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houseofMaedhros
schizzi e scazzi di finanza e dintorni


Diario


30 marzo 2007

SE LI CONOSCI, LI EVITI - UNA STORIA VERA

Se qualcuno ha intenzione di rivolgersi ad Interactive Brokers per operare sui mercati finanziari, non potrà poi dire di non essere stato avvertito

I want to remind you your behaviour managing the issue of my account:

1) you received my money and my documents more than two weeks ago, but I had no access to my account, and no explanation why I had not from you.

2) I contacted your help desk, and they told me your department needed some more informations about the nature of my business (that I already described while signing contract on line). I asked for you to contact me by e-mail, telling me what kind of informations you did need specifically.

3) a whole week passed by without any notice from you. After 3-4 mails urging you to move on, finally I receive a mail from you requiring me to describe the nature of my business. I sent out a mail to you describing it, but nothing happened after that.

4) I send another mail to you, urging you to move on. You said me you did not receive my mail describing the nature of my business. Then I send out 5 mails describing the nature of my business. Nothing happened after that.

5) I send you another couple of mails, urging you to do your job. You said me to send another mail describing BETTER the nature of my business. I send you another mail, asking for the nth time to tell me precisely WHAT THE HELL you did want to know exactly.

6) After that I received a mail from you, saying that in a mail sent out to me the 27th you required me to send you a copy of a page of my passport with my signature; a mail that you said you sent out several times, and that I did not receive several time (and it's REALLY strange!).

7) so after two weeks during which I had my money seized by you, I got to know that the problem is this (a copy of a page of my passport with my signature) and not that (a mail describing the nature of my business).

8) since the beginning (when I signed the contract on line) YOU HAD MY BUSINESS DESCRIBED.

9) since the beginning (when I sent out documents by mail to you) YOU HAD A COPY OF MY PERMIT TO STAY, IN WHICH THERE IS ALL MY PERSONAL DATA, IN WHICH IS RECALLED THE NUMBER OF MY PASSPORT, IN WHICH THERE IS MY PHOTO, IN WHICH THERE IS MY SIGNATURE.

I am sure you agree that this seems the behaviour of a Circus, not of a Financial Broker.

Now, I'm going to send you a copy of a page of my passport where is my signature by fax. I'm almost sure you will not receive that fax; I'm ready to bet.
So, after sending the fax, I will send that copy even by mail.

Hope this will be enough, but I suspect that after that you will still not give me access to my account and MY MONEY, requiring that I send you a photo of me in perizoma while dancing flamengo.

In that case, and in case of any other problem you will find out to prevent me to access my account and MY MONEY, you will get to know me personally!
Before that, I will pay a visit to Scotland Yard.

Best Regards




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29 marzo 2007

DE SINISTRAE NATURA

Esistono tre tipi di sinistra.

La prima è quella ideologicamente fanatica, pervicacemente ancorata a schemi concettuali e dialettici privi di qualunque senso mandati giù a memoria dalla terza narice, ed ottusamente protesa nel suo ruolo di punching-ball per il reale e l'umano, ed al contempo esteticamente (intendo nel modo di presentarsi e rivolgersi all'altro, al mondo) ripugnante.
Ne è rappresentante tipico uno qualsiasi degli esponenti di quel parcheggio di deficienti che è in larga parte diventata l'Università italiana, mai più ripresasi dopo le devastazioni sessantottine, che sono stati capaci di dare del guerrafondaio a Bertinotti.
Il che è vero, ma non perché non ha ancora trovato il modo di far sprofondare gli Stati Uniti d'America negli oceani, come pensano i deficienti in questione.

La seconda è quella ideologicamente fanatica, che ha dato un tocco di cipria a  quegli schemi concettuali e dialettici privi di qualunque senso mandati giù a memoria dalla terza narice dalla sinistra del primo tipo, e pretende che ciò basti affinché il reale e l'umano smettano di prenderla a pugni, ed al contempo esteticamente ricercata ed accattivante col suo armamentario di erre arrotate, tessuti di cachemire, e frequentazioni salottiere.
Ne è rappresentante tipico il guerrafondaio (in quanto pacifista) contestato dai deficienti parcheggiati di cui sopra.

La terza è quella ideologicamente fanatica, che da tempo va ininterrottamente annunciando il proprio superamento di quegli schemi concettuali e dialettici privi di qualunque senso mandati giù a memoria dalla terza narice dalla sinistra del primo tipo ed incipriati da quella del secondo tipo, salvo poi riproporli ogni volta, ma di soppiatto, in maniera subdola, senza parere, e magari inconsciamente.
Tale tipo di sinistra è anche conosciuta come sinistra "ragionevole" o "moderata".
Ne è rappresentante tipico il giornalista di Repubblica, ed il suo lettore medio. Alcuni esponenti sono segnalati perfino nelle Forze Armate.

La sinistra del primo tipo mi fa "senso"!
(nel gergo delle mie parti indica una sensazione che è un misto di ribrezzo e compatimento)

La sinistra del secondo tipo mi fa ridere!

La sinistra del terzo tipo mi fa incazzare come una bestia!

Residua poi una sedicente sinistra liberale.
Trattasi di anime prave, lacerate dal loro essere contenitori di acqua e di olio.

Ci sarebbe infine chi vorrebbe far rientrare nella categoria i cattolici adulti.
Ma su quelli Simone Cristicchi ci farà una canzone prima o poi.





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27 marzo 2007

UNA DONNA

Dal novembre 2002 passo in Afghanistan in media 4 mesi l’anno. Lavoro, nell’ambito della cooperazione internazionale, a contatto con un gruppo di donne, di cui alcune mi chiamano sorella, vivo una quotidianità più afghana che occidentale; ho girato 7 province, raccolto racconti, letto il Corano, studiato un po’ di storia islamica, e sto ancora cominciando a imparare.

 

 Mi affascina chi, dopo pochi giorni o settimane, muovendosi tra un progetto umanitario e un albergo presidiato, dà giudizi e spiega un paese di cui ha capito tutto. Io non sono così brava: quando accadono certi fatti non so esternare opinioni, ho bisogno invece di spiegazioni.

