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Diario


30 giugno 2007

SPERIMENTATI SICOFANTI / 2


Il Prof. Luigi Di Bella nel suo studio


III - MA CHE TERAPIA E` STATA SPERIMENTATA? (Il mistero dei farmaci mancanti).

Altro capitolo da far sbarrare gli occhi e girare gli `spettatori` l`uno verso l`altro.
Le componenti fondamentali del Metodo Di Bella sono ormai note ai nostri frequentatori. I pazienti ne hanno ovviamente una conoscenza diretta e quindi più particolareggiata. Se i `pilastri concettuali` del Metodo, sono quattro,

- Soluzione di retinoidi
- Somatostatina (od Octreotide)
- Melatonina
- Bromocriptina

a questi sono sempre aggiunti

- Vitamina D3
- Ciclofosfamide (o idrossiurea)
- Acido ascorbico (vit. C)

e, nella maggior parte dei casi, anche Acth, Cabergolina (in sostituzione o aggiunta alla Bromocriptina), Calcio e numerosi altri principi attivi (cfr. anche le discussioni `Particolarità sul Metodo Di Bella` e, con ben altra autorevole completezza, il secondo sito ufficiale, quello medico-scientifico www.metododibella.org).
Non si tratta di una novità, in quanto l`elenco dei farmaci, anche con particolarità ulteriori, fu reiteratamente riportato dalla stampa.

Complessivamente un minimo di 7-8 principi fondamentali, come si vede.
Il  14 gennaio 1998 il Prof. Luigi Di Bella illustrò alla commissione oncologica riunita a Roma princìpi, ragioni e risvolti clinici del suo Metodo e passò in rassegna i farmaci che ne sono una estrinsecazione, soffermandosi sulle rispettive specifiche finalità. Esiste registrazione del suo discorso, rivolto a personaggi che, si dava per scontato, dovevano essere considerati `addetti ai lavori`. L`atteggiamento dei destinatari della sua illustrazione fu inizialmente di sufficienza, di impazienza, di ironica insofferenza, che però, con il passare dei minuti, cambiò. Insomma, da espressioni del viso che sembravano dire `che se deve fà pe` campà!`, si passò ad altre: qualcuno si fece serio ed ascoltò con crescente interesse e partecipazione; molti altri si fecero seri in quanto annusavano, senza poterla comprendere, una preparazione culturale imponente,  pericolosa per la propria credibilità. Umberto Veronesi parlò alla stampa di `questo nostro collega professore che è venuto ad illustrarci i principi della sua terapia`, lo definì uno `scienziato molto preparato` (bontà sua) e concluse dicendo che, se tutti i principi attivi recepiti nel MDB avevano dimostrato, singolarmente presi, una `attività antitumorale, sia pure modesta`, la sperimentazione avrebbe rivelato se il loro insieme aveva un`efficacia adeguata. Qualcun altro si avvicinò, emozionato da quanto aveva sentito, che  confermava dubbi personali sulle terapie usuali, e mormorò che con queste, sui tumori che trattava più frequentemente, vedeva sì qualche volta cenni apparenti di miglioramento, ma "alla fine mi muoiono tutti". L`idea di condurre una prova in parallelo a casi trattati tradizionalmente fu affacciata, ma immediatamente e recisamente respinta. L`importante era comunque disinnescare questa mina ad alto potenziale. Meglio sorridere a denti stretti fino a quando la trappola non fosse scattata, cercare di nascondere rabbia e terrore ed ostentare rudimenti di amabilità, a dire il vero mal recitati. Fu anche per attuare una blandizie che nacque la denominazione del MDB, chiamato dagli oncologi prima `Multitrattamento Di Bella`, poi `Multiterapia Di Bella`, adottata ufficialmente; dagli avversari del MDB, non dallo scienziato, al quale questa denominazione stava cordialmente sullo stomaco per la sua evidente stoltezza: per cui continuò ad usare la definizione di Metodo, considerando quel prefisso `multi-` il sintomo più evidente della pochezza intellettuale e culturale dei suoi detrattori.
In seguito fu detto allo scienziato (non c`è rischio di equivoci per Chi vogliamo indicare) che la sua cura era `poco protocollabile` (avevano compreso tutto...). In una riunione successiva del 22/1, a Bologna, sulla quale molto ci sarebbe e ci sarà da dire, lo scienziato, resosi conto della prevalente latitanza dei presupposti perché i suoi orientamenti fossero applicati, cercò di `protocollarizzare` al massimo le formulazioni da applicare patologia per patologia. Riteniamo più opportuno saltare qualche passaggio di questa fase, già esaminata e `indovinata` dagli ispettori inviati dal magistrato torinese. Aiutati dal caso, e forse non da questo soltanto, abbiamo potuto avere riscontro di quanto `indovinato`, che preferiamo esporre in futuro, in altra forma ed in altra sede. Sia come sia, il Prof. Luigi Di Bella vergò di pugno una `prescrizione tipo`, della quale possediamo copia autentica e che è stata repertoriata tra la documentazione ministeriale, (probabilmente per una provvidenziale distrazione), comprendente TUTTI i farmaci della "tetralogia"` e TUTTI gli altri fondamentali, con minuziose indicazioni sui dosaggi, le modalità di somministrazione e l`uso di certi farmaci, al posto di altri, in specifiche patologie tumorali.
Non trova spiegazioni la clamorosa distanza tra questo documento ufficiale e i `protocolli`: forse che l`ideatore della terapia, preso da un accesso di autolesionismo, faceva opera di sabotaggio di modo che si mettesse alla gogna il frutto del lavoro di una vita....?
E` un punto importante. In sostanza, chi avrebbe dovuto eseguire i protocolli:

1) Aveva avuto modo di vedere più volte, negli anni precedenti, prescrizioni del Prof. Di Bella, come dimostrato da diversi documenti. Per giunta, in una delibera del 1997 della Commissione Oncologica, la critica al Mdb poggia sulla disamina di prescrizioni del suo ideatore, che risultano ben più complete dei protocolli applicati. In ogni caso, siccome esponenti istituzionali, retribuiti con i soldi del cittadino, devono sapere ciò che affermano e devono aver esaminato ed approfondito ciò che criticano, siamo autorizzati a ritenere costoro perfettamente al corrente della `ratio` e delle particolarità del Metodo. Forse qualcuno insinua che criticavano quello che non conoscevano? In tal caso, la collettività avrebbe ragione di considerarli sia professionalmente inadeguati al ruolo rivestito, che una minaccia per la salute pubblica.
2) Doveva conoscere la più che esauriente letteratura scientifica sull`azione antitumorale diretta o indiretta, marginale o consistente, di tutte le componenti MDB.
3) Aveva assistito alla lunga esposizione dello scienziato fatta a loro beneficio.
4) Disponeva del mezzo principe costituito da una prescrizione autografa e firmata: altrimenti questa che scopo avrebbe mai potuto avere?
5) In caso di dubbi avrebbe potuto e dovuto contattare direttamente o indirettamente l`ideatore della terapia (che non ricevette mai una telefonata o una lettera).

Nonostante questo ci furono gravi....fraintendimenti. La terapia tipo fu, NEL MIGLIORE DEI CASI, costituita dalla `tetralogia`, ma spesso da tre farmaci. Può quindi ben dirsi che, prescindendo da altre considerazioni negative, NON fu somministrato il MDB, ma qualcosa che aveva una parziale assonanza con questo; assonanza ulteriormente sfumata da ulteriori gravissime alterazioni a carico della qualità e delle modalità di somministrazione dei farmaci, come vedremo. Una silhouette in poche parole, non un ritratto. PERCHE`? Teniamo conto che i 386 della sperimentazione non erano `numeri`, non erano cavie, o topini bianchi dagli occhi rossicci, ma esseri umani che soffrivano insieme alle loro famiglie e già vedevano il balenìo della falce della morte. Il fatto che dovessero considerarsi `spacciati` non giustifica, ma anzi aggrava il comportamento, in quanto persone già colpite dalla disgrazia e meritevoli di particolari attenzioni.
 Non si tratta di cosa da poco e persino in quest`epoca così sciagurata, nella quale si è stati accuratamente disabituati a ragionare con la propria testa e spogliati del senso morale, chiunque avverte l`indicibile gravità di queste azioni.
Quanto affermato non è una nostra insinuazione né un`asserzione polemica. Infatti:

- E` vero o è falso che esisteva ed esiste la possibilità di accertare senza dubbi e senza difficoltà in che cosa consista il Metodo Di Bella e quali farmaci siano sempre prescritti?
- E` vero o è falso che i farmaci somministrati erano, nel migliore dei casi, la META` di quelli sempre prescritti dal Prof. Di Bella o da medici che prescrivevano il MDB?
- E` vero o è falso che, di fronte ad una terapia della quale si diceva non fosse certa l`efficacia o l`inefficacia (altrimenti non si sarebbe proceduto alla sperimentazione), una applicazione incompleta avrebbe potuto incidere sulla vita, o sulla durata della vita, o sulla sintomatologia dolorosa degli arruolati?

I riscontri furono numerosi ed espressi formalmente. Molti pazienti e/o loro parenti protestarono, informarono le associazioni, scrissero ai giornali, oltre che allo scienziato, lettere che sono ancora disponibili. Questi, dopo pochi giorni dall`inizio della sperimentazione, resosi conto che le pur tenui aspettative di spirito collaborativo erano infondate ed auguste assicurazioni ricevute largamente disattese, dichiarò che prendeva le distanze dalla cosa e non ne voleva sapere più nulla, manifestando così formalmente ed ufficialmente il suo disgusto, la sua indignazione ed il suo dissenso totale.
Ovviamente, a parte un`alzata di spalle, il disconoscimento dell`ideatore della terapia, che in un paese normale avrebbe dovuto sospendere la prova, in attesa di chiarimenti e nuovi concordamenti, non cambiò nulla. Ci mancava altro! Si era tanto trepidato per condurre quell`omino terribile, tra sorrisi sforzati e qualche caffè offerto, sulla buca dissimulata da frasche! Il tragitto del programmato corteo funebre del MDB non si doveva spostare di un millimetro. Si trattava di un funerale per anni ed anni tanto rabbiosamente sognato, che sfuggì la florida salute del candidato de cuius, che raccoglieva sempre maggiori conferme scientifiche, adesioni e testimonianze, ma che si voleva seppellire vivo. Oggi il coro degli stonati, che urlano per non far sentire i colpi di piccone che risuonano all`interno del sarcofago, è sempre più sfiatato. Ma allora c`era il pericolo che lo sventolante, ricco stendardo di misteriosi personaggi in alte sfere, mancando il funerale, venisse bruscamente ammainato dall`interruzione di certe manifestazioni di appoggio e simpatia che giungevano da lontano. C`era da rimanere non solo senza poltrona, ma senza la parte indispensabile a sedervici sopra. Chissà se negli inquieti sonni di quel periodo, qualcuno ha rivisto ed elaborato qualche scena della saga del Padrino:

 "Allora, chi mi diciti picciotti? Procede tutto bene, ah? No? ..comu..non riuscite a femmare quel fitusu? Vaaaa che brutta cosa! E va bè, non preoccupativi. Si sa, errare humanum...;chi ci vuliti fare..mio nonno buonanima diceva `se non rinisciti a fare quacche cosa, riposatevi`! Voi picciotti siete stanchi, siete stanchi, avete bisogno di riposare. Mi capisti? I miei amici ora preparano la merendina e vi fanno fare una bella gita in campagna, così vi pigghiati `na boccata d`aria e vi riposate tanto, tanto, tanto.  Baciamo le mani picciutteddi".
 
In realtà, da nord-ovest era sopraggiunto un banco di nebbia ad offuscare l`aura di euforia seguita all`inizio della sperimentazione. Dopo gongolanti settimane di brindisi festosi e convulsi sfregamenti di mani, un incubo riprese a turbare autorevoli sonni. Non erano partite solo lettere di protesta e di testimonianza. A meno di due mesi dall`inizio della sperimentazione, notizie di stampa informarono che Raffaele Guariniello stava indagando su numerose stranezze segnalategli.
Il Prof. Di Bella andò a Torino, convocato dal magistrato, che successivamente gli inviò propri ispettori. Chi vi scrive era presente quando questi, giunti a Modena, esibirono documenti relativi ai famosi `protocolli`, osservando fra l`altro che la firma del Prof. Di Bella aveva una caratteristica singolare: era apposta sempre alla medesima distanza dalla fine di ogni foglio e presentava un`inclinazione costante. Sembrava, dissero, la tipica firma apposta quando occorre vistare documenti voluminosi: in tal caso, i singoli fogli sono presentati sovrapposti, e sfalsati di pochi centimetri per agevolare ed accelerare il compito di chi deve firmare. Così dissero. Gli ispettori si fecero raccontare come si fosse svolta la riunione di Bologna del 22/1 ed appresero, ma se ne erano già accorti, che lo scienziato, grazie alle `gentili` attenzioni anonime manifestategli due anni prima con un colpo in testa, aveva perduto parzialmente l`udito e cominciava anche ad accusare seri problemi di vista.
Le contestazioni riportate da articoli di stampa riguardavano la difforme applicazione dei protocolli, dedotta da numerose risultanze e denunce. Con avvisi di garanzia che fischiavano nell`aria come proiettili calibro nove, i soliti noti chiesero al Prof. Di Bella di recarsi a Roma per un accomodamento. Lo scienziato rispose laconicamente che consultando l`anagrafe avrebbero potuto individuare il suo domicilio; gli proposero Bologna, o la sede del Comune di Modena, ma la risposta fu sempre la stessa: il suo studio era a Modena, via Marianini, numero civico quarantacinque.
Fu così che il pomeriggio del 5 maggio 1998, mentre i due ispettori del Dr. Guariniello con l`aria più innocente di questo mondo si fumavano una sigaretta sugli scalini dell`edificio antistante, al povero cancelletto di via Marianini toccò girare sui cardini e far passare alcuni dei responsabili della sperimentazione, compreso il Prof. Veronesi e la titolare del dicastero della sanità. Ricordiamo nitidamente la scena: polizia e carabinieri per la strada, lampeggiare di flash, operatori Tv gravati dal fardello delle telecamere, giornalisti che rischiavano di infilzarsi sulle punte di ferro del recinto del laboratorio, gente affacciata. Pensammo, a proposito degli inquilini del condominio confinante, che per ironia della sorte avevano quasi ignorato per anni un uomo che i loro nipoti troveranno sui libri di scuola, mentre ora stavano con gli occhi sbarrati a veder sfilare tante evanescenti celebrità. Assistettero comunque alle prove generali di una vera e propria Canossa post litteram. Quella ufficiale segue.
Il Prof. Veronesi, sorridente e signorile, salì le scale che portano al primo piano, ed annunciò la decisione di recedere dal proprio protocollo, dicendo che aveva pochi arruolati. Forse malignamente, pensammo che non volesse `inquinarsi` con la sperimentazione. I visi erano tirati, i sorrisi, più che sorrisi sforzati, smorfie desolate. Le ragioni accampate per giustificare la mancata somministrazione di farmaci furono di una stranezza assoluta. Percepimmo una loro primaria pulsione: quella di redigere un comunicato stampa dove si dicesse, in sostanza, che tutto era stato chiarito, l`equivoco fugato e, insomma, "volemose tanto bene" o se preferite lo "dobbiamo stare vicini-vicini" degli animaletti di Striscia la notizia.
Uno degli errori del passato che non riusciamo a perdonarci, è stato quello di starcene in disparte. Cosa buona tra persone per bene, pericolosa ed errata vivendo nella promiscuità morale ed intellettuale di questo mondo. Succede spesso che educazione ed umiltà siano scambiate per mancanza di carattere dalle persone più volgari e ignoranti: che di questo grossolano fraintendimento credono poter approfittare per prendersi libertà di ogni genere e perseguire finalità  più o meno inconfessabili. In quell`occasione non commettemmo il solito errore: rifiutammo consigli, rettificammo una minuta dai toni troppo concilianti ed anche ai giornalisti presenti dichiarammo che le posizioni rimanevano `molto distanti`. La titolare del Dicastero aveva chiesto insistentemente allo scienziato di uscire tra i cronisti a braccetto con lui: così avvenne, anche se il Prof. Di Bella non aveva un`espressione particolarmente raggiante.
Non che sia cambiato nulla, ma almeno, `storicamente`, non si rimprovererà l`incoerenza alla famiglia Di Bella.

La `correzione` integrativa dei protocolli non riguardava tutte le componenti del MDB, ma solo quelle che, pur apparse nei magri protocolli, non erano state somministrate. Fu attuata? Non crediamo proprio. Comunque, nei casi episodici in cui lo fu, questo avvenne con molto comodo. Ma a questo punto richiamo i pazienti lettori ad un`osservazione, che probabilmente ai più non sarà sfuggita: ci rendiamo conto che si è tenuta per buona una sperimentazione quando gli stessi conduttori hanno formalmente ammesso che per i primi due mesi la terapia applicata era stata incompleta? Vi risulta che ci sia stata una distinzione tra pazienti prima e pazienti dopo la supposta integrazione? E questa, per tacer d`altro, sarebbe una prova condotta con scientificità? E tuttora invocata per negare ai cittadini il diritto di curarsi come stracaspita hanno deciso?

                IV- ACETONE E AMENITA` VARIE.
Chi da tempo ci segue ha letto spesso come sia indispensabile, per una utile fruizione del MDB, assumere galenici ben preparati. Le fasi di preparazione, sia della soluzione di retinoidi, che della melatonina coniugata, debbono essere seguite con precisione e perizia e i principi attivi necessitano della più assoluta purezza. La soluzione di retinoidi, in particolare, richiede un rispetto religioso delle modalità stabilite, che prevedono tempi di lavorazione, temperature, condizioni di luce/buio la cui mancata osservazione può rendere il preparato non solo inattivo, o parzialmente attivo, ma causa di inconvenienti e disturbi. Axeroftolo, acido trans-retinoico e betacarotene devono essere nella proporzione fissata, che non è cervellotica, ma il risultato di studi profondi e di un`esperienza trentennale.
- Ogni 1.000 gr. di tocoferile acetato (vit. E) devono essere presenti 0,5 gr. di axeroftolo palmitato, 0,5 gr. di acido trans-retinoico, 2 gr. di betacarotene;
- Ogni dose della soluzione deve essere uniforme, cioè contenere la stessa identica proporzione descritta;
- La soluzione si definisce così (non `sciroppo` come la chiamano non solo tanti pazienti, ma anche farmacisti!) perché le tre vitamine del gruppo A sono disciolte, solubilizzate compiutamente in vit. E grazie a due tipi di solvente: l`acetone o l`alcool etilico. Quest`ultimo viene preferito, in quanto tracce residue, purchè minime, non inficiano l`azione farmacologica né comportano problemi di una qualche rilevanza, mentre l`acetone deve essere eliminato totalmente in corrente d`azoto.
- Residui di acetone comportano: tossicità di grado proporzionale all`entità della cattiva lavorazione (e, quindi, dei residui presenti), annullamento dell`azione terapeutica e addirittura attività cancerogena.

Bene lo sanno tanti pazienti male indirizzati dal medico curante, o poco attenti alle sue indicazioni, che acquistano i galenici dall`incosciente o disonesto farmacista di zona (che magari, come realmente successo, mescola i componenti col mestolo), e di conseguenza accusano nausea o diarrea: sintomi che spariscono passando a galenici di buona qualità. E` una delle variabili più insidiose cui va incontro chi desidera praticare il MDB.
Tra le intese e le indicazioni fornite prima dell`inizio della sperimentazione figurano precise modalità, ampiamente documentate e visionabili nella documentazione ministeriale a suo tempo assemblata, relative: alla scelta di ben individuati produttori chimici, alle fasi di lavorazione, all`eliminazione del solvente, alla conservazione del galenico. Figura in particolare la tassativa condizione della totale eliminazione dell`acetone, con la minuziosa descrizione del sistema da adottare. Incaricato della preparazione di soluzione di retinoidi e melatonina coniugata fu l`Istituto Farmaceutico Militare di Firenze, dotato di tecnici ed attrezzature che non avrebbero dovuto sollevare dubbi. Per maggiore sicurezza, fu indicato espressamente dal Prof. Di Bella, quale referente e consulente, il farmacista e chimico Dr. Vigildo Ferrari di Bologna, la cui farmacia è sempre stata sempre considerata dallo scienziato quella in grado di preparare i migliori, più puri e più efficaci galenici in assoluto.

Ben presto, iniziata la sperimentazione, si seppe che le cose non andavano per il verso giusto. Molti pazienti accusavano disturbi tipici della cattiva preparazione. Indagini e testimonianze ci informarono direttamente, o tramite le associazioni, che:

= Flaconi di retinoidi, una volta aperti, emanavano un odore acre, tipico dell`acetone, mentre altri un lezzo che alcuni pazienti descrissero quale `puzza di fogna`. Alcuni flaconi, consegnati non solo alle associazioni, ma anche allo studio del Prof. Di Bella (ci sono ancora), confermarono in pieno le segnalazioni. Lo stesso dicasi per la melatonina, visto che, come dichiarò lo scienziato e come si legge in un `verbale di audizione` redatto il 22 luglio 1998 da Carabinieri della Regione Emilia Romagna, `le pastiglie consegnate presentano una anomala punteggiatura sulla superficie ed una resistenza all`acqua, rivelatrice di una erronea procedura di preparazione. Infatti le pastiglie di Melatonina, correttamente preparate, dovrebbero sciogliersi in acqua in pochi minuti`.

= La preparazione, anziché limpida ed uniforme, era opaca e spesso presentava lineature, indice di mancata uniformità, che evidenziava, a causa delle peculiarità fisico-chimiche, la suddivisione delle componenti in strati. Con la conseguenza che un paziente poteva assumere ad esempio in una dose solo vitamina E, in un`altra una quantità esagerata di retinoidi ecc.

= In qualche ospedale furono visti flaconi di retinoidi, che devono essere conservati al riparo dalla luce e dal calore, vicino alle finestre, esposti a friggere al sole. Precisiamo che erano ben note sia le modalità di conservazione che le cause di deterioramento, come deducibile dal seguente verbale del 14/1/98 che recepiva le istruzioni dell`ideatore della terapia: `...per convalidare il protocollo, occorrerà avere a disposizione un prodotto preparato secondo tecniche ben precise difficilmente eseguibili. Pertanto per non inficiare a priori la sperimentazione, occorrerà rispettare le indicazioni di seguito riportate: che il preparato sia affidabile, che sia preparato, conservato, erogato al momento del bisogno`.

D`altronde lo stesso ISS (Ist. Superiore di Sanità) dichiarò che "`...i prodotti galenici, se conservati nelle condizioni specificate in etichetta, conservano i requisiti di qualità che li rendono idonei all`uso, nel breve periodo della loro utilizzazione".

= Come prima anticipato, anche la composizione dei retinoidi non rispettava le proporzioni in numerosi casi esaminati. In particolare, l`axeroftolo palmitato, risultava in dosaggio pari al 50% di quello convenuto e al contrario presente nei preparati della farmacia di riferimento. Fu rilevata anche una presenza del betacarotene in ragione del 20% di quanto fissato.


La prova del nove venne quando qualche "arruolato"` ebbe la felice idea di sostituire i galenici che gli venivano consegnati con altri prodotti da qualche farmacia affidabile, con repentina scomparsa della sintomatologia negativa accusata! Una lettera alla ministra della sanità scritta dalla Presidente dell`Aian di Roma, Sig.ra Patrizia Mizzon il 16/7/98, informava che pazienti arruolati, dopo l`assunzione dei farmaci e in particolare dei galenici, avvertivano subitanei aggravamenti e penosi sintomi, MAI accusati dai malati in MDB presso medici prescrittori. Se ci è concesso, possiamo testimoniare personalmente, assumendo giornalmente da parecchi anni retinoidi ed altri componenti della terapia a scopo preventivo, come del resto molti amici e conoscenti, che non abbiamo avvertito MAI alcun sintomo anche episodicamente o lievemente fastidioso: anzi!
Furono successivamente depositate DENUNCE presso i Carabinieri dei NAS e presso diverse Procure. Analisi fatte effettuare presso laboratori privati (in assenza di riscontri alle segnalazioni e denunce da parte delle istituzioni) rilevarono "la presenza di una sostanza estranea in quantità tale da risultare fortemente tossica per chi la ingerisce". Le analisi quantitative segnalarono anche gravi carenze ora di axeroftolo ora di betacarotene, ora di acido retinoico, quando non di tutti i tre principi attivi. Occorre tener presente che l`acetone è rubricato tra i VELENI dal Manuale Merck, può avere un effetto oncogeno e che i componenti della soluzione, estremamente `delicati` perdono la loro efficacia se rimangono per tempo prolungato a contatto con l`acetone.
Dopo la chiusura della sperimentazione queste pesantissime e documentatissime critiche furono dribblate con argomentazioni apocalittiche. Si rispose che esistono sì studi sulla tossicità dell`acetone, ma...non sull`uomo! E poi...poi, se un soggetto ha cuore, reni e fegato in ordine....può smaltire un pochetto di acetone. Non stiamo facendo battute, perché qui da scherzare non c`è proprio nulla. Questo è stato il responso, affidato tra l`altro a farmacologi membri della (ex) Cuf: niente conflitto di interessi, quindi.. un po` come quello più recente sull`uranio impoverito...visto che le leucemie ed i linfomi registratisi, secondo alcuni `esperti` già  emanatori di sentenze sul Mdb, rientrano nella media.....
Non possiamo ulteriormente soffermarci sul tema, che comporterebbe lunghe ulteriori considerazioni e citazioni, per cui rimandiamo alle fonti più volte citate (l`opera di V. Brancatisano e la trattazione specifica sul
www.metododibella.org).
La sostanza è che in pazienti trattati pesantemente (e con esiti fallimentari) con chemioterapia, i cui effetti tipicamente tossici a carico della funzionalità epatica, renale, cardiocircolatoria sono scientificamente documentati (visto che non di rado uccidono il paziente prima del tumore), è stata aggiunta una ulteriore forma di tossicità! Lasciamo decidere ai lettori se il comportamento descritto meriti sanzioni e, se sì, quali. Ci sembra che imperversare con ulteriori sofferenze sulla disgrazia altrui rappresenti un culmine negativo difficilmente superabile. Qui non si trattava di credere o non credere, aderire o non aderire ad una terapia: ma di essere corretti e, soprattutto, rispettare la dignità ed il dolore di persone travagliate da dolori fisici e da angosce indicibili.

Ma, a parte primarie considerazioni morali, crediamo che il fondo sia stato toccato con l`affermazione che "è impossibile eliminare tutto l`acetone dalla soluzione di retinoidi". Sarà un linguaggio inelegante, ma è il caso di chiedere: `lo fai o lo sei?`. Nella stessa trasmissione con Bruno Vespa già citata, il Prof. Luigi Di Bella mise sull`attenti il responsabile dell`Istituto Chimico Militare (chissà, forse vittima di violente pressioni indebite), ribadendo come nelle istruzioni ufficiali fosse tassativamente specificato `TOTALE eliminazione dell`acetone`, cosa che diversi bravi ma anonimi farmacisti facevano con la massima disinvoltura, ed investendolo con un "..ma non si vergogna? E lei sarebbe un farmacista?". Il malcapitato abbassò la testa e ammutolì. Non stiamo parlando di un inesperto farmacista che lavora nei venti metri quadrati di una farmacia di montagna, ma dell`Istituto Chimico Militare, senza il minimo dubbio organismo di prim`ordine!

Richiamiamo per un istante l`attenzione dei lettori, specificando che noi, più che scrivere, stiamo riportando quanto già comunicato SETTE ANNI FA: comunicato alla stampa, apparso su diversi quotidiani, oggetto di diverse interrogazioni parlamentari, dettagliatamente esposto nella corrispondenza passata tra la SIBOR ed il Ministero della Salute. Ne sono quindi al corrente: mass media, magistrati, commissioni ministeriali, parlamentari. Tra l`altro, il `Porta a porta` al quale abbiamo fatto riferimento è stato visto a suo tempo da milioni di telespettatori.

Ma c`è dell`altro, ben altro. Quanto esporremo, avrebbe dovuto, ripetiamo in un paese libero, invalidare da solo l`intera sperimentazione e portare a clamorosi sviluppi giudiziari. Il capitolo è veramente paradossale, anche per l`epilogo. Se gli occhi cominciano a lampeggiarvi, prendetevi un minuto che....vi aspettiamo!


V - STORIA DEI FARMACI SCADUTI, DI CHI LO SCOPRI` E PER QUESTO FU PUNITO.

