrazione dell`ISS. Il documento, datato 17 luglio 1999 (forse uno squisito omaggio per l`ottantasettesimo compleanno di Luigi Di Bella), ma recante a tergo la data di giugno `98 (?) è firmato dal Dr. Roberto Raschetti, coordinatore del Gruppo di Coordinamento Centrale e membro del Comitato Guida della sperimentazione presso l`ISS e dalla giornalista Eva Benelli, già distintasi in scritti ostili sul MDB. Il 28 luglio successivo sarebbe stato comunicato alla stampa l`esito dei primi 4 protocolli: anche qui c`è da pensare a singolari doti divinatorie, visto che non solo mancavano undici giorni alla data della comunicazione, ma che l`ultima data di accertamento della sopravvivenza dei pazienti era il 21 luglio (come confermato dai Rapporti Istisan). Questo prova, fra l`altro, che la sperimentazione si era conclusa dopo soltanto 4, 8, massimo dodici settimane, visto che per i motivi più svariati la somministrazione dei farmaci era stata interrotta da tempo (tralasciamo un altro capitolo strano, quello dei pazienti definiti `non rintracciabili`:ma che vuol dire `non rintracciabili`, siamo impazziti?). La delicatezza ed importanza del momento della comunicazione erano state colte.
Leggiamo infatti:

"La fase di chiusura dei protocolli di studio della Mdb rappresenta il passaggio più delicato dell`intera vicenda Di Bella, dato il grande, prevedibile impatto che si verificherà sull`opinione pubblica. Nell`affrontare questo passaggio occorre considerare diversi aspetti:
- i risultati che saranno effettivamente disponibili ed il loro significato;
- le modalità con le quali saranno comunicati i risultati;
- gli effetti che diversi interventi regolatori potranno determinare"
.

Il momento sospirato, quello dal quale doveva uscire una sentenza inappellabile e negativa, porta blindata e stagna che evitasse, in futuro, la fuga di effluvi dalla fossa biologica di certa sanità, bastone che spaccasse le gambe a giudici che pretendevano di fare il loro dovere e giornalisti che scrivevano articoli senza preventivo imprimatur, turbine che togliesse di mezzo per sempre Luigi Di Bella e la sua opera, fu oggetto di una puntigliosa preparazione. Dopo lunghe e snervanti prove il tendone del circo doveva pullulare di spettatori paganti e pagati, mentre Pierrot e Pulcinella, Arlecchino e Balanzone, riferendosi all`ipotesi di un ingresso del Metodo Di Bella nell`ufficialità sanitaria, avrebbero sentenziato: "questo matrimonio non s`ha da fare né oggi né mai". Con il valore aggiunto - così credevano - che di Luigi Di Bella non si sarebbe parlato mai più.
Si era preparato accuratamente il terreno e, a ben rifletterci, era tutto chiaro dall`inizio. Il timore di una reazione, o quantomeno di una scarsa presa del programmato responso sulla pubblica opinione, nei mesi precedenti aveva portato a convocazioni di responsabili dei mass media, ai quali erano state fatte pesanti raccomandazioni, vere intimidazioni col saio, sulla responsabilità che venivano ad assumersi nei confronti della collettività; fogli `amici` (vedasi, a proposito, la campagna affidata a`Tempo Medico` e ad altre pubblicazioni del settore) avevano profuso energie nello stigmatizzare l`assenza di presupposti scientifici e tuonato contro giudici e manifestazioni di piazza, sullo slogan `la scienza non si fa in piazza o in pretura`; comunicatori televisivi a gettone non si erano risparmiati nel lancio di strali; e meraviglia che non si sia commissionato a qualche cantautore un brano contro il Mdb da far risuonare in ogni dove. Si era pensato anche di paralizzare reazioni e proteste di chi sosteneva il Mdb, agendo direttamente contro il Prof. Di Bella ed i suoi familiari: ci era giunta infatti notizia che qualcuno stava cercando di farci perseguire per "pubblicazione e diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l`ordine pubblico` e `abuso della credulità popolare" (artt. 656 e 661 c.p.). Sarebbe stato un boomerang micidiale. Venne quindi accantonata sia perché destinata a naufragare anche nelle mani di magistrati compiacenti, che per il timore della reazione popolare. D`altronde lo scritto rintracciato prevedeva antidoti per ogni evenienza, comprese le possibili reazioni di pazienti ed associazioni. Tanta acrimonia aveva basi concrete: dovunque andasse il Prof. Di Bella, accorreva una folla entusiasta e commossa che in lui vedeva il paladino dei malati e l`apostolo di un nuovo corso, teso a liberare la medicina dalla corrotta ignoranza del cinismo baronale e dall`avvilente asservimento all`industria del farmaco. E poi c`erano sconfortanti sondaggi. Come riferisce Bruno Vespa nel suo libro (`Luigi Di Bella: La mia vita, il mio metodo, la mia verità`, Mondadori editore):