 

 Come ad esempio nel recente caso Mastrogiacomo. Ero a Kabul quando è stato rapito e liberato, e chiedo, a titolo esclusivamente personale: - Perché un governo che deve occuparsi di decine di milioni di cittadini, alcuni dei quali sparsi per il mondo, si dedica a uno solo dei suoi figli, in pericolo, mentre quello stesso giorno, come ogni giorno, altre vite sono pure in pericolo o si spengono nell’indifferenza, mentre urgenti bisogni collettivi aspettano? –

Quel figlio speciale è stato rapito mentre faceva il suo lavoro rispettando le norme di sicurezza raccomandate a chiunque sia in Afghanistan? Ha pensato a non mettere a rischio altre vite, oltre alla sua? Ha misurato le possibili conseguenze dei suoi atti? Sapeva che chi ha scelto la via dell’imprudenza ha pagato a volte con la morte?

Perché i suoi colleghi non hanno seguito quella strada pur avendo lo stesso diritto-dovere di ‘informare’? Aveva un compito eroico tutto suo, una missione speciale? Per questo meritava di essere salvato pagando un simile prezzo? –

 

 Ma qual è il prezzo pagato per Mastrogiacomo? Oltre al tempo del governo e ai lunghi giorni in cui un’ambasciata coraggiosa, sovraccaricata e straordinariamente reattiva – che svolge un sottile lavoro diplomatico mentre si è improvvisamente trovata impastoiata dall’imperativo di salvare un giornalista, quanto è costato questo giornalista, in moneta, in delicati equilibri infranti e in vite umane, già pagate o messe a repentaglio dalla sua liberazione? –

Quanti talebani vale un italiano? Quanti sforzi afghani e internazionali, pericoli e perdite avute per catturarli, è lecito mettere sull’altro piatto della bilancia con cui Mastrogiacomo è stato pesato? E quanti autisti, interpreti, insomma quanti afghani possono essere sacrificati all’informazione? –

 

Mastrogiacomo non avrebbe potuto tra un flash e l’altro, magari sottovoce, chiedere scusa? –

 

Se è vero che Gino Strada ha detto “Meglio i talebani che un governo amico degli americani”, vorrebbe spiegare a nome di chi parla? Perché la grande maggioranza degli afghani – per quanto mi riguarda tutti gli afghani che conosco, alcuni dei quali rischiano lavorando con noi, sapendo che nessuno pagherà mai per loro in talebani – crede in una svolta democratica del paese, non vuole il ritorno dei talebani né che i contingenti militari lascino l’Afghanistan, e chiede: “Come mai ci aiutate a costruire uno stato democratico, fate ospedali, tribunali, scuole, e poi per salvare uno di voi accettate il ricatto dei nemici della democrazia?”. –

 

Perché il guru dell’Afghanistan, l’amorevole soccorritore si scaglia contro i militari che fanno il loro dovere anche portandolo ad abbracciare Mastrogiacomo davanti a una macchina fotografica?

 

Perché mentre molte organizzazioni umanitarie agiscono in silenzio, lasciando la politica a chi compete, il leader di una delle tante, di innegabile valore e dichiaratamente neutrale, parla pubblicamente di politica in modo non neutrale? Invece di alimentare così fratture e tensioni che non servono a nessuno, non potrebbe usare la sua esperienza per aiutare a conciliare, a capire? –

 

Contenta solo per lui, auguro lunga vita a Mastrogiacomo. Mentre se la gode penserà ogni tanto che, grazie alle modalità e al prezzo della sua liberazione, in Afghanistan il pericolo di rapimenti è aumentato e la situazione è ancora un po’ meno facile, non solo per gli italiani? Sono tutt’altro che un’eroina, se fossi rapita certo vorrei aiuto. Ma mi unisco qui a chi, lavorando in Afghanistan, ha lasciato disposizioni scritte di non trattare oltre limiti ragionevoli, che escludono di pagare costi tali da creare problemi a due governi, quello afghano e quello italiano.

 

Anche se la paura al momento mi spingesse a chiederlo.

 

                                                                                                           Susanna Fioretti




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22 marzo 2007

DANNI COLLATERALI

Inevitabili quando si decide di affidare la politica estera e di difesa del Paese a Spataro ed a Gino Strada.

Dalla Farnesina, affidata alle menti eccelse di Bobo Craxi, Ugo Intini e del Leader Maximo, fanno sapere che non c'è alcun problema.
Ma non chiariscono quale parte della parola "STRONZI" recapitata dagli alleati non comprendano.

Ci resta comunque l'amicizia di Ahmadinejad, la riconoscenza di Chavez ed i buoni uffici di Hamas, oltre naturalmente alla possibilità di rintemprare corpo e spirito con una bella passeggiata a braccetto con Hezbollah sul lungomare di Beirut.

Era meglio morire da piccoli!

UPDATE - Link di rigore




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20 marzo 2007

IL RISCATTO

Per quel che riguarda i Talebani "c'e' una differenza tra il giudizio di valore, che e' inequivocabilmente di condanna, e il realismo di una proposta che per trovare una soluzione, essendo i Talebani protagonisti sul campo, seppure in senso negativo, deve coinvolgerli" in un a possibile conferenza di pace sull'Afghanistan. Lo ha detto il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, a Radio Anch'io e ha aggiunto: "Quando c'e' la guerra purtroppo c'e' il nemico e per uscire dalla guerra si tratta".

Fermo restando i propri valori, ci mancherebbe altro.......

Sempre sul tema dei valori, quelli di Fassino stavolta, un Watergate al meglio della forma.
(la numero 1 meriterebbe la Hall of Fame)

Ed a quanto dice Alex io aggiungo: il prossimo ci rimanga!
Chi vuole andare a mettersi nelle mani dei nazisti barbuti, si faccia una bella assicurazione sulla vita, ed in caso di necessità se la veda lui e chi ce l'ha mandato.
Siamo davvero stufi di dover pagare la scempiaggine di questa gente, vuoi tramite milioni di dollari (nostri) pagati ai peggiori assassini che esistano al mondo (o liberandoli, in modo che possano proseguire le loro ammazzatine di civili inermi, o magari di qualche nostro soldato), vuoi tramite l'ennesima figura barbina cui il governo di turno sottopone il Paese, vuoi tramite l'ulcera gastrica che quasi ci accoppa ogni volta che vediamo tornare el umanitario di turno in caffettano e turbante, vuoi tramite le celebrazioni con cui ci ammorbano poi dopo sulla "compattezza del Paese" e "l'unità di intenti".

Quasi trent'anni fa fecero ammazzare Moro per non dare legittimità politica ai loro compagni che sbagliavano.
Oggi si mettono in fila per poterne dare quanta più possibile ai nazisti barbuti.
Mentre i nostri soldati stanno lì a combatterli. O almeno, dovrebbero farlo. O meglio, dovrebbero farlo ma senza farsene accorgere.

Se fossimo in una tragedia, si chiamerebbe tradimento!
Ma visto che siamo in una farsa, si chiama pacifismo!