E` una storia lunga, fatta di tante vicende che non possiamo che riassumere per sommi capi. Se dovessimo attardarci adeguatamente sulle sfaccettature di questa vicenda, rischieremmo di esaurire la `capienza` del nostro sito.
In estrema sintesi, ecco i fatti.
Premessa: il responsabile di uno dei centri ospedalieri coinvolti nella sperimentazione, il 21/9/98 scrisse al capitano Flavio Paoli, responsabile dei galenici presso l`Istituto Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, per sapere urgentemente la validità temporale di retinoidi e melatonina. Infatti sui flaconi era indicato il mese di preparazione ma non la scadenza. La risposta dell`Ist. Mil. fu che il richiedente doveva rivolgersi all`ISS. Questo significa che le prove di stabilità, che avrebbero dovuto ovviamente essere effettuate PRIMA dell`inizio della sperimentazione, alla data non erano ancora state effettuate. Professionale, è vero? Lo furono `successivamente`.... Il Col. Muzzi dell`Ist. Chim. Mil. , a sperimentazione finita, dichiarò che avevano fatto sì le prove suddette, e che queste avevano dimostrato che la validità doveva essere considerata di TRE mesi.
Il Procuratore di Firenze, Dr. Nannucci, il cui nome incontreremo ancora, aveva avviato le indagini comportate da denunce presentate. Queste indagini furono svolte scrupolosamente dai Nas. Questo il testo del loro rapporto al procuratore, datato 2 dicembre 1998:

" Dall`attento esame degli elenchi è emerso un dato preoccupante se non addirittura sconcertante: 1.048 flaconi di `soluzioni ai retinoidi` sono stati distribuiti dallo Stabilimento Chimico Farmaceutico militare di Firenze a 28 Centri dei 60 della Sperimentazione MDB, oltre il termine massimo di TRE MESI, come stabilito dall`ISS. Ciò verosimilmente comporta che 1.048 pazienti abbiano assunto, per un periodo oscillante tra i venti ed i trenta giorni (tale periodo varia dalla prescrizione medica in relazione alla patologia), un farmaco potenzialmente imperfetto e non più possedente le caratteristiche terapeutiche iniziali, senza escludere che la degradazione e scomposizione di principi attivi, possa produrre effetti collaterali gravi specialmente in soggetti sofferenti patologie neoplastiche.
Ne consegue, quindi che i risultati ottenuti dalla sperimentazione siano sicuramente inattendibili e che la stessa sperimentazione debba essere quantomeno rivista seguendo un`ottica che tenga conto di tali nuove e significative risultanze (tale aspetto sarà riferito nei termini e modalità opportuni agli Organi competenti del Ministero della sanità)".

Segue l`avviso che l`indagine continua per appurare "..eventuali comportamenti illeciti`, visto che `lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze ha distribuito la soluzione ai retinoidi oltre il termine massimo di tre mesi e che sulle etichette apposte ai flaconi compare solo il mese e l`anno di produzione non anche il giorno".

Non sono necessari commenti, ci sembra. Il Procuratore Nannucci però non gradì l`iniziativa dei Nas, e, invece di lodare il loro scrupolo che onora ulteriormente l`efficienza e l`attaccamento al dovere dell`Arma, contestò ai sottufficiali di avere svolto indagini che debordavano dalla loro delega e...avviò un`azione disciplinare nei loro confronti. Il 4/2/99 fu presentata una `nota di segnalazione` relativa al comportamento dei marescialli dei Nas al Procuratore Generale presso la Corte d`Appello di Firenze ed al Comandante dei Nas di Roma. I sottufficiali vennero poi scagionati dalla Procura Generale, che archiviò la pratica il 19/2/99. Nei loro confronti vennero sollecitate da `altri ambienti` ulteriori ritorsioni, cercando di farli destinare nelle sedi più lontane e indesiderate, ma fortunatamente un autorevole intervento pose fine a questo sconcio.

Cogliamo l`occasione per esprimere a questi pubblici ufficiali la gratitudine di tutti i pazienti e l`orgoglio di tutti gli Italiani per il nitore ed il senso di responsabilità di uno dei pochi organismi rimasti integri nel nostro povero Paese.

Successivamente l`inchiesta venne archiviata e, come ben descrive V. Brancatisano nel paragrafo dal titolo "Per Nannucci è tutto chiaro: il caso è chiuso!" storcendo e negando l`evidenza, la confraternita sperimentale potè tornare a sonni tranquilli. Ma si sa, le sorprese della vita colgono sempre alla sprovvista.
Sia come sia, è bene ricordare nomi e circostanze, perché questo risulterà utile a comprendere quanto avvenne per l`inchiesta di Raffaele Guariniello e perché avvenne.

Qui non esiste possibilità di replica a quanto sopra esposto. Le denunce furono parecchie, i bizantinismi escogitati accolti come oro colato e, dove non si potè archiviare, eventi che in un paese libero farebbero ben più clamore di un banale Watergate, dormirono e dormono lunghi sonni indisturbati. A tutt`oggi non è arrivata ancora notifica di archiviazione all`Aian Roma per l`ultima denuncia presentata presso la Procura di Firenze.
 

VI - RAFFAELE GUARINIELLO: UNA VOCE FUORI DAL CORO.

Al magistrato torinese, noto tanto per l`essere coriaceo, poco sensibile a sirene di scranno ed ancor meno `espansivo` con i mass media, erano state indirizzate diverse denunce. Di conseguenza, siccome è tra quegli uomini di legge `conservatori` che continuano a ritenere che l`azione penale è obbligatoria, aveva avviato una indagine minuziosa sulla sperimentazione svolta nei quattro centri di riferimento di Torino: Molinette, San Giovanni, Mauriziano e S. Anna e nei quattro della provincia (Chiasso, Orbassano, Chieri, Cirè). Forse lo scrupolo `scientifico` del Dr. Guariniello, che ben raramente ha formulato ipotesi di accusa non dotate di robuste zampe per sostenersi, lo ha sempre portato a voler `chiudere il cerchio` in ogni importante indagine condotta. Cosa ammirevole, ma che si scontra con le indebite intromissioni che sembrano consuetudine nelle italiche cose: sia quando si vogliano mettere alla gogna avversari, che quando si voglia tutelare `amici degli amici`; e, soprattutto, comporta tempi lunghi, a volte tanto lunghi da agevolare e consentire dirottamenti che vanificano un lungo e scrupoloso lavoro.
E` una triste storia, quella della magistratura italiana, fatta di glorie del diritto come di erronee scelte di carriera.
Tanto che il Dr. Guariniello, evidentemente al corrente di manovre nell`ombra, aveva annunciato (notizia apparsa il 20.7.2000) di stare pensando al pensionamento anticipato, affermando che `celebrare certi processi è diventato sempre più difficile, per non dire impossibile`.
Le inchieste avevano portato ad una mole notevole di riscontri, tanto da far presupporre un autentico fuoco d`artificio senza sconti per nessuno. Se la ministra Bindi era stata sentita riservatamente nel gennaio 2000 ed il direttore dell`ISS Benagiano, già indagato, era uscito dall`inchiesta dopo l`archiviazione del procedimento a suo carico, erano invece stati compilati `avvisi di chiusura indagini`, una sorta di annuncio di rinvio a giudizio, nei confronti di quattro dirigenti dell`ISS:

- Roberto Raschetti e
- Donato Greco, coordinatori della sperimentazione
- Spila Alegiani, responsabile dei galenici
- Elena Ciranni, addetta ai rapporti con i centri clinici.

Abbiamo anticipato che i quattro avvisi non poterono partire. I difensori degli imputati si avvalsero della legge Carotti per ottenere dal Pg della Cassazione, Nino Abbate, il trasferimento dell`inchiesta a Firenze. Il caleidoscopio delle casualità (?!) volle quindi che le carte planassero sulla scrivania del Proc. Nannucci, del quale ci siamo prima occupati. Volete sapere per quale motivazione? Semplice: i galenici erano stati prodotti a Firenze. 
Capo di imputazione come da art. 443 del Codice Penale: `Commercio o somministrazione di medicinali guasti": Chiunque detiene per il commercio, pone in commercio o somministra medicinali guasti o imperfetti è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni..`. Facciamo attenzione all`articolo: `..chiunque somministra..`, il che, nel nostro caso, determina la competenza del magistrato torinese riferendosi ai centri che avevano somministrato i farmaci. Invece  l`inchiesta venne trasferita a Firenze dove ha sede chi produceva i farmaci, cioè l`Ist. Chimico Farmaceutico militare! Il magistrato torinese protestò e si fece sentire. Riportiamo qualche passo di un articolo apparso su `la Repubblica` di giovedì 7 settembre 2000:

`COSI` HANNO TRUFFATO DI BELLA. GUARINIELLO ACCUSA: FARMACI SCADUTI E DOSI SBALLATE.
 La sperimentazione della cura Di Bella sarebbe viziata da gravi irregolarità. Peggio: alcuni dei 386 malati di cancro che provarono la multiterapia del medico modenese sarebbero stati usati come cavie, trattati con farmaci `guasti e imperfetti`, non si sa con quali effetti sulla salute. E l`Istituto superiore di sanità, pur sapendolo, non avrebbe avvertito 50 dei 51 ospedali d`Italia che sperimentavano i protocolli....;.il trasferimento dell`inchiesta a Firenze con la curiosa motivazione che i farmaci incriminati li produce l`Ist. Farm. Militare fiorentino. Inutile l`opposizione di Guariniello il quale, sentenze della Cassazione alla mano, ha ribattuto che il 443 non punisce la produzione o la detenzione, ma la somministrazione di farmaci guasti, avvenuta appunto a Torino....;..Per Guariniello la prova del dolo sarebbe in una lettera inviata nel `98 a un ospedale romano, che chiedeva lumi sulla conservazione e la composizione delle soluzioni ai retinoidi previste per i protocolli 1 e 9. Nella lettera i dirigenti dell`ISS precisavano che quelle sostanze hanno una validità di tre mesi, dopo di che scadono e vanno buttate. Peccato che la stessa direttiva non sia stata diramata agli altri 50 ospedali che sperimentavano la cura. E che continuarono, ignari di tutto, a somministrare quelle soluzioni ampiamente scadute (addirittura vecchie di 4, 5, 9 mesi e deteriorate. Non solo: un gravissimo errore tecnico avrebbe dimezzato il quantitativo di un componente, un principio attivo fondamentale per l`efficacia di quelle soluzioni: l`axeroftolo palmitato. In pratica, per i due protocolli, quella sperimentata non era la multiterapia Di Bella, ma una variazione sul tema, non dichiarata. Così com`era emerso nel `98 per altri due protocolli, frettolosamente ritirati dopo che Guariniello vi aveva scoperto alcune sostanze mancanti e alcune altre (come il tamoxifene del professor Umberto Veronesi) aggiunte da una mano misteriosa...".

Epilogo scontato: il 13 settembre 2000 (e poi dicono che la giustizia in Italia è lenta...!) il Proc. Nannucci chiese l`archiviazione per tutti e quattro gli imputati, perché...- sì, non c`è un errore di battitura, è così - non c`era dolo in quanto il Prof. Di Bella non aveva precisato la scadenza dei galenici. Sarebbe comunque rimasta l`ipotesi colposa, si disse. Capito mi hai?

Dolo o non dolo, colpa o non colpa (ognuno crediamo sia a questo punto in grado di giudicare), sta di fatto che queste documentate irregolarità inficiano totalmente, per tacer d`altro, l`intera prova e dimostrano al di là di ogni dubbio il totale disinteresse scientifico e la fretta furibonda di chiudere e soffocare tutto al più presto. E` (anche) per episodi simili che un Paese perde il rispetto e la considerazione della comunità internazionale.


VII - VARIE ED EVENTUALI: MODALITA` DI SOMMINISTRAZIONE, INTERRUZIONI DI TERAPIA, COSTELLAZIONE DEI FARMACI, IMPARZIALITA` DI GIUDIZIO.

Prende un senso di stanchezza da nausea a continuare, ma abbiamo iniziato e dobbiamo finire. Molti sanno perché somatostatina od Octreotide debbano essere inoculati con lentezza tramite siringa temporizzata e durante le ore notturne. Lo ripetiamo per tutti. L`emivita della somatostatina è estramemente breve, molto più del suo analogo, l`octreotide. Questo significa che la sostanza, una volta iniettata, dimezza in poco tempo la sua presenza nel sangue: la somatostatina in 3 minuti, l`octreotide in 60. Questa la prima ragione dell`inoculazione graduale e nell`arco di 8-10 ore. La seconda ragione risiede nella sintomatologia provocata da un`inoculazione affrettata. L`azione della somatostatina iniettata in unica soluzione, sulla motilità e le funzioni endocrine ed esocrine dell`apparato gastroenterico sono note e portano a: forte nausea, vomito, dolori addominali, diarrea. Pene delle quali non ha certo bisogno il malato di tumore, reduce da sofferenze penose. Infine, la somministrazione durante le ore notturne risponde alla necessità di inibire, contrastare il GH (l`ormone della crescita) che viene increto specialmente di notte. Bene lo sanno i pazienti in MDB che a volte, iniziando la terapia, seguono le raccomandazioni del medico: applicare la siringa temporizzata almeno due ore dopo l`ultimo pasto, aumentare anche a 12 ore il tempo di infusione se compaiono effetti indesiderati, gradualizzare i dosaggi. Quasi sistematicamente, a giudicare dalle testimonianze raccolte, agli arruolati la somatostatina è stata iniettata in pochi minuti e di giorno, incuranti delle penose manifestazioni denunciate dai malati. I quali, oltre al grave disagio, constatavano che questa terapia Di Bella richiamava in parte i ricordi della chemioterapia ed avevano tutte le buone ragioni di non volerne sapere più. Ma, anche sopportando i disagi, di quanto diminuiva l`efficacia della somatostatina?

E sempre a proposito di somatostatina: quando si conducono studi clinici o sperimentazioni, i farmaci somministrati appartengono di regola non solo alla stessa casa produttrice, ma addirittura allo stesso lotto. Si è visto invece di tutto. Somatostatina di buona qualità come somatostatina di origine cinese, con un infimo valore terapeutico e marcati effetti collaterali, come d`altronde segnalato da diversi quotidiani del periodo della sperimentazione. Esistono a proposito parecchie testimonianze, tra le quali quella di uno dei tre casi con `risposta parziale`, che dichiarò di avere preteso la sostituzione della somatostatina solitamente dispensatagli con altra: sostituzione dopo la quale cessarono gli effetti indesiderati.

In molti casi si verificarono attese di giorni perché i farmaci non arrivavano! I malati interessati si trovarono anche a dover aspettare per ore, accasciati dove possibile, aspettando venisse detto loro che `il pacchetto` era arrivato. Anche questo avvenne. Non si contano poi le sgarberie, i sorrisetti di compatimento, commenti tonanti di corsia contro il MDB alla presenza dei malati arruolati, inviti a quattr`occhi a `uscirsene finchè erano in tempo`. Non si tratta di malevole insinuazioni, ma di lettere, di tante lettere. E non di lettere soltanto, visto che furono inoltrate molte denunce e segnalazioni a giornali, ISS, Ministero della sanità. Visto che non c`è da pensare a differenze tra comportamenti nella sperimentazione primaria e osservazionale, leggiamo qualche esempio:

"Ci sentivamo intimiditi!...ci diceva che se il nostro congiunto fosse peggiorato sarebbe stata colpa nostra, perché questa cura non serve a nulla`. Un solo esempio a proposito dei `disservizi`: "il problema era che avevamo orari prestabiliti...;venivamo convocati per lo stesso giorno nel quale i farmaci finivano, tanto che nel caso qualcuno fosse tornato a casa senza di essi, sarebbe rimasto scoperto per i giorni a seguire...Una dottoressa, parente di una paziente, un giorno ha fatto alcune telefonate e ha fatto aprire la farmacia e ci ha dato i farmaci".

Cosa erano: istigati dai `dibelliani`? Mestatori a pagamento? Mitomani? Ce lo dica qualcuno.

Molto ci sarebbe da dire a proposito dei pazienti `ritiratisi` dalla sperimentazione o da questa esclusi per `progressione` del tumore. Abbiamo detto all`inizio di questa lunga discussione quale sia il metro di giudizio per una terapia biologica e l`interessato equivoco sulle dimensioni di massa. Si comprende quindi come sia stato facile, pur di fronte ad eclatanti miglioramenti funzionali e sintomatici e ad un blocco della crescita, parlare di `progressione`. Ma, a parte questa routine, ci furono casi veramente incredibili. Nel libro di Brancatisano ci sono pagine e pagine che trattano di questi casi incredibili e che nell`economia di questa trattazione non possiamo riportare. Sono numerosissime le testimonianze di pazienti, considerati irrecuperabili, che hanno dichiarato di stare meglio e di avere beneficiato di una regressione anche rimarchevole: alcuni, allontanati per presunta progressione, si sono rivolti alla magistratura, ed hanno scoperto da perizie medico-legali, che la progressione non c`era affatto. Valorosi giornalisti d`inchiesta: ma dove eravate?
Ci rimane un ultimo squarcio, prima di chiudere questo capitolo, quello relativo al "conflitto di interessi ideologico". Molti dei responsabili nei mesi o negli anni antecedenti l`inizio della prova, avevano profuso tutte le loro energie contro il MDB ed il Prof. Luigi Di Bella, con espressioni non di rado offensive ed ingiuriose. Non è pensabile che personaggi simili collaborassero per essere smentiti, perdere di credibilità, passare nei confronti dell`opinione pubblica per coloro che avevano impedito a tanti malati di salvarsi. Oggi questi comportamenti si inquadrano appunto nel conflitto di interessi ideologico, che esclude la loro partecipazione a studi clinici o sperimentazioni: non stiamo parlando di una regola di `galateo` accademico, ma di un preciso caposaldo della prassi scientifica internazionale. In calce all`articolo inviato dai `ricercatori` dell`ISS al BMJ a conclusione della superba prova, troviamo infatti l`inciso: `Competing interest: none declared`, quindi nessun conflitto di interessi ideologico, nessuna prevenzione. Andiamo a spulciare.

Paul Calabresi, membro del comitato di revisione internazionale della sperimentazione: `Non c`è alcuna razionalità scientifica nell`utilizzo della terapia sperimentale a base di somatostatina (sic) su malati di diversi tipi di cancro portata avanti dal professor Luigi Di Bella`.
Franco Cavalli, altro componente del comitato, oncologo svizzero: `I due farmaci essenziali (sic) sono la melatonina e la somatostatina ....capita spesso che, specie in una persona anziana..subentrino delle fissazioni che portano a credere, dopo anni di lavoro serio, d`avere scoperto chissà cosa..`. Aggiungiamo che il Prof. Cavalli si è dimenticato di dichiarare che alcuni suoi pazienti, dopo il totale fallimento dei trattamenti propinati, si sono rivolti al Prof. Di Bella, con risultati brillanti ed anche definitivi.
Giuseppe Benagiano, Dir. Dell`ISS: `Le autorità hanno sbagliato a sottovalutare l`impatto che la faccenda avrebbe avuto, e avrebbero dovuto agire prima per stroncarla sul nascere`. Forse ha fatto lo stesso ragionamento di chi, nell`aprile 1996, aveva incaricato qualcuno di colpire alla testa il Prof. Di Bella.
Franco Mandelli, coordinatore del protocollo n. 1 e membro del Comitato Guida: `Attraverso false notizie, Di Bella sottrae malati affetti da tumori ematologici che hanno, con le vere terapie, non solo la possibilità di avere una valida risposta, ma di ottenere la guarigione`.
Francesco Cognetti, responsabile protocolli n. 4 e n. 8: `In America Di Bella sarebbe stato bloccato dopo tre giorni`.
Dino Amadori, responsabile protocollo n. 10:` Non credo minimamente alla cura Di Bella`.
Pier  Franco Conte, responsabile del protocollo n. 3: `Non darei questi farmaci ad un congiunto`.

Potremmo continuare, ma non vorremmo provare sintomi simili a quelli dei pazienti sottoposti ad iniezione di somatostatina senza temporizzata. Non abbiamo problemi a dichiarare che Umberto Veronesi non è mai sceso a livelli simili, anzi....ma questa è un`altra storia.





permalink | inviato da houseofMaedhros il 30/6/2007 alle 21:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


29 giugno 2007

SPERIMENTATI SICOFANTI

"ED ALLOR FU LA MIA VISTA PIU` VIVA
      GIU` VER LO FONDO, DOVE LA MINISTRA
      DELL`ALTO SIRE, INFALLIBIL GIUSTIZIA,
      PUNISCE I FALSATOR CHE QUI REGISTRA".

Dante Alighieri - La Divina Commedia, Inferno, Canto XXIX.

                                     *   *   *

Impossibile illustrare compiutamente in un sito inganni ed anomalie della cosiddetta sperimentazione, come dettagliare le superficialità o i coniglismi di certo giornalismo. Non `sentenza` negativa, quindi, ma `bufala`, e bufala così grossa che con le sue mozzarelle si potrebbe sfamare il terzo mondo. Sulla vicenda sono state presentate interrogazioni parlamentari, tenute conferenze, è stato scritto un libro (quello di V. Brancatisano): cose che, in un paese libero, avrebbero occupato le prime pagine dei quotidiani per mesi, provocato un`epidemia di obbligate dimissioni tra esponenti sanitari e istituzionali, dato vita a pool di magistrati, fatto partire un mucchio di avvisi di garanzia e scattare manette a iosa. A una briciolina di tutto questo ci si stava avvicinando quando un noto magistrato torinese, distinguendosi da altri colleghi più disciplinati, mandò al diavolo i "bravi" inviati per consigliarlo. Ma, la mattina nella quale quattro avvisi di conclusione indagine erano sul suo tavolo pronti per essere firmati e spediti, l`inchiesta - coincidenze della vita - fu trasferita ad altra sede giudiziaria, più sensibile ai consigli. E, si sa, mentre certe pratiche finiscono sui giornali prima ancora che sia messo insieme un fascicolo, altre sono imbibite di fiabesco: già, punte forse da un fuso acuminato apparso d`incanto, dormono, dormono per anni. Un sonno silenzioso, sapete, forse un poco inquieto, fatto di respiri di bimbo, non di sonore russate; ma profondo: più catalessi che sonno, e senza la più lontana prospettiva d`essere interrotto dal bacio di un ardente cavaliere. La sonnolenza dei fogli impolverati si comunica anche ai cronisti: mosca tze-tze o sindrome di Messieur Lapin? In ogni caso, allo scoccare del termine di prescrizione reato, il sonno respirato trasmuta in sonno eterno.
Ci sono centinaia di documenti e testimonianze; vi sono `altre cose`, che è prudente riservare a future occasioni, ad evitare si metta in moto un plotone di sminatori. In sostanza: per chi voglia indagare e raggiungere la verità certa, esiste una tale sovrabbondanza documentale probante, che solo piaggeria e code di paglia da brontosauro possono ignorarla. Non siamo di fronte a fantapolitica od alla trama di un film catastrofico, ma ad una realtà reale talmente grave da lasciare senza fiato, allo stesso modo di una sniffata di ammoniaca.
Quindi ci proponiamo unicamente di rinnovare la memoria collettiva, richiamando alcune delle più maldestre anomalie, per tentare di scalfire quella crosta di tenace ma superficiale sedimentazione di luoghi comuni che intorpidisce l`autonomia di giudizio dei più.
Strada tutta in salita quella di chi cerca di affermare quanto censurato dall`ufficialità. In salita, perchè nulla si lascia di intentato, quando occorre evitare sia smentita una menzogna faticosamente costruita prima, ampiamente sfruttata poi. Bene lo sa chi non si cura, ed anzi se la ride, delle tante voci clamantes in deserto: anche se certe voci fanno sempre più spesso rizzare il pelo a falsari e lapin, come succederebbe ad una combriccola di gatti randagi all`abbaiare roco di un solitario mastino.
L`opinione di molti sulla vicenda della terapia Di Bella segue la falsariga delle cose di questo mondo: la verità è quella ripetuta dai più. Se raccogliessimo per strada dei pareri, come si fa o si dice di fare nei sondaggi, registreremmo molte idee non ortodosse, ma per lo più si ascolterebbero opinioni di questo genere: "Sembrava che si fosse arrivati alla svolta nella lotta al cancro sognata da tutto il mondo. Invece, dopo mesi e mesi di titoli di giornali, servizi televisivi, manifestazioni di piazza, parapiglia con la schiuma alla bocca, clamori di ogni genere, è venuto fuori che la terapia non funziona, o, al massimo, funziona poco e meno delle cure ufficiali. Come si fa a buttarla tutta sull`inattendibilità della sperimentazione, quando i risultati sono stati così deludenti? Anche ammettendo irregolarità, qualche cosa doveva pur venire fuori, no? In fondo erano quasi quattrocento malati! Non ci si può arrampicare sugli specchi e bisogna avere il buon senso di guardare in faccia la verità".
Apparentemente il discorso non fa una grinza. In realtà ne fa tante. Perché la sperimentazione è stata l`ultima disperata risorsa, il deus ex machina, l`estrema muraglia di un impero messo in pericolo da una insidiosissima concezione: suscettibile di porre termine alla Belle ?poque, smascherare ciuchi imbellettati da scienziati, iene fameliche truccate da luminari. Una muraglia costruita in fretta e furia.

Professor Luigi Di Bella, classe 1912: quella classe lasciava sereni alcuni signori, mentre praticavano il quotidiano, bucolico golf con palline d`oro massiccio. Non se l`aspettavano proprio questo ritorno di fiamma da uno scienziato ottantaseienne, a sentire il nome del quale la pelle gli prudeva, e gli prude ancora, brulicante di morbillo. Questa la ragione per la quale maestri d`inganni (come li definì una malata) si trovarono smarriti, confusi, spiazzati, costretti a frettolose riunioni riservate, a circondarsi di cavalli di frisia e terreni minati, mentre lavoravano angosciati da continui avvisi grevi di minacce. In questo parapiglia e avantindietro di maggiordomi irresoluti e dall`isterica voce chioccia, intervenne qualche  uomo forte, qualche grande fiduciario, che impose la calma e mise tutti a sedere davanti ad un tavolo. Ma il tempo era poco e bisognava improvvisare: queste emergenze non erano contemplate nel contratto di mezzadria. La fretta e l`agitazione resero quindi inevitabile lasciare orme, tracce macroscopiche del misfatto, impronte digitali, e, siccome a chi manca il senso morale difetta quasi sempre anche il lume dell`intelligenza, persino il PIANO di battaglia.

Lo abbiamo scritto altre volte: le mele marce non sono molte, ma, purtroppo, sono le più grosse. Ai Prìncipi del Male stanno sempre attaccate molte remore, che, vuoi per sopore di coscienza, vuoi per superficialità, vuoi per fregola di carriera, ne diventano i complici: non voler fare il male non è una scusante, quando lo si fa.
Non siamo giudici e non possiamo quindi fare processi, nè ci interesserebbe, anche ne avessimo il potere, di trovare colpevoli e comminare pene. Le uniche due cose per le quali ci battiamo è che si affermi anzitutto una verità che può tenere aperti occhi destinati altrimenti a chiudersi per sempre, e che si cessi di ignorare e ingiuriare uno Scienziato che ha onorato il nostro Paese. Se, pure per convenienza o timore, si ammettesse `l`errore` di giudizio e ci fosse un `ravvedimento`, lasceremmo ben volentieri ad altri il compito di indagare e recriminare. Fingeremmo di credere alle giustificazioni più  funamboliche pur di non avere più a niente a che fare con persone che giudichiamo severamente e pur di non dover assistere alla mattanza degli ammalati di tumore. Non siamo sempre in grado di distinguere, in quanti ebbero una  parte in questa triste vicenda, tra persone obbligate ad agire in un certo modo, persone consapevoli degli illeciti che stavano commettendo, altre mosse da pregiudizi e giudizi aprioristici. Ci fu anche chi agì in buona fede e, alla fine, tentò di protestare per comportamenti e giudizi che non condivideva.

Ma fin qui sono parole. Ci vogliono fatti, e fatti precisi. In caso contrario si fa la figura di chi, vedendo distrutte le proprie illusioni, si mette a urlare per sovrastare la voce dell`evidenza. Sennonchè gli appunti mossi alla sperimentazione non sono stati unicamente `recitati` tra quattro mura da carbonari dibelliani, ma messi nero su bianco: non solo nell`opera citata, nel libro `Il Metodo Di Bella`, in numerosi articoli di stampa, che conserviamo in meticoloso ordine a beneficio degli smemorati, in atti giudiziari; ma anche in `altre cose`. Quando in più occasioni, furono denunciate in dichiarazioni, conferenze, articoli di stampa le mille incongruenze della sperimentazione, nessuno replicò, né legalmente né tramite puntuali controdichiarazioni. Tutto si ridusse ad una aristocratica smorfia di disprezzo, come a dire: "Noi non ci mettiamo a discutere con voi pezzenti". Certo, era meglio coprire di corsa la fossa biologica e non dare occasioni alle critiche di essere conosciute e diffuse tra la pubblica opinione.
 
       I - CRITERI DI IMPOSTAZIONE E GIUDIZIO.

Come noto, la chemioterapia si basa su una concezione antitetica a quella del Metodo Di Bella. Corollario di questa antitesi è sia la finalità immediata dei due orientamenti, che, per ovvia conseguenza, il criterio di giudizio delle rispettive azioni antitumorali. Siamo più chiari. Il chemioterapista dice: "Io somministro sostanze che uccidono le cellule neoplastiche, distruggono o riducono la massa e, quindi, guariscono il paziente".
Il MDB replica: "Errato! Il tumore è una forma di vita, una malattia sistemica, per cui la massa è solo la punta dell`iceberg del tumore, non il tumore. La chemio, le poche volte che ci riesce, dà risultati illusori, perché il tumore non solo ribussa presto alla porta, ma ricompare più aggressivo diffuso e indomabile di prima, in un organismo debilitato nelle proprie difese immunitarie e devastato nelle sue funzioni fondamentali dalla tossicità indifferenziata della chemioterapia. Avvelenare il tumore significa uccidere, in tempi più o meno brevi, anche il paziente. La fisiologia ci dice che esistono fattori che favoriscono le fasi della vita (nascita, crescita, alimentazione, riproduzione), e antagonisti di questi fattori, che li controllano, regolano, limitano. Grazie a questi ultimi possiamo rendere difficile l`insorgenza e la vita delle cellule `anomale`, inducendone gradualmente la morte naturale ("apoptosi"), liberando l`organismo sia dalla volumetria, che dalla deleteria azione biochimica del tumore, senza ledere, ma rafforzando anzi le cellule `normali` e le difese naturali dell`organismo. Ogni forma di vita che non riesce a svilupparsi, figliare, alimentarsi, è infatti condannata fatalmente all`autoeliminazione".

Ecco quindi due filosofie a confronto: quella citotossica, della chemioterapia, e quella citostatica del MDB, terapia `biologica` per eccellenza.