"Tutti i sondaggi erano concordi nel rilevare che una percentuale variabile tra l`ottantacinque ed il novantacinque per cento degli italiani, se si fosse ammalata di tumore, avrebbe voluto curarsi col metodo Di Bella. E anche nella cosiddetta medicina ufficiale il numero dei diffidenti non superava i due terzi".

Caspita! Pure un terzo dei medici pubblici e di base minacciava di tradire: l`esercito di medici impiegatizzati, di professionisti umiliati, di portaborse obbligati, dei `senza santi` esclusi dalle cattedre e dai primariati, degli stacanovisti del camice costretti dalla loro coscienza a compensare l`inettitudine e le abitudini da eterni vacanzieri di tanti baroni di corsia o d`ateneo, avrebbe potuto ribellarsi e scendere in campo! In un paese dove la gente deve pensare e giudicare secondo le direttive di schieramento politico, questa minacciosa rivendicazione di autonomia di pensiero era irriverente e sovversiva. Per tacere del fatto che, siccome `pecunia non olet`, muove ogni ingranaggio, e possono darla solo coloro che ce l`hanno, è consentito ipotizzare che siano stati opportunamente rabboniti ambienti politici prima non disponibili a cooperare. La sperimentazione deve essere costata proprio tanto. Ma non per i farmaci, e nemmeno per le laute remunerazioni d`opera: robetta che fa scappar da ridere, se pensiamo che un mese di chemio in qualsiasi grosso centro oncologico costa alla collettività il doppio e che la spesa sanitaria per le terapie farmacologiche del cancro supera il fatturato del più grosso gruppo industriale del paese. `L`emergenza` deve aver costretto chi si era aggiudicato il monopolio di suzione dalle inesauribili mammelle delle multinazionali del farmaco, a rinunciare a qualche poppata, concedendola ad altri prima esclusi.

Abbiamo detto che alcune `orme` troppo evidenti sono state lasciate. Nel documento citato, con una scrupolosità ed esattezza da far invidia al manuale d`uso di un`apparecchiatura di origine tedesca, si delinea già tutto il quadro della conclusione. Si dice infatti quali dovranno essere le notizie `sintetiche` che si allegheranno all`annuncio dell`esito fallimentare della sperimentazione, come queste notizie dovranno essere date e quali sottolineature è opportuno effettuare. E siccome voci di palazzo segnalavano che qualcuno era sinceramente interessato da certi risultati constatati, non manca la previsione di inviti da rivolgere agli oncologi che avevano condotto la prova a non contraddire i teoremi costruiti, non farsi sfuggire alcun possibilismo, pena la credibilità del responso da parte della opinione pubblica.
Bisogna fare piazza pulita di Di Bella ed evitare che rientri dalla finestra quello che è uscito dalla porta. Infatti, se il MDB riuscisse a sopravvivere, pur degradato e ridimensionato a terapia per casi terminali, cura compassionevole, terapia palliativa, sarebbe inevitabile che l`evidenza dei risultati indurrebbe tanti medici e tanti familiari di malati a farsi una domanda: se la cura Mdb allunga e migliora la vita in casi estremi, cosa farebbe se usata in tempo utile? Anche qualora questa domanda non sorgesse, rimarrebbe il fatto che il MDB sopravviverebbe e per giunta nell`ambito della sanità pubblica. Come avevano fatto gli antichi Romani alla conclusione della terza guerra punica, si voleva spargere il sale sulle rovine di Cartagine.
Da qui nasce un disegno paradossale, che la superficialità comune e la malafede sono riusciti a far provvisoriamente realizzare. Pur essendo la sperimentazione di fase II, e dovendosi quindi considerare fuori discussione l`assenza di tossicità, si punta a dichiarare il contrario, sulla fiducia che pubblico e giornalisti non coglieranno questa contraddizione insanabile.
Non può quindi respingersi il sospetto - se vogliamo chiamarlo semplicemente sospetto - che l`invereconda preparazione dei galenici risponda non solo a colpevole negligenza, ma a preciso e finalizzato dolo. Molto chiarisce, e conferma, questo passo, tratto dal documento:

"Nel caso di risultati negativi una possibile presentazione della Mdb potrà essere la seguente: `un trattamento inattivo nelle forme tumorali studiate al quale è associata una tossicità di grado importante/non lieve`. La valutazione del livello di tossicità osservato è importante se si vuole evitare che la Mdb venga riproposta come una terapia palliativa, di una terapia cioè che pur non essendo biologicamente attiva può essere di supporto/conforto ai pazienti trattati".

Avete letto bene.
A distanza di sei anni dalle denunce e dalle contestazioni fatte, l`unica reazione è stata quella di fare spallucce, come se non si abbassasse a smentire. NESSUNO si è azzardato a contestare affermazioni e contestazioni. E allora siamo autorizzati a pensare che l`unica spiegazione sia la paura, mettendo in piazza la verità, di perdere poltrona, sedere e, se un po` di giustizia è rimasta, la libertà personale.
Un prova indiretta è un articolo comparso a sperimentazione appena iniziata, nella quale l`associazione medica che si occupa della terapia del dolore si scagliava contro il Mdb, colpevole di far soffrire i pazienti suggestionandoli con l`argomentazione che gli analgesici inficiano l`efficacia della terapia!! Assurdità che non meriterebbe commento, sia perché anche un analfabeta sa che, forzatamente, morfinoidi e forti analgesici a dosi massicce sono alla lunga letali, sia perché nessuno ha mai posto i malati di fronte alla disumana alternativa: o ti tieni il dolore o muori! La verità è che in molti casi il Mdb consente di fare a meno gradualmente degli antidolorifici. Citiamo questa circostanza in quanto riprova di una complessa e coordinata macchina da guerra. Fondata sulla mistificazione e la diffusione di falsità.
Ma oltre al timore di non essere creduti dalla gente, c`era quello di contestazioni puntuali da parte dei pazienti. Si sapeva che i pazienti in Mdb `privatamente` erano decine di migliaia, come lo sono oggi: e che, purtroppo, non si potevano certo ammazzare o imbavagliare. L`unica era puntare sulla potenza della comunicazione ed il carisma di qualche beniamino del pubblico. Si può tutto nascondere e raccontar di tutto se si ha in pugno l`informazione: in parte perché compromessa con il sistema, in parte perché educata alla superficialità ed a prendere tutto per oro colato. Di qui il progetto, poi accantonato per motivi che non ci sono noti, di affidare a Piero Angela il compito di convincere la gente che si era trattato di una grande illusione.

Ma torniamo alla `prova generale` del 28 luglio 1998, non casuale, nonostante all`inizio (esistono autorevoli dichiarazioni videoregistrate a proposito) si fosse detto che sarebbe occorso almeno un anno per avere i primi risultati. L`anteprima estivo aveva infatti due precise finalità:
1) di `assaggio` delle reazioni del pubblico e del `clan Di Bella`
2) di preparazione al finale programmato, ammorbidendo la fiducia della gente in Luigi Di Bella e cominciando a eroderla con gradualità.
Insomma, lo shock poteva essere controproducente. La `soluzione finale` in due fasi poteva invece funzionare meglio, complice la volubilità, dato che l`unica cosa che sembra essere costante nell`umanità è la sua incostanza.
E` quindi arrivato il momento di riportare ampi stralci del documento, che pur essendo citati non in successione stretta, possono essere compiutamente interpretati dal lettore alla luce di quanto anticipato in questo capitolo. Provvediamo ad evidenziare i punti più eloquenti della pur frammentaria esposizione.