Mi aspetto almeno che Repubblica, in un soprassalto di dignità, provveda a risarcire come si deve la famiglia dell'altro ostaggio, quello che adesso non può partecipare alla danza macabra che vanno preparando, quello che è stato scannato a sangue freddo da quei maledetti con cui il nostro governo aspira interloquire.

Ma non ci conto!




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19 marzo 2007

SQUALLORI GARANTITI

"Quando si cita la privacy a difesa di uno squallido maschio che gira per la Salaria alla ricerca di ragazze dalle quali ottenere a pagamento ciò che non sa ottenere altrimenti, beh, della sua privacy mi interessa ben poco."

Ma qualcuno sa perché Amato ce l'ha così tanto con Sircana?

 




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18 marzo 2007

SENZA PRETESE

Io non mi aspetto certo che Bonini capisca.
Per capire occorre buona volontà, necessariamente.
E Bonini lavora a Repubblica!

Non mi aspetto neanche che Bonini si vergogni.
Per vergognarsi occorre un concetto non improprio di dignità, necessariamente.
E Bonini lavora a Repubblica!

Ma visto che ultimamente va assai di moda distribuire patenti di schifezza (ultimo Menichini, destinatario Belpietro), vorrei che fosse chiaro a Bonini che il capoverso finale di un suo articolo di qualche giorno fa, dal quale colava acquolina per la prossima pronuncia di quanti anni di carcere dovrà scontare Libby (per aver "ostruito" il procedimento che perseguiva un reato inesistente), mi ha fatto davvero schifo! Ma proprio tanto tanto schifo!

Talmente schifo che tale schifo s'è attestato giusto ad un'incollatura di distanza da quello che mi suscita la politica estera del governo del mio Paese.

E non era un'impresa facile!




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16 marzo 2007

LA CORRETTA INFORMAZIONE

La versione di Andrea

Vogliamo riportare il suo pensiero per esteso perché il garante della privacy non è uno qualsiasi, è il Garante proprio della privacy, il campione mondiale delle nostre sentinelle, uno difficile da fregare.
E Francesco Pizzetti non la manda a dire: “L’abbiamo scritto tante volte nei provvedimenti: la Costituzione assicura la massima libertà di informare ed essere informati, ma nell’ambito di regole chiare per garantire la difesa dei cittadini”.
Vive con i piedi per terra, Pizzetti: “L’informazione dev’essere essenziale, corretta, rispettare i diritti dei terzi incolpevoli, non esporre a ulteriori danni chi è già stato vittima di un reato perché ciò significa farne una doppia vittima. Se poi l’articolo lede la dignità della persona senza che vi siano fatti specifici, allora il fatto è gravissimo”.

Non gli si conta una cosa per un’altra, a Pizzetti.
A un certo punto gli hanno chiesto: che differenza c'è tra una soubrette e un politico?  
E Pizzetti, il quale dev’essere un tipo che controlla tutto e al quale non sfugge niente, mai, ha risposto con estrema prontezza: il Garante non ha mai distinto tra l'una e l'altro! 




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16 marzo 2007

COLTI SI NASCE, E LUI MODESTAMENTE LO NACQUE

 MILANO - Continuano le polemiche dopo lo stop deciso dalla magistratura nei giorni scorsi allo spettacolo "Accidens - Matar para comer", nel quale viene ucciso un astice, in scena al Teatro I di Milano. Ma secondo l'assessore alla Cultura di Milano Vittorio Sgarbi, ''La cultura ha il diritto e il dovere di provocare e anche di scandalizzare: proprio per questo censurare lo spettacolo vuol dire uccidere la cultura a Milano e in Lombardia''. A difendere il provvedimento e' invece il presidente dell'Enpa di Milano Ermanno Giudici ''La tutela di tutti gli animali - ha detto - ci sembra un'assoluta affermazione di cultura''.

Dopo cotanto sfoggio, il buon Ermanno è andato a farsi una bistecca al sangue.
Poi, facendo due passi per favorire la digestione, gli è capitato di pensare quanta cultura la società in cui viveva sprizzasse da ogni poro, proprio mentre passava davanti ad un ospedale cittadino, ove negli ultimi giorni gente ancor più colta aveva appena ucciso una decina di esseri umani prima che arrivassero a vedere la luce.
 
Ma il colto Ermanno non ha colto l'abominevole contraddizione!




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14 marzo 2007

CHE FA? CONCILIA?

Il premier italiano ha sottolineato come con il presidente russo si siano trovati a condividere che "pur nel rispetto più profondo per l'autonomia di ogni singolo Stato, nessuno è indifferente quando il valore della pace e dei diritti umani viene messo in causa".

Dopo i "progressi cinesi" della Bonino, abbiamo le "condivisioni russe" di Prodi.
Ma soprattutto, abbiamo un "messo in causa" che da solo varrebbe una mozione di sfiducia.

Forse il portavoce s'è sentito male per questo.

Intanto......

Mr. Khambiev, ma.....lei è sicuro!!???




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13 marzo 2007

IO COMINCIO A SOSPETTARE IL DOPING

Uno normale non può sfornare pezzi di tal fattura in continuazione.
(radicchio trevigiano?)




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12 marzo 2007

OI DIALOGOI (UNA VOLTA DI PIU' SULL'ABORTO, MA FORSE ABBIAMO FINITO :-)

Amedeo

Premesse: non ci siamo.
"Tutto ciò che è reale è razionale"; lo disse Hegel,il filofoso adorato dalla mia prof. di filosofia (indovina per che partito votava?). E' il nonno del comunismo e di tutti gli approcci assoutisti e totalitari.
"il probema va inquadrato nella sua dimensione propria". Cioè quella ... astratto-teorica?!
Le tue due premesse sono quanto di più distante ci sia dalla mia mentalità e dalla mia esperienza; ragionavo anch'io così vent'anni fa (non so quanti anni hai, sorry in ogni caso questa considerazione non vuole essere per nulla dispregiativa).
Niente di male, semplicemente possediamo occhiali diversi. Andiamo avanti.

"e' sottratto al nostro libero arbitrio".
Errore concettuale grave (o utilizzo improprio di terminologia): i peggiori peccati - il suicidio, l'omicidio, il parricidio, l'infanticidio etc. sono attuabili. Da chiunque. Quindi non mai sottratti al libero arbitrio. Dio ci ha creati liberi, maliberi veramente. Poi ci giudica, ma questo è un altro discorso: possiamo fare quello che vogliamo, consciamente o inconsciamente.