Vediamo ora, giudicando gli effetti di una terapia biologica, a quali conclusioni paradossali può condurci l`applicazione di criteri della vecchia mentalità oncologica. Seguiteci con un poco di pazienza, per favore.
Se, ad esempio, un tumore cresce del 20% al mese e riusciamo a diminuire la velocità di questo incremento prima al 10%, poi al 5%, infine allo 0% al mese, come valutate questo risultato? Eccezionale, non è vero? Specie se, nel frattempo, potenziamo le difese immunitarie, otteniamo una inversione del calo ponderale, facciamo stare e sentire meglio il malato.
Ma attenzione, dobbiamo avere ben chiaro che la massa iniziale di 10 cm di diametro, senza terapia sarebbe diventata di 12 cm. (10 cm. + 20%) dopo un mese, di 14,4 cm. (12 cm. + 20%) dopo due, di 17,3 (14,4 cm. + 20%) dopo tre: salve ulteriori accelerazioni della crescita.
Se invece riusciamo, intanto, a ridurre la velocità di crescita al + 10%, la massa passerà il primo mese dai 10 di partenza agli 11 cm. (10 cm. + 10%); dopo un altro mese, decrementando ancora la velocità di crescita dal 10 al 5%, le dimensioni passeranno a 11,5 cm. circa (11 cm. + 5%); alla fine del terzo mese, a crescita zero, la volumetria sarà invariata, e cioè di 11,5 cm.

Cosa vogliamo dire? Che se esaminiamo unicamente l`aumento della massa iniziale da 10 a 11,5 cm. in tre mesi e giudichiamo la terapia applicata inefficace perché si è determinata una progressione anziché una diminuzione, commettiamo un enorme errore di giudizio. La dimensione del tumore, dopo trattamento, va invece COMPARATA con quella che sarebbe diventata senza terapia: allora balza agli occhi un clamoroso 11,5 cm. contro i 17,3 attesi. Una massa tumorale inferiore del 33% a quella che si sarebbe prodotta, senza cure, nel periodo esaminato. Un risultato eccezionale, vissuto per giunta, sulla propria carne, dal paziente che si sente molto meglio e restituito alla vita! Questo successo sarà ancora più brillante quando, successivamente, la crescita diventerà di segno negativo grazie all`apoptosi, che provocherà l`eliminazione e lo smaltimento del tessuto neoplastico. Senza contare che, oltre al minor ingombro, sarà la NATURA del tessuto neoplastico ad essere cambiata: concetto che non sembra essere alla portata dei geometri del tumore!

Per una percezione più immediata, rappresentiamo quanto detto con un semplice prospetto, sottolineando, anche se pleonastico, che si tratta di ipotesi esemplificativa, ma non per questo fantasiosa:

 

 

Fine mese prec.
Primo mese
Secondo mese
Terzo mese
Senza terapia
cm. 10
cm. 12
cm. 14,4
cm. 17,3
Con MDB
        -
cm. 11
cm. 11,5
cm. 11,5

Ecco, di fronte a questo risultato, gli oncologi ortodossi sentenzierebbero: TERAPIA PRIVA DI QUALSIASI ATTIVITA` ANTITUMORALE! E, per l`appunto, passiamo alla sperimentazione.

Ecco i parametri fissati nella sperimentazione novantottina per giudicare efficace il MDB: almeno un quarto di pazienti - in condizioni disperate, arruolati nei nove protocolli, avrebbero dovuto fare registrare nel giro di poche settimane una RIDUZIONE DI OLTRE IL CINQUANTA PER CENTO!
No, non storcete il naso: non sono nostre esagerazioni, perchè è documentato. Equivaleva a pretendere si dicesse ai poveri arruolati: `Lazzaro, alzati e cammina!`. Vedremo più avanti come, per essere ben sicuri di un risultato che doveva essere negativo, gli `strateghi` consociati abbiano preso ulteriori misure prudenziali. Non si sa mai.....da quella peste di Di Bella poteva arrivare qualsiasi sorpresa: questo a dimostrazione del fatto che i maggiori estimatori del MDB (non è polemica, ma provata constatazione) sono stati e sono proprio i suoi più violenti avversatori, tanto è vero che lo plagiano indecorosamente; avversatori che non sarebbero stati tali se la terapia contestata fosse stata davvero inefficace.
Consapevoli quindi dell`efficacia, rilevata rabbiosamente in centinaia di casi per il tramite degli periodici esami ematochimici e radiologici di pazienti in MDB, passati tra le loro mani per decenni, e bene al corrente dei tempi di azione di una terapia biologica, hanno ostentato scetticismo e disprezzo a priori, sicuri di aver la forza di impedire qualsiasi smentita.

Se quindi uno o più casi, disperati come tutti quelli in esame, avesse ottenuto un decremento della volumetria tumorale pari al 49% in tre mesi, o del 51% oltre i tre mesi, il Metodo Di Bella sarebbe stato egualmente proclamato inefficace. Assumendosi quindi la spaventosa responsabilità di tacere a decine di milioni di esseri umani che era stata messa a punto una terapia in grado di salvare la maggior parte di loro. Teniamo presente che in sette anni (1999-2005) nel mondo sono morti di cancro almeno 100 milioni di esseri umani (circa 15 milioni l`anno, questa la cifra più vicina alla realtà).
Alla gente interessa forse che una terapia salvi loro la vita, o solo che dimezzi la massa tumorale in tre mesi? Se lo fa in quattro non vale un fico secco? Se fa campare un malato il doppio o il triplo di quanto pronosticato, o fino a cent`anni, idem come prima? Certo, sarebbe magnifico se con qualche pillolina, o, al limite, qualche flebo liscia come l`acqua, un tumore sparisse di colpo, senza le `noiose` lungaggini di graduali diminuzioni della velocità di crescita, del blocco della crescita, del ridimensionamento della sua volumetria: ma, cari miei, la natura non è stata ideata da chi è ternato e poi dichiarato vincitore nei concorsi a cattedra per benemerenze di loggia, di partito, di cordata o da chi la cattedra se la contratta al mercato d`ateneo, e men che meno da chi, come gli antichi Greci, va in sollucchero a farsi ungere per bene; la natura non si `forza` se non a prezzo della vita e certi risultati secchi e definitivi è meglio lasciarli ai realizzatori di cartoons ed agli imbroglioni. La natura è opera di Dio che, come recitano i testi sacri, ci ha fatto a Sua immagine e somiglianza: anche se in molti casi ci sembra che la foto sia stata scattata senza flash, o con l`obiettivo appannato, o sia venuta mossa.
Ora possiamo meglio comprendere l`assurdità e la totale inattendibilità dei criteri adottati e delle conclusioni raccapriccianti della  sperimentazione.

Celebre e caustica la pochade di Beppe Grillo ad esemplificare l`incongruità dei criteri di giudizio.

Il professor Luigi Di Bella è come i fratelli Wright quando inventarono il primo aereo. A quel tempo c`era solo Montgolfier che volava e l`unico volo era in mongolfiera.
`Anche noi voliamo, dissero i due fratelli, ma con l`aereo`.
`Ma cosa dite, siete degli eretici`  rispose Montgolfier.
`Voi non capite niente, però proviamo, facciamo un .....protocollo`.
Così lui prese l`aereo dei Wright e si mise a gonfiarlo. Alla fine disse: non vola. Vedete che ho ragione io?`.

Se il talento comico di Beppe Grillo riesce a chetare momentaneamente la nostra indignazione, questa divampa leggendo la severa protesta espressa da un ricercatore, il Prof. Giuseppe Sermonti, in una lettera al quotidiano "Il Tempo" pubblicata in prima pagina il 15 novembre 1998.
Anticipiamo che, in sostanza, il genetista dice: 1) gli stessi pazienti, con qualsiasi altra cura, sarebbero morti tutti, in quanto letteralmente irrecuperabili; 2) quello che avete fatto non vale un fico, perché avete rifiutato di convenire i `controlli`, cioè di paragonare gli esiti dei malati in cura con quelli di altri, nelle medesime condizioni, trattati con chemioterapia o placebo; 3) questa è l`ennesima dimostrazione che qualsiasi terapia innovativa che non convenisse a voi o ai vostri principali, non avrebbe la minima possibilità di affermarsi. Ma leggiamo la lettera, che abbiamo provveduto ad evidenziare nelle conclusioni più clamorose: ne vale la pena.

"
Caro direttore, non sono un oncologo, ma sono stato per molti anni uno sperimentatore presso l`Istituto Superiore di Sanità. Il mio impegno nella ricerca di laboratorio mi basta per rifiutare il decreto di fallimento che l`Istituto ha pronunciato sulla cura Di Bella. In primo luogo la scienza si esprime sempre in forma dubitativa e probabilistica e la perentorietà della conclusione stona con lo spirito della ricerca. Si può dire che non si sono raccolte prove sufficienti, ma non si può chiudere con una bocciatura. Questo è un linguaggio scolastico, non scientifico. In secondo luogo non esiste esperimento senza controlli. Non sono stati forniti dati del decorso che i tumori avrebbero avuto se non trattati, o trattati con la chemioterapia convenzionale.
Certamente il controllo avrebbe registrato un decorso fortemente negativo. I malati trattati con la terapia Di Bella erano tutti in fase avanzata o terminale. Molti di essi avevano metastasi e non rispondevano al trattamento chemioterapico. Questo significa che l`esito del male in pazienti corrispondenti, sottoposti alle terapie convenzionali, sarebbe comunque stato fallimentare. Solo una terapia miracolosa avrebbe registrato un buon esito nelle condizioni sperimentali adottate. Se gli stessi pazienti fossero stati sottoposti alla terapia convenzionale anziché a quella Di Bella, si sarebbe dovuto concludere che le cure attuali sono un fallimento. I più erano infatti "non suscettibili a trattamento chemioterapico", il che vuol dire che sarebbero comunque peggiorati o deceduti.
Capisco le esigenze politiche di chiudere un caso imbarazzante e scomodo, e che conclusioni dubitative o dilatorie non avrebbero giovato allo scopo. Protesto per l`uso che si è fatto della scienza e della sperimentazione, che con queste procedure finirebbero con l`escludere ogni proposta innovatrice o comunque poco gradita all`establishment
". 

Pesantuccio, non è vero? Bisognerebbe interpellare quei "luminari", quei giornalisti, quei politici che si presentarono con il viso arrugato a indignazione per la sorte dei malati e lo spreco di denaro pubblico....

Un altro articolo, anch`esso molto eloquente, fu scritto dal Dr. Giuseppe Fariselli, oncologo e dirigente presso l`Istituto dei Tumori di Milano, a proposito dei primi quattro protocolli. Ecco qualche stralcio.

"Faccio l`oncologo da molti anni e cerco di curare i miei pazienti in tutti i modi che mi sembrano giusti per ciascuno di loro..." (già si capisce che si tratta di un tizio in cerca di rogne...). "....in molti casi già trattati con radio e chemioterapia l`evoluzione della malattia viene rallentata dalla terapia Di Bella..;..le condizioni fisiche sono discrete, i dolori assenti o nettamente ridotti, l`aspetto generale è quello di un essere umano cosciente della gravità della sua malattia, ma ottimista; Vuole anche dire che la sperimentazione della terapia Di Bella, seppure fatta con tutti i crismi della scienza, è stata un bluff".
Ed ecco il passo, relativo ad uno dei protocolli, che si ricollega a quello che, con imperizia, abbiamo cercato di dire:
"Se è vero infatti che in nessun caso il diametro del tumore è diminuito, nel 9 per cento dei casi è però rimasto invariato perché si è ottenuta, pur in stadio avanzatissimo di malattia e dopo che tutti gli altri trattamenti avevano fallito, la distruzione di una parte di tumore uguale a quella di accrescimento. Queste 12 persone vivono contro e aldilà di ogni previsione e continuano le cure in attesa di una Di Bella 2 o di qualunque nuova terapia che faccia rinascere la speranza in tutti noi. Scusate se è poco".

Insomma, se riandate alla tabella esemplificativa sopra esposta, vi accorgerete che certi campioni della scientificità, a parte la grave lacunosità dei protocolli e la qualità pessima dei farmaci (ne parleremo più avanti), hanno semplicemente interrotto e concluso l`esame valutativo dei pazienti quando la velocità di accrescimento era stata `soltanto` diminuita o, al massimo, quando era azzerata. Certo, si poteva anche fare un`osservazione di `assaggio`, di brevissima durata: ma in questo caso si sarebbe dovuto riconoscere che l`effetto antitumorale c`era stato, eccome, visto che si era verificata una diminuzione transitata addirittura al blocco della crescita. Non si tratta di argomentazioni di `dibelliani`, ma di studiosi e di clinici inquadrati nel sistema. Le due irrefutabili critiche citate, come molte altre che per brevità omettiamo, nel clima da santa Inquisizione vigente in campo sanitario avrebbero potuto e possono costare care: magari a causa di un guasto alla macchina simile a quello occorso all`elicottero di Enrico Mattei, o dell`anonimo sacchetto di sabbia che, una mattina dell`aprile 1996, colpì il capo del Prof. Luigi Di Bella, ferendolo, facendogli perdere l`udito da un orecchio e rischiando di mandarlo a parlare con Mattei sulla faccenda dell`elicottero.
Chi sta leggendo il testo di questa discussione, potrà chiedersi confuso: "ma è possibile? Sono cose gravissime! Siete sicuri di quello che scrivete? Sono state dette davvero queste cose? E se è vero, perché non ce le ha riferite nessuno, perché non è intervenuta la magistratura, perché i rappresentanti delle Istituzioni non sono saltati?".
Abbiamo citato nomi e circostanze, già peraltro citati e descritti nel libro di V. Brancatisano e non abbiamo il potere taumaturgico di dare cervello e coscienza a chi ne risulta sprovvisto. Qui si capisce il pericolo nel quale tutti viviamo: se è possibile capovolgere la verità - una simile verità - impunemente, ed ingannare la pubblica opinione, se è ancora oggi tollerato che molti ricorsi siano respinti perché la `terapia Di Bella è stata bocciata dalla `sperimentazione`, c`è da temere non solo per la nostra salute, ma anche per la libertà nostra e delle future generazioni.
Senza darci le arie di scultori di massime, siamo convinti che il regime più oppressivo non è quello instaurato da una dittatura, che, almeno, è percepito come tale da tutti, ma quello che, tra moine e blandizie, sorrisi bonari e fare pacato, citando ogni tre parole il vocabolo democrazia, tutela i malavitosi e isola gli onesti, ci spoglia delle più irrinunciabili prerogative personali, privandoci della nostra dignità e del diritto più sacrosanto, quello di cercare di salvaguardare la vita nostra e dei nostri figli.

La conclusione obbligata - soffermandosi per ora soltanto su questo aspetto di quella vergogna per l`Italia ed il mondo intero che è stata la sperimentazione del 1998 -  è che non solo il responso è totalmente inaccettabile, ma che se una cosa questa prova ha scientificamente dimostrato, indiscutibilmente sancito, questa è stata, paradossalmente, l`efficacia terapeutica del Metodo Di Bella. Nonostante le tante magagne di cui faremo cenno. Non meravigliatevi, prendete fiato e passeremo in rassegna altri aspetti ed altri particolari succulenti.

                      *   *   *   *

             II - IMBARAZZANTI SOPRAVVIVENZE.

Al cittadino non interessano i dogmi della comunità scientifica se non quando, `sul campo`, dimostreranno di farlo vivere senza sofferenze. Non potete convincere un malato di tumore che se una cura gli salva la vita, ma non riduce la massa del 50% in tre mesi, `non ha alcuna attività antitumorale`. Il dogma, quando attinente alle cose umane, è sempre sinonimo di menzogna e sopraffazione. A Lorenzo il Magnifico la comunità scientifica prescrisse polvere di diamanti, al Re Sole clisteri a raffica, a Francois Mitterand e re Hussein di Giordania `cure efficaci e convalidate`. Ad ogni secolo i suoi protocolli e le sue linee guida.
Il vero, inconfessabile dramma della medicina è che non nascono abbastanza uomini con la testa e le qualità necessarie per diventare medici di valore. Alle doti richieste occorre coniugare amore del sapere e amore per l`uomo, che altro non sono che ulteriori manifestazioni dell`intelligenza. Da questa carenza d`ingegni nasce il protocollarismo, inevitabile corollario dell`ordinaria mediocrità e della perduta autonomia dell`arte medica. Sia come sia, la medicina non può continuare a curare l`uomo come si trattasse di pesar ortaggi sulla stadera. La fissità dello smunto sapere odierno ed il torpore intellettuale non si confanno alla caratteristica fondamentale della vita: l`eterno divenire. Nel libro `Il caso Di Bella` del medico e giornalista Mario Timio (non dibelliano, anche se onesto), l`autore centra un punto fondamentale quando parla di `paradigma`, riferendosi all`insieme di regole codificate dalla comunità scientifica. Il grosso rischio del `paradigma` è che dalla sclerosi culturale si sfoci nell`autoritarismo sanitario.

`Il paradigma può essere superato, quindi deve cambiare. Proprio in questo trapasso la comunità scientifica fa quadrato per difendere il vecchio paradigma, le cui certezze sono in un certo modo violate da qualcosa che sta emergendo, da una anomalia che mette in discussione il paradigma`.

Questo passo è stato scritto nel 1998. Oggi il risultato del terremoto con cui Luigi Di Bella ha sconvolto il mondo scientifico è sotto gli occhi di chiunque abbia occhi per vedere. Tornano alla mente, per assonanza metaforica, certi documentari sulla cattura dei rinoceronti. La guardia zoofila spara un proiettile con anestetico, spillo insignificante rispetto alle centinaia di chili del bestione, tanto che verrebbe da ridere di fronte alla sperequazione tra offesa e offeso: ma il furibondo gigante, colpito, prima accenna qualche carica stanca, poi rallenta grado a grado, si muove più torpido, gira in tondo, guarda col bianco degli occhi spalancati da stupore e terrore, fino a irrigidirsi, crollare sulle zampe ed accasciarsi inerme tra una nuvola di polvere: pronto per essere issato con un paranco e trasportato alla gabbia che l`attende.
Così sta accadendo alla coriacea organizzazione dell`oncologia più retrograda. Qualcuno dei suoi esponenti comincia a capirlo, i più a non accettarlo. D`altra parte `lui` lo aveva predetto, con un`espressione di amaro, pacato sarcasmo: `se ne accorgeranno, e come se ne accorgeranno...!`.
Non ci riferiamo solo e tanto alla valanga di studi clinici zampillati sulle riviste internazionali, all`avviata rottamazione della vecchia chemioterapia, al ricorrente appello a `terapie biologiche` dei tumori, quanto all`abolizione in corso dei vecchi `paradigmi`, primo fra tutti quello della diminuzione di massa quale parametro unico o privilegiato da prendere in considerazione.
I criteri oggi ricorrenti negli studi clinici più avanzati sono quelli dell`aumento del termine di sopravvivenza e del miglioramento della qualità della vita. E` aberrante considerare guarita una persona da un tumore quando l`apparenza del male - per azione chirurgica o, molto più raramente, per effetto di chemioterapici - sparisce, visto che una consolidata prassi prevalente dimostra che pochi mesi dopo il `guarito` morirà per la riedizione dello stesso tumore o la comparsa di un altro: l`equivalenza dimissione=guarigione è un`assurdità tanto stridente da confinare con la truffa. Altro che `medicina dell`evidenza`: questa è medicina dell`apparenza! Quando si affermerà saldamente l`anti-paradigma della sopravvivenza e della salute, ovviamente accompagnato dalla graduale sparizione dei segni obbiettivi del male, non saranno più così facili certe statistiche cervellotiche, e, con queste, tante remunerative illusioni ammannite alla collettività. E` quanto esige il malato e vuol sapere il sano. Qui cascherà l`asino. E una lunga carovana di pentiti dovrà passare sotto le forche asinine e sfilare con le orecchie basse davanti ad una tomba.
Tutto questo non è estraneo al tema della discussione. Ci rifaremo a numerose fonti disponibili, spesso citate dal libro di V.B., suggerendo a chi volesse approfondire via Internet la conoscenza degli eventi richiamati di consultare l`altro sito ufficiale, con vocazione medico-scientifica, www.metododibella.org , sub `Legali e legislative - Sperimentazione Mdb I e II`.

Intanto giova suffragare con argomenti probanti quanto da noi prima affermato circa la totale indifferenza degli sperimentatori ad una riduzione dimensionale del tumore, entro i tre mesi, in misura inferiore al 50%  stabilito.
Il 15 giugno 1999, nel corso di un convegno tenutosi a Roma, al Prof. Francesco Cognetti, tra i maggiori responsabili della sperimentazione, il V.Brancatisano chiese:

`Professore, se tutti i 386 pazienti sui quali è stata condotta la sperimentazione fossero oggi in vita, avessero ottenuto un miglioramento straordinario della qualità della vita, fossero tornati al lavoro, e avessero, tutti, ottenuto una riduzione del 20-30 per cento del tumore, sarebbe cambiato di una virgola il verdetto dell`Istituto superiore di sanità, secondo il quale il MDB non ha presentato alcuna attività antitumorale?`.

L`oncologo rispose:

`La comunità scientifica ha delle regole che valgono per tutti. Non potevamo applicare una regola diversa per Di Bella`.

Brancatisano:
"Questo l`ho già sentito tante volte. Vorrei una risposta precisa alla domanda specifica".

Prof. Cognetti:

`No, non sarebbe cambiato`.

Ebbene, NELLA SECONDA META` DEL 1999 RISULTAVANO IN VITA IL 23% DEGLI ARRUOLATI!
Sì, avete letto bene. Diciamolo magari in un altro modo. Dati ufficiali attestano che il 23% di pazienti, TUTTI in ultimo stadio e in progressione di malattia, con una previsione di vita non superiore a TRE MESI, dichiarati chemioresistenti, non più trattabili, e tutti definibili MALATI TERMINALI o a questi parificabili, erano in vita. Tenete conto (anche questo è documentato) che diversi arruolati stavano così bene in salute, che morirono prima di aver potuto iniziare la terapia o pochi giorni dopo: come meravigliarsene se in un protocollo erano stati ricompresi pazienti con un`aspettativa di vita non superiore a 12 giorni?
Potete pensarla come volete sul MDB, essere scettici e non accontentarvi nemmeno di ficcare tutte e dieci le dita nella ferita del costato, ma è così. E nessuno ha dato, non diciamo a noi, MA ALL`OPINIONE PUBBLICA, una spiegazione di questo fenomeno! In un`intervista, registrata alla vigilia della sperimentazione, l`allora Ministra della Sanità, signorina Rosy Bindi, dichiarava, che `..tutto questo non sarà inutile se ..servirà a salvare un solo ammalato di tumore, anche uno solo!`.
Dichiarazione da tenere bene a mente, perché potrebbe giungere l`occasione di tornare in argomento. Non richiede commenti un`altra dichiarazione della Ministra, che definì la campagna contro il Prof. Di Bella e la sua terapia come una `lotta contro la barbarie`. Certe volte, quando magari gli altri sarebbero disposti a trovare circostanze attenuanti al nostro agire, sono le stesse parole che ci escon di bocca a farle evaporare.

Ma lasciamo stare il mondo underground della politica e gli opinionisti a cottimo e parliamo di cose serie, tornando al dato sopra riferito: allora, come la mettiamo? Giova chiederselo ancora: perché questa notizia non è stata data al pubblico, invece di andargli a dire che il MDB non funzionava?
E` lecito nascondere alla popolazione che una nuova cura può far vivere di più e meglio, addirittura in condizioni-limite, quando tutti gli altri rimedi sono impraticabili o sono falliti? A costo di apparire monotoni ripetiamo: la previsione massima di vita era di tre mesi. A casa nostra in un anno e mezzo ci sono 18 mesi; e, sempre a casa nostra (scusandoci con i cultori dell`insiemistica), 18 diviso 3 fa ancora 6. Quindi il `flash` all`autunno 1999, sanciva che, per la prima volta nel mezzo secolo di lotta contro il cancro, una terapia, il MDB, pur in forma di rudimentale e alterato surrogato, era riuscita a prolungare DI SEI VOLTE la vita prevista di malati da estrema unzione. Il risultato sarebbe rimasto eccezionale anche nell`ipotesi che il giorno successivo al censimento fosse deceduto il `campione` per intero (non è stato così). Cosa hanno detto i responsabili della sperimentazione? Nulla. La massa non si era ridotta del 50% in tre mesi. Punto. Detta alla bruta, hanno dato l`impressione che gli interessasse poco che una novantina di condannati fossero vivi. Ci colpì molto, a questo proposito, una trasmissione serale su Rai 3 proprio su questa notizia, che, appena circolata tra le agenzie di stampa, era stata attirata con un lecca-lecca, presa decisamente per mano e chiusa in castigo come un bimbo troppo vivace.
Il noto oncologo romano poco sopra citato, intervistato dai giornalisti che curavano il servizio, farfugliò una spiegazione che non capì nessuno: il dato, disse, rientrava nell`alea della casistica. Come dire: un errore insignificante nella previsione di vita. Un errore? Non uno, ma novanta errori: non sono un po` troppi? Crediamo sarebbe stato corretto ridestarsi da un recitato scetticismo, interessarsi alla cosa e chiedersi finalmente se certi giudizi sprezzanti non fossero da rivedere. In ogni caso era doveroso, eticamente, istituzionalmente e professionalmente, dichiarare che erano emersi dati inediti e che era necessario studiarli in modo più approfondito. Questo a volergliela concedere larga. Il dato di sopravvivenza non può che sancire l`unico risultato, gravemente alterato per difetto, ma scientificamente attendibile, dell`infausta prova: il MDB apriva una nuova era nella terapia dei tumori. Nelle situazioni esaminate, contro lo ZERO per cento delle terapie (di tutte le terapie) tradizionali, c`era un 23% di risultati positivi.
Lecito e, più che lecito, logicamente ovvio, attendersi risultati totali ed ancora più clamorosi in situazioni non così disperate. E questo non lo diciamo noi, ma è implicitamente `scappato detto` agli improvvidi avversari del MDB. Si dicono più cose quando non si vogliono dire, di quante se ne rivelino palesemente. Una volta, trasportati dal disgusto, ci trovammo a dire che certi personaggi erano un fallimento anche come malavitosi: volendo scavare un tunnel per rapinare una banca, sbucherebbero nella sede della polizia; o, con un revolver in mano, si azzopperebbero da soli.
Il Dr. Roberto Raschetti, responsabile del Comitato Guida della sperimentazione e, come vedremo, oggetto di particolari attenzioni da parte del magistrato Raffaele Guariniello, ci ha gratificati di una mirabile sintesi del catenaccio applicato alla cosiddetta sperimentazione. Spieghiamoci. Se, ad onor del vero, U. Veronesi aveva caldeggiato uno studio caratterizzato da randomizzazione e gruppo di controllo su pazienti non moribondi, così da paragonare gli esiti MDB con quelli sottoposti ai cicli consueti, un coro poco melodioso si levò ad osteggiare tale ipotesi. Cosa voleva dire, in parole povere, l`oncologo milanese? Applichiamo il MDB su un gruppo di pazienti, la chemioterapia su un altro gruppo, e valutiamo quale dei due indirizzi dia i risultati migliori. L`unico modo per arrivare a qualcosa di serio. Di conseguenza, cestinato. Perché avrebbe significato esaminare pazienti non moribondi e far emergere in misura eclatante il gap terapeutico, a tutto vantaggio del MDB.
Ignorando i dati della letteratura scientifica internazionale, si stabilì che la sperimentazione doveva essere di `fase II`. E, in una fase IIa, randomizzazione e gruppi di controllo....`non sarebbero stati etici`. Quindi non s`avevano da fare. Non è chiaro il concetto? Allora facciamolo spiegare al Dr. Raschetti, il quale, dopo aver detto che una riduzione del tumore in percentuale entro il 50% era da considerare semplicemente come `stabilizzazione` e che non si poteva `forzare il significato` di tale parola spacciandolo per un successo terapeutico.., scrisse a proposito della sopravvivenza che `..i dati relativi alla mortalità non potranno essere utilizzati per una valutazione della sopravvivenza, rientrando questo tipo di informazione nella sfera della valutazione di efficacia per la quale occorrerebbe avere un gruppo di controllo, non presente negli attuali studi di fase II`.

E` chiaro il concetto? Sopravvivenza e qualità di vita sarebbero sì stati criteri di giudizio basilari in uno studio con gruppo di controllo, ma siccome...non era etico prevedere il gruppo di controllo..vivere di più e meglio non significava niente. Sarebbe come valutare una vettura da formula 1 facendola correre da sola, per dire al termine della gara: `che tartaruga!`. Se poi avesse una velocità doppia a quella delle concorrenti non importerebbe: non `sarebbe etico` farla gareggiare con altre vetture.

A questo punto, visto che le nostre considerazioni potrebbero sembrare inquinate dal fatto che siamo `parti in causa`, riportiamo ampi stralci dell`articolo che, sceso il sipario sulla macabra farsa della sperimentazione, fu pubblicato dal British Medical Journal, probabilmente la più autorevole rivista scientifica mondiale, a firma di Marcus Mullner. E` opportuno considerare che il prestigioso redattore non conosceva essenziali dettagli non rivelati dall`ISS (Istituto Superiore di Sanità), come avremo modo di dire più avanti. E` inoltre facile comprendere come eventuali contestazioni meno addomesticate avrebbero potuto sollevare un `incidente diplomatico`, e creare tensioni indesiderate tra gli ambienti scientifici britannici e l`establishment oncologico italiano. Sarebbe più tardi intervenuto il `Soccorso Bianco`con la benedizione delle `Sette sorelle` del farmaco ad evitare che venisse ripreso l`argomento. Nonostante questa forma edulcorata, l`articolo di  Mullner è una micidiale ed inappellabile stroncatura. Lo riportiamo evidenziando i passi più eloquenti, che richiamano e confermano quanto prima da noi osservato.