"Per i protocolli che studiano tali tipi di pazienti vi è un problema di non plausibilità scientifica negli obiettivi (non ha molte giustificazioni scientifiche pretendere di volere esaminare l`attività biologica di un qualsiasi trattamento in pazienti così compromessi).
Occorre sottolineare che l`esigenza di tali studi derivava anche dai numerosi decreti pretoriali e dalla istanze di associazioni dei consumatori che assumevano, come presupposto per il trattamento, un qualche beneficio per i pazienti terminali.
Come è già avvenuto nei commenti allo studio della Lombardia, può esserne forzata l`interpretazione in termini di casi positivi. In accordo ai criteri OMS, questi casi non possono rientrare tra i dati da considerare come indicativi di attività, ma pongono comunque un problema di comprensibilità da parte di un pubblico non specialistico (una malattia stabile è quantomeno un episodio non negativo). Occorre esplicitare molto chiaramente come devono essere `letti` i risultati di mancata progressione, in accordo con l`orientamento scientifico internazionale.
Questo aspetto è particolarmente importante tenendo presente l`inevitabile sentimento di frustrazione che la comunicazione di risultati negativi potrà produrre. Tale problema non è risolvibile con strumenti usuali ma occorrerà pianificare una vera campagna informativa eventualmente ricorrendo a personaggi di grande capacità comunicativa.
La comunicazione ai malati della sperimentazione dovrebbe avvenire prima della comunicazione ufficiale dei risultati, personalmente a ogni malato da parte dei medici che li hanno seguiti. Bisogna assolutamente evitare che si costruisca l`immagine del malato che scopre dalla televisione che i risultati sono negativi.
La comunicazione al Paese attraverso i media dovrà essere semplice, precisa e senza smentite. Non ci deve essere spazio per cambiamenti di rotta, revisioni, retromarce. A tal fine si ritiene necessario predisporre dei testi scritti e decidere chi, e in quale sequenza, dovrà intervenire alla conferenza stampa.
Sulla base di tutto ciò sembra opportuno far pervenire a Luigi Di Bella, poco prima della comunicazione ufficiale dei risultati, una sintesi dei protocolli conclusi a dimostrazione che le attività sperimentali non temono smentite e si sono svolte senza pregiudizi, in uno stretto ambito scientifico. Luigi Di Bella ha acquisito presso l`opinione pubblica l`immagine di uno studioso onesto ed estraneo rispetto al sistema ricerca ma proprio per questo potenzialmente geniale. In ogni caso Luigi Di Bella non è un nemico da sconfiggere bensì un ricercatore da confutare rispetto ad una tesi (la Mdb guarisce il cancro), che in quanto non sostenuta da esperienze osservabili e replicabili, diventa portatrice di false speranze e dunque potenzialmente dirompente per un sistema sanitario pubblico.
Ovviamente sono da attendersi, come finora è regolarmente avvenuto, le reazioni scomposte e bugiarde dell`entourage Di Bella. Tra queste reazioni, le più prevedibili sono: la disonestà dei comportamenti, la non applicazione della `vera terapia` che solo Di Bella al mondo può somministrare, la selezione di pazienti troppo compromessi e la non inclusione, invece, di pazienti idonei a dimostrare l`efficacia della Mdb.
Accanto a ciò è prevedibile che vengano nuovamente proposte dal gruppo Di Bella casistiche di presunte `guarigioni`. In generale, per tutti questi aspetti occorre prevedere e concordare modalità informative precise per rispondere, adeguatamente ed in ogni sede possibile, alle argomentazioni del gruppo Di Bella.
La presentazione vera e propria dei risultati dovrà essere affidata a una rosa di nomi ristretta e qualificata. E` importante che qualcuno che conosce bene l`architettura degli studi abbia l`opportunità di far capire che non era né improvvisato né pasticciato. Si potrà produrre anche una lista delle domande più prevedibili ed organizzare le risposte.
Per la sua capacità di tradurre il linguaggio scientifico e per il grande seguito di popolarità e attendibilità di cui dispone, una figura come quella di Piero Angela può svolgere un ruolo chiave nella gestione di questi primi risultati della sperimentazione. Nel caso i responsabili politici fossero d`accordo ed Angela fosse disponibile occorrerà prevedere una riunione operativa.
Bisogna individuare una rosa di nomi intervistabili anche nei giorni immediatamente successivi alla comunicazione dei risultati e proporre interviste di appoggio per i giornali importanti (Repubblica, Corriere). Per la televisione si può cercare di concordare uno speciale, per esempio con il TG 2.
Tutto il materiale che si intende distribuire alla conferenza stampa va preparato con anticipo: tabelle e grafici e brevi testi interpretativi dei risultati scientifici che riguardano la mortalità, la tossicità, la dimostrazione della mancata attività della MDB. Ci si può anche concentrare sui punti che finora hanno sofferto di cattiva informazione: l`organizzazione della sperimentazione, i controlli fatti, i confronti con gli altri paesi, l`atteggiamento della comunità scientifica internazionale. E anche su quelli che si presentano come problematici, per esempio il discorso dei casi di malattia stabile. Sarà bene presentare anche uno specchietto dei protocolli in chiusura, con una `lettura` delle loro caratteristiche.
Assumendo che da questi risultati sia possibile definire, per i tipi di tumore studiati, la MDB come un trattamento inattivo non esente da tossicità, occorre valutare quali siano i possibili effetti di interventi tesi a interrompere la prescrivibilità del trattamento. Tale valutazione deve tenere presente che nella maggior parte dei casi i pazienti in trattamento con la MDB non hanno valide alternative terapeutiche od assistenziali. Per tali soggetti l`interruzione della MDB rappresenta dunque un evento drammaticamente traumatico..; D`altra parte è difficile prevedere la portata di una protesta da parte di pazienti ai quali, nella maggior parte dei casi, non viene offerta alcuna alternativa.
Per ciascuna di queste soluzioni si possono individuare elementi di favore ed elementi contrari. Proprio per questo è assolutamente fondamentale decidere una linea rapidamente e concordare di conseguenza le strategie.
Alcun elementi che potrebbero comunque contribuire ad attenuare un eventuale clima di protesta sono: a) una revisione da parte delle aziende produttrici del prezzo di vendita dei prodotti allineandoli all`attuale prezzo politico. Naturalmente tale operazione dovrebbe comunque non essere collegata alla presentazione dei risultati. b) Il coinvolgimento di strutture assistenziali nella offerta di informazione e gestione di questi malati".