Parafrasiamo Hegel, tutto ciò che è attuabile è fattibile, quindi parte dle libero arbitrio; rientra nelle opzioni attuabili dall'umano che è in voi non Ing.
Esempio di fatto sottratto al libero arbitrio: vendere la propria anima al demonio(almeno, per chi non crede all'esistenza del demonio-persona).
C'è confusione insomma tra piano fattuale e piano morale-giuridico. Una cosa proibita, "sbagliata", è sottratta al oinero arbitrio? Significherebbe la fine del "Male".
Farsi le canne è contro la legge: farsene una è sttratto al mio libero arbitrio? I don't thnk so, nemmeno per chi crede nello stato etico, o non nella giustizia ma nella "giustezza" del Sistema.
Abortire (purtroppo) si può.
Il tuo è solo un ditino alzato, che può incontrare la scrollata di spalle di chi approfitti del PROPRIO libero arbitrio.

Sulla riduzione del danno: forse che il medico al fronte che sceglie chi curare e chi no, è in posizione equivalente rispetto ai suoi feriti?
Secondo il tuo ragionamento, molto corretto e molto "giuridico" (e quindi, come sanno pure gli ingegneri, summo iure summa iniuria), un pilota che ci difende dal terrorismo non potrebbe mai bombardare un villaggio afghano, se solo c'è il fondato rischio che cadano dei civili innocenti.
C'mon, non viviamo nel cielo, non siamo angeli.
Qui nessuno propugna una legislazione che dica: ammazzate gli innocenti.

Maedhros, ma mi vuoi convincere che il bene è meglio del male, che ammazzare innocenti è sbagliato? Fai il Ciampi? Lo so già da solo, grazie.
Mi pare ti manchi la consapevolezza profonda che iL MALE al mondo non è provocato dai KATTIVI, ma da ognuno di noi.
Veramente, consiglio da amico, confontati con Sofocle o Euripide per riflettere sulla vera natura del Male e del Destino. E sulle sofferenze inflitte dagli Innocenti agli Innocenti.
Si fa presto a condannare al madre del bimbo di Firenze. Si fa un po' pià di fatica a mettersi nei suoi panni, e pensare cosa si sarebe fatto NOI, se un medico imbecille ci avesse informato che il bimbo era deforme.
Ecco un caso di omicidio che ammetterei senza problemi: quello di quel medico!

Sui dati: ti è concesso di contestarli solo se produci altri dati diversi (qui l'ing. entra in campo a gamba tesa).
Il confronto comunque non si fa tra DATI e IGNOTO (scusa non siamo così baluba); si fa sui DATI da quando l'aborto legale è partito ad oggi: gli aborti calano come trend. Punto.
Quanto all'educazione, credo sia un fattore importante per la riduzione degli aborti; anche la legalizzazione della pratica ne fa parte importante, al posto della clandestinità della stessa (again, non puoi fingere che tutto ciò che non è legale non è reale).

Non ho capito l'aborto dei nati cosa c'entri; si chiama infanticidio comunque, è pratica ancora più diffusa dell'aborto (in occidente dicesi: "bimbo nel cassonetto").

Sull'ultima parte sono d'accordo al 1000%. Il che non è in contraddizione con il resto.
Se infatti la Chiesa, o i TheoCon, avessero una posizione PRO-LIFE e PRO-CHILD invece che anti-aborto, avrebbero la mia convinta adesione oltre che finirla di farmi perder tempo con menate leguleie summo ius summa iniuria, o frescacce para-logiche (scusa tu non c0entri, ma mi irrito facilmente ancor oggi quando mi si para davanti Hegel, in ricordo di quella comunista della lmia prof.).

L'impressione però è altra: che il focus positivo di costoro non siano tanto i bimbi (by the way, non è per nulla vero che la cosa più bella è una donna incinta, te lo dice un papà; la cosa di GRAN lunga più bella al mondo è il sorriso del TUO un bambino), quanto il bisogno incoercibile di dire a qualcuno che qualcosa "è fuori dal suo libero arbitrio" ...
Sbaglio? Spererei tanto di si ....
da cui molti dei miei dubbi.

Ti ringrazio comuqnue per le interessatissime riflessioni e scusami sin d'ora se a volte il mio approccio suona spigoloso e arrogante, è che mi disegnano così, e poi il Dr. House va di gran moda :-D


Maedhros

Nessun problema per spigolosità ed arroganza, tranquillo.
E' come se mi guardassi allo specchio.

Ma darmi dell'hegeliano.....porc...
fortuna che nei w.e. giro disarmato.
;-)
Evito di lanciarmi in un sermone su quello che diceva Hegel, che era qualcosa di assolutamente irrazionale, e le differenze con quello che dico io.
Sono però costretto a ribadire che l'approccio al reale deve essere necessariamente razionale, il che non equivale a dire che tutto il reale è razionale. Ed il devoto alla Technè non si sottrae a questa necessità!
Vale la pena poi segnalare che l'approccio politico a qualsiasi cosa ha come risultato sempre l'emissione di una norma (anche l'astenersi dal normare, equivale a farlo). Quindi non vedo perché contestare risultanze giuridiche, che sono inevitabili in tale contesto.

Ma andiamo al sodo!
Io credo che persista un malinteso. Posso anche concedere qualche mia imprecisione terminologica.

Non mi passa neanche per l'anticamera del cervello il ritenere un'azione malvagia, ingiusta, repellente, sottratta alla possibilità dell'arbitrio umano di commetterla.
Io escludo che alcune azioni possano essere commesse lecitamente, tipo appunto l'uccisione di innocenti al di fuori di stati di necessità.

Certo che tu puoi commettere qualsiasi nefandezza, ma il fatto che tu possa farlo non rende certo quella nefandezza qualcosa di diverso.

Qua bisogna intendersi: ritieni che uccidere un innocente, che non ti minaccia, né ti aggredisce, e senza che tu vi sia costretto da necessità, qualcosa che debba essere concesso ad un uomo, senza che debba risponderne alla comunità (la rsponsabilità verso il Creatore esula completamente da questa disamina)?
A prescindere dal fatto che quell'uomo possa farlo. Certo che può farlo!

Non credo, o mi sbaglio? Perché in tal caso saltano le basi di qualsiasi convivenza umana. E non c'entra nulla la legge positiva. Il divieto di assassinare è qualcosa di metagiuridico, come la famiglia, la proprietà, gli stati di necessità, il legame con la discendenza. La legge non può che limitarsi a prendere atto di queste cose.