BRITISH MEDICAL JOURNAL - Marcus Mullner ("Di Bella`s therapy: the last word?" - BMJ, 1999, 318, 208).

`..Questo studio, tuttavia, avrebbe potuto essere progettato meglio
Gli sperimentatori non hanno rilevato alcuna evidenza di importante risposta clinica e il trattamento è stato interrotto nell`86% dei pazienti a causa di progressione di malattia, tossicità o morte.
Il nostro parere è che la maggior parte dei clinici giudicherà convincente questa sperimentazione, ma essa non è perfetta. Noi non siamo in grado di sapere se i pazienti inseriti in questi studi (tutte le persone che avevano chiesto di essere sottoposte al trattamento Di Bella) fossero rappresentativi, né sappiamo se i controlli
(cioè i pazienti eventualmente sottoposti a placebo o a trattamenti convenzionali) avrebbero risposto meglio oppure peggio. I ricercatori avrebbero dovuto condurre la sperimentazione con studi controllati e randomizzati.
Perché questi studi non sono stati randomizzati?
Anche se alcuni esperti rivendicano che gli esperimenti clinici di fase II di solito sono non comparativi, e sebbene gli autori sostengano di avere usato questi studi per valutare l`opportunità di eventuali studi randomizzati, il miglior modo per evitare errori e pregiudizi sarebbe stato quello di randomizzare i pazienti suddividendoli in gruppi da trattare e in gruppi di controllo.
I motivi che in genere vengono addotti a giustificazione della non randomizzazione dei pazienti sono la difficoltà del reclutamento, i costi, il tempo e ragioni di ordine etico.
Le difficoltà nella randomizzazione-reclutamento sono ragioni deboli. ...Gli autori della ricerca sostengono che i pazienti non sarebbero stati forse d`accordo a far parte di gruppi di controllo-confronto con diversi trattamenti (o, in questo caso, con placebo) in modo randomizzato. Ma è veramente così?...
Indiscutibilmente sarebbe stato meglio valutare la terapia Di Bella in un minor numero di tipi di cancro, ma c`era evidentemente l`urgenza di valutare l`attività del trattamento in una vasta tipologia di tumori. Gli autori sostengono inoltre che non avrebbero potuto condurre studi randomizzati per ragioni etiche, ma queste ragioni etiche non sono chiare.
In realtà, si potrebbe affermare che è proprio il progetto scadente di questo studio a non essere etico.
Il tempo è stato forse il fattore più influente, poiché c`era una crescente pressione dell`opinione pubblica sul Ministero della sanità italiano affinché fosse chiarito al più presto questo problema.
Il progetto di questa sperimentazione è fallace...`.

Nonostante altri inserti ed illazioni non condivisibili, dovuti palesemente alla volontà di..salvare le apparenze, tolta all`articolo la feluca diplomatica ed il frac, si può così sintetizzare:

- La sperimentazione è stata una cosa poco seria e che non vale nulla. Per giunta la maggior parte dei pazienti (86%) hanno fatto la cura per brevissimo tempo;

- Senza gruppo di controllo e randomizzazione si può dire tutto e il contrario di tutto;

- E` vergognoso accampare ragioni di ordine etico. E` stata la sperimentazione un`azione contraria all`etica scientifica;

- Hanno accumulato una gran quantità di patologie tumorali per togliersi dai piedi Di Bella in un colpo solo;

- Tutta la `solfa` risponde a ragion di Stato perché il governo in carica stava perdendo consensi presso la pubblica opinione a rotta di collo.

Come reagirono i responsabili della sperimentazione? Diciamolo subito: in modo scomposto, imbarazzato, penoso. Aiutati dalla citata sindrome di Lapin di buona parte dei mass media italiani e dal fatto che nel nostro paese, più che in altri, verità o falsità vengono stabilite dagli esponenti della fazione nella quale si milita, azionarono la `terapia dell`estintore`, soffocando o minimizzando notizie che era dovere ineludibile diffondere con la massima evidenza.
Erano coinvolti in un viluppo inestricabile le sorti della variopinta rete di canalizzazione provvigionale di un intero sistema sanitario e quelle di una classe politica che non aveva scheletri, ma interi ossari nell`armadio. Per giunta  all`editoriale di Mullner seguì un`altra non meno micidiale riflessione, a firma di J. L. Reyes, pubblicata sul foglio on line della rivista con il titolo `Confrontato con che cosa?` (PhD Physiology, BMJ on line, 22/1/1999: `Compared to what?`).
La chicca più gustosa è la frase conclusiva:

`..Tutto porta a pensare che la ricerca tendeva alla erezione di un fantoccio che potesse essere facilmente demolito. La mala scienza vince di nuovo`.

Questa volta non si poteva censurare tutto, e qualcosa uscì sui quotidiani, con titoli eloquenti quali `Che brutta sperimentazione!` o `sperimentazione Di Bella, strategia tutta da rifare`, su fogli sicuramente non favorevoli al MDB, quali il Corriere Medico e l`Espresso.
Il 9 febbraio 1999 la trasmissione `Porta a porta` trattò lo spinoso argomento. Bruno Vespa citò le critiche pesanti del BMJ. Val la pena spulciare tra domande e risposte scorrendo la videocassetta della serata.
Alessandro Liberati, docente di statistica medica all`Università di Modena, che si dice molto debba (culturalmente parlando, s`intende..) a S. Garattini, pur senza toga tentò una difesa: talmente maldestra da equivalere all`arringa di un pubblico ministero.

`..va detto che il collega che ha scritto l`editoriale non è uno specialista oncologo e non sa che probabilmente la maggior parte degli studi in oncologia si fanno così..`.

Bruno Vespa:
`Lei ci sta dicendo che al British Medical Journal fanno scrivere gli editoriali al primo che passa. Ma come? Voi avete sempre detto che su queste riviste prima che esca un articolo altro che parto..ci sono dei comitati, li legge uno, li legge un altro..`.

Liberati:
`Quello è un editoriale di commento...so che ha provocato notevoli problemi di imbarazzo perché non tutti erano d`accordo su quello che è stato scritto`.

Bruno Vespa:
`Se i giornali stranieri dicono che Di Bella fa schifo, vanno bene. Se dicono: sì, fa schifo, ma forse si poteva fare meglio, allora diciamo che chi  vi scrive è uno di passaggio e che ora verrà licenziato. Ci avete sempre rimproverati di non conoscere il mondo e ci avete inondati di articoli autorevoli, dicendo che Di Bella non aveva pubblicato nulla. Mi sorprende però che una rivista che voi considerate importante faccia un editoriale (nel nostro mestiere chi fa editoriali è più importante di chi fa articoli..) che voi consideriate come fosse scappato` e che questo povero uomo che l`ha scritto ora venga bacchettato perché non si doveva permettere...`.

La discussione sfiorò l`ilarità generale quando Liberati volle rispondere ad un`affermazione del Prof. Jacobelli, Direttore del Centro Oncologico di Chieti, che era rimasto profondamente scosso e colpito dalla relazione del Prof. Di Bella del gennaio 1998. Jacobelli fece infatti presente che ALMENO MILLE SU DUEMILA PAZIENTI dello Studio osservazionale (non possiamo trattare nella presente discussione anche questo `capitolo`) erano vivi dopo un anno di MDB.

Liberati rispose che il dato non era significativo perché....non c`era gruppo di controllo..!
Quindi Marcus Mullner  era "`na cosa fitusa" perché criticava la sperimentazione in quanto non randomizzata e senza gruppo di controllo, mentre l`osservazionale per lo stesso motivo non valeva niente.

Di passaggio, ci limitiamo a citare altre eleganti e pacate reazioni: F. Cognetti definì l`editoriale di Mullner `corbellerie`, Eva Benelli, su `Tempo Medico`, parlò di `..sapore della beffa, oltre che del danno`, Raschetti di `..critiche molto teoriche e, tutto sommato, superficiali, avanzate per di più senza valutarne le conseguenze`... affermazione quest`ultima che (ci sbaglieremo) ci ricorda tanto un monito di certi ambienti del Sud, coagulabile in uno "statte accuorte!".

Per brevità ci fermiamo qui, concludendo con due citazioni relative al BMJ on line, una di Susan Holloran, scrittrice e malata di cancro al seno, l`altra relativa alla replica firmata da Mullner e da Evans, consulente statistico della rivista.

Susan Holloran , nell`aprile 1999, fece una critica severa della sperimentazione, dicendo fra l`altro:

`Usando campioni di pazienti e limitandosi a quelli con il cancro ad uno stadio avanzato e con una ricerca durata pochi mesi, a noi malati di cancro tutto questo ci appare come un uso ridicolo e fuorviante della ricerca, del tempo e dei soldi`.

Mullner ed Evans scrissero con insinuante diplomazia:

`La maggior parte dei lettori è certamente in grado di valutare in proprio se i risultati presentati consentano oppure no di disporre di prove sufficienti contro la Mdb....Si può anche capire che nella situazione emotiva e politica come quella che si era imposta in Italia, uno studio non controllato si fosse rivelato come l`unico strumento disponibile per testare la Mdb. Ma questo non vuol dire che uno studio non controllato possa fornire sempre la risposta migliore`.

Un incubo logico, un macabro gioco di fronte agli oltre quarantamila esseri umani che nel mondo muoiono giornalmente di tumore; e teniamo presente che l`Italia collabora ogni giorno a questo triste dato con un numero di vittime molto superiore a quello del totale degli `arruolati` del 1998!
Con questi criteri nessuna nuova terapia anticancro potrà mai scalzare la ferraglia terapeutica arrugginita da oltre mezzo secolo di fallimenti. Per passare dalla fase II alla fase III bisogna dimostrare l`efficacia antitumorale, ma ci pensano gli `addetti ai lavori` a rendere impossibile questa dimostrazione. Conclusione: nessuna nuova via risulterà efficace e quindi nessun pericolo minaccerà il lucroso establishment corrente. L`epilogo non è quello di tante fiabe `..e vissero felici e contenti`, ma il suo contrario: `muoiano infelici e scontenti`.

Con questa ghigliottina non c`è da meravigliarsi che nessuno abbia battuto ciglio per il fatto che, a 90 giorni dall`inizio della sperimentazione, il 60% dei pazienti che avrebbero dovuto essere morti fossero ancora in vita e, dopo un anno, la metà di quelli ricompresi nello studio osservazionale. Mille vivi su duemila, che avrebbero dovuto essere sotto terra da un pezzo, non possono essere definiti frutto dell`alea prognostica se non per autolesionismo personale o evidente malafede.     

Fermiamoci un secondo per orientarci con questa `bussola` riepilogativa. Fino adesso abbiamo visto che:

1) I criteri valutativi erano assurdi, anacronistici e pretestuosi;

2) Gli `arruolati` erano ammalati terminali e, nel migliore dei casi, avevano un`aspettativa di vita massimo di tre mesi;

3) Superando queste previsioni, più facilmente ottimistiche che realistiche, dopo tre mesi risultavano in vita il 60% dei pazienti e, quasi un anno e mezzo dopo, il 23% ;

4) Queste risultanze non sono state comunicate al Paese, e, ribaltando la verità dei fatti e le aspettative della pubblica opinione, si è insistito a  parlare di assenza di efficacia antitumorale per il Metodo Di Bella;

5) La più importante rivista scientifica del mondo avrebbe giudicato inattendibile il responso faticosamente costruito.

 E` arrivato il momento di porsi la domanda che funge da titolo del prossimo paragrafo, che potrete, col seguito, leggere sulla seconda parte della discussione.




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28 giugno 2007

SCIENZA E COSCIENZA

Ci ho riflettuto a lungo!
E sono giunto alla conclusione che la prima non sia compiutamente concepibile senza la seconda.

A chi manchi coscienza difetterà sempre la scienza.
Non importa quali titoli e nomine e prebende possa vantare, non avendo coscienza produrrà scienza d'accatto. Magari di successo, ma nulla più di una moda, che nel campo della medicina quanto più pervicacemente sia imposta tanto maggiore morte e disperazione si lascerà dietro come scìa.

Questa settimana culminerà domenica nella ricorrenza del quarto anno in cui dobbiamo fare a meno di Luigi Di Bella, scienziato di sapienza finissima e perciò non bisognevole di ostentazioni, ma soprattutto un galantuomo.
Un uomo che poteva permettersi poco più che ventenne il lusso di rifiutare proposte di collaborazione da parte di un certo Gugliemo Marconi.
Un uomo che ha ideato quella che allo stato rappresenta la miglior terapia disponibile per combattere il flagello chiamato cancro.

Perseguitato ed osteggiato al di là dell'umana immaginazione, sbeffeggiato da chi non varrebbe il piscio del suo cane, ancora oggi dopo che il Creatore gli ha concesso il meritato riposo, temuto come la peste da coloro le cui "cure" la medicina di Stato impone, al modico prezzo di cinquantamila euro al mese per paziente, in modo che possano immunosopprimere malati che più di ogni altra cosa avrebbero invece bisogno proprio della maggiore risposta immunitaria possibile.
Cosa che la sua terapia provvede, insieme ad un attacco mirato ed atossico al fenomeno tumorale, per un costo 50 volte inferiore. E con la certezza che se la battaglia specifica non possa essere vinta (il più delle volte a causa delle "cure" in precedenza dispensate dalla clàque atea e progressista), si arrivi alla fine vivendo comunque una vita degna di tal nome.

Ho voluto iniziare questa settimana con due post dedicati alla grande mistificazione imbastita intorno all'Aids ed al virus inesistente "scoperto" da Gallo, prototipo dello scienziato privo di coscienza, che come ho detto rappresenta una contraddizione in termini.
Non occorre particolare acutezza di mente per raccogliere analogie sorprendenti tra i due baracconi organizzati dai modaioli scientifici per poter ingurgitare centinaia di miliardi in finanziamenti, compreso l'ostracismo e la persecuzione per i non allineati.

Proseguirò pubblicando alcuni pezzi del Professore, in quanto questa settimana è interamente dedicata a lui.

Gli sia dolce il riposo!


STORIA DI VERITA`

Esporsi oggi nell`ambito professionale, nella pletora di idee e propositi, nelle deplorevoli passioni partigianistiche, nei pericoli incombenti a chi osi lacerare il velo della omertà, richiede ferma convinzione e solide prove sperimentali.
La miscredenza e lo smaccato scetticismo aprioristico hanno generato confusione, smarrimento decisionale, contrasti, conflitti, gravi lacerazioni fra la constatata esperienza di tutti i giorni, fatta di  prognosi infauste a breve o lunga scadenza, nonché costellate da spesso doloroso iter, e le convenzionali cifre ufficiali, che ammanniscono elevate cifre percentuali di guarigioni o di miglioramento a lunga scadenza, ottimistiche o fantastiche, lontane comunque da una vera realtà.
Questo atteggiamento, non di uno, ma di una classe di professionisti, da cosa deriva?
Un`origine è l`insufficiente, inesatta tempestiva informazione, particolarmente pericolosa quando emerge da fonti ritenute ineccepibili per serietà, correttezza di dati, anche se superficiali.
La dichiarazione di appena un anno fa, che 281 lavori di autori stimati, pubblicate su riviste affermate, erano inaffidabili, suscita perplessità (1). Altrettanto vale per i movimenti di alte personalità alla NHI di Bethesda (Maryland).
Mentre su queste vicende è imprudente e irrispettoso esprimere un giudizio, è legittimo però chiedersi: è possibile non accorgersi dei disastri della terapia ufficiale odierna? Si può ritenere perfetto un rimedio che ha per confine la morte?
E` mai possibile che l`inesorabile critica moderna non emetta giudizi e non proponga cambiamenti di rotta ai metodi vigenti? L`apparentemente obiettiva ed esauriente monografia USA `Conventional and unconventional methods` sembra orientata nel respingere e condannare tutti i metodi che non rientrino in quelli ufficiali, per accettare invece solo quelli ufficiali che si esauriscono con la morte.
 In quell`ambito limitante affiorano proposte di metodi assurdi, irrazionali, chiaramente ispirati a riprovevoli illeciti guadagni, esenti da principi legali e morali. A questo punto interviene doverosamente la legge in difesa del cittadino, per mano dei giudici che, privi di competenza specifica, ricorrono alle perizie mediche: non evitando in tal modo il pericolo di emanare sentenze che favoriscono la nascita di metodi clandestini, irrazionali, ovvero la migrazione all`estero, nella speranza di ritrovare altrove i mezzi carenti in Patria.
Alla fine la gente paga, soffre e muore.
Cambiano i mezzi, i luoghi, il tempo, ma il cancro rimane la malattia del secolo.
Alate ispirazioni liriche adornano ed infiorano cupe tragedie familiari e personali, intanto che le terapie tradizionali procedono tenaci ed impassibili verso l`inesorabile destino fatale. Riaffiora Shilock (2)....; e se si trattasse di scambio di carne umana con i profumatissimi costi dei `mezzi di cura`? La malvagità umana non ha limiti: l`uomo ha crocifisso Gesù; il popolo ha sorriso ed applaudito agli strazi del Colosseo, salvo ad adorare nelle catacombe i resti mortali. Il mondo nel suo insieme non muta: i trenta denari di Giuda valgono bene i miliardi delle terapie odierne.
Quando alla Società Medico-Chirurgica di Bologna esposi i miei primi risultati, si scatenò un pandemonio [........]. Mi si fece a buon conto capire che avrei dovuto rientrare nei ranghi e tacere. Obbedii: avevo moglie e due figli, pendenze con i miei familiari (3).
Continuai silenziosamente la ricerca intrapresa nel più prudente riserbo, inviando a Congressi esteri prudenti note, brevi summaries.
Gli anni intanto passavano anche per me, sarei stato anch`io congedato: e poi? (4).
Facendo anche il manovale contribuii a mandare avanti la costruzione del mio laboratorio, attrezzato, ordinato un po` alla volta, investendo la liquidazione da pensione (5).
I limiti della ricerca nel mio laboratorio sono dati ormai dal tempo, dal costo degli apparecchi e dei reattivi, dalle capacità tecniche (6).
Potevo comunque studiare e ricercare gli effetti dei retinoidi, a mezzo della tecnica del patch-clamp, sui megacariociti, indagare sui meccanismi della piastrinogenesi; e soprattutto seguire l`andamento delle leucemie e dei tumori trattati con il mio protocollo (MDB= Metodo Di Bella) (7). La casistica è influente e forse di grande utilità pratica perché relativa a pazienti che conducevano una vita normale o quasi, che capivano il significato molteplice del Metodo, che collaboravano e ricorrevano a laboratori d`analisi pubblici o privati, spesso ospedalieri; controlli talvolta anche troppo frequenti, per l`assillo di conoscere l`evoluzione della malattia. I metodi di indagine clinica non differivano da quelli comuni; l`analisi dei risultati era quella degli operatori comuni, eventualmente controllata dal sottoscritto.
L`evoluzione della malattia era seguita per contatti, in periodi di lunghezza variabile in rapporto a diversi fattori, o diretti, o epistolari, o verbali telefonici.
L`interesse per la guarigione ed il miglioramento era garanzia di correttezza terapeutica. Quando alcuni dati sembravano dubbi, si ripetevano. In particolari casi si ricorreva alle attrezzature ufficiali, che quasi sempre davano i risultati-guida della terapia.
La gratitudine espressa anche da lettere commoventi, ribadiva l`efficacia del protocollo.
Non tutti i pazienti sono modelli di fedeltà e precisione. Alcuni sono discontinui, a volte perché traviati da notizie opposte; talvolta perché ostacolati da difficoltà economiche. Alcuni preparati ufficiali di somatostatina hanno suscitato reazioni allergiche, con dermatite, nausea, vomito e diarrea, ipotensione (8). Tuttavia nessun episodio di gravità si è av uto anche in soggetti labili (bambini, pazienti attempati). Il Metodo esige l`attenta considerazione dello sfondo medico-laboratoristico, per cui non è consigliabile applicarlo senza disporre dei dati clinici anatomo-funzionali.
Non pochi chiedono la ricetta senza fornire gli elementi di normale sicurezza. Tanti ammalati vengono dopo aver applicato il metodo prescritto da altri, quasi sempre male (9). Norma essenziale è quella di non curare il sintomo senza essersi accertati della causa, e di dare al sintomo il significato che gli compete nel quadro clinico complessivo. Un problema pesante è la preparazione dei galenici: la miscela di retinoidi in tocoferile acetato e la melatonina.
Gli errori più frequenti riguardano l`assoluta purezza dei principi prescritti, il metodo di preparazione che richiede tempo, attrezzatura, tecnica, cultura biochimica (10). L`industria farmaceutica mette ormai sul mercato prodotti sicuri a prezzi comunemente accessibili.
Alcuni farmacisti seguono norme d`igiene, tecnica, cultura farmaceutica, confezione perfetta; non tutti però. D`altra parte un medico non può raccomandare una sola farmacia senza venire meno ai principi elementari di deontologia.
Spesso la voce `corre` fra gli ammalati, che si suggeriscono a vicenda le farmacie raccomandabili in relazione al successo delle terapie applicate.
Un`esauriente educazione sanitaria in genere manca, sia per lo scadimento della cultura in genere, sia per la immensa mole di notizie errate (o male apprese) propagate dai mezzi d`informazione. Gli elementi fondamentali per il successo terapeutico del Metodo DB si fondano: sull`esattezza della diagnosi e della prescrizione terapeutica, sull`applicazione fedele della terapia nei confronti della continuità del controllo, su precise modalità d`applicazione.

                            Prof. Luigi Di Bella (estate 2000)

(Copyright Famiglia Di Bella).
 
NOTE
(1) L`aggettivo `inaffidabili` è stato usato unicamente per la volontà di usare nella pubblicazione un tono moderato. In realtà si trattava di lavori inventati di sanapianta.

(2) Shilock è un personaggio del `Mercante di Venezia` di W. Shakespeare. Si tratta di un mercante ebreo che, mosso da un odio violento e indomabile per Antonio, gli concede il prestito richiesto di tremila ducati, stabilendo, quale garanzia in caso di insolvenza, una libbra della sua carne. Quando Antonio perde tutte le sue ricchezze a causa di un naufragio, Shilock è irriducibile nel voler escutere la garanzia. Dovrà invece non solo rinunciarvi, ma cedere tutti i suoi beni.

(3) Lo scienziato si riferisce al conferenza di Bologna del 6 dicembre 1973 (ne abbiamo riferito in precedenti discussioni), nel corso della quale riferì sul razionale del proprio Metodo e sui primi casi documentati di gravi patologie ematologiche risolte. La conferenza fu opera del Dr. Giuseppe Di Bella, allora giovane assistente di ruolo presso l`Ospedale Maggiore di Bologna, che la organizzò e tenne successivamente i rapporti con il mondo dell`informazione. Le espressioni misurate del Prof. Di Bella si riferiscono a gravi episodi di intimidazione personali ed a carico di noi figli: mio fratello poteva vedere compromessa la sua posizione ospedaliera, mentre chi scrive, dopo la laurea in giurisprudenza, aveva appena assolto gli obblighi di leva ed era in cerca di lavoro.

(4) Il riferimento è alle apparecchiature scientifiche ed agli assistenti sui quali poteva contare all`Istituto di Fisiologia dell`Università di Modena. Queste risorse umane e tecniche, non sarebbero ovviamente state più disponibili dopo il pensionamento.

(5) Lo scienziato si riferisce alla soprelevazione del laboratorio di via Marianini, già costruito nel 1950, che fu realizzata nel 1982-83. Potè sostenere l`onere della costruzione solo in quanto gli esponenti della società edile che la realizzò (F.lli Schianchi) erano amici di famiglia di vecchia data, i quali nell`occasione decisero di rinunciare all`utile d`impresa, pretendendo esclusivamente il rimborso del costo dei materiali, del lavoro e delle fiscalità. Il progetto fu interamente elaborato dallo stesso scienziato, e successivamente controllato e firmato da un`incredulo e sbalordito ingegnere.

(6) Tutte le attrezzature presenti nel laboratorio furono pagate di tasca propria dal Prof. Di Bella, compreso il `microscopio con micromanipolatore` da lui acquistato presso gli stabilimenti Zeiss in occasione di un congresso in Germania. Considerata la sua indisponibilità a percepire onorari, alcuni pazienti si consociarono e, senza alcuna ostentazione né pubblicità, provvidero, negli anni 1983-1994, a procurargli utili accessori ed apparecchiature di `appoggio`. Testimonianza di un laboratorio di ricerca in perfetta efficienza sono i 19 lavori presentati in congressi nazionali ed internazionali, volendo limitarsi al periodo che va dall`anno del pensionamento al 1995. Se dopo questa data i noti eventi rallentarono la ricerca, la mancanza di risorse, specie materiali, portò forzatamente a dovere interrompere percorsi assai promettenti. Limitandoci al caso del Neuropeptide Y (il lavoro `Influence of neuropeptide Y on bone marrow megacariocytes blood platelet count and blood glucose level`, L. Di Bella, G. Minuscoli, L. Gualano, fu presentato il 6 agosto 1993 al XXXII Congress of the International Union of Physiological Sciences di Glasgow), principio attivo ritenuto in grado di risolvere situazioni off limits in campo ematologico, il costo della sostanza era letteralmente proibitivo: nel 1993, 500 mln. di lire per 1 grammo di  neuropeptide!

(7) Abbiamo cercato di spiegare (vedi discussioni `Particolarità sul Metodo Di Bella`) perché lo scienziato usasse questa e non altre espressioni ideate da altri per designare la sua terapia, nonostante la marginale importanza del particolare.

(8) Vedi le discussioni appena sopra richiamate ciccando sub `TUTTE LE DISCUSSIONI`. Il Prof. Di Bella aveva rilevato - come d`altronde avrebbero avuto modo di fare i pochi medici fedeli alla sua prassi prescrittiva -  le grandi differenze di efficacia tra le varie specialità di somatostatina, cosa ormai scontata per chi ha la conoscenza e l`esperienza necessarie per esprimersi in merito. Rimandiamo comunque alle discussioni `Particolarità sul Metodo Di Bella`, pubblicate dopo le indispensabili consulenze mediche, per gli accorgimenti utili nel corso della somministrazione di somatostatina e di altre componenti del Metodo Di Bella.

(9) La tiepida opinione dello scienziato sulla maggior parte dei medici prescrittori è ormai notoria. Abbiamo avuto la possibilità di conoscere, e annotare, le sue valutazioni in merito, sia positive che negative.

(10) La preparazione dei galenici è di estrema difficoltà. Quantomeno se si desidera ottenere un`efficacia piena e costante. Per fare un esempio: parlando di recente con il Dr. Vigildo Ferrari, riferimento tra i farmacisti preparatori e membro del direttivo SIBOR, abbiamo appreso che un`imprecisione di pochi gradi nella fase di riscaldamento della soluzione dei retinoidi, ne pregiudica fatalmente l`efficacia, nonostante che le analisi di rito non riescano a segnalare nessuna imperfezione nel prodotto finito. 






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27 giugno 2007

NOMI E PRESAGI /3

Manganelli a capo della Polizia!




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25 giugno 2007

CHI L'HA VISTO/2

Contributi per lo smascheramento della più grande mistificazione medico-scientifica mai registrata a memoria d'uomo.

SECONDA PARTE

CJ: Non è un po' strano? Come può un germe fare così? Sicuramente se è presente in uno dei campioni, finché le colture vengono fatte nello stesso modo, dovrebbe svilupparsi comunque?

EPE: Si penserebbe che è così.

CJ: E se si mescolano tutti i campioni, come si potrebbe sapere chi aveva il virus in primo luogo? Sarebbe potuto provenire solo da un paziente. Gallo si è mai posto questa domanda?

EPE: Lo ha fatto e in un documentario televisivo del 1993 disse che non gli importava se il virus proveniva da un singolo paziente o se proveniva da un gruppo di pazienti.

CJ: Non ha detto che le cellule leucemiche usate nelle colture erano originariamente ottenute da un paziente con leucemia cellulare T4 adulta?

EPE: Sì.

CJ: Allora le colture devono aver certamente contenuto diverse cellule T4?

EPE: Questo è vero.

CJ: Se dette colture venivano composte da cellule T4 e se l'HIV distrugge tali cellule, come si poteva ppensare che un virus letale per le cellule potesse proliferare?

EPE: Quello è un altro problema sorto con la teoria HIV dell'AIDS. Anche se si dice che l'HIV uccide le cellule T4 e rende le persone immunodeficienti, cioè quello a cui si riferisce realmente l'"AID" nell'AIDS, sia la linea cellulare leucemica come pure il clone H9 che Popovic ha alla fine prodotto, sono entrambi immortali anche quando infettati dall'HIV. Ciò significa che piuttosto che essere distrutte dall'HIV le cellule permettono a quello che viene considerato HIV di crescere indefinitamente. Il clone H9 viene largamente impiegato sia nella ricerca che commercialmente per produrre quelle che vengono considerate le proteine dell'HIV da usare nei kit dei test anticorpali.

CJ: OK. Che cos'ha fatto Gallo effettivamente per provare di aver isolato un nuovo retrovirus proveniente da pazienti AIDS?

EPE: Se Lei legge il primo studio, quello che veniva considerato isolamento consisteva in fotografie del microscopio elettronico di poche particelle nelle colture, non nel gradiente, in cui si trovava la transcriptasi inversa e si osservava che alcuni anticorpi presenti nei pazienti affetti da emofilia come pure nei conigli reagivano con alcune delle proteine nelle cellule delle colture.

CJ: Quello fu riportato come isolamento di un virus?

EPE: Sì

CJ: Si tratta veramente di isolamento?

EPE: Per isolamento si intende la separazione da tutt'altra cosa. Non soltanto la scoperta di alcuni fenomeni. Il solo modo per provare l'esistenza di un agente infetto è di isolarlo.
Questo è il punto su cui si fonda tutta la discussione.