Quanta preoccupazione! Quanti timori! Quante precauzioni! Quanta previsionalità! Quando non si ha nulla da nascondere, tutte queste cautele non solo non si prendono, ma non si pensano neppure. La fretta fa scappare anche affermazioni incredibili: tra le tante sottolineiamo quella sui pazienti arruolati, che, come sopra riportato "non hanno valide alternative terapeutiche od assistenziali" Prendiamone nota, quando qualcuno dirà che solo in parte non si trattava di malati in buone condizioni! Come recita un noto motto latino, `excusatio non petita, accusatio manifesta`. Zelanti: ecco l`aggettivo che sale alle labbra leggendo certi minuziosi tasselli. Potranno a questo punto trovare spiegazione e giustificazione piena tante nostre `insinuazioni` e indignazioni: non c`è una riga, una parola, una sillaba alterata, forzata, indebitamente accostata. Tutto davanti agli occhi. Una lezione, una grande lezione per chi vive la vita `a rimorchio` ed un incitamento agli onesti ed a coloro che credono nel giusto e nel buono perché filtrino sempre i messaggi da `Grande Fratello` (quello di Orwell, vogliamo dire: leggetelo, leggetelo, se non lo avete fatto ancora. In un certo senso, parla anche quello della vicenda Di Bella...).