Facendoti canne o passando col rosso, o infrangendo uno dei centomila dettami giuridici, tu non infrangi le basi che fondano la civiltà umana.

Il tuo ragionamento nei confronti dell'aborto porta con sé la possibilità di rendere lecito l'omicidio dei nati, magari servirà a ridurne il numero, come si sostiene che sia avvenuto con quello dei non nati.

Lo sappiamo che accade, come accadeva l'aborto.
E allora approcciamo il problema come è stato fatto con l'aborto.
Legalizziamo l'omicidio delle persone che respirano aria, come abbiamo fatto con quello di chi ancora non la respira.
Se si ritiene lecito il secondo, perché non ritenere lecito il primo?
Cosa li differenzia? A parte il fatto che il nato possa presentarsi all'appuntamento con un M16 intendo.

Se invece non si ritiene possibile permettere il primo, allora non è possibile permettere neanche il secondo.

Accadono entrambi, accadono dalla notte dei tempi, entrambi sono problemi che dovrebbero essere risolti, ma si permette solo il secondo.
Ed è forte il sospetto che ciò avvenga proprio per il fatto che il nascituro non sia in grado di difendersi, di protestare, di farsi anche solo vedere.

Riguardo l'età, mi avvio a diventare uno splendido quarantenne. :-D
Ed ho due figli.

E ritengo che il sorriso dei miei bambini fosse incorporato in colei che li stava portando a mostrarlo al mondo.


Amedeo

 Compimenti per i due figli (siamo pari).
Anche secondo me abbiamo posizioni più vicine di quanto non appaia.
La vera differenza è che tu ti appiattisci (dal mio punto di vista) sulla apparente logicità della posizione teorica, mentre io mi comprometto (dal tuo punto di vista) con la complessità del reale, dove ogni caso fa storia a se e il proibizionismo a prescidere non ha mai risolto i problemi.

Lasciami dire che il punto (logico) non è quello che sottolinei ancora, almeno per me.
Il punto è: sei un problem solver o sei un uomo di principii? Sei Epistema (la Giusta posizione) o Technè (il saper come si fa)?
Non ho difficoltà a concedere che dal punto di vista teorico hai tutte le ragioni, ma te l'ho già detto.
Ammetti per un istante solo che io sia intenzionato a limitare sempre più l'omicidio di innnocenti, invece che prendermela ex post con gli omicidi.
Forse allora tutto quello che sostengo ti apparirà chiaro (in più, non ancora detto, credo che la legge andrebbe progressivamente modificata in senso restrittivo, man mano che funziona); perchè, ripeto, i dati sono con me.

E forse c'è anche un altro punto: mentre io non ammetto assolutamente che la politica entri nell'etica, tereno indivisduale per eccellenza, tu ritieni che lo Stato debba intervenire.
Ma allora son più liberale/libertario di te: come Rothbard credo veramente che le soluzioni statali nel 90% dei casi siano più dannose del problema che vorrebbero risolvere.


Maedhros

 Ricambio i complimenti allora.

Rothbard al di fuori del campo economico, dove ha mostrato profili di genialità, era un gigantesco cazzone.
Ma sulla posizione che riporti sono assolutamente d'accordo.

Solo, a me pare che nel permettere l'aborto ci sia più intromissione statale di quanta ve ne sarebbe vietandolo.

Poi se c'è da sporcarsi le mani, io non è che mi tiri indietro per principio.
Sono disposto perfino a permettere l'aborto farmacologico, la cd. pillola del giorno dopo (anche se accompagnandolo con un battage pubblicitario del tipo "ma che cazzo vi costa pensarci il giorno prima"). Ed è già un compromesso lacerante, perché in fondo noi tutti fummo quel grumo di cellule in origine.

Ma vorrei che si smettesse quantomeno di parlare di libertà di scelta in riferimento all'aborto.
Non è scelta che possa essere considerata lecita.
E ritengo che sia importante, perché può ingenerare l'equivoco (ed infatti lo ha fatto, se solo volgi lo sguardo verso sinistra) che vi sia un diritto ad abortire, che rientri tra i diritti di una donna uccidere il figlio (impedendo peraltro al padre di muovere un solo dito per salvare la vita di suo figlio).

Se proprio dobbiamo, forziamo lo stato di necessità, ed inquadriamo lì i compromessi col demonio laico (ripeto che l'aspetto religioso è completamente estraneo alla cosa) che si ritiene di dover fare.

E' questione di identità culturale.
Qua non si parla di orientamenti sessuali di una persona o di libertà di convivere con chi si vuole, tutte cose rientranti legittimamente nell'ambito decisorio di ognuno (possibilmente senza pagliacciate e richieste di privilegi assortiti).
Siamo invece nel campo del diritto inviolabile al bene primario, ove nessuna libertà di scelta può essere riconosciuta a chiunque  non sia il soggetto portatore del diritto.




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11 marzo 2007

SON GIORNI CHE CI PROVO

In continuazione. Ho tentato e ritentato, e poi ancora.
Ma non ci riesco.

Dovrei farlo, dovrei dire due parole, foss'anche solo in memoria di quell'anima innocente soppressa a Firenze.
Ma non c'è nulla da fare.

E' come se fossi annichilito, alle prese con una specie di implosione dell'anima.

L'unica cosa che mi viene fuori è rendere noto che se il dottor Viale fosse stato a suo tempo abortito, beh, io me ne sarei fatto sicuramente una ragione!




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11 marzo 2007

LOVE STORY

La travolgente storia d'amore tra sinistra e terrorismo non è confinata alle latitudini italiche.
Ma in quelle spagnole c'è altra gente, e soprattutto altra Destra.

Tre anni fa a Madrid dei sanguinari islamici facevano a pezzi centinaia di persone, innocenti, lavoratori, madri e padri di famiglia, di ogni razza e religione.
Nell'anniversario, il sito on line del Corrierino apre sulla manifestazione pro Di.Co, e dedica nulla più di un trafiletto da qualche parte al ricordo di quei morti. Quello dei giacobini scalfariani si concentra giustamente sul loro giornalista rimasto vittima del fuoco amico, ma della cosa ritiene di non doverne parlare da nessuna parte.
Per i due maggiori quotidiani italiani quei morti sono da sacrificare ancora, stavolta all'altare dell'indifferenza multilaterale, tra apprensioni per la salute di Fidel, strizzate d'occhio alle rapine di Chavez, cenni di comprensione per il bullismo di Putin, e malcelati titillamenti per le aspirazioni genocide di Ahmadinejad. Quella stessa indifferenza che non dice una parola per la sorte di 3 soldati israeliani, di cui nessuno sa dove si trovino, in che condizioni, o se siano ancora vivi, ma sempre pronta a scassarci la minchia per ogni tagliagole al quale venga servita carne vietata dalla sua religione in qualcuno dei 3 abbondanti pasti giornalieri che l'Occidente gli fornisce per aver ammazzato un bel po' di occidentali.