CJ: Sì, ma isolato o meno, come replica all'affermazione di Gallo che le sue colture producevano un retrovirus?

EPE: Me lo faccia ripetere, non è una questione di isolamento: Gallo non ha isolato un virus. Non ci sono state delle fotografie del microscopio elettronico di un campione separato in bande che si ritenesse mostrassero nient'altro che particelle retrovirali. Come potevano essercene? Non vi fu assolutamente nessuna micrografia elettronica di un campione separato in bande. Solamente fotografie di cellule con una dozzina o giù di lì di particelle che si trovavano nelle vicinanze, ma nessuna estrazione ed analisi e prova che queste particelle potessero replicarsi all'interno di particelle identiche. Ma quello che dobbiamo chiedere è se Gallo aveva la prova per dire che aveva scoperto anche un retrovirus. Secondo il nostro punto di vista non l'ha fatto. Ed è di vitale importanza a questo punto stabilire che trovare delle particelle e la transcriptasi inversa non è la prova della presenza di un retrovirus.

CJ: Lei ha detto che le particelle dei retrovirus contengono transcriptasi inversa.

EPE: E' così, infatti si scoprì la transcriptasi inversa nei retrovirus, ma vi è un tranello. Il tranello consiste in due cose. Il modo in cui si prova la presenza dell'RT ed il fatto che l'RT non è caratteristico dei retrovirus.

CJ: l'RT?

EPE: La transcriptasi inversa. L'esistenza dell'RT viene provata indirettamente. Mettendo un po' di RNA all'interno di una coltura ed osservando se appare il DNA che porta la sequenza corrispondente.

CJ: Lei vuol dire che la presenza dell'RT è soggetta all'abilità della coltura di fare questo particolare trucco.

EPE: Sì. Si misura dimostrando il processo di transcriptasi inversa. Come molti test enzimatici, il test per la transcriptasi inversa valuta che cosa fa l'enzima, non il vero enzima stesso. Così nel caso di RT, misura la produzione di DNA copiato da un pezzo sintetico di RNA introdotto all'interno delle colture. Il problema è che l'RT non è la sola cosa in grado di fare questo trucco, come lo chiama Lei. Anche altri enzimi, dei normali enzimi cellulari possono fare questo trucco. In effetti lo fanno molto bene con lo stesso RNA sintetico che tutti i ricercatori HIV introducono nelle loro colture da copiare nel DNA(24) e per affermare che le loro colture contengono l'RT dell'HIV, ossia l'HIV. E per di più, quando si legge la letteratura dell'AIDS, diventa chiaro il fatto che alcuni ricercatori che pubblicano la dichiarazione di aver isolato l'HIV non hanno fatto niente di più che scoprire l'RT.

CJ: E' completamente sconcertante.

EPE: E c'è di più per quanto riguarda l'RT. Per esempio, secondo Harold Varmus, Premio Nobel e Capo dell'Istituto Nazionale della Sanità, le RT stesse sono presenti nelle cellule normali. Ed i batteri hanno le RT. Ed è risaputo che alcuni dei prodotti chimici che sono un componente obbligatorio di queste colture fanno sì che i normali linfociti abbiano una trascrizione inversa. Ed anche le cellule leucemiche possono eseguire lo stesso trucco senza aiuto quando non sono messe a coltura con tali prodotti chimici o cellule provenienti da pazienti AIDS.

CJ: Allora vi sono molte ragioni possibili per l'RT?

EPE: Sì e ve ne è ancora un'altra. Si ricordi che Gallo e Popovic hanno usato le cellule H9 per dimostrare l'esistenza di ciò che loro affermavano fosse un nuovo retrovirus. Ma come ho detto prima, se si traccia l'origine della linea cellulare H9, la stessa proviene dalla linea cellulare HUT78, una linea cellulare che ebbe vita da un paziente che Gallo dice che avesse una forma maligna causata dall'HTLV-1. Se questa malignità fosse causata dall'HTLV-1, allora l'HTLV-1 e la sua RT dovrebbero essere proprio nelle cellule che Gallo ha usato per provare la presenza di HIV.

CJ: Ma sicuramente nessuno cercherebbe un nuovo retrovirus usando delle cellule che contenevano già un altro retrovirus?

EPE: Si sarebbe potuto pensare di no specialmente un anno prima che Gallo pubblicasse uno studio in "Nature" riportando le sequenze genetiche dell'HTLV-1 nella linea cellulare dalla quale alla fine avevano origine le cellule H9.(25)

CJ: Così la prova che in cui si usa l'RT non sembra buona?

EPE: Il problema dell'RT è il problema di tutte le prove. E' proprio come le particelle che Gallo ha fotografato. Potrebbero essere le particelle di un retrovirus, la trascrizione inversa potrebbe essere causata dall'RT di un retrovirus, ma il "potrebbe" non è una prova scientifica. Non si costruiscono teorie scientifiche dalle quali "si potrebbe" andare avanti.

CJ: Ma anche se così fosse, Eleni, come può tralasciare le particelle? Sono così convincenti. Come può sottrarsi al fatto che non ha importanza in che modo Gallo e qualunque altro si sono allontanati dal metodo tradizionale di isolare un retrovirus, vi sono delle particelle in queste colture e parecchie persone importanti hanno guardato ad esse come a particelle di un retrovirus.

EPE: Apprezzo il Suo punto di vista, ma penso che le particelle debbano essere guardate da una prospettiva molto ampia. Le particelle simil-retrovirali sono praticamente onnipresenti. Negli anni '70, vennero frequentemente osservate tali particelle in tessuti leucemici umani, nelle colture dei tessuti embrionali e nella maggior parte delle placente animali ed umane. Questo fatto è significativo dato che la linea cellulare H9 viene mescolata con cellule leucemiche ed anche poiché Montagnier ha ottenuto le sue micrografie elettroniche da colture fatte con linfociti del sangue del cordone ombelicale. Vi è inoltre un grande gruppo di particelle retrovirali classificate come particelle di tipo-C che si trovano in pesci, serpenti, vermi, fagiani, quaglie, pernici, tacchini, topi arboricoli, agouti, tenie, in insetti come pure in mammiferi. E tra i molti suoi aspetti ufficiali l'HIV è stato descritto come una particella di tipo-C, sia da Montagnier che da Gallo.(26) Vi è inoltre uno studio sulle microscopie elettroniche riportato nel 1988 da O'Hara e colleghi di Harvard(27). Hanno esaminato i linfonodi ingranditi sia di pazienti AIDS che non ed hanno riscontrato particelle dell'"HIV" nel 90% di AMBEDUE i gruppi. Hanno dovuto ammettere che le particelle da sole non provano l'infezione da HIV.

CJ: Va bene: Lasciamo da parte le particelle. Che cosa mi dice degli anticorpi che reagivano con le cellule nelle colture? Questo deve sicuramente significare qualcosa che ordinariamente non è presente? Ciò ha a che fare con un agente retrovirale infetto?

EPE: Potrebbe averne a che fare, ma c'è ancora quella parola. Non è semplicemente possibile provare che le proteine appartengano ad un retrovirus o che gli anticorpi siano provocati da un retrovirus, od affermare la prova dell'isolamento di un retrovirus solo perché alcune cose reagiscono insieme in una provetta da test.

CJ: Per favore, potrebbe darmi qualche altra spiegazione?

EPE: Cerchiamo di non prendere ancora i dati al di là di quanto la buona scienza ci permette. Gli esperimenti riportati nel primo saggio di Gallo ci dicono che alcuni anticorpi presenti in un paziente con emofilia, come pure nei conigli, reagivano con alcune proteine nelle cellule H9 messe a coltura con linfociti provenienti da pazienti AIDS.(1)

CJ: Che genere di dati?

EPE: Cioè i dati sui quali dobbiamo lavorare. Quello che importa è come interpretiamo i dati. Ora, per quanto concerne ciò che lui chiamò isolamento dell'HIV, Gallo considerava gli anticorpi come una prova cruciale. Come possiamo saperlo? Per due ragioni, Primo, per quanto abbiamo già detto. Gallo sapeva che ci sono delle particelle che assomigliano esattamente ai retrovirus, che si separano in bande a 1,16 gm/ml e che contengono l'RT, ma che non si riproducono. Perciò di qualunque cosa si tratti, non ha importanza come essi insorgano, non possono essere dei virus. Secondo, sappiamo perché in uno degli scritti di Gallo, lui parla effettivamente della necessità di avere degli agenti specifici per identificare una particella come un virus. E con questo intende degli anticorpi specifici o delle proteine. L'ipotesi di Gallo è che esiste un virus che causa l'AIDS, è esogeno (ovvero viene dall'esterno) perciò, quando infetta un paziente, il paziente sviluppa anticorpi al virus.

CJ: Funziona così sia in un senso che nell'altro? Il virus produce gli anticorpi e gli anticorpi possono essere usati per indicare il virus?

EPE: No. E' questo il problema. Gli anticorpi non si muovono all'indietro. Le dirò il perché tra un minuto. Qui la cosa importante è non dimenticare a quale domanda stiamo cercando di dare una risposta. Stiamo cercando di definire quali proteine sono costituenti caratteristici di una particella retrovirale. Per me, vi è solo un modo per farlo. Ed è semplice. Definiamo le proteine esattamente nello stesso modo in cui definiamo le nostre braccia e gambe. Oppure i nostri reni.

CJ: Che cosa significa?

EPE: Le mie cianfrusaglie anatomiche sono mie perché sono parte di me. Sia dentro che fuori. Se uno dei miei reni è malato e deve essere rimosso la prima cosa che deve fare un chirurgo prima di mettermi sul tavolo operatorio è di accertarsi che si tratti di me. Non è diverso con i virus. Le proteine virali sono le proteine che provengono da particelle di cui si ha la prova che sono un virus. E' semplice. Se si vuole definire le proteine di una particella retrovirale prima di tutto si deve provare di AVERE una particella retrovirale.

CJ: Gli anticorpi sono troppo imprecisi?

EPE: Gli anticorpi sono imprecisi , ma non è questo il punto. Gli anticorpi sono irrilevanti. Si prova che le proteine provengono da una particella del virus isolando la particella e facendo quindi un dissezionamento. Non si prova che le proteine sono costituenti di una particella virale provocando reazioni chimiche su ciò che è essenzialmente una minestra di colture. Non ha niente a che fare con questo. E se perciò alcune proteine ed alcuni anticorpi reagiscono? Vi sono innumerevoli ragioni per cui potrebbe avvenire queste reazioni.

CJ: Quali?

EPE: Vi sono molti anticorpi e gli anticorpi ad una data cosa possono reagire o reagiscono con altre cose.(28,29). Gli immunologi le chiamano cross-reazioni. Questo è un fatto della Natura e causa problemi poiché un anticorpo che reagisce con una proteina in una coltura potrebbe essere proprio un anticorpo prodotto verso qualcosa di totalmente non collegato. Ed è anche molto probabile che non sia nemmeno qualcosa nella coltura. Per dirla in parole povere, gli anticorpi adottano degli altri partner. Il mio collega Val Turner ha adottato il termine "promiscuo" per spiegare questo comportamento. Il solo modo per provare una reazione che si vede che è causata da un unico anticorpo che reagisce con un'unica proteina, è di vedere come le reazioni si confrontano con ciò che si pensa possano significare. Quello che dobbiamo fare è mettere in correlazione le reazioni contro l'HIV stesso. Gli anticorpi sono specifici dell'HIV se, e solo se, sono presenti solo quando l'HIV è presente.

CJ: Non se l'HIV è assente?

EPE: Un cento per cento specifico significa che nessun anticorpo reagisce in assenza dell'HIV. Ora, per come la vediamo i miei colleghi ed io, usare degli anticorpi per provare l'esistenza di un retrovirus è il punto cruciale del problema. Questa è una parte molto importante della controversia perciò spero di riuscire a trasmettere il seguente messaggio che è molto importante.

CJ: Sono tutt'orecchi.

EPE: Pensi a quello che è successo fino ad ora. C'è un metodo vecchio, logico, attendibile, sensato per provare l'esistenza di un retrovirus. Si basa su niente di più se non la definizione di un retrovirus come una particella avente una particolare dimensione, forma, aspetto e costituenti e la capacità di riprodursi.. Ma per qualche ragione sconosciuta questo metodo è stato abbandonato nell'era dell'HIV. Non mi chieda il perché. Al suo posto abbiamo una collezione disparata di dati comprese particelle non fotografate in gradienti di densità e qualche prova della trascrizione inversa sia nella coltura che nel materiale che si separa in bande a 1;16 gm/ml. Nessuna di queste è la prova che esista un retrovirus nelle colture. Gallo stesso lo dice.

CJ: La sto seguendo. Prosegua

EPE: Ed ecco che arriva l'idea degli anticorpi. Se vi è effettivamente un virus che è quindi estraneo, questo dovrebbe provocare anticorpi nelle persone che infetta. Forse questi anticorpi sono davvero specifici, il che significa che si producono unicamente in risposta all'HIV e reagiscono con le proteine virali e nient'altro. Supponiamo che questa improbabile specificità sia un fatto e facciamo un'ipotesi ancor meno probabile

CJ: Sì?

EPE: Diciamo che ciò che si considera vero dei cosiddetti anticorpi dell'HIV sia vero per tutti gli anticorpi. Qualsiasi singolo anticorpo mai prodotto reagisce solo con ciò che ha stimolato la sua produzione e con nient'altro. Gli anticorpi al germe della tubercolosi reagiscono solo con il germe della tubercolosi. Gli anticorpi al virus dell'epatite reagiscono con il virus dell'epatite e così via. OK. Abbiamo delle colture di tessuti derivati da pazienti AIDS che reagiscono con anticorpi presenti nei sieri di pazienti AIDS. Che cosa c'è dopo? Sappiamo che i pazienti AIDS vengono infettati da molti agenti diversi. Perciò se tali agenti, o parti di essi, sono presenti nei pazienti AIDS, devono esserci anche probabilmente nelle loro colture cellulari. Non è proprio per questo che il personale dei laboratori viene considerato a rischio nel maneggiare questi campioni? E sappiamo anche che malgrado siano codificati come immuno-deficienti, tutti sono d'accordo che i pazienti AIDS hanno miriadi di anticorpi a cose di ogni genere. Compresi gli anticorpi alle cellule umane T, le cellule che compongono le colture. Se si aggiungono alcuni anticorpi a tali colture provenienti dallo stesso tipo di pazienti , anche se ogni anticorpo reagisce solo con il suo compagno, non ci si dovrebbe aspettare di vedere un grande numero di reazioni tra un grande numero di cose diverse?

CJ: Capisco il suo punto di vista. Poiché tutto quello che si vede sono delle reazioni, non si può dire cosa stia reagendo con che cosa.

EPE: Esattamente. Gli anticorpi reagiscono e delle cose si illuminano, ma chi ha messo il dito sull'interruttore? E per quanto riguarda questa discussione siamo giunti all'accordo che ogni anticorpo si dirige contro un agente e reagisce solo con quell'agente. E se invece tornassimo alla realtà in cui gli anticorpi cross-reagiscono?

CJ: Suppongo che sia un gran pasticcio. E' difficile dire da dove provengano alcune proteine od anticorpi.

EPE: E' assolutamente esatto. E non si devono confondere le origini con la composizione. Per certo non si può provare l'origine di una proteina attraverso una reazione degli anticorpi. In che modo una reazione potrebbe dirci che una proteina proviene da una particella piuttosto che venire da Marte? Ma non si può provarne nemmeno l'identità. Questo perché gli anticorpi non lavorano all'indietro.

CJ: Vi sono dei germi nei pazienti AIDS che potrebbero effettivamente reagire come Lei ha detto?

EPE: Sì. Il virus dell'epatite B ne è un buon esempio. Molti, e nel caso degli emofiliaci, virtualmente tutti i pazienti AIDS vengono infettati dal virus dell'epatite B. E l'HBV non infetta solo le cellule del fegato. Infetta anche i linfociti-T. E per quanto possa sembrare strano, l'epatite B ha un enzima della transcriptasi inversa. E la gente produce anticorpi a tale virus...

CJ: Ho colto il senso.

EPE: Ma c'è di più per quanto riguarda gli esperimenti di Gallo. Tanto per cominciare il siero che Gallo ha usato in questo esperimento proveniva da un paziente con le iniziali "E.T". Ma ET non aveva in effetti l'AIDS. Aveva una condizione conosciuta come pre-AIDS. Cioè un ingrandimento dei linfonodi in molte parti del corpo. Ma il pre-AIDS è causato da molti agenti infettivi che sono presenti per esempio in molti omosessuali, in coloro che fanno uso di droghe intravenose e negli emofiliaci anche quando non è presente niente di ciò che viene chiamato HIV.

CJ: Perciò ET potrebbe non aver avuto gli anticorpi all'HIV?

EPE: Esattamente e l'altro fatto strano riguarda i conigli.

CJ: Stavo per chiederglielo.

EPE: Gallo afferma di aver avuto un siero proveniente dai conigli che conteneva anticorpi specifici dell'HIV. Immagini solo per un momento la scena nel laboratorio di Gallo. Hanno messo a coltura le cellule H9 con linfociti provenienti da pazienti AIDS e quando giungono a determinare quali proteine nelle loro colture hanno origine da un presunto virus raggiungono lo scaffale ed ecco che tirano giù una bottiglia etichettata "anticorpi specifici dell'HIV". Come sono riusciti ad ottenere tali anticorpi?. Questo è stato il primo saggio che hanno scritto, ma avevano già una bottiglia contenente gli anticorpi dei conigli specifici di un virus che stavano allora cercando di isolare proprio per la prima volta.

CJ: Allora come l'hanno fatto?

EPE: Dicono di aver preparato gli anticorpi dei conigli infettando ripetutamente dei conigli con l'HIV. Ma se stavano preparando degli anticorpi all'HIV non potevano iniettare ai conigli l'HIV puro (30), il che significa ancora che dovevano aver già isolato quello che stavano cercando di fare per la prima volta. Ciò non ha senso.

CJ: Bene, se non hanno iniettato l'HIV puro nei conigli che cosa hanno iniettato?

EPE: Nel migliore dei casi, se hanno usato dei campioni separati in bande che loro e qualunque altro considerano come HIV puro, si ha la prova che quello che hanno iniettato doveva essere qualcosa di simile a ciò che vediamo nelle fotografie degli Istituti Nazionali dei Tumori franco-tedeschi e statunitensi. Ora qualsiasi libro di immunologia dirà che le proteine sono le sostanze più potenti a dispsizione come induttori di anticorpi. Ancor più se vengono introdotte direttamente nel flusso del sangue. Perciò, iniettando il loro materiale da coltura nei conigli, anche se avevano usato un campione separato in bande, Gallo e Popovic avrebbero esposto i loro conigli ad una moltitudine di proteine cellulari. I conigli avrebbero quindi prodotto anticorpi a tutte quelle proteine e dopo aver aggiunto detti anticorpi al materiale che avevano iniettato, naturalmente ci sarebbero state delle reazioni. E' esattamente quello che ci si aspetta che faccia, ma che non fa, il materiale che si inietta nel virus. Ed ancor meno in un unico retrovirus.

CJ: OK. Capisco quello che sta dicendo. La sua obiezione è che, prima che ci fosse un virus, Gallo non avrebbe potuto sapere in alcun modo che c'erano degli anticorpi nel paziente ET o nei pazienti AIDS o nei conigli che avrebbero riconosciuto in modo specifico le proteine dell'HIV.

EPE: Sì. Prima che lui avesse un virus non c'era modo di sapere che esistevano gli anticorpi all'HIV. Da qualche parte. Per iniziare ancora a parlare di anticorpi specifici delle proteine dell'HIV prima si deve provare che le proteine sono costituenti di una particella simil-retrovirale che sia in grado di replicarsi. Ed il solo modo per farlo è di isolare le particelle e fare quant'altro ho descritto. Si ha bisogno del virus PRIMA di andare a cercare le proteine e gli anticorpi.

CJ: Allora cosa diavolo sono questi anticorpi nei pazienti AIDS che tutti chiamano anticorpi dell'HIV?

EPE: Quello che i miei colleghi ed io abbiamo messo in discussione in tutti questi anni è che non vi è alcuna prova che siano anticorpi dell'HIV. Il solo modo per trovare se sono anticorpi dell'HIV è di fare l'esperimento confrontando gli anticorpi con l'isolamento del virus. Questo è ciò che significa avere un gold standard. Usando l'isolamento del virus come un mezzo totalmente indipendente per determinare se vi siano effettivamente anticorpi specifici dell'HIV. Si può pensare all'HIV come ad un giudice. Se gli anticorpi specifici di un retrovirus chiamato HIV esistono, essi si riveleranno reagendo solo quando un retrovirus chiamato HIV è presente. Non c'è niente di più semplice. Ora, sebbene Lei non possa rendersene conto, c'è un altro problema. Ci potrebbero essere degli anticorpi specifici dell'HIV, ma se ci fossero anche degli anticorpi non-specifici dell'HIV?

CJ: Posso immaginare che la gente sia confusa. La pregherei di elaborare il concetto.

EPE: Va bene. Il problema nell'usare gli anticorpi è che ci potrebbero essere due tipi di anticorpi. Un tipo è specifico il che significa che si tratta di anticorpi causati dall'HIV e nient'altro e che reagiscono con l'HIV e nient'altro. L'altro tipo è non specifico, il che significa che sono anticorpi causati da altri agenti o stimoli e reagiscono di sicuro con quegli agenti, ma reagiscono anche con l'HIV. Se si aggiunge il siero di una persona ad alcune proteine dell'HIV in una coltura o in un kit da test e si vede una reazione, come si può dire quale tipo di anticorpi sta producendo la reazione? Vi sono infatti tre possibilità. Tutti gli anticorpi potrebbero essere di tipo specifico o nessuno di essi potrebbe esserlo. Oppure ci potrebbe essere un miscuglio. Tutto quello che si vede è una reazione. Qualcosa cambia colore. E' tutto. Perciò cosa si può dire? Semplice. Si fanno dei test per gli anticorpi in tutti i tipi di pazienti, qualcuno con l'AIDS, qualcuno che è malato ma che non ha l'AIDS ed anche alcune persone sane. Ma negli stessi esperimenti, allo stesso tempo, si usa l'HIV come giudice. Per giudicare di quale tipo di anticorpi si tratta. E se gli anticorpi compaiono quando non vi è nessun HIV, allora devono esistere degli anticorpi non specifici.

CJ: Che cosa pensa dell'esperimento per vagliare gli anticorpi?

EPE: L'esperimento, che si sarebbe dovuto fare da tempo prima che il test degli anticorpi dell'HIV venisse introdotto nella medicina clinica, non è mai stato fatto. Ed infatti non si sarebbe potuto fare poiché fino ad oggi nessuno ha isolato l'HIV. Ma vi è una grande quantità di prove che dimostrano che le persone che tutti gli esperti accettano come NON infettate dall'HIV hanno degli anticorpi che reagiscono con quelle che alcuni affermano trattarsi delle proteine dell'HIV. Perciò vi sono anticorpi non-specifici dell'HIV e se alcuni sono non-specifici come si può sapere quanti lo sono? Perché non tutti? Anche se ce n'è solo qualcuno, come si può parlarne separatamente? La risposta è che non si può e ciò significa che non una singola persona può essere diagnosticata usando un test degli anticorpi. Significa anche che gli scienziati devono mettere in dubbio l'esistenza dell'HIV esattamente per le stesse ragioni per cui gli scienziati dello Sloan Kettering and National Cancer Institute hanno messo in dubbio l'esistenza dell'HL23V.

CJ: Perciò la vostra discussione si riduce essenzialmente agli anticorpi dell'"HIV" che non insorgono a causa dell'HIV o che non sono diretti contro l'HIV malgrado il fatto che tutti li chiamino anticorpi dell'HIV"?

EPE: Esattamente.

CJ: Che cosa ci dice a proposito della prova che l'HIV causa l'AIDS? Gallo l'ha dimostrato nel 1984?

EPE: Per essere onesti, nei suoi scritti in Science del 1984 Gallo non ha fatto tale asserzione diretta. Disse che l'HIV era la probabile causa dell'AIDS. Ma anche questa conclusione è discutibile. Anche se la dimostrazione di Gallo era la prova inconfutabile che aveva isolato un retrovirus, egli riuscì ad isolarlo solo da 26 su 72 pazienti AIDS. E' solo il 36 percento. E solo l'88% cento di 49 pazienti AIDS aveva gli anticorpi. E questo avvenne per lo più usando l'ELISA, il test degli anticorpi considerato il meno specifico. Nessuno diagnostica l'infezione da HIV su un singolo ELISA. E se il virus era presente in solo il 36% dei pazienti perché l'88% aveva gli anticorpi? Intendo dire che c'erano più pazienti con gli anticorpi senza il virus di quelli con il virus. E non c'era nemmeno uno straccio di prova che l'HIV stesse uccidendo le cellule T4 o che avendo una scarsa quantità di cellule T4 esso potesse causare tutte le malattie diagnosticate come AIDS.

CJ: La prova del 1984 era insignificante?

EPE: Non vi era alcuna prova. Ma due anni dopo, quando Gallo stava difendendosi dall'accusa di aver usato il virus francese per scoprire la sua versione dell'HIV, fu molto più determinato riguardo ai suoi studi del 1984. Disse che fornivano la prova "chiara" che l'HIV è la causa dell'AIDS. E la sua opinione non era diversa nel 1993. Mi permetta di leggerLe proprio le parole di Gallo dal documentario televisivo del 1993, "The Plague"(La piaga, il flagello).

"La prova inconfutabile che ha convinto la comunità scientifica che questa specie di virus è la causa dell'AIDS è venuta da noi. La giusta crescita di questo virus proviene da questo laboratorio principalmente tramite Mika Popovic. Lo sviluppo di un esame del sangue realizzabile, preciso. Non penso che ci sia qualcosa da discutere. Penso che la storia parli da sé".

CJ: I problemi che Lei riscontra nelle pubblicazioni di Gallo riguardano anche i test usati per diagnosticare i pazienti infettati dall'HIV quando non vengono fatte le colture?

EPE: Si riferisce al test anticorpale?

CJ: Sì.

EPE: E' lo stesso test. Riesce a capire che cosa è successo? I ricercatori sull'HIV hanno usato alcuni anticorpi nel sangue dei pazienti per convincersi che alcune proteine nelle loro colture sono costituenti caratteristici di una particella che loro dicono essere un retrovirus e chiamano HIV. Questa è la prima cosa. Ma dopo aver fatto questo si sono espressi diversamente e hanno detto, "OK, se queste proteine provengono dall'HIV allora gli anticorpi devono essere anticorpi dell'HIV".
Hanno quindi usato la sola e medesima reazione chimica per provare qual è il reagente quando non vi è in effetti alcun modo per cui uno degli anticorpi ci dica anche che cos'è un reagente, anche se si conosce l'altro con cui iniziare. Ecco il perché è necessario uno standard aureo quale giudice indipendente. Per quanto riguarda effettivamente l'esecuzione dell'esame la differenza delle colture è che il sangue del paziente viene mischiato con delle proteine estratte dall'H9, oppure altre colture cellulari, e messo tutto quanto insieme in una provetta da test o separatamente in posti distinti lungo una sottile striscia di carta. Il primo viene chiamato l'ELISA ed il secondo il Western Blot. Se dette proteine reagiscono con il sangue e nel Western blot il numero ed il tipo delle proteine reagenti richieste per produrre un test positivo variano in tutto il mondo, e questo è un altro problema enorme, allora si dice che il paziente è positivo all'HIV.

CJ: Allora il test anticorpali dell'HIV è effettivamente la stessa procedura che venne usata per provare l'esistenza dell'HIV nelle colture provenienti da pazienti AIDS nel 1984?

EPE: Sì. Ed anche dai francesi nel 1983. E da Gallo ed i suoi colleghi per provare l'esistenza dell'HL23V verso la metà degli anni settanta. Il nostro gruppo considera interessante il fatto che qualsiasi scienziato possa considerare degli anticorpi che reagiscono con delle proteine come prova di isolamento virale. Un anticorpo unito ad una proteina è un virus? Che cosa ci si aspetta di vedere al microscopio elettronico? Una particella con un core e delle estroflessioni?

CJ: Allora è giusto dire che i test anticorpali dell'HIV sono inutili?

EPE: No, non sono inutili. Non vi è alcun dubbio che l'essere in un gruppo a rischio ed avere questi anticorpi non sia una bella cosa.

CJ: Come può essere?

EPE: Poiché empiricamente è molto più probabile che tali persone sviluppino la malattia che classifichiamo come AIDS.(31) Infatti, nel Lancet è pubblicata la prova che un test positivo preannuncia mortalità crescente da malattie che non sono classificate come AIDS. Ma quello che non fanno i test, o almeno non vi è alcuna dimostrazione che lo facciano, è provare l'infezione da HIV. Oppure ancor meno provare che l'infezione da HIV è la ragione per cui la gente sviluppa l'AIDS. Lei può non rendersi conto che la sola prova che l'HIV causa l'AIDS siano questi test. Se i test non sono validi per provare l'infezione da HIV, allora non vi è alcuna prova che l'HIV causi l'AIDS, (3-5,26,32,34)

CJ Che cosa può dirci di un test positivo in persone che sono apparentemente sane ed in nessun gruppo a rischio? Dovrebbero essere preoccupate?

EPE: Non ci sono dati per rispondere a questa domanda e ritengo che sia impossibile ottenere mai questi dati. Ci dovrebbe essere un esperimento che paragona i gruppi selezionati di persone sane con e senza questi anticorpi. In altre parole, seguire le persone con un test positivo per un periodo di diversi anni e vedere chi ha sviluppato l'AIDS e chi no. La difficoltà sta nel fatto che sarebbe molto difficile per molte persone che sanno di essere positivi all'HIV, come pure per i loro medici, non credere che presto o tardi diventeranno molto malati e moriranno eventualmente di AIDS. E la mente può condizionare molto i risultati di tale esperimento. Da entrambe le parti.