Curiose, impacciate e quasi farsesche certe scene che accompagnarono la comunicazione del 13 novembre 1998. La data era stata tenuta accuratamente segreta. Probabilmente ad evitare la possibilità di organizzate reazioni. Fino al giorno prima non era stata diramata ufficialmente la notizia della comunicazione dei risultati. Ancora timori?
La sala della conferenza, che avrebbe dovuto ospitare giornalisti e responsabili della sperimentazione, vide molti altri personaggi non ricompresi in alcuna delle due categorie. Una specie di claque arruolata per tempo e che si distinse in gesticolamenti di disapprovazione e indignazione, oltre che di vocii minacciosi. Si fece sfoggio di grafici e lucidi dove campeggiavano risultati talmente deludenti da togliere a chiunque il coraggio di replicare: a chiunque, vogliamo dire, non avesse voglia di rendersi conto di come le cose stessero effettivamente. Le `risposte parziali` (cioè l`avvenuto superamento del fatidico 50% di diminuzione della crescita) erano state solo tre e di scarsa entità i casi `stabili`. La tossicità rilevata pari al 10,3% dei pazienti....ma presentata con `torte` grafiche dalle quali sembrava che fosse endemica: per giunta, a parte la faccenduola dell`acetone e della somatostatina `sparata` intramuscolo in pochi secondi, si trattava di vomito, nausea e diarrea, sintomi certo indesiderabili, ma distanti anni luce dall`allucinata prostrazione e dei danni cardiocircolatori, epatici, cerebrali e renali dei cicli di chemioterapia. Ma la vera notizia fu che NON ERA DISPONIBILE e, quindi, non fu consegnato agli esponenti della stampa, il TESTO DETTAGLIATO dei risultati, ma solo un SUNTO SCHEMATICO. La circostanza fu rilevata da V. Brancatisano, che era presente, e, pur guardato in cagnesco, non si fece intimorire ma, come si suol dire, `piantò la grana`: come mai si era convocata una conferenza stampa, si era proclamato, tra le lacrime di coccodrillo di tanti che si dicevano `sinceramente dispiaciuti che questa speranza fosse svanita`, che il MDB aveva dato esiti fallimentari e poi si cercava di far digerire ai mass media un riassunto striminzito dove tutto poteva essere il contrario di tutto? Le risposte furono evasive e visibilmente imbarazzate, ed i responsabili della prova, nonostante i `buuu!` intonati dai presenti non-giornalisti e non-sperimentatori, dovettero dire che...sì, non era stato possibile esibire i documenti nel testo integrale. Forse qualcuno potrà dire che ogni paese ha i giornalisti che si merita (ed i sanitari che si merita), ma sarebbe ingeneroso e deviante. Non si può incolpare qualcuno se non è un eroe. Il coraggio, come la coerenza, è di pochi.
Per concludere, una scena particolare, che molto ci fece pensare. Il Prof. Stefano Iacobelli, responsabile del protocollo n. 7 (carcinomi del pancreas esocrini), che voleva comunicare un caso di risposta `obiettiva parziale` che molto lo aveva fatto riflettere, si trovò di fronte ad un microfono con le gambe, visto che, quando si apprestava a prenderlo in mano per comunicare le sue osservazioni, guarda caso serviva urgentissimamente ad una gentildonna, coadiutrice di alta autorità istituzionale. Nella trasmissione di `Porta a Porta` dell`anno successivo, lo stesso studioso, di fronte alle concitate domande di Bruno Vespa, alle quali diede risposte prudenti (chissà quante gliene hanno fatte passare!), quando gli venne chiesto brutalmente se, in caso di tumori al pancreas avrebbe adottato il MDB quale terapia di prima linea, sbottò in un: ``. Anche questo caso, immortalato in una videoregistrazione e seguito da milioni di italiani, non venne considerato dai mass media quale notizia da prima pagina.