Costoro hanno imposto un superamento del concetto di schifo, non più congruo ormai per definire i sentimenti che suscitano.




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10 marzo 2007

OI DIALOGOI (SEMPRE SULL'ABORTO)

Amedeo

Le tue posizioni sono molto nette e chiare. Le rispetto ma non le condivido totalmente.
Come già detto (lo ripeto) sono ferocemente contrario all'aborto, pratica schifosa e molto peggiore di un omicidio.

Prima di tutto, a livello di approccio, le posizioni "ideologiche" hanno un gran difetto: troncano la discussione.
"La pace senza se e senza ma" ad esempio, getta sul dissenziente il peso morale di far la figura del cinico guerrafondaio; non è vero ovviamente, la guerra fa schifo e paura a tutti, solo che i non cecati si rendono conto che certe guerre vanno combattute per forza, anche preventivamente, in ottica di riduzione del danno potenziale.
Lo stesso sull'aborto.
Sorry quindi ma non sono un cinico, nè un fautore della libera autodeterminazione della donna; trovo anzi molto convincente il discorso sul "dono" che fa Zamax.

Ciò detto a livello di principio e di metodo, scendiamo al livello "umano".
Non sono pregiudizialmente contro l'omicidio; ho approvato l'esecuzione di Saddam ad esempio, e ammazzerei senza pentimenti chi facesse del male ai miei figli.
Ma anche tu, a giudicare da quel tuo post che sottolineavo precedentemente, contrariamente alla citazione finale del tuo post non la pensi molto diversamente, parrebbe.

L'aborto, come omicidio di innocenti, è però altra cosa, concordo.
Ma qui c'è un equivoco: è diverso essere pro aborto come concetto ed essere come me pro legalizzazione entro certi limiti. Sono un pro life di principio e pro choice per necessità.

Perchè si dimostra che tale abominevole pratica vecchia come l'umanità, viene ridotta (dati alla mano) e speriamo col tempo sconfitta solo mediante approcci (controllati) antiproibizionisti e legalizzatori.

Suona cinico? Sbagliato: così non si salvano tutti quegli innocenti, ma se ne salvano sicuramente di più che non nascondendo la testa sotto la sabbia e mantenedo pulite le coscienze.

E' la stessa terribile scelta del medico al fronte solo davanti a cento feriti, che deve far scelte disumane e omicide, nell'ottica di salvarne il maggior numero possibile.
Sotto il sole, occorre sempre sporcarsi le mani, se si vuole venirne fuori.

Infine, se quello che ho detto continuasse a suonare troppo strong - ma la verità fa male lo so - si rifletta su Eschilo e Sofocle.
Ci mostrano da tempi non sospetti come il Male non arrivi solo dai kattivi; il Fato spesso pone anche i migliori di fronte a scelte terribili, gli innocenti ci vanno regolarmente di mezzo. Pensiamoci, prima di alzare il ditino giudice e scagliare prime pietre: la vita può essere molto crudele con tutti, in modi inaspettati.

Sono solo opinioni intrise di dubbi e molto sofferte, non voglio convincere nessuno nè sminuire posizioni altrui.


Maedhros

La configurazione della vita come "dono" in verità è mia, posta a fondamento logico-giuridico della posizione sull'aborto in un post precedente (linkato all'inizio).

E un discorso logico va portato avanti per le conseguenze che l'ambito logico impone come necessarie.

Non è un discorso politico, Amedeo.
Ma anche sotto quell'aspetto c'è molto che non mi convince.
Credo di averlo già accennato nel post, ma ci torno sopra più ampiamente con calma.


Amedeo

Mi fa piacere che hai dei dubbi, io ne ho infiniti sull'argomento.
Noto non rispondi sull'omicidio non condannabile in quanto omicidio a priori.
Riduzione del danno partendo da dati fattuali, ecco la guida dell'ingegnere "problem solver". In questo come in altri campi.
La logica ce la teniamo per noi (l'ìho ripetututo allo spasmo come la vedo sul piano teorico), come un giochino interessante, fin che teniamo su il mondo per renderlo abitabile e confortevole per voi speculatori.

Un ponte infinitamente resistente richiederebbe infinite quentità di accaio e cemento, quindi per definizione non è costruibile.
Gli ingegneri hanno questa forma mentis, operano sul "reale"; questo a volte mi rendo conto infastidisca i philosophes e i "logici": si sentono limitati da 'sti assillanti richiami alla terra.

Comunque, lasciami notare che uno che conclude il suo post con "Questo è tutto!" ripetuto due volte, fa un leggero autogol menzionando l'attitudine all'ascolto degli altri, non trovi? ;-)


Maedhros

Prima o poi bisognerà impartirvi qualche rudimento di economia a voi ingegneri. ;-)
Così scoprite che lo speculatore esiste solo nelle folli menti marxiste. Esiste l'investitore, o il criminale.
A meno che tu non intenda il senso proprio del termine, derivante dalla sua radice latina. E allora va bene.
Solo che l'aura infame di cui l'hanno circondato i seguaci di quella miseria di filosofo certe precisazioni le impone.

Sull'omicidio, la distinzione l'ho ben evidenziata nel post.
O almeno così pensavo.
Io non condanno l'omicidio, se non nel senso biblico del termine; il comandamento, tradotto correttamente, impone di non assassinare.
Ovvero, non uccidere l'innocente!

Ci sono parecchi casi in cui l'omicidio non solo è giustificato, ma benemerito. E sono tutti inquadrabili nella categoria della legittima difesa. Quando si uccide per difendere sé stessi o i propri cari, ma anche terzi, da un'aggressione ingiusta e potenzialmente letale.
E la difesa legittima la riconosco tranquillamente anche oltre l'immediatezza dell'aggressione.

Ci sono casi, da identificare con feroce rigore, in cui è giustificabile anche l'uccisione di un innocente. Sono quelli che sono inquadrabili nello stato di necessità. Discriminante tanto universale che non è esistito un solo sistema giuridico (sensato, quantomeno) che non ne abbia tenuto conto.
Vi rientra il tuo esempio del medico al fronte, o l'uccisione del nascituro perché attenta alla vita della madre.
Sono disposto a ricomprendere in tale categoria anche la soppressione di un nascituro che abbia problemi talmente gravi da far ragionevolmente prevedere che non gli sia destinata una vita degna di essere vissuta. Ma è già una forzatura, sotto il profilo logico. In primis, perché ci si arroga il diritto di decidere della vita di altri, e poi perché si opera una discriminazione a danno del non nato, in quanto in tali casi sicuramente non prevediamo la soppressione del già nato.