CJ: Che cosa intende per da entrambe le parti?

EPE: Voglio dire che la salute dei pazienti sarebbe influenzata sapendo che sono positivi all'HIV ed i loro medici si vedrebbero costretti ad offrire dei trattamenti con medicine date nella convinzione che siano necessarie per uccidere un virus che i pazienti non hanno.

CJ: Anche le medicine potrebbero essere nocive?

EPE: Be' l'AZT, la medicina originale e maggiormente impiegata è certamente ben nota per i suoi effetti tossici ed infatti alcuni di questi effetti imitano l'AIDS.

CJ: Che cosa succederebbe se si facesse questo esperimento, alla cieca, e si trovasse che i positivi all'HIV sono più predisposti a contrarre l'AIDS dei negativi all'HIV? Che cosa ci direbbe questo?

EPE: Secondo i nostri dati attuali ciò significherebbe la stessa cosa che significa nei gruppi a rischio di AIDS. Gallo ed i suoi colleghi con serendipità hanno scoperto un test che per certe ragioni preannuncia una tendenza ad ammalarsi di certe malattie che vengono considerate alla stessa stregua dell'AIDS. Ma ciò non prova che il collegamento di tutte queste malattie sia un retrovirus. Questo non potrà mai essere dimostrato a meno che non si provi l'esistenza dell'HIV isolandolo prima e dopo che sia stato usato per confermare gli anticorpi come anticorpi dell'HIV. Anche dopo, non si potrà dire che l'HIV causa l'AIDS solo perché è presente nei pazienti AIDS. l'associazione non prova il rapporto tra causa ed effetto. Infatti, secondo la definizione dell'AIDS del CDC, non è necessario essere infettati dall'HIV per essere diagnosticati come AIDS.

CJ: Sembra veramente pazzesco.

EPE: E' scritto nella letteratura. In certe circostanze la definizione dell'AIDS del CDC richiede che un paziente sia diagnosticato come un caso di AIDS anche se i test degli anticorpi del paziente sono negativi.(35)

CJ: Che cosa ci dice sui test dell'RNA. Il PCR e la carica virale e simili?

EPE: Questo è un'altra materia immensa, ma posso dire solo una cosa. Tutti questi test si basano sul confrontare un frammento dell'RNA o DNA del paziente con un frammento da test dell'RNA o DNA che si ritiene abbia origine da una particella chiamata HIV. Si può considerare questo caso come quello degli anticorpi dei conigli. Vi è un'altra bottiglia sullo scaffale e sull'etichetta si legge "RNA dell'HIV". Ma se non si è isolato e purificato una particella retrovirale e dimostrato che sia un virus, come si può sapere da dove viene questo frammento di RNA? Gli stessi esperti in HIV dicono che ci sono circa cento milioni di RNA dell'HIV in ogni paziente AIDS.(36) Con questa grande variazione si potrebbe pensare che un virus sia l'origine più improbabile per detto RNA. Voglio dire, come può un virus avere una variazione così grande ed essere anche lo stesso agente?
Fare anche le stesse proteine e indurre la formazione di anticorpi? Utilizzare ancora gli stessi identici meccanismi?

CJ: Mi dica Eleni, se non vi è alcun virus da dove provengono tutte le cose che Montagnier e Gallo hanno trovato? Presumo che Lei creda che abbiano trovato qualcosa nelle loro colture?

EPE: Naturalmente hanno trovato qualcosa. Hanno trovato molte cose. Tutte le cose che abbiamo discusso. E la Sua domanda è giusta. Secondo il nostro punto di vista è possibile che l'RT e le particelle siano una qualche reazione prodotta quando le cellule vengono messe a coltura da persone malate. Oppure quando viene introdotto nelle colture il risultato dei prodotti chimici. Sappiamo che sia i processi normali che patologici possono essere associati alla comparsa delle particelle simil-virali. Non c'è assolutamente alcun dubbio al riguardo. Che cosa sono esattamente queste particelle? Be', alcune possono essere solo frammenti delle cellule che si disintegrano. Delle altre sembrano certamente più uniformi e potrebbero essere concepibilmente simil-virali o anche simil-retrovirali, ma nel contesto dell'HIV ciò che importa veramente è la prova che almeno una di queste varietà di particelle sia veramente una particella retrovirale . Anche se avessimo questa prova, l'RT e le particelle e le proteine potrebbero provenire tutte da un retrovirus endogeno.

CJ: Che cos'è un retrovirus endogeno?

EPE: A differenza di tutti gli altri agenti infettivi, il DNA umano normale contiene informazioni retrovirali che non sono arrivate lì seguendo un'infezione retrovirale. La cellula è nata con esso. Perciò tra tutti i nostri DNA ci sono dei segmenti composti di alcune informazioni retrovirali e che possono stare là forse per tutta la vita finché non succede qualcosa. Il DNA comincia a produrre RNA e quindi proteine e questo può andare anche più lontano e portare all'assemblaggio di particelle retrovirali endogene. Sono chiamati endogeni perché non sono qualcosa che è venuto dall'esterno. Come si suppone che lo sia l'HIV. Viene chiamato esogeno qualcosa che è entrato dall'esterno. Molto tempo prima dell'era dell'AIDS tutti sapevano che nelle cellule animali la produzione di retrovirus endogeni poteva avvenire spontaneamente. Si fa una coltura cellulare e nient'altro. Basta lasciarla sullo scaffale per pochi giorni o forse poche settimane e quindi un giorno comincia a produrre particelle simil-retrovirali. Apparentemente non provengono da nessuna parte ed il processo si può accelerare in modo significativo e la produzione di particelle aumentare, alcune volte di milioni di volte, da condizioni che provocano l'attivazione cellulare, le stesse condizioni che sono obbligatorie per ottenere dalle colture cellulari quello che viene chiamato HIV . E' interessante sapere che, fino al 1993, né Gallo né Fauci che è un altro ricercatore HIV molto conosciuto(37) hanno accettato il fatto che gli individui contenessero il DNA per produrre retrovirus endogeni, ma ora si accetta il fatto che il DNA retrovirale endogeno forma circa l'1% del DNA umano. Per la cronaca, è circa 3.000 volte più grande di quella che gli esperti affermano sia la dimensione del genoma dell'HIV. E per di più, possono insorgere dei nuovi genomi retrovirali per il riordinamento e la ricombinazione dei genomi retrovirali esistenti.

CJ: Perciò l'HIV potrebbe essere un retrovirus endogeno?

EPE: Vi sono molte spiegazioni per i fenomeni di laboratorio presentati come prova dell'esistenza dell'HIV. Li abbiamo esaminati tutti in un articolo molto lungo che abbiamo scritto per la rivista Continuum lo scorso Ottobre.(38)

CJ: Si può parlare di endogeno ed esogeno separatamente?

EPE: No. I retrovirus prodotti in modo endogeno sono morfologicamente e biochimicamente indistinguibili dai retrovirus esogeni.

CJ: Se l'HIV è un virus endogeno, come potrebbero i pazienti AIDS produrre tali virus quando noi non lo facciamo?

EPE: Perché i pazienti sono malati. Infatti loro sono malati prima di aver mai sviluppato l'AIDS. Perciò le loro cellule sono malate e le loro cellule malate si trovano nella giusta condizione nelle colture per attivarsi. Questo è ciò di cui si ha bisogno per produrre un virus endogeno e che si è saputo per decine di anni. O gli agenti ai quali vengono esposti i pazienti provocano le giuste condizione, oppure le condizioni di coltura recitano una parte. Forse una parte importante. Io non so quale sia il contributo maggiore, ma ciò si sarebbe potuto valutare molto tempo fa se i primi ricercatori HIV avessero incluso pochi esperimenti di controllo.

CJ: Quali sono?

EPE: Quando si fa una coltura di linfociti provenienti da un paziente AIDS con alcune cellule H9 e tutti i prodotti chimici che si aggiungono per fare la coltura producono l' "HIV", non si sa se ciò che si trova è effettivamente la differenza che pone i pazienti AIDS separatamente da tutti gli altri. Che cosa accadrebbe se si cercasse esattamente la stessa cosa in pazienti similari che non hanno l'AIDS? Perciò, per convincersi che quello che si trova e si chiama HIV è presente solo nei pazienti AIDS e che perciò potrebbe avere qualcosa a che fare con l'AIDS, si devono usare dei controlli. Sono degli esperimenti svolti parallelamente ai principali esperimenti condotti esattamente nello stesso modo usando esattamente gli stessi materiali. La sola differenza è l'unica variabile che si sta inseguendo.

CJ: Potrebbe dare ulteriori informazioni?

EPE: Un controllo sarebbe una coltura di cellule provenienti da alcuni pazienti della stessa età e sesso e condizioni ambientali che hanno malattie come l'AIDS, ma non l'AIDS. Ancor meglio se le cellule provenissero da pazienti che hanno un basso numero di cellule T4 e che sono ossidati.(3,32) I pazienti AIDS hanno entrambe queste anomalie, ma non sono i soli pazienti ad averle. E non ci si deve nemmeno dimenticare di aggiungere gli stessi prodotti chimici a tutte le colture. Sappiamo già che uno di questi agenti chimici provoca la trascrizione inversa nei linfociti normali. Ora, se si facesse tutto questo si potrebbe allora trovare che i linfociti provenienti da uomini di New York che non fossero malati di AIDS svilupperebbero anch'essi particelle ed RT e reazioni da anticorpi quando messi a coltura. Ciò vorrebbe significare che si dovrebbe essere molto cauti nell'interpretare quei dati come se fossero qualcosa di speciale per l'AIDS.

CJ: Non ci fu nessun controllo?

EPE: Questo è ancora un altro problema di tanta ricerca sull'AIDS. Difficilmente si usano dei controlli e quando lo si fa sono spesso del tipo sbagliato.

CJ: E' possibile che così facendo abbiamo completamente "ribaltato" l'AIDS? Lei prima accennava a questo. I pazienti o le colture potrebbero essere responsabili di quello che viene chiamato HIV e non viceversa?

EPE: Giusto. Avere l'AIDS può essere proprio una prescrizione per sviluppare quelle anomalie. Gli stessi retrovirologi hanno discusso il fatto che i retrovirus possano insorgere come risultato di una malattia e non viceversa. Mettere causa ed effetto al contrario non è cosa nuova per la Medicina. Anche il Premio Nobel è stato concesso in tali circostanze.

CJ: E' quasi arrivato il momento di concludere. Ho altre tre domande. La prima, per quanto tempo Lei ed i Suoi colleghi hanno portato avanti la tesi che l'HIV non esiste?

EPE: Sin dalla prima pubblicazione sull'HIV. Nel 1983

CJ: Perciò non è una cosa a cui siete giunti recentemente?

EPE: No.

CJ: Avete pubblicato queste particolari polemiche? Voglio dire su un giornale scientifico?

EPE: Sì. Nel mio primo studio sull'AIDS del 1988. Ho portato avanti una teoria non virale dell'AIDS ed ho anche incluso qualcosa di ciò di cui abbiamo parlato oggi.

CJ: Dov'è stato pubblicato?

EPE: In Medical Hypotheses.(3)

CJ. Un giornale non molto conosciuto?

EPE: E' un giornale ben noto per le idee. Lì la discussione sull'HIV non è franca come quella che abbiamo avuto oggi ma tornando indietro nel tempo, era virtualmente impossibile discute l'esistenza dell'HIV. Era importante essere abbastanza abili da ottenere la pubblicazione. Nonostante ciò, ci sono voluti alcuni anni per ottenere la pubblicazione di quello studio. Inizialmente l'ho sottoposto ad un giornale molto più importante, ma è stato rifiutato. Due volte in effetti.

CJ: Di che giornale si trattava?

EPE: Non ha importanza. Quindi nel 1988 Val Turner ed io abbiamo scritto un saggio che spiegava nei dettagli tutti i problemi di cui abbiamo discusso oggi. Abbiamo indirizzato quel saggio ai clinici e l'abbiamo offerto ad un giornale letto da dottori praticanti in Australia.

CJ: Non avete avuto fortuna?

EPE: Per niente.

CJ: Perciò solo la gente che ha letto Medical Hypotheses avrebbe potuto sapere quello che pensavate dieci anni fa?

EPE: Sì.

CJ: Lei ha accennato alla Sua teoria non virale dell'AIDS. Mi dica qualcosa.

EPE: Eravamo tra le prime persone al mondo a mandare avanti l'idea che fattori non infettivi spiegano l'AIDS negli omosessuali ed i primi a proporre una teoria non infettiva per tutti i gruppi a rischio come pure un meccanismo unificante.. Per di più, la nostra teoria anticipa il fatto che i fattori che causano lo svilupparsi delle malattie da AIDS sono anche responsabili dei fenomeni che tutti gli altri desumono come l'"isolamento" di un retrovirus proveniente da pazienti AIDS.

CJ: Che reazione si è avuta alla vostra teoria?

EPE: Sfortunatamente molto limitata, ma alcuni gruppi di ricerca hanno confermato alcune delle nostre teorie compresa la teoria che gli antiossidanti possano essere utili per trattare gli individui che sono a rischio di sviluppare l'AIDS.

CJ: E' riuscita a vincere l'inerzia verso le loro idee?

EPE: Non abbiamo avuto molta fortuna con la stampa scientifica, ma alcuni omosessuali ed associazioni di omosessuali hanno cominciato ad essere nostri grandi alleati. Se non fosse per loro, penso che il nostro compito sarebbe quasi impossibile.

CJ: Se Lei dovesse citare un solo ostacolo che impedisce la risoluzione dei problemi scientifici con l'AIDS, quale sarebbe?

EPE: Secondo il nostro parere l'unico ostacolo principale per capire e risolvere l'AIDS è l'HIV.

CJ: Questo potrebbe spiegare perché il vostro gruppo ha scritto così tanti saggi contro l'HIV?

EPE: E' del tutto esatto. Infatti abbiamo scritto molti più saggi di quanti ne abbiamo pubblicati. Sfortunatamente siamo riusciti a portare in stampa solo una dozzina di saggi o poco più nei giornali scientifici, Uno dei più importanti era un saggio pubblicato in BioTechnology (Bio/Tecnologia)(5) che adesso si chiama Nature/Biotechnology(Natura/Biotecnologia). Lì dicevamo senza mezzi termini che non vi è alcuna prova dell'isolamento dell'HIV. Quello studio è stato certamente notato, ma ancora una volta nessuno ha risposto ai nostri punti di vista.

CJ: Così siete rimasti una minoranza?

EPE: Non siamo solo una minoranza. Siamo ancora i soli ad aver mai pubblicato dei dati nei giornali scientifici che discutono l'esistenza dell'HIV e che cercano di dimostrare che i test degli anticorpi dell'HIV non sono la prova dell'infezione da HIV.

CJ: Eleni, perché virtualmente, malgrado tutto ciò che ha spiegato oggi, tutti i fisici e gli scienziati del mondo sembrano estremamente a loro agio proprio con la prova che Lei trova così difficile da accettare?

EPE: Il problema non è quello di accettare la prova. E' come la prova viene interpretata. Questo è il mio modo di vedere. Molti degli scienziati e dei medici che credono nell'HIV e che l'HIV causi l'AIDS lo fanno perché accettano l'interpretazione di una minoranza relativa di esperti. Non è assolutamente realistico aspettarsi che la gente che lavora nell'AIDS analizzi i dati al punto in cui siamo. Per quanto gli stessi esperti in HIV siano implicati, non so perché interpretino la prova come fanno. Posso solo fare delle supposizioni. Forse è perché le fotografie sono così povere. Vi sono fotografie che contengono particelle che sembrano un virus e c'è la transcriptasi inversa nelle stesse colture come nelle particelle: E' possibile collegare mentalmente le particelle, la trascrizione inversa e le proteine e gli anticorpi che reagiscono con le proteine e portare ciò come prova dell'esistenza di un retrovirus. Specialmente per un retrovirologo. Suppongo che qui risieda l'intero problema. Non dobbiamo dimenticare che tutti noi siamo soggettivi e guardiamo i problemi dalla nostra prospettiva.

CJ: Ma la stessa cosa non riguarda l'interpretazione della letteratura da parte del suo gruppo?

EPE: Lo fa certamente, ma non perde di vista un aspetto molto importante di tutto ciò che non è soggettivo.

CJ: Che cos'è?

EPE: La definizione di un virus ed il metodo che si segue per provare l'esistenza di un virus. Lo stesso metodo che fu approvato dall'Istituto Pasteur nel 1973. Non si può negare che sia un metodo che costituisce la prova assoluta dell'esistenza di un retrovirus. E ciò che non si può nemmeno negare è che l'HIV non sia mai diventato una realtà secondo questo metodo. In altre parole, nonostante l'AIDS venga considerato come una delle condizioni più gravi che abbia mai afflitto la razza umana, nessuno ha ritenuto necessario usare un metodo sicuro per stabilire l'esistenza della causa putativa di questa terribile malattia. Al contrario tutti hanno optato per una serie di criteri non specifici e sembrano pensare che se si mettono tutti questi insieme debbano in qualche modo trasformarsi nella risposta giusta.

CJ: Questo non ha qualche merito? Se sono tutti indizi di un retrovirus, certamente più se ne hanno e più ci si avvicina

EPE: Sicuramente no. Che cosa accade se la vera causa è qualcosa di inaspettato? Oppure qualcosa di cui non si è a conoscenza o non è nemmeno possibile immaginare?
In quel caso più indizi si hanno su ciò che ci si sta aspettando, o si vuole che sia, più è probabile venir tratti in inganno. Tutto si riduce a se ci si vuole occupare delle probabilità piuttosto che dei fatti. E' quello che intendo per essere soggettivi. E' come un medico che vede un paziente con febbre, diarrea, vomito e shock e che dichiari che la causa è il colera. Potrebbe essere sicuramente il colera, ma cosa dire delle dozzine di altri batteri che causano una simile patologia? Che cosa accadrebbe se la Sua vita dipendesse da questo?

CJ: Capisco il Suo punto di vista. Ritiene che ora che si è visto che cosa c'è effettivamente nel gradiente di densità, la corrente insorgerà contro l'HIV?

EPE: Mi aspetterei che i dati segnino un punto di svolta. Specialmente che la maggior parte delle persone se ne renda conto e ne venga a conoscenza. A conferma di ciò che il nostro gruppo è andato dicendo per moltissimo tempo. Nell'introduzione al saggio franco/tedesco, gli autori affermano chiaramente che prima delle loro fotografie il gradiente di densità a 1,16 gm/ml era "considerato contenere una popolazione di particelle virali relativamente pure". Quello è il nostro punto di vista. L'HIV non è mai stato isolato e tuttavia per gli ultimi quattordici anni gli scienziati e le compagnie biomediche hanno continuato ad usare questo materiale per ottenere le proteine e l'RNA come se fosse HIV puro. Le fotografie sono potenti e questa è un'arma a doppio taglio.

CJ: Che cosa pensa che potrebbe accadere ora alla ricerca sull'AIDS?

EPE: Penso che il metodo tradizionale dell'isolamento dei virus dovrebbe essere applicato il più urgentemente possibile usando colture con cellule provenienti da pazienti AIDS, come pure controlli adatti. Come ho detto, dobbiamo scoprire una volta per tutte se esiste quello che viene chiamato HIV. Ci sono voluti quattordici anni per ottenere una pura manciata di fotografie al microscopio elettronico di un gradiente di densità ed anche se queste non avessero mostrato niente di più del giusto tipo apparente di particella, stiamo ancora tralasciando tutti gli altri passi che sono necessari per giungere ad un retrovirus.

CJ: Quali sono i passi più importanti?

EPE: Tutti i passi sono importanti. Stabilendo la presenza di particelle simil-retrovirali nelle colture, la purificazione e l'analisi di dette particelle prova che le particelle possono riprodursi e prova che gli anticorpi nel sangue dei pazienti che reagiscono con le proteine prese dalle particelle sono specifici.

CJ: Se non è così?

EPE: Se questi fenomeni vengono osservati anche nelle colture dei controlli, oppure se le particelle che si separano in bande a 1,16 gm/ml sono della morfologia sbagliata o non sono infette, oppure se gli anticorpi presenti nei pazienti AIDS non sono specifici di tali particelle, allora non si può dire che i pazienti AIDS sono infettati da un unico virus, l'HIV.

CJ: Che cosa significa che l'HIV potrebbe fare una fine simile a quella dell'HL23V?

EPE: E' molto probabile. Le proteine che si diceva appartenessero all'HL23V vennero definite allo stesso modo delle proteine dell'HIV. Per reazioni di anticorpi. Perciò, quando si dimostrò che gli anticorpi erano non-specifici, l'HL23V scomparve. Nel caso dell'HL23V fu relativamente facile poiché gli anticorpi erano presenti in cosi tante persone che non avrebbero mai avuto la leucemia da essere legati ad essere qualcosa di non collegato e cioè quello che si era infine testato presso il Sloan Kettering e l'Istituto Nazionale dei Tumori. Il mio gruppo pensa che gli scienziati alla fine accetteranno il fatto che è come per gli anticorpi dell'HIV. Lei può notare che i pazienti AIDS sono inondati di anticorpi a così tante cose diverse che una piccola quantità di queste potrebbe facilmente reagire con due o tre delle dieci proteine presenti nel test dell'"HIV". Questo è tutto ciò che si richiede per essere positivi all'HIV. Infatti ora vi è ampia dimostrazione che gli anticorpi prodotti come risultato di infezione con i due embrioni che infettano il novanta per cento dei pazienti AIDS reagiscono con tutte le proteine dell'HIV. Intendo gli embrioni noti come micobatteri e lieviti che tra di loro causano due delle più comuni malattie che definiscono l'AIDS. Abbiamo uno studio su questo argomento in stampa sul giornale britannico Current Medical Research and Opinion (39). In questo caso come si può dire che questi anticorpi provano l'infezione da HIV o che queste malattie sono causate dall'HIV?

CJ: Eleni Papadopulos-Eleopulos, La ringrazio molto per avermi dedicato un po' del Suo tempo oggi.

EPE: E' stato un piacere.

* Christine Johnson è un membro del MENSA ed una giornalista scientifica indipendente di Los Angeles, USA. E' il Coordinatore dell'Informazione Scientifica dell'HEAL-Los Angeles, è al Tavolo dei Consulenti della rivista Continuum e redattrice di Reappraising AIDS(Riconsiderare l'AIDS) Ha una vasta formazione in medicina, legge e nella ricerca libraria ed è motivata dal desiderio di scoprire la verità sull'AIDS. Ha un interesse particolare nel fare informazione su giornali tecnici, di scienza oscura, accessibili ad un pubblico profano. Durante gli ultimi quattro anni ha seguito le fortune del gruppo di Perth e scritto articoli critici sui test degli anticorpi dell'HIV che sono stati pubblicati in tutto il mondo.




permalink | inviato da houseofMaedhros il 25/6/2007 alle 19:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


22 giugno 2007

CHI L'HA VISTO

Contributi per lo smascheramento della più grande mistificazione medico-scientifica mai registrata a memoria d'uomo

E' L'HIV LA CAUSA DELL'AIDS?

Un'intervista con Eleni Papadopulos.Eleopulos
Di Christine Johnson*
Continuum Autunno 1997
I Parte

La dottoressa Eleni Papadopulos è una biofisica e leader di un gruppo di ricercatori nel campo dell' HIV/AIDS che si trovano a Perth in Australia Occidentale. Per più di dieci anni, lei ed i suoi colleghi hanno pubblicato molti lavori scientifici che mettono in dubbio l'ipotesi HIV/AIDS. Questa intervista di Christine Johnson esamina questo lavoro e specialmente il punto di vista del suo gruppo sul virus dell'AIDS stesso.

CJ: Eleni, molte grazie per aver accettato questa intervista.

EPE: E' un piacere.

CJ: L'AIDS è causato dall'HIV?

EPE: Non c'è la prova che l'HIV causi l'AIDS.

CJ: Perché no?

EPE: Per molte ragioni, ma principalmente perché non c'è nessuna prova che l'HIV esista.

CJ: Questa sembra un'asserzione piuttosto azzardata ed incredibile.

EPE: Suppongo che sia così, ma ciononostante è là che la mia ricerca mi porta.


CJ: Non furono Montagnier e Gallo ad isolare l'HIV? Nei primi anni '80?

EPE: No. Nei lavori pubblicati sulla rivista Science da quei due gruppi di ricerca non vi è nessuna prova dell'isolamento di un retrovirus da pazienti con AIDS. (1,2)

CJ: Loro sostengono di aver isolato un virus.

EPE: La nostra interpretazione dei dati differisce. (3-5)

CJ: Forse Lei dovrebbe spiegare cosa La porta a questo punto di vista piuttosto radicale.

EPE: Io penso che il modo più semplice sia quello di cominciare ponendo la domanda, "Cos'è un virus"?. La risposta è piuttosto semplice. Un virus è una particella microscopica che riproduce sé stessa in una cellula...

CJ: Non è quello che fanno i batteri?

EPE: Loro possono farlo, ma c'è una differenza molto importante. I batteri non sono obbligati a replicarsi in una cellula. I virus devono. Vede, quanto i batteri prendono cibo ed energia da una cellula o da una fonte inanimata tutto è utilizzato nella successiva generazione di batteri nell'interno della cellula batterica stessa. E' così che anche le nostre stessee cellule si replicano. Ma i virus non possono farlo. La particella del virus in realtà non è niente di più che alcune proteine legate intorno ad un pezzo di RNA o DNA, ma senza l'apparato necessario per replicarsi.

CJ: Così mentre una cellula è una fabbrica, un virus è un progetto che, per essere realizzato, deve derubare una fabbrica?

EPE: Non potrei trovare migliore analogia.

CJ: Come si replica un virus?

EPE: Deve entrare nella cellula. Per fare questo l'involucro protettivo della particella virale si fonde con la membrana della cellula e poi la particella passa all'interno. Una volta dentro, usando l'apparato metabolico cellulare, la particella del virus si disassembla. Poi, usando lo stesso apparato, vengono sintetizzati pezzi separati di nuovo virus . Alla fine si mettono assieme tutti i componenti virali ed vengono fuori le nuove particelle di virus.

CJ: Fuori da dove?

EPE: Il virus o distrugge la cellula o nel caso di retrovirus le particelle del virus hanno un'uscita più ordinata sporgendo fuori dalla membrana della cellula. Ma questo non è quello che accade con l'HIV. A differenza dei retrovirus, si dice che l'HIV distrugga le cellule.

CJ: Bene, e per quanto riguarda le particelle dell'HIV? Sta forse suggerendo che non sono virus?

EPE: Per verificare l'esistenza di un virus bisogna fare tre cose. Primo, coltivare delle cellule e trovare una particella che si pensa possa essere un virus. Evidentemente, come minimo, quella particella dovrebbe assomigliare ad un virus. Secondo, si deve concepire un metodo per ottenere quella esatta particella così si può separarla nei suoi componenti ed analizzare precisamente quello che la costituisce. E' necessario poi verificare che la particella possa fare copie fedeli di sé stessa. In altre parole che possa replicarsi.

CJ: Non si può guardare semplicemente in un microscopio e dire che c'è un virus nelle colture?

EPE: No, non si può. Questo è il punto centrale di porre la questione del virus. Non tutte le particelle che sembrano virus sono virus. Si deve verificare che quella particella di cui si sta parando può fare davvero copie di sé stessa. Nessuna riproduzione, nessun virus. Spiacente ma questo è un punto estremamente importante. Nessuno, specialmente i virologi possono permettersi di ignorarlo.

CJ: Quello che dice sembra molto sensato. Ritengo che sarebbe difficile ammalarsi infettandosi con una particella che non può fare delle copie di sé stessa.

EPE: Precisamente.

CJ: Perciò in che cosa ha sbagliato la ricerca sull'AIDS?

EPE: Sapere dove la ricerca ha sbagliato non è la questione più importante . Quella principale è che cosa si è tralasciato. Per alcuni motivi sconosciuti, non è stato seguito il metodo di isolamento retrovirale, vecchio di decenni (6,7) e sviluppato per studiare retrovirus animali .

CJ: E' meglio che spieghi meglio cosa sono i retrovirus prima di continuare.

EPE: Lo faccio. Come Lei probabilmente sa, l'HIV è considerato un retrovirus. I retrovirus sono particelle incredibilmente piccole, quasi sferiche che...

CJ: Quanto piccole?

EPE: Cento nanometri di diametro.

CJ: A quanto corrisponde?

EPE: A un decimillesimo di millimetro. Milioni starebbero comodamente bene sulla capocchia di uno spillo.

CJ: Come si può vedere realmente qualcosa di così piccolo?

EPE: E' necessario un microscopio elettronico. E' così che noi conosciamo la grandezza e la forma delle particelle retrovirali. Che sono quasi rotonde ed hanno un involucro esterno coperto da estroflessioni ed un core interno consistente in alcune proteine ed RNA.

CJ: Così, se esiste, l'HIV è un virus a RNA?

EPE: Sì. Un altro punto importante è che i retrovirus non usano direttamente il loro programma di RNA per fare più virus. Quello che li distingue da quasi tutti gli altri virus è che, secondo i retrovirologi, i retrovirus fanno prima una copia di DNA dal loro RNA. Questo DNA passa poi al nucleo della cellula dove diviene parte integrante del DNA cellulare. Questo filamento di DNA viene chiamato provirus e là resta, ibernato, forse per anni, fino a che qualche cosa attiva la cella.

CJ: Cosa accade poi?

EPE: Il DNA provirale viene copiato all'indietro in RNA ed è questo RNA, non l'RNA originale, che istruisce la produzione delle proteine necessarie a fare delle nuove particelle del virus.

CJ: Perché vengono chiamate retrovirus?