Il sipario calò sulle tavole polverose del luogo della rappresentazione. Nel nostro paese, da allora, sono morti almeno un milione e mezzo di malati di cancro. Luigi Di Bella aveva bevuto l`ultima goccia dell`amara bevanda che chiunque voglia liberare l`umanità dal male e dall`ignoranza è costretto a bere. Meno di cinque anni dopo avrebbe chiuso gli occhi alla luce di questo mondo per riaprirli in un altro, dove non il male non trova ospitalità. Per questo non correrà il rischio di incontrare nuovamente chi lo ha dileggiato, ingiuriato, ingannato.


Con il senno di poi, più di un segno avrebbe dovuto far comprendere cosa stava montando. In questi anni, mille `se` ci hanno tormentati: anticamere di soluzioni che, in realtà, non esistevano. Invano, perché si doveva dare per scontato che, quando interessenze e interdipendenze di tale vastità ed entità legano ambienti multiformi, non è pensabile poter affermare una grande verità in tempi brevi. Non esisteva via praticabile per prevalere su un sistema sì già sconfitto, sì già condannato, ma ancora vitale e di inimmaginabili e sinergiche potenza e bassezza. Solo chi ha improntato la propria vita a ideali superiori ed ha seguito sempre la via dell`intransigenza morale, è indipendente perché non ricattabile, e può, aggregandosi, far valere la forza della verità: ma se non trova ed associa a sé propri simili, e rimane solo, è perduto. Viceversa, quando le leve del potere, siano esse del potere politico, del potere sanitario o di quello giudiziario sono in mani non immacolate, allora non saranno liberi i possessori di quelle mani come non libera la società sulla quale questi esplicano la loro influenza. Come nel triste mercato del sesso i lenoni stessi provvedono a brutalizzare per primi le giovani che parassiteranno, così si avvia per i gradini che salgono per la scala del potere sociale mentre scendono per quella della morale, solo chi si è già macchiato delle prime infamie. Un po` come nell`ambiente della malavita, nel quale chi è vergine di delitti rappresenta un possibile pericolo e viene posto davanti ad un terribile bivio: o accetta di `compromettersi` o viene eliminato. E` facile coinvolgere i lettori in un libro di trame oscure e delitti efferati, anche se parto della fantasia dello scrittore; difficile far sfogliare le pagine del libro della vita e convincere, nonostante l`evidenza, chi lo legge. Si presta più fede ai `gialli` inventati che a quelli reali. Ma, quando questo succede, un popolo non si accorge più d`essere stato reso schiavo. I ladri sono chiamati onesti, gli assassini benefattori, gli ignoranti colti e gli sciocchi geniali, mentre nello specchio invertente della società i migliori vengono descritti e puniti al posto dei peggiori.
Il discorso sarebbe troppo lungo, e se è facile sputar sentenze, difficile è invece decifrare e valutare i grandi eventi storici, quale è stato e quale sarà la vicenda che abbiamo vissuto e nella quale, con ruoli più o meno secondari, abbiamo avuto una parte.

Se potessimo, con gli occhi del corpo e quelli dello spirito, volare nello spazio silenzioso, potremmo renderci conto della piccolezza del nostro mondo e dell`insignificanza di contese, interessi, mistificazioni, titoli, potere, invidie, cattiverie. L`immensa sfera bruna e azzurra del nostro pianeta ci passerebbe roteando a lato, fuggendo nel buio, mossa ancora dall`immane impulso che ha avviato l`universo: sfera brulicante di formiche umane, che continuano a parlare contro od a favore di questo o di quello, litigano, tramano, ingannano, sognano, urlano, soffrono, mentono, ridono, piangono. Di fronte alla solennità dell`universo ed allo scintillìo degli astri, perderebbero significato anche tante lacrime e tanti gemiti e da tale altezza non si riuscirebbero a distinguere i fiori e le tremule fiammelle sulle tombe di chi non vive più. Ma ci giungerebbe ancora la calda brezza di quell`amore e di quello sguardo all`Infinito che nessuna sperimentazione riuscirà mai a soffocare e, forse, ci tornerebbero alla mente i freschi versi ingenui che una bambina inviò a Luigi Di Bella alcuni anni fa:

"Quando Lei non ci sarà più,
taglierò il Suo ricordo
in tante piccole stelle,
e il cielo sarà così bello
che tutti si innamoreranno della notte".






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