Ma nel caso dell'aborto siamo fuori da ambedue gli ambiti. E questo è chiarissimo!
Quel perentorio "questo è tutto!" si riferisce a questo.
E non è rifiuto di ascoltare.
Ma solo sicurezza che quell'uccisione sia esclusa dal novero degli omicidi legittimi, e men che meno che possa rientrare in una libertà di scelta di un soggetto terzo al portatore del diritto alla vita.

Residua l'ambito "politico", le dure responsabilità del governante.

Allora, l'aspetto politico della questione.
Invero, anche quest'aspetto era stato accennato nel mio pezzo, ma lo ampliamo ben volentieri.

Occorrono due premesse.
In primo luogo, l'affrontare la realtà non può prescindere da un approccio razionale, perché il reale si forma e si svolge per caratteri e figure comprensibili solo razionalmente. Non che non vi siano ambiti anche estesi di irrazionalità, ma non sono rilevanti oltre l'aspetto intimistico e privato, e assumono status di deviazioni dalla norma quando vengono portati sulla dimensione pubblica (comunismo, Hitler, Mahmoud il Pazzo, Chavez).
E quindi tutto quello non può riguardare il nostro approccio politico.
Anche voi ingegneri, nel risolvere problemi dovete inchinarvi ai dettami fisici e matematici. Un ponte deve comunque avere i piloni sostenuti dalla dura terra, per intenderci.

Di conseguenza, il problema va prima inquadrato nella sua dimensione propria, sotto l'aspetto logico-razionale. Ciò deve avvenire necessariamente, prima di affrontarlo politicamente (il fatto che non avvenga quasi mai non confuta questa necessità, ma testimonia solo il grado di depravazione raggiunto dalla classe politica anche in Occidente).

E tale inquadramento è quello che ritengo di aver fatto in precedenza, dimostrando che ammazzare un nascituro non rientra nel novero degli omicidi legittimi.
Da ciò deriva che quell'atto è escluso tassativamente da qualsiasi libertà di scelta. E' sottratto al nostro libero arbitrio, perché riguarda la vita di un altro, che non ci minaccia né aggredisce, e che non v'è necessità di sopprimere per salvare la nostra o altre vite, secondo una scala di priorità che è sicuramente ravvisabile in eventi del reale (stati di necessità).

Pertanto il governante può legittimamente approcciarsi ad esso solo sotto il profilo di riduzione del danno. Ma tale profilo non può trattare in modo diverso soggetti portatori di un diritto assolutamente equivalente. L'assassìnio di una persona nata è un problema non meno grave di quello di un nascituro, ed affligge anch'esso il nostro mondo dalla notte dei tempi. Che facciamo? Introduciamo una legge che depenalizza l'omicidio, e lo permette in modo controllato?
Sarebbe un'aberrazione improponibile, ne converrai sicuramente.
Ma allora perché non viene considerata tale quando riguarda un nascituro? I diritti sono equivalenti (nonostante quello di cui cianciano i cretini alla Comu, noi siamo conservative, sappiamo meglio). L'unica differenza risiede nell'assoluta innocenza ed impotenza del nascituro.
Se lo stesso problema viene affrontato politicamente in maniera così diversa, non si sta esercitando l'arte del governare, ma quella della sopraffazione!

Io contesto anche l'affermazione che la depenalizzazione abbia fatto diminuire il numero di tali assassìnii. Prima essi venivano commessi clandestinamente, e quindi non si hanno numeri precisi, ma solo stime e supposizioni.
Ma soprattutto, come si può affermare con sicurezza che se davvero diminuizione c'è stata, questa sia dovuta al fatto che siano stati permessi, e non per esempio ad una migliore educazione e qualità della vita in generale, una migliore informazione, migliori tutele e protezioni per la donna in gravidanza?
Comunque, questo sia detto per inciso. Se anche fosse dovuto a quello, non potrebbe giustificare un bel niente.
Altrimenti sono costretto a pretendere che siano introdotte norme atte ad "abortire" esseri nati, sotto controllo ovviamente.

Anche politicamente dunque, la riduzione del danno non può essere perseguita tramite il permesso di sopprimere, in maniera controllata.
Essa può passare solo attraverso forme di protezione ed assistenza ancora più forti ed estensive verso la più alta forma di vita che sia possibile ammirare in questo mondo: la donna incinta!
Ad essa va detto di non preoccuparsi di niente, la comunità si farà carico di ogni suo bisogno durante la gravidanza, non permetterà che riceva alcun nocumento dal suo stato, non avrà alcun tipo di difficoltà di tipo economiche e lavorative, la proteggerà da ogni afflizione e discriminazione da chiunque provenienti, non la obbligherà a prendersi cura del bambino se non se la sente, e la premierà alla fine per il servizio essenziale che ha reso alla comunità.
Questo perchè il capitale più importante di un Paese è quello umano, non il denaro o gli altri beni come fanno credere le malati menti "progressiste". Quelli sono solo dei mezzi, assolutamente inutili se non vi fosse la mente dell'uomo che intraprende ad organizzarli per creare benessere.
Pertanto, il governante non può esimersi dal considerare anche quest'aspetto fondamentale nelle sue decisioni.
Non devo certo dirlo a te, visto che hai affrontato il problema in almeno mezza dozzina di pezzi.
Il Paese sarebbe sicuramente in condizioni migliori se fossero tra noi le decine di migliaia di persone che sono state uccise prima che giungessero a respirare aria.




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8 marzo 2007

ANCORA SULL'ABORTO, O DELLA PERDITA DI SENSO DELLE PAROLE E DEI CONCETTI

Un ritorno su alcuni aspetti a latere della questione, cioè prescindenti dal fondamento logico-giuridico che gli ho dato.
Fondamento ad oggi non contestato, ed incontestabile a mio avviso.

E' da tempo che dovevo affrontare le aberrazioni contenute in alcuni capoversi di questo post di Eugenio (condivisibile per quasi tutto il resto). Seguo da bel po' di tempo il suo blog, ed escludo assolutamente che sia un'idiota. Al contrario, ha un'intelligenza non comune e spesso disarmante. Ma è di sinistra, e quindi concettualmente svantaggiato. E questo lo porta ogni tanto a scrivere enormità.