EPE: Perché i biologi hanno creduto a lungo che la direzione del flusso delle informazioni nelle cellule di tutti gli organismi viventi fosse da DNA a RNA, e pertanto alle proteine la cui sintesi è guidata dall'RNA. Se noi diciamo che questa direzione è "in avanti" allora quello che i retrovirus fanno per prima cosa è copiare le loro informazioni all' "indietro."

CJ: Capito.

EPE: C'è un'altra cosa. Una delle proteine all'interno di una particella retrovirale è un enzima che catalizza questo processo. Non sorprendentemente, è chiamata transcriptasi inversa.

CJ: E cioè?

EPE: Be' , è per questo motivo che vengono chiamati retrovirus.

CJ: Lei ha menzionato il metodo di isolamento dei retrovirus - vecchio di decenni. Di quanti decenni stiamo parlando?

EPE: Dagli anni '40 fino alla fine degli anni '70. Vede, i retrovirus erano fra i primi virus scoperti. Il Dott. Peyton Rous al Rockefeller Center di New York li incontrò originalmente quando stava facendo esperimenti su tumori maligni del muscolo dei polli.(8) Non che lui potesse vederli davvero. Questo avveniva nel 1911. Fu necessario arrivare all'invenzione del microscopio elettronico ed alla centrifuga ad alta velocità perché le cose cominciassero a venire fuori.

CJ: Cosa venne fuori in realtà?

EPE: Furono questi che portarono al metodo di identificazione e di purificazione delle particelle retrovirali.

CJ: È lo stesso come isolarli?

EPE: Sì. Per purificare delle particelle di qualsiasi genere uno scienziato deve sviluppare un metodo per separare le particelle che lui desidera studiare da tutto il resto.

CJ: In che modo i microscopi elettronici e le centrifughe ad alta velocità hanno reso possibile la purificazione dei retrovirus ?

EPE: Il microscopio elettronico ha fatto sì che particelle di queste piccole dimensioni fossero visibili. L'altra parte l'ha fatta la centrifuga ad alta velocità e fu una cosa estremamente importante. Si scoprì che le particelle retrovirali hanno una proprietà fisica che le rende capaci di separarsi da altro materiale in culture cellulari. Detta proprietà è la loro "galleggiabilità" e ciò venne utilizzato per purificare le particelle con un processo chiamato centrifugazione in gradiente di densità.

CJ: Sembra complicato.

EPE: La tecnologia è complicata, ma il concetto è estremamente semplice. Si prepara una provetta che contiene una soluzione di saccarosio, ordinario zucchero da tavola. Ma si fa in modo che la soluzione sia più leggera sopra, ma gradualmente diventi più pesante, o più densa, verso il fondo. Nel frattempo si coltiva qualsiasi tipo di cellula che si pensa possa contenere retrovirus e se si è fatto in modo giusto, le particelle retrovirali si libereranno dalle cellule e passeranno nel liquido di coltura. Quando si ritiene che tutto sia pronto, si travasa un campione di fluido di coltura e con delicatezza se ne preleva una goccia e la si pone nella provetta sopra la soluzione di zucchero. Poi si fa ruotare la provetta ad altissima velocità . Ciò genera delle forze tremende e le particelle presenti in quella goccia di fluido vengono forzate attraverso la soluzione di zucchero finché raggiungono un punto dove la loro galleggiabilità impedisce loro di penetrare più in giù. In altre parole, scivolano giù lungo il gradiente di densità fino a che raggiungono un punto in cui la loro densità è uguale a quella della soluzione di zucchero in quello stesso punto. Quando arrivano là si fermano, tutte insieme, o per usare il gergo virologico, è là che si separano in una banda. In seguito si può estrarre quella banda selettivamente e fotografarla con un microscopio elettronico.

CJ: E le particelle retrovirali si separano ad un livello caratteristico?

EPE: Sì. Nelle soluzioni di saccarosio si separano in un punto dove la densità è di 1.16gm/ml.

CJ: Così, l'esame col microscopio elettronico Le dice che pesce ha preso?

EPE: Non solo quello. È l'unico modo per sapere se si è preso un pesce. O non si è preso niente.

CJ: Vero. Montagnier e Gallo non l'hanno fatto?

EPE: Questo è uno dei molti problemi. Montagnier e Gallo hanno usato il gradiente di densità, ma per ragioni ignote non hanno pubblicato nessuna fotografia al microscopio elettronico del materiale sedimentato a 1,16 gm/ml che loro - e tutti da quel momento in poi - chiamano "HIV puro." Questo è proprio strano perché nel 1973 l'Istituto Pasteur ospitò una riunione frequentata da scienziati, alcuni dei quali sono attualmente tra i più importanti esperti nel campo dell'HIV. Durante quella riunione venne discusso in modo approfondito il metodo di isolamento retrovirale e venne considerato assolutamente essenziale il fotografare del materiale separato alla banda 1,16 del gradiente di densità .

CJ: Ma Montagnier e Gallo hanno pubblicato delle fotografie di particelle del virus.

EPE: No. Montagnier e Gallo hanno pubblicato delle micrografie elettroniche di alcune particelle che loro dichiararono appartenere ad un retrovirus, anzi all'HIV. Ma le fotografie non provano che delle particelle sono un virus e non si è verificata l'esistenza dell'HIV usando il metodo presentato alla Conferenza del 1973.

CJ: E qual era questo metodo?

EPE: Tutti i passaggi che Le ho appena menzionato. L'unico metodo scientifico che esiste. Si coltivano delle cellule, si trova una particella, si isola la particella, la si divide nei suoi componenti, si scopre quello che c'è dentro, si prova che quelle particelle sono capaci di farne delle altre uguali con gli stessi costituenti quando vengono aggiunte a colture cellulari non infette.


CJ: Così prima che l'AIDS facesse la sua comparsa c'era un metodo ben sperimentato per provare l'esistenza di un retrovirus, ma Montagnier e Gallo non hanno seguito questo metodo?

EPE: Loro hanno usato alcune delle tecniche, ma non hanno eseguito ciascun passaggio compresa la prova di quali particelle sono presenti nella banda a 1,16 gm/ml del gradiente di densità, la densità che definisce le particelle retrovirali.

CJ: Ma cosa dire delle loro fotografie?

EPE: Le micrografie di Montagnier e Gallo ed ogni altra fotografia al microscopio elettronico pubblicate fino al marzo di quest'anno (1997) sono di colture cellulari non purificate. Non del gradiente. Prima del marzo di quest'anno nessuno aveva mai pubblicato una fotografia di un gradiente di densità.

CJ: E' questo quello che si deve fare per provare l'isolamento di particelle retrovirali?

EPE: Sì.

CJ: La banda a 1,16 può contenere materiale diverso da particelle retrovirali?

EPE: Sì. Quella è un' altra ragione per cui si ha bisogno di una fotografia. Per vedere tutto quello che sta succedendo. Già molto tempo prima dell'era dell'AIDS era noto che le particelle simil-retrovirali non sono il solo materiale che può trovare la propria strada in questa parte del gradiente di densità. Piccoli frammenti cellulari, alcuni riconoscibili come strutture interne delle cellule, o solamente frammenti cellulari, possono sedimentare a 1,16 gm/ml. Ed una parte di questo materiale può includere acidi nucleici e può assumere l'aspetto di particelle retrovirali.

CJ: Cosa sono gli acidi nucleici?

EPE: il DNA e l'RNA.

CJ: Allora sicuramente, se le particelle retrovirali si liberano dalle cellule senza distruggere le cellule, deve essere possibile evitare la contaminazione cellulare?

EPE: Be', è così e non è così. I retrovirologi animali erano certamente consapevoli di questo problema e raccomandarono vivamente di maneggiare le colture con delicatezza e di riempirle fino all'orlo con sostanze nutrienti per mantenere le cellule vive. Così non si disintegrano. Ma nel caso dell'HIV ci sono dei problemi aggiuntivi. Abbiamo detto che l'HIV è citopatico il che significa che distrugge le cellule. Così si potrebbe difficilmente affermare che le particelle putative del virus siano le sole cose verosimilmente a galleggiare attorno nei fluidi di coltura oppure a 1,16 gm/ml. L'altro fatto che confonde è che in molti esperimenti di HIV le cellule vengono deliberatamente fatte a pezzi dallo sperimentatore come parte dell'esperimento. Sapendo tutto ciò, è un mistero sul perché qualsiasi ricercatore dell'HIV potrebbe aver tralasciato il passo cruciale di prendere una microscopia elettronica di un gradiente di densità.

CJ: E' forse perché la microscopia elettronica è altamente specializzata e costosa?

EPE: Avrebbe potuto esserlo i primi giorni, ma non oltre. Negli ultimi vent'anni la microscopia elettronica è stata usata almeno giornalmente in molti ospedali per diagnosticare qualsiasi tipo di malattia. Vi è inoltre una grande quantità di microscopie elettroniche delle colture di HIV. E' solo che fino a quest'anno, per delle ragioni sconosciute , non ce ne è stata nessuna del gradiente di densità.

CJ: Va bene. Parliamo delle fotografie del gradiente di densità pubblicate quest'anno. Che cosa ci vediamo?

EPE: Due gruppi, uno franco/tedesco (9) ed uno dell'Istituto Nazionale dei Tumori statunitense(10), hanno pubblicato delle fotografie dei gradienti di densità. Nello studio franco/tedesco le fotografie provengono dalla banda da 1,16 gm/ml. E' impossibile dire da quale densità siano prese le fotografie nello studio americano, ma supponiamo che sia le giusta densità per le particelle retrovirali da 1,16. La prima cosa da dire è che gli autori di questi studi ammettono che le loro fotografie rivelano che la maggior parte del materiale nel gradiente di densità è cellulare. Gli autori descrivono tutto questo materiale come "non virale", oppure come "finto" virus o "microvescicole".

CJ: Che cosa sono le microvescicole?

EPE: Frammenti cellulari incapsulati.

CJ: Ci sono delle particelle virali in queste fotografie?

EPE: Ci sono poche particelle che i ricercatori affermano essere particelle retrovirali, Infatti sostengono che queste sono particelle dell'HIV, ma non forniscono la prova del perché.

CJ: Queste particelle dell'HIV sono in grande quantità?

EPE: No. La banda dovrebbe contenerne bilioni e quando si prende una micrografia elettronica dovrebbero riempire l'intera fotografia.

CJ: Così il materiale in bande contiene solo poche particelle di HIV e dal punto di vista delle particelle dell'HIV è piuttosto impuro?

EPE: Si

CJ Come commentano gli esperti questo fatto?

EPE: Dicono che il materiale cellulare si "co-purifica" con le particelle dell'HIV.

CJ: Mi dica, le poche particelle che loro dicono appartenere all'HIV, hanno l'aspetto di un retrovirus?

EPE: Assomigliano solo molto vagamente a delle particelle retrovirali: Per certo assomigliano di più a delle particelle retrovirali che a tutte le altre particelle ed al materiale, ma anche se sembrassero identiche a delle particelle retrovirali non si potrebbe dire che sono un retrovirus. Anche Gallo ammette l'esistenza di particelle che si separano in bande a 1,16 gm/ml e che hanno l'aspetto e le proprietà biochimiche dei retrovirus, ma che non sono retrovirus poiché sono incapaci di riprodursi.(11)

CJ: Va bene, ma a parte questo, qual è la differenza fra queste particelle ed una vera particella retrovirale?

EPE: Gallo e tutti gli altri retrovirologi, come pure Hans Gelderblom che ha effettuato molti studi dell'HIV con micrografie elettroniche, concordano che le particelle retrovirali sono quasi sferiche nella forma, hanno un diametro di 100-120 nanometri e sono coperte da estroflessioni.(12,13) Le particelle che i due gruppi affermano essere dell'HIV non sono sferiche, nessun diametro è inferiore a 120 nM, infatti molte di esse hanno diametri significativi che sono due volte più grandi di quanto sia permesso per un retrovirus. E nessuna di esse sembra avere delle estroflessioni.

CJ: Ma la dimensione può essere un punto critico? Molte cose in Biologia hanno una scala di misurazione. Che cosa dire degli esseri umani? Vi 'è una grande quantità di esseri umani due volte la taglia di altri esseri umani. Sono sempre degli esseri umani.

EPE: Ciò che è valido per gli esseri umani non lo è per i retrovirus, Per cominciare, i retrovirus non devono crescere. Sono nati adulti. Perciò il giusto paragone è fra esseri umani adulti. Non ci sono molti esseri umani di oltre tre metri. Infatti l'uomo più alto mai registrato 2,71 metri. Ma qui non si tratta solo di altezza.

CJ: Che altro c'è?

EPE: Se supponiamo che sia il gruppo franco/tedesco che quello statunitense abbiano visto delle particelle alla giusta densità retrovirale, allora le particelle trovate da ambedue i gruppi hanno la stessa densità, 1,16 gm/ml. Se si misurano i diametri maggiore e minore delle particelle nelle EM, loro sostengono che sono dell'HIV e prendono i diametri medi e per il gusto di discutere, presumono che siano tutte sferiche, allora le particelle franco/tedesche sono più larghe di 1,14 volte delle vere particelle retrovirali e quelle statunitensi lo sono di 1,96 volte. Ora per tradurre ciò in volumi, dobbiamo elevare al cubo i rapporti dei diametri. Perciò se prendiamo i 120 nM come il limite più alto per il diametro di una particella retrovirale e facciamo le somme, le particelle franco/tedesche hanno un volume superiore del 50% rispetto alle particelle retrovirali e le particelle statunitensi hanno un volume superiore del 750%. E le particelle statunitensi sono cinque volte più voluminose di quelle franco/tedesche.

CJ: E questo cosa ci dice?

EPE: Ci dice che le particelle franco/tedesche e quelle statunitensi contengono una massa superiore del 50% oppure del 750% rispetto alle particelle retrovirali.

CJ: Perché questo?

EPE: Perché la densità è il rapporto fra massa ed il volume. Se il volume sale di una data quantità, per mantenere la stessa densità, la massa deve salire della stessa quantità.

CJ: OK, ma qual è la Sua opinione?

EPE: Il punto è che qualsiasi vera particella retrovirale contiene una quantità stabilita di RNA e proteina. Non di più, né di meno. In questo caso allora dette particelle si compongono di molto più materiale rispetto al vero retrovirus. il che significa che se queste particelle di dimensioni diverse sono veramente dell'HIV, allora l'HIV non può essere un retrovirus. La sola altra spiegazione possibile è che le micrografie elettroniche non siano prese dalla banda da 1,16 gm/ml. In questo caso allora non abbiamo altra scelta se non quella di ridefinire i retrovirus e, cosa più importante, di non considerare la banda da 1,16 come HIV. Ma se lo facciamo, allora non si può usare tutta la ricerca fatta sull'HIV impiegando questa banda poiché questo è quello che tutti usano come HIV purificato. Ciò significherebbe per esempio che non si può usare detta banda per ottenere proteine e RNA da usare come agenti diagnostici per provare l'infezione da HIV.

CJ: Lei ha accennato al fatto che le particelle hanno perso le estroflessioni. Quanto può essere seria questa carenza?

EPE: Tutti gli esperti in AIDS concordano sul fatto che le estroflessioni sono assolutamente necessarie perché la particella dell'HIV si agganci ad una cellula. Come primo passo nell'infettare quella cellula. Perciò, nessun aggancio, nessuna infezione. Tutti gli esperti sostengono che le estroflessioni contengono una proteina chiamata gp120 che è il gancio nelle estroflessioni, che tenta di far presa sulla superficie della cellula che sta per infettare(14). Se le particelle dell' HIV non hanno delle estroflessioni, l'HIV come può replicarsi?

CJ: Lei vuol dire che non può impadronirsi della cellula per penetrarvi?

EPE: Precisamente. E se non può replicarsi, l'HIV non è una particella infettiva.

CJ: Ho l'impressione che questo sia un problema serio. Come replicano gli esperti?

EPE: Lo evitano. Ed il problema delle estroflessioni non è cosa nuova. Il gruppo tedesco vi pose attenzione nei lontani anni '80 ed ancora nel 1992 (15,16). Appena una particella dell'HIV si libera da una cellula tutte le estroflessioni scompaiono. Questo singolo fatto ha numerose ramificazioni. Per esempio, tre quarti di tutti gli emofiliaci testati risultano positivi agli anticorpi dell'HIV. E si afferma che gli emofiliaci hanno acquisito detti anticorpi come risultato dell'essersi infettati con l'HIV da infusioni di fattore VIII contaminato di cui hanno bisogno per curare la loro mancanza di coagulazione. Il problema è che il fattore VIII è prodotto da plasma. Cioè il sangue con tutte le cellule viene rimosso il che vuol dire che se vi sono delle particelle di HIV presenti nel fattore VIII le stesse devono galleggiare libere nella soluzione. Ma se l'HIV libero da cellule non ha delle estroflessioni detti HIV non hanno alcun modo di penetrare nelle cellule fresche per infettarle.

CJ: E allora come spiegano gli anticorpi dell'HIV e l'AIDS negli emofiliaci?

EPE: I miei colleghi ed io abbiamo pubblicato diverse relazioni che dibattono spiegazioni alternative compresa un'analisi dettagliata dell'emofilia in uno studio indotto nella speciale edizione di Genetica nel 1995(17) dedicato alla controversia HIV/AIDS.

CJ: Devo confessare che trovo molto difficile accettare il fatto che gli emofiliaci non siano stati infettati tramite concentrati coagulanti contaminati e scommetto che è così anche per gli emofiliaci.

EPE: Sfortunatamente è vero, ma forse posso persuaderLa con una spiegazione semplice e veloce. Se qualche positivo all'HIV si taglia e sanguina per quanto tempo il sangue rimane infetto? Fuori dal corpo?

CJ: Secondo quanto ho letto, solo per poche ore al massimo.

EPE: E perché succede questo?

CJ: Perché l'HIV si secca completamente e muore. Questo è certamente quello che dice il CDC.(18)

EPE: OK. Le faccio una domanda. Come si produce il fattore VIII?

CJ: Da sangue donato.

EPE: Giusto. Ha mai visto una fiala di fattore VIII?

CJ: No

EPE: Bene. Glielo dico io. Diventa una polvere secca, squamata, giallastra e nel tempo viene usata dopo almeno un paio di mesi. Riesce a vedere il problema?

CJ: Lo vedo. Se è vecchia e secca qualsiasi HIV in essa dovrebbe essere morto da molto tempo.

EPE: Esattamente. Perciò come fa il fattore VIII a causare l'infezione da HIV e l'AIDS negli emofiliaci?

CJ: Non lo so ma penso di cominciare a capire come mai il Suo gruppo non è il più festeggiato della città. Forse faremmo meglio a non lasciarci sviare in una discussione sull'emofilia. Perché ritiene che fino ad ora la maggior parte degli esperti in HIV si siano accontentati di considerare il materiale alla densità di 1,16 come HIV puro?

EPE: Penso che sia prematuro affermare che queste fotografie abbiano cambiato le idee di qualcuno riguardo alla porzione da 1,16gm/ml del gradiente di densità nell'essere qualsiasi cosa tranne HIV puro.

CJ: Bene, come risponde il Suo gruppo a queste fotografie?

EPE: Sulla prova fornita da queste fotografie non vi è alcuna ragione di affermare che questo materiale è puro o che contiene particelle simil-retrovirali tantomeno un retrovirus o, cosa più importante, un retrovirus specifico, l'HIV. E questo rivendica la posizione che abbiamo sempre mantenuto sin dall'inizio. Ed una posizione che tempo fa abbiamo pubblicato, cioè che non esiste alcuna prova che dimostri l'isolamento di un retrovirus da pazienti AIDS o da quelli a rischio di AIDS.

CJ: OK. Lasciamo da parte le fotografie di Marzo e parliamo di che cosa potremmo dedurre da ciò che era conosciuto in precedenza. Quanto è solida la prova precedente a Marzo che l'HIV esiste?

EPE: Riferendoci alle particelle tutte le prove provengono dalle micrografie elettroniche di colture cellulari complete. Non dei gradienti di densità. Da tale prova di può dire che le colture cellulari contengono una grande varietà di particelle alcune delle quali si afferma che assomiglino a delle particelle retrovirali. Questo è tutto. Non sono stati presi ulteriori dati delle particelle. Nessuna purificazione, nessuna analisi e nessuna prova di riproduzione. In tali colture molti gruppi di ricerca, compreso Hans Gelderblom e soci dell'Istituto Koch di Berlino, che è specializzato in questo campo, hanno riportato non solo un tipo di particella, ma un assortimento sbalorditivo di particelle.(13,19,20) La qual cosa solleva molti interrogativi. Se una di queste particelle è veramente un retrovirus che gli esperti chiamano HIV, che cosa sono tutte le altre? Quale di queste particelle si separa in bande a 1,16 gm/ml? Se le particelle dell'HIV causano l'AIDS perché una o molte delle altre particelle non causano anche l'AIDS? Perché non tutte le particelle causano l'AIDS? Oppure perché l'AIDS o le colture non provocano la comparsa delle particelle? E per quanto riguarda l'HIV, gli esperti di HIV non possono nemmeno essere d'accordo su che cos'è la particella dell'HIV. Vi sono tre sottofamiglie di retrovirus e l'HIV è stato classificato da gruppi di ricerca differenti sotto due di queste sottofamiglie come pure tre specie diverse.

CJ: Dove ci porta questo?

EPE: Noi non sappiamo ancora che cosa siano alcune particelle. Non abbiamo una particella definita che si sia dimostrato essere un retrovirus dal quale estrarre le proteine e l'RNA da usare nei test per l'infezione nella popolazione, oppure fare esperimenti per cercare di capire che cosa succede se vi è veramente un virus che causa l'AIDS.

CJ: Va bene. Supponiamo di avere davvero una fotografia di un gradiente di densità e che non contenga nient'altro se non migliaia di particelle della giusta forma e dimensione, e con estroflessioni, in modo che si possano chiamare particelle retrovirali. Procediamo su che cosa si dovrebbe fare in seguito.

EPE: I passi successivi sono quelli di frammentare le particelle, trovare quali proteine e RNA sono contenuti in esse, provare che una delle proteine è un enzima che trasforma l'RNA in DNA ed alla fine, prendere la maggior parte del grandiente di densità e dimostrare che quando delle particelle PURE vengono immesse in una coltura cellulare vergine appaiono esattamente le stesse particelle composte dei medesimi costituenti.

CJ: Ed è stato fatto questo?

EPE: No, ma forse parlare di quello che è stato fatto può spiegare le cose più chiaramente. Alcuni degli esperimenti di Gallo dal 1984.

CJ: Il 1984 non è un po' lontano?

EPE: No perché è la data in cui si è fatta la migliore ricerca sull'HIV. Questi esperimenti sono di vitale importanza poiché tutto quello che si è creduto e si è detto sull'HIV è fondato su quanto è accaduto prima di allora.

CJ: Tutto?

EPE: Sì, ogni singola cosa. Se è stata isolata una particella dell'HIV e pertanto se alcuni affermano che essa esiste. Le proteine dell'HIV impiegate nei test sugli anticorpi. L'RNA usato specialmente per diagnosticare bambini infettati con l'HIV ed ora usati per misurare la cosiddetta carica virale. E di più. Ma la domanda è se sono abbastanza buoni.

CJ: Abbastanza buoni?

EPE: Abbastanza buoni per affermare l'esistenza di un unico retrovirus chiamato HIV e che questo causa l'AIDS.

CJ: Ci parli degli esperimenti di Gallo. Perché era in qualche modo interessato all'AIDS?

EPE: Nel 1984 Gallo aveva già passato più di una decina d'anni nella ricerca dei retrovirus e del cancro. Era uno dei molti virologi coinvolti nel decennio della guerra contro il cancro del Presidente Nixon. Verso la metà degli anni '70 Gallo affermò di aver scoperto il primo retrovirus umano in pazienti affetti da leucemia. Affermava che i suoi dati provavano l'esistenza di un retrovirus che egli chiamò HL23V (11,21). Ora, proprio come avrebbe fatto più tardi per l'HIV, Gallo usò le reazioni agli anticorpi per "provare" quali proteine nelle colture erano proteine virali. E non molto tempo dopo altri proclamarono di aver trovato gli stessi anticorpi in molte persone che non avevano la leucemia. Comunque, pochi anni dopo si dimostrò che questi anticorpi capitavano in modo naturale ed erano diretti contro molte sostanze che non avevano niente a che fare con i retrovirus.(22,30) Allora ci si rese conto che l'HL23V era un grosso errore. Non vi era alcun retrovirus dell'HL23V. Così i dati di Gallo diventarono motivo di imbarazzo ed ora l'HL23V è scomparso. Quello che ci sembra interessante è sapere che la dimostrazione usata per affermare l'esistenza dell'HL23V è lo stesso tipo di dimostrazione data per provare l'esistenza dell'HIV. In effetti la prova dell'HL23V era migliore di quella dell'HIV.

CJ: Migliore in che modo?

EPE: Bene, a differenza dell'HIV, Gallo trovò transcriptasi inversa in tessuto fresco. Senza dover fare delle colture. Ed ha pubblicato una micrografia elettronica del materiale del gradiente di densità presente a 1,16 gm/ml.

CJ: Ma si è dimostrato ancora un falso allarme?

EPE: Gallo non parla più dell'HL23V. Ma nel 1980 disse di aver scoperto un altro retrovirus. Erano ancoa dati dello stesso tipo, derivati da pazienti affetti da leucemia e questa volta lo chiamò HTLV-1 ed affermò che causava una particolare forma rara che Gallo ora chiama leucemia adulta di cellule T4, ATL. Infatti vi sono alcuni paralleli e paradossi molto interessanti tra l'HIV e l'HTLV-1.

CJ: Quali sono?

EPE: Si dice che infettino le stesse cellule e si propaghino nello stesso modo. Invece a differenza dell'HIV, l'HTLV-1 non è andato al di là del luogo in cui è stato scoperto. La prevalenza di HTLV-1 si è riportata in Africa e nel Giappone del Sud ed è là che è rimasta. E' più a lungo di quanto lo sia stato per l'AIDS e non dimenticate che sebbene si dica che questo virus causi la leucemia, meno dell'1% delle persone risultate positive al test hanno mai sviluppato la leucemia. Anche dopo quarant'anni. Ma sto andando fuori tema. Quello che stavo dicendo era che molti dei primi pazienti AIDS avevano un cancro conosciuto come sarcoma di Kaposi, come pure un basso numero delle stesse cellule T4 che sono presenti in quantità eccessiva nell'ATL. Si venne a conoscenza di questo fatto in quanto la nuova tecnologia per contare le diverse classi di linfociti sopraggiunse circa nello stesso periodo in cui apparve l'AIDS.

CJ: Si ipotizzò che l'HIV potesse uccidere le cellule T4?

EPE: Be', era troppo presto per l'HIV, ma si ipotizzò che qualcosa stesse distruggendole. Più tardi ci fu effettivamente uno stadio in cui Gallo pensò che l'HTLV-1 potesse essere il colpevole, ma quella teoria fu un problema poiché l'HTLV-1 presumibilmente causa la leucemia che consiste nella produzione eccessiva di cellule T4. Inoltre, malgrado l'alta prevalenza di anticorpi all'HTLV-1 nel Giappone del Sud, non vi erano casi di AIDS. Comunque, poiché gli omosessuali avevano una così alta incidenza del tumore chiamato sarcoma di Kaposi e dal momento che sembrava che qualcosa colpisse i loro linfociti T4, Gallo andò avanti nel cercare di trovare un retrovirus per spiegare il tutto.

CJ: Che cosa accadde in seguito?

EPE: Gallo ed i suoi colleghi fecero una grande quantità di esperimenti che culminarono in quattro relazioni consecutive pubblicate in Science nel Maggio del 1984. Il che avvenne un anno dopo che anche i francesi avevano pubblicato il loro saggio in Science. Il gruppo di Gallo cominciò a mettere a coltura linfociti da pazienti AIDS, ma apparentemente nessuna delle colture produceva abbastanza transcriptasi inversa da convincere Gallo che un retrovirus era presente. In quel periodo Gallo aveva un ricercatore cecoslovacco chiamato Mikulas Popovic che lavorava per lui e così Popovic e Gallo furono d'accordo nel mescolare fluidi di coltura provenienti da 10 pazienti AIDS e di aggiungere questo ad una coltura di cellule leucemiche. Le cellule leucemiche che usarono in questa coltura erano state ottenute anni addietro da un paziente con ATL. Fatto questo, si produsse abbastanza transcriptasi inversa da convincere Gallo e Popovic che ora avevano proprio un retrovirus.

CJ: Lei vuol dire che un retrovirus non si svilupperebbe in colture individuali provenienti da pazienti AIDS, ma lo farebbe nel caso in cui i campioni fossero mescolati e messi a coltura?

EPE: Sì.

Continua




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22 giugno 2007

NOMI E PRESAGI / 2

Mi sono quindi messo a vedere le previsioni del tempo su una nota emittente televisiva finanziaria di lingua inglese.

In questa fine settimana cade il solstizio d'estate, che qui è una festa molto importante, sentita e partecipata.
Si festeggia usualmente all'aperto, stando svegli tutta la notte (che a queste latitudini in quel giorno si riduce ad un paio d'ore di oscurità), arrostendo salsicce sul fuoco e bevendo birra, ed ingaggiando spaventosi combattimenti all'ultimo sangue con zanzare mutanti che riuscirebbero a pungerti da sopra un'armatura in teflon.
E' chiaro quindi che il tempo è molto importante. E poiché è dalla prima settimana di maggio che qui viaggiamo sui 25-30 gradi, con giornate splendide e giusto qualche breve scroscio ogni tanto, già pregustavo un week-end lungo.

Il tizio che presentava le previsioni ha invece mostrato una completa copertura nuvolosa, temperature in abbassamento, e pioggia ottima ed abbondante, per i territori baltici.