Del tipo, appunto, di paragonare un ginecologo che si rifiuti di operare un aborto, ovvero di uccidere (nel senso proprio del termine, cioè assassinare) un inerme, ad un soldato (volontario, è sottinteso) che si rifiuti di combattere, o a  quella cazzona musulmana che pretenderebbe di fare la poliziotta evitando i contatti fisici con esseri di sesso maschile, o in generale a chiunque decida di svolgere un lavoro rifiutandosi al contempo di espletarne le mansioni tipiche.

In altre parole, secondo lui rientrerebbe nella tipicità del lavoro di un medico ammazzare qualcuno in attesa di nascere. Perché di questo si tratta, nonostante i patetici sforzi di mascherarlo dietro la cortina fumogena di una parola neutra: si tratta di un assassìnio. Molto più grave e schifoso di quello perpetrato nei confronti di una persona nata, perché questa almeno può tentare di difendersi, perché è premeditato dalla madre (o da entrambi i genitori), e quasi sempre viene commesso per futili motivi. Non rompeteci l'anima con la storia della "povera donna", sedotta e abbandonata: vivere comporta la responsabilità per le azioni che si commettono! Senza contare che alla povera donna non si chiede altro che il pazientare nove mesi di difficoltà, con ogni onere a carico della comunità ed assoluta discrezione, e nessun obbligo verso il nascituro se non quello di farlo nascere. Dopo ci sarà la fila per prendersene cura, da facilitare urgentemente abbattendo varie depravazioni burocratiche.

Restituito così il senso a parole e concetti, ecco che appare chiaro che l'assassìnio non è mai stato tra i compiti tipici di un medico. E mai lo sarà, anche se una legge positiva imposta da una maggioranza (e sarebbe pure da vedere se sia maggioranza, o come al solito solo una minoranza molto chiassosa) pretenderebbe di inserirvelo.
Provate a fare una legge che vieti la morte, e vediamo se continuate a morire o no.
Avete già provato ad eliminare la proprietà privata, e com'è andata lo sappiamo.
Non sarebbe ora che la smetteste di fare i cazzoni, pretendendo di intervenire per modificare cose date, semplicemente date, immutabili da volontà e potenza umana, cose che stanno a voi come l'Eternità ad una cacchina di mosca?
(ultimamente vi siete fissati col clima)
Piantatela una buona volta! Fatevi una vita finalmente!

Adesso però mi tocca richiamare all'ordine anche quelli del mio campo, quelli che dovrebbero sapere meglio.
Il motivo del contendere è sommariamente sintetizzato nei commenti a questo post di Ne Quid Nimis.

Lo dico a chiare lettere: è un'aberrazione non minore essere personalmente contrari all'assassìnio dei nascituri, e non denunciarlo incessantemente, o rinunciare a combattere per porvi fine in nome di un malinteso realismo, che in realtà è solo voglia di non avere problemi!

E' un'aberrazione della stessa pasta di quei realisti alla vaccinara de' noartri, che premono per far assumere posture ad angolo retto davanti ad aspiranti o conclamati genocidi "fermo restando i propri valori".
A questo punto la domanda diviene lecita: QUALI VALORI !??

La pratica esiste da quando esiste il mondo? Anche l'omicidio!
Anzi, la mitologia giudaico-cristiana pone quest'ultimo quasi a fondamento del mondo degli uomini. Il mondo in pratica nasce da un assassìnio.
E allora? Qualcuno si sogna forse di legalizzare l'assassìnio dei nati?
Anche il furto è vecchio quanto il mondo, e nessuno crede di poterlo estirpare definitivamente. Ma nessuno si sogna di legalizzarlo!
(a parte i comunisti, ma quelli non rientrano nella specie umana)

Il mondo è schifoso, certo. Chi lo nega?
Ma questo non giustifica l'abbozzare verso qualcosa che nega l'essenza stessa della civiltà umana. Non si cede un solo passo al Male, quello che è perfettamente riconoscibile come tale.
Cercando per giunta di mascherarlo dietro presunte libertà di scelta. Non c'è nessuna scelta!
Nessuno è libero di scegliere se assassinare o meno.
Non può farlo, e questo è tutto!

A meno che non si voglia scadere nel libertarismo d'accatto, non ci si voglia unire a quei libertari le cui anime emanano nitidi e terrificanti bagliori d'acciaio, il cui spirito è nudo e dotato di artigli, che vanamente agitano verso il Cielo nel tentativo di esorcizzare una disperazione che risiede esclusivamente nelle loro insanabili contraddizioni.

Ci sono scelte che non sono concesse.
Tu non puoi scegliere se assassinare o meno.
Non puoi farlo, e questo è tutto!

QUESTO E' TUTTO !




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7 marzo 2007

NEL BENAUGURATO CASO CHE ISRAELE RICOMINCIASSE CON GLI OMICIDI MIRATI

Posso permettermi di suggerire   qualche   priorità?





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7 marzo 2007

COME SI DICE POLLO IN TEDESCO ?

Official: Chrysler is for sale 

AP - Daimler-Benz AG paid $36 billion for the company in 1998, but industry analysts now place its value at anywhere from nothing to $13.7 billion.




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7 marzo 2007

QUESTO DEVE AVERLO UCCISO TOPO GIGIO

Sembrano queste le conclusioni della pronta inchiesta svolta sulla vicenda da Hermes e Poganka.




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6 marzo 2007

71

Sono i giorni finora trascorsi in carcere da Mario Scaramella.

Un numero illuminante per definire qualcuno dei protagonisti di questa storia, ai sensi della Smorfia.

In Italia si può essere arrestati per un'accusa di calunnia verso un ex agente del KGB, e tenuti rinchiusi tutto questo tempo, senza essere (ancora) colpevoli di nulla.
In Italia un burocrate togato, oltre a privarti della tua libertà in tali modi e tempi, può anche rifiutarsi di fartela riassaporare perché non collabori.
In Italia la legge (pur pessima) stabilirebbe che ti si può arrestare prima di essere stato giudicato solo se vi è pericolo di fuga, di inquinamento delle prove o di reiterazione del reato (reato che peraltro ancora nessun giudicante ha stabilito tale).
In Italia la legge non conta un cazzo!

Perché ve ne sono 150.000 vigenti (e ancora contiamo), e quindi servono solo per ricattare.
E perché le applicano dei burocrati irresponsabili!

E nessun compagno tra un girotondo e l'altro emette fiato contro questa specie di tortura di ritorno.




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