Non so se fosse per il disappunto, ma mi è parso di cogliere una malcelata soddisfazione nei suoi occhi ed una piega sardonica all'angolo sinistro della sua bocca mentre mi dava quelle notizie.

Contemporaneamente in sovrimpressione è comparso il suo nome.
Il tizio all'anagrafe è registrato come Joe Bastardi.

Ma se n'annassero un po' a fare in c...!




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22 giugno 2007

NOMI E PRESAGI

Ieri stavo completando una disamina sui bilanci di una società quotata su cui intendevo investire qualche soldo.

L'analisi era andata piuttosto bene; buon flusso di cassa, stato patrimoniale equilibrato, margini operativi niente male, con debiti non eccessivi, e multipli che mi sembravano sacrificati.
Avevo qualche dubbio sulla sostenibilità del fatturato e dei margini in futuro, per la natura del suo business e per il punto del ciclo in cui ci troviamo, ma per quelli non si può in nessun caso avere sicurezze, servirebbe la sfera di cristallo.

Insomma, stavo per dare l'exequatur.
Quando sono capitato sul nome del suo Chief Financial Officer.
Si chiama Rick Reato.

Ho lasciato perdere!




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19 giugno 2007

ASSEGNATA LA SCORTA A GAD LERNER

Dopo l'intervento su Vanity Fair a commento dell'ultimo libro di Magdi Allam, per proteggerlo dalle sue stesse stronzate!




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19 giugno 2007

AD ONOR DEL VERO

Hanefi è stato liberato.

A maggiore onor del vero, bisogna precisare che la sua liberazione presenta molti connotati in comune con quella dei 5 tagliagole scambiati con la vita del vispo Tereso di Repubblica.




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18 giugno 2007

I NECROFAGI

Stasera su Canale 5, Matrix presenta una fiction sul massacro di Erba, a cui seguirà ovviamente uno speciale dibbbattito sul massacro stesso, con Mentana officiante del rito.

Se volete sapere cosa sia un'oscenità pornografica, non dovete far altro che guardare una cosa del genere.

Se invece volete fare qualcosa di meglio, immergetevi in una vera inchiesta giornalistica.

Let me introduce you: the Cancer Mob!

(meriti a Fort, per la segnalazione)




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16 giugno 2007

FONDAZIONE DI BELLA

La Fondazione Di Bella è nata per promuovere e sostenere studi clinici, sperimentali e in vitro, conformi al razionale, e alle linee guida scientifiche e cliniche avviate dal Prof Luigi Di Bella col Suo Metodo (MDB). Sulle molecole componenti del MDB come retinoidi, Vit D3, Somatostatina, Melatonina, inibitori prolattinici ecc e sul loro impiego sinergico nel contesto del Metodo Di Bella, esiste una vasta e crescente documentazione scientifica da chiunque reperibile sulle banche dati, come il massimo portale medico scientifico mondiale:
www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/query.fcgi
Digitando "Somatostatin or octreotide in cancer therapy" si reperiscono oltre 23.000 pubblicazioni attestanti l'elevata potenzialità, priva di tossicità, della somatostatina e del suo analogo octreotide in tutte le forme tumorali, in quanto la somatostatina interviene sul denominatore comune a tutte le neoplasie: l'incremento dell'indice proliferativo. Così per i retinoidi e gli altri componenti del MDB sono reperibili migliaia di pubblicazioni. Invitiamo quanti sono interessati ai temi della ricerca scientifica, dell'etica, della medicina e dell'affrancamento della medicina dalla logica del profitto, a riflettere con la massima attenzione su un punto.
Queste molecole del MDB (con rarissime eccezioni) sono categoricamente escluse dai protocolli oncologici che contro ogni logica ed evidenza fanno ancora della superata chemioterapia l'asse portante e il fulcro della terapia medica oncologica.
La pretesa tossicità e inefficacia dei componenti del MDB sostenute dalla sperimentazione sono state totalmente e categoricamente smentite dalla letteratura medico scientifica mondiale. A questo punto anche la logica più elementare porta a concludere che è stata creata una grave frattura tra evidenza scientifica e pratica clinica, demonizzando il MDB e magnificando inesistenti successi e continui, spettacolari quanto fantomatici progressi. Il Prof. Di Bella ha anticipato di oltre trent'anni quelle evidenze scientifiche da chiunque reperibili in letteratura senza continue, petulanti e ossessive richieste di contributi, senza scendere nelle piazze per elemosinare finanziamenti, senza questue televisive o vendite di azalee, ortaggi e verdure varie, ma col proprio lavoro, sacrificio, risparmio e la disinteressata assistenza di pochi volontari. Chi gestisce il potere e arbitrariamente decide delle terapie e pertanto della salute e dei farmaci che possono essere prescritti dai medici, erogati con finanziamenti statali, cioè dal contribuente, ha escluso dai circuiti terapeutici le molecole MDB ad alta efficacia e tollerabilità, senza alcuna spiegazione razionale logica e scientifica. È stata ed è attuata pesante e continuativa opera di intimidazione, diffamazione e disinformazione verso medici, farmacisti ricercatori, che hanno compreso, applicato e diffuso il MDB.
Si lascia intendere al pubblico che percentuali sempre più elevate di ammalati di tumore guariscono, mentre chiunque può verificare consultando il massimo sito clinico oncologico mondiale, www.nci.nih.gov/cancertopics/pdq/adulttreatment quanto limitate e precarie siano le reali possibilità di guarigione dei tumori, quasi totalmente dovute nei tumori solidi alla chirurgia, mentre la percentuale ancora troppo limitata di leucemici che sopravvive a 5 anni, è in gran parte ottenuta non con la chemio, ma applicando i concetti del Prof Di Bella, cioè la terapia biologica recettoriale e prodotti differenzianti come l'Acido retinoico. Compito essenziale della Fondazione Di Bella è documentare in modo inoppugnabile e definitivo, mediante studi clinici, secondo la normativa internazionale e la EBM (Medicina basata sull'evidenza) l'elevata potenzialità antitumorale del MDB in assenza della grave tossicità che caratterizza la chemio. Per studi clinici sulla risposta di Linfomi maligni NH clicca qui. Questi studi sono già stati pubblicati da medici che prescrivono il MDB, come il Dr Mauro Todisco, sulla rivista statunitense Cancer Biotherapy. Il Dr Achille Norsa ha pubblicato sulla stessa rivista uno studio clinico sui tumori polmonari al 3° e 4° stadio (per accedere all'abstract clicca qui) Queste pubblicazioni documentano un netto incremento della percentuale di guarigione, e/o dell'aspettativa di vita e miglioramento della sua qualità in totale assenza di quella tossicità che solo la sperimentazione  aveva preteso di sostenere. È inoltre significativo il dato che un recente studio clinico in un istituto universitario italiano sull'impiego della somatostatina nei tumori polmonari a piccole cellule, non solo non ha avuto alcun sostegno dalle industrie farmaceutiche produttrici, ma queste non hanno neppure fornito la somatostatina per la sperimentazione, che ha dovuto per questo ridurre il numero dei pazienti in studio e finanziarsi esclusivamente con fondi universitari. Studi sulla melatonina non hanno alcun finanziamento in Italia e sono limitati alle inziative del Prof. Paolo Lissoni presso il policlinico di Monza.
Di altre molecole come la Vitamina A e derivati e/o analoghi, si stanno magnificando in questi giorni le proprietà antitumorali preventive e terapeutiche, presentandole come innovative e originali scoperte, mentre da oltre trenta anni sono state impiegate dal Prof Di Bella, nel contesto del Suo Metodo antitumorale (vedi in questo sito, nella sezione Rassegna stampa 2006, l'articolo della ADN Kronos). La Fondazione Di Bella svolge pertanto l’insostituibile ed essenziale ruolo di promuovere e finanziare quelle ricerche “orfane” di sostegno, perché sterili non di risultati ma di fatturato, o ancora peggio perchè causa di drastica riduzione dei profitti di multinazionali del farmaco, delle banche e di quanti ne detengono quote azionarie.
Altro compito essenziale della Fondazione organizzare studi osservazionali sui pazienti che hanno effettuato il MDB, completando e ordinando la documentazione clinica.
Per questi motivi Vi preghiamo di sostenere queste ricerche con la cessione del 5 per mille alla Fondazione Di Bella e di diffondere fra amici e conoscenti questa iniziativa.


Il Presidente della Fondazione Di Bella

Giuseppe Di Bella


COME DONARE IL 5 PER MILLE ALLA FONDAZIONE DI BELLA
Se si vuole destinare il 5 per mille a favore della Fondazione Giuseppe Di Bella - Onlus di Novellara (RE), nella prossima dichiarazione dei redditi (Mod. 730 o Unico 2006) occorre apporre la propria firma nell'apposita sezione "Sostegno del volontariato, delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale, delle associazioni e fondazioni" ed indicare il codice fiscale 01995220355.




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15 giugno 2007

CONSECUTIO TEMPORIS

Dieci giorni fa, il nostro ministro degli Esteri, tra una telefonata e l'altra, si recava a Damasco per elogiare la stabilità (la mai sopìta attrazione della sinistra per i placidi cimiteri) che quel regime garantisce alla regione.
Alla conferenza stampa congiunta, il suo omologo siriano affermò che Italia e Siria praticamente condividevano tutto sui temi della politica estera.
Non fu corretto, né smentito!

Tre giorni fa un'esplosione sul lungomare di Beirut ha fatto saltare per aria il quarto esponente di spicco della coalizione antisiriana in due anni, già braccio destro di Hariri, ucciso anche lui su quello stesso lungomare.
Nella deflagrazione sono stati smembrati anche il figlio, ed altre otto persone.

Ieri D'Alema ha fatto sapere di avere pochi elementi per credere che quanto accaduto dipenda dall'operato siriano, e che prima di fare la lista dei buoni e dei cattivi cercherebbe piuttosto di vedere se i segnali positivi in questo quadro contraddittorio vengano raccolti, altrimenti si rischia di raccogliere solo macerie.

Evidentemente, quelle che stanno sgombrando dal lungomare di Beirut.




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14 giugno 2007

ETEROGENESI DEL FINE

Pare chiaro che Eugenio non abbia preso in considerazione la cosa, nel vergare questo post.

Cosa che porta i mullah sciiti iraniani a finanziare con centinaia di milioni di dollari i sunniti di Hamas, che porta il sandinista Ortega a Teheran per proclamare lotta comune e senza quartiere al capitalismo, che porta il pio sciita Mahmoud ad allearsi militarmente col socialista alauita Assad, dopo aver fatto ripetuti viaggi a Minsk per suggellare unità d'intenti con il post-sovietico Lukashenko, che aveva appena congedato amorevolmente il caro Hugo, che s'era appena impadronito del Venezuela in mancanza di un Pinochèt che lo facesse fuori salvando il Paese, e s'era subito fiondato a Teheran a slinguazzare in bocca Khamenei.

Cosa che spiega l'ostruzionismo russo-cinese in sede di Consiglio di Sicurezza dell'ONU riguardo la questione nucleare iraniana o le turbe mentali del Caro Leader, che spiega i rifornimenti d'armi iraniani ai talebani afghani dopo averne in precedenza detto peste e corna, che spiega le simpatie che uniscono i nazisti sciiti di Dio con i palestinesi qaedisti dei campi profughi in Libano, mentre in Iraq si scannano che è un piacere, che spiega le dispense tecnologiche nucleari militari fornite dal sunnita padre dell'atomica pakistana ai khomeinisti iraniani e perfino agli stalinisti nordcoreani.

Spiega financo il patto Molotov-von Ribbentrop, nonostante nazisti e comunisti appartenessero alla stessa parrocchia.
In fondo a quella stessa parrocchia appartengono tutti quelli sopra citati. Anche se di rito diverso!




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14 giugno 2007

RICORSI STORICI

Mentre a Roma si parla, Sagunto viene espugnata!




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14 giugno 2007

CERCASI DEFINIZIONI ADEGUATE PER LA FACCENDA

Dunque, io ti arresto con l'accusa di traffico illegale di cocomeri, deposito di rifiuti fuori dall'orario stabilito, e di attentato all'onorabilità di un ex agente del KGB, o qualcosa del genere, e ti tengo segregato per 6 mesi, senza che nessuno ti abbia mai giudicato e condannato per alcunché.

Poi, quando si avvicina il termine stabilito da una legge  criminogena ai mesi di vita che posso toglierti impunemente, arriva un mio collega, che ti arresta per qualche altra accusa, magari schiamazzi notturni, e ti segrega per altri 6 mesi, o finché non collabori.

Eventualmente, mi esibisco poscia in lamentazioni circa Guantanamo!




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13 giugno 2007

THE DEVIL INSIDE

Dedicato a tutti quelli che.........la Storia è un'emanazione dei botoli di Repubblica.

Sarebbe ora di riconsiderare, se non rivalutare, la figura di McCarthy!




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12 giugno 2007

I COMPAGNI ALL'OPERA

Madrasse di Stato, e le tramvate con il Reale !




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11 giugno 2007

NUOVI SUCCESSI DELLA TEORIA SULL'EVOLUZIONE DELLA SPECIE

Non evolvendosi, la sinistra europea si avvia mestamente all'estinzione!
(Sarkozy non avrà alibi)

In Italia, peraltro, trova conferme la teoria che gli stronzi son ben distribuiti lungo tutto l'arco costituzionale.
(Calderoli for president)




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10 giugno 2007

ANGOLO METODO DI BELLA

Il 2007 è iniziato con alcune preoccupazioni sui riflessi che l`ultima Finanziaria potrebbe avere sui pazienti in Mdb.
Infatti questa ha abrogato la disposizione di legge introdotta - sotto la pressione dell`opinione pubblica - nel 1998, la cosiddetta "Legge Di Bella" (articolo 3, comma 2 D.L. n. 17 del 23 febbraio 98, conv. con modificazioni, dalla legge 8 aprile 1998, n. 94), che consentiva al medico di prescrivere al di fuori dei vincoli burocratici ministeriali secondo scienza e coscienza, in base alle evidenze scientifiche.
Con la finanziaria 2007 la disposizione 94/98 non è più applicabile.
Non sono mancate reazioni e proteste - anche autorevoli - nei confronti di questa disposizione, la portata della quale non è ancora bene definita.

Successivi interventi del Ministero della Salute sembrerebbero attribuire la "ratio" della disposizione alla necessità di evitare incontrollate emorragie delle risorse dell`erario, ricorrenti in sperimentazioni cliniche non autorizzate, specie in campo oncologico e neurologico.
Quindi si tratterebbe, in sostanza, di farmaci posti a carico del SSN: e questo escluderebbe i componenti Mdb, in gran parte già a carico dei pazienti.

Ma rimane il fatto che, salve modifiche del testo, si è inferta così una grave lesione all`autonomia professionale del medico ed alla libertà di cura rettamente intesa.
Infatti il medico si trova di fronte ad un bivio paradossale e grottesco: o chinarsi a disposizioni estranee alla logica scientifica, e prescrivere tradendo la propria coscienza, esperienza ed etica professionale, o andare incontro al rischio di misure punitive.
Si è preso nota di assicurazioni in merito, ma è difficile respingere il sospetto di una norma ad hoc.
Di fatto, al medico è proibito prescrivere farmaci "off label" (fuori etichetta) per i cosiddetti usi `non previsti`, anche se pienamente conformi ad un rigoroso e logico razionale d`impiego clinico basato su evidenze scientifiche.
Oggi è nel potere di ristretti ambienti, senza renderne conto a nessuno, decidere cosa si può scrivere sul bugiardino, quali farmaci si rimborsano e quali no, cosa deve prescrivere e cosa non prescrivere un medico: e sembra agevole, per i colossi del farmaco, ottenere che nominativi obbedienti svolgano questo compito.

Ci sembra opportuno, a questo punto, citare ampi stralci dell`intervento che il Dr. Giuseppe Di Bella ha recentemente fatto nel corso di una riunione presso la sede del Comune di Bologna:

"Secondo il Giuramento di Ippocrate, il Codice deontologico, la Conferenza internazionale di Helsinki sulla etica medica, la codificazione internazionale della medicina basata sull`evidenza (EBM), il medico non solo può, ma ha il dovere morale, umano, professionale, di applicare in ogni singolo caso e circostanza il farmaco meno tossico e più efficace.

Digitando nella massima banca dati medico scientifica
www.pubmed.gov "somatostatin or octreotide (analogo) in cancer therapy", si evidenziano 23.000 pubblicazioni a conferma del suo potente e atossico effetto antitumorale. Malgrado una conferma di questa portata, la somatostatina, essenziale componente del MDB, del quale il Prof Di Bella ha l`assoluta e incontestabile priorità d`impiego antineoplastico, non è prevista dal prontuario per la cura dei tumori, se non in rare eccezioni.
Il mancato inserimento nel prontuario di questa e altre molecole antitumorali del MDB ampiamente confermate in letteratura, come Melatonina, Retinoidi, Vit.D3 ecc, evidenzia la chiara e grave frattura tra dato scientifico e clinico-terapeutico oggi imposta, frattura tanto facilmente verificabile, quanto eticamente imperdonabile e scientificamente insostenibile.
Infatti ricercando queste molecole su
www.pubmed.gov e aggiungendo `in cancer therapy` (ricerca del 24/03/2007) si evidenziano:
somatostatin e/o octreotid in cancer therapy, 23.725 pubblicazioni, tra cui quella del premio Nobel Schally

- Retinoidi, 10629 pubblicazioni
- Vitamina D3, 4445
- Melatonina, 1052
- Vitamina E, 1.506
- Vitamina C, 1.234
- Calcio, 6.289
- Cabergolina 181
- Bromocriptina 1551
- Condroitinsolfato, 103
- Omega 3, 502
- Glucosamine, 123
- Seleniometionina, 114

Ritengo utile informare che questi farmaci, validati nello loro efficacia antitumorale e tollerabilità da una evidenza scientifica di questa portata, non sono altro che i componenti del Metodo Di Bella, esclusi dal prontuario malgrado una simile documentazione scientifica internazionale.
Sono invece previsti a carico del SSN, e pertanto del contribuente, protocolli chemioterapici, di costi e tossicità elevati, di dubbia utilità terapeutica, penalizzati dall`induzione di un`inaccettabile percentuale di mortalità denunciata anche da un`agenzia della Reuters Healt (Wesport, CT 2001-05-17): "Unexspected high mortality rated associated with chemoterapy regimen..." ("Non ci si aspettava un tasso di mortalità così elevato associato ai protocolli chemioterapici...").

Il dato è confermato dalla pubblicazione di Gerrard M.e AA (Br.J.Cancer 1998 Jun 77-12- 281-5) con l`undici per cento di decessi, non causati dal tumore ma unicamente da protocolli chemioterapici per malattie linfoproliferative tra i quattro giorni e gli undici mesi, dal suo inizio.
L`elevato effetto mutageno, la grave tossicità, la depressione immunitaria indotte dalla chemio, ne spiegano i gravi limiti.
Tutte le attuali terapie oncologiche valutate nel loro complesso, sono ferme, malgrado statistici funambolismi e mediatici trionfalismi, ad un 29% di sopravvivenza a 5 anni (M.A. Richards, D.E. Stockson e AA /BMJ 2000;320:895 - 898), non ottenuta dalla chemio, ma da chirurgia+radioterapia+chemio.
Di questo 29% solo il 2,5% è dovuto alla chemio, come documentato dalla nota pubblicazione "The contribution of cytotoxic chemotherapy to 5 - year survival in adult malignancies" di Morgan G. e AA sulla prestigiosa rivista oncologica internazionale Clin. Oncol. (2004 Dec.16 -8: 549-60).
Questa pubblicazione ha la massima affidabilità e rilevanza scientifica per tre caratteristiche raramente riscontrabili in altri studi clinici e ancora più difficilmente coesistenti:
* 14 anni di osservazione dei pazienti
* 22 diverse varietà neoplastiche studiate
* una base statistica dell`ordine di grandezza di 225.000 pazienti.

Obiettivo della pubblicazione era la valutazione del reale contributo della chemio al raggiungimento dei 5 anni di sopravvivenza. L`avvilente e disarmante risultato dello studio clinico documenta che su cento ammalati di tumore la chemioterapia consente solo al 2,3% di raggiungere i 5 anni, ma lo Stato italiano la impone per legge.
La chemio di stato oltre molteplici e gravi danni, spesso permanenti, può produrre una tossicità tale da uccidere 11 pazienti su cento trattati, ma si fa obbligo al medico di prescriverla.

Per quanto riguarda il "fiore all`occhiello" della chemio - i linfomi e le varie malattie linfoproliferative - dal citato lavoro di Morgan e AA, emerge evidente e documentato il dato che solo il 10,5% degli ammalati raggiunge i 5 anni.

Questi sopravvissuti, a causa dell`effetto mutageno della chemio praticata, sono però penalizzati dal doppio di possibilità di ammalarsi successivamente di tumori solidi rispetto alla media.
Pertanto tutte le statistiche oncologiche ufficiali di sopravvivenza vanno drasticamente ridimensionate.
Dopo i fatidici cinque anni la percentuale dei sopravvissuti decresce rapidamente negli anni successivi, come dimostrato da Lopez e AA nello studio clinico "Long-term results Experience at the 20 th" pubblicato su GacMed Mex (1998 mar.Apr, 134(2):145-5).
Questo studio clinico certifica che la metà dei pazienti sopravvissuti a cinque anni, nel lungo termine muore per recidive tumorali.

Da questi protocolli chemioterapici, di fatto imposti come unica terapia ufficiale, deriva l`onere (sostenuto dal contribuente) di quasi centomila miliardi l`anno di vecchie lire.

Tali risultati hanno messo in crisi il rapporto di fiducia tra cittadino e istituzioni statali, accademiche sanitarie, clamorosamente emerso nel 1998 con le pubbliche dichiarazioni e testimonianze di numerosi ammalati di tumore guariti col Metodo Di Bella.
Quel contenzioso tra cittadini e istituzioni sanitarie statali, oncologiche e accademiche ufficiali, anche se silenziosamente, dal `98 si è progressivamente aggravato, deteriorandosi al punto tale che in Italia, su quattro ammalati di tumore, tre rifiutano la chemioterapia.

Il dato emerge da un ampio studio statistico nell`ambito della comunità europea, condotto dal medico ricercatore Alex Molassiotis, che ha documentato come gli Italiani nel rifiuto della chemio, siano al primo posto in Europa, dove è progressivamente decrescente la percentuale di ammalati disponibili ad accettare la chemioterapia.
Al momento in Europa uno su due rifiuta la chemio.
Il dato fu pubblicato con grande rilievo poco più di 1 anno fa dal Q.N, nel corso di un`intervista ad un illustre oncologo.
Anche noti organi di stampa europea , tra cui "Der Spiegel", hanno trattato le ragioni del rifiuto sempre più esteso della chemio in un articolo ampiamente ripreso e diffuso da vari organi d`informazione e siti, tra cui:
www.whale.to/a/chemo1.html.

Significativo il titolo "German Magazine Spiegel Tells the Truth About Chemo Treatment"

"Il giornale tedesco Spiegel racconta la verità sulla chemioterapia.
Il giornale ha recentemente pubblicato un articolo di tre pagine sull`inutilità della chemioterapia.
Mentre gli oncologi dicono ai loro pazienti che la chemio aiuta ad incrementare l`aspettativa di vita, le statistiche hanno rivelato che per i tumori più comuni la chemioterapia non migliora assolutamente la situazione. Nei casi di tumore alla mammella, la chemioterapia diminuisce addirittura la sopravvivenza media da 24 a 22 mesi, nel tumore alla prostata da 19 a 18 mesi.
Tutto sommato, la chemioterapia non agisce sui più comuni tipi di tumore.
Ciò che appare come una sorpresa per il lettore medio, il lettore informato di farmacologia lo sapeva già da lungo tempo: il libro del Dott. Ralph Moss `Questioning chemotherapy`, una meta analisi di un cospicuo numero di studi, rivela il medesimo risultato.
Il perché la medicina ortodossa continui a voler spendere più del 15% su questa inutile ed eccessivamente costosa terapia, rimane un mistero per quasi tutte le persone con un quoziente intellettivo di 3 cifre, tranne per coloro che, chiaramente, hanno capito che le aziende farmaceutiche non si occupano di aiutare i pazienti ma di guadagnar denaro
".

A fronte di questi risultati della chemio, sono già pubblicati su riviste internazionali e reperibili per esteso nel sito ufficiale www.metododibella.org studi clinici che documentano col MDB, nelle malattie linfoproliferative, una sopravvivenza dell`ottanta per cento a 5 anni, e nei tumori polmonari in stadio terzo e quarto (critico-terminale), un incremento dell`aspettativa di vita del 300%, con un evidentissimo recupero della qualità di vita rispetto alle mediane di sopravvivenza tratte dai dati oncologici ufficiali internazionali.
Senza alcuna mortalità o rilevante tossicità causata dal MDB. Nel trattato "Il Metodo Di Bella" ho riportato i componenti del MDB e il loro meccanismo d`azione dalla chimica alla biologia molecolare, documentandolo con oltre 2000 voci bibliografiche.
Negli attuali protocolli oncologici ciclo dopo ciclo, per l`elevato effetto mutageno dei chemioterapici, la selezione naturale agisce sulla variazione genetica conferendo un vantaggio evolutivo al fenotipo neoplastico.
Il continuo incremento di queste mutazioni chemioindotte, sommato alla naturale attitudine mutagena del fenogenotipo neoplastico, conferisce ovviamente alla cellula tumorale un vantaggio in termini evolutivi e proliferativi, che viene trattenuto dalla selezione, producendo ceppi sempre più resistenti, fino alla refrattarietà, proliferativi, invasivi, che colonizzano con crescente facilità, un organismo sempre più debilitato dalla chemio, che ne ha sovvertito strutture e funzioni vitali.
Un tumore inoperabile è comunemente considerato una condanna, ma in effetti è anche la chiara conferma della totale, reale, anche se inconfessata, incapacità della chemioterapia di eradicarlo.
La logica conseguenza della selezione chemioindotta di cellule sempre più aggressive in un organismo sempre più debilitato, non può che essere la frequente, anche se non ammessa, disseminazione neoplastica incontrollabile, che frequentemente, dopo variabili periodi, conclude dopo illusoria e temporanea riduzione volumetrica tumorale, i cicli chemioterapici.

L`oncologia, a fronte delle migliaia di pubblicazioni oggi reperibili a conferma dell`attività antiblastica di ogni componente del MDB (oltre un migliaio riportati nel portale ufficiale
www.metododibella.org, oltre duemila nel trattato "Il Metodo Di Bella"), e del reciproco sinergico potenziamento, non può moralmente, razionalmente e scientificamente, giustificare l`ostinazione a fare della chemioterapia il fulcro, l`asse portante della terapia del cancro, e a rifiutare un esame attento, profondo, e soprattutto non prevenuto, delle basi scientifiche del MDB.

In conclusione: i presupposti scientifico clinici della chemioterapia stanno progressivamente vanificandosi, mentre l`aumento esponenziale di studi sperimentali e clinici sulla "terapia biologica" dei tumori (il termine è stato coniato dal Prof. Di Bella ad un congresso internazionale) documenta che l`asse scientifico clinico terapeutico dell`oncoterapia si sta spostando da terapie citolitiche a terapie biologiche esattamente come anticipato dal Prof. Di Bella oltre 30 anni fa.
La libertà terapeutica del medico deve essere categoricamente rispettata e tutelata nell`interesse primario dell`ammalato, ma anche nella disgraziata ipotesi di una dittatura terapeutica, le commissioni ministeriali dovrebbero recepire e far applicare i dati più aggiornati e documentati della ricerca, le "evidenze scientifiche".

Non essendo questa la realtà italiana, molti si stanno attivando per chiedere alle competenti istituzioni di inserire nel prontuario almeno la somatostatina`.

La conclusione dell`intervento tocca il tema della somatostatina e della raccolta di firme per porla a carico del SSN, della quale si era parlato sul dibellainsieme già nella seconda metà del 2005.
Successivamente, alcuni eventi intervenuti hanno fatto ritenere preferibile rimandare la presentazione delle firme raccolte per incrementarne il già rilevante numero, così da poter sperare in una maggiore attenzione da parte delle Istituzioni Sanitarie.

"Abbiamo oltre 60.000 firme, e l`obiettivo delle 100.000 non è lontano. Fine dell`iniziativa è superare l`ostruzionismo al MDB, in presenza di una corrente prassi terapeutica dal profilo dogmatico ed impositivo, caratterizzata spesso da elevata tossicità e dimostratasi non in grado di eradicare la maggior parte delle neoplasie. Ormai la documentazione della determinante efficacia della somatostatina, su denominatori comuni a tutti i tumori, ha raggiunto una tale ampiezza ed evidenza da vanificare ogni obiezione scientifica alle sue indicazioni in tutte le patologie tumorali. Il Vangelo recita: `Non c`è peggior cieco di chi non vuole vedere, né peggior sordo di chi non vuole sentire`. Il disprezzo per la verità e la pervicace negazione dell`evidenza, che ci sembra una mancanza di rispetto per chi soffre di tumore e per i familiari, ha vanificato sinora ogni iniziativa tesa a spiegare e documentare gli innovativi e determinanti progressi apportati dal MDB nella terapia oncologica.
I firmatari chiedono ai Rappresentanti della Nazione di difendere gli ammalati di tumore da ogni imposizione da parte di chi si ostina a non voler vedere verità evidenti, confermate da ampio e crescente riscontro nella letteratura e ormai documentate nella loro potenzialità terapeutica.
Il problema pertanto non è più scientifico, ma sociale, politico e civile. La gente chiede giustizia e il rispetto della libertà di scelta terapeutica sancita dall`articolo 32 della Costituzione.
Giuseppe Di Bella".




permalink | inviato da houseofMaedhros il 10/6/2007 alle 18:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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