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houseofMaedhros
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Diario


31 ottobre 2007

L'INVESTITORE TIPO




permalink | inviato da houseofMaedhros il 31/10/2007 alle 11:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


29 ottobre 2007

ALLA VITA INTERESSA VIVERE

Nullo ha cortesemente declinato l’invito ad essere parte attiva dell’esperimento che suggerivo nel penultimo capoverso del mio precedente pezzo.

Un problema di liberatorie credo……….

;-)

Fornisce però alcune precisazioni, che vi riporto.

"no, ho specificato interesse a non provare dolore/non morire, distinguendoli, proprio per prevenire l'obiezione che fai alla fine.

sul resto, non è vero che non è dimostrabile che un organismo prova dolore - o perlomeno è dimostrabile quanto tante altre proposizioni scientifiche.

sul fatto che la mucca sia una persona, intendiamoci: io distinguo tra agente morale e soggetto morale. io e te siamo sia agenti morali che soggetti morali, mentre la mucca è solo soggetto morale. il feto eventualmente sarebbe solo soggetto morale. ma essere soggetto morale è sufficiente ad essere persona perché è sufficiente ad avere interessi.

e se un organismo ha interessi, allora quegli interessi vanno rispettati, come nel caso tuo, mio, della mucca, ed eventualmente del feto

evidentemente, la mia tesi è che il feto, prima di un certo momento, non abbia interessi perché non si può dire del feto, fino ad un certo momento, che abbia interesse a non morire / non provare dolore"

Non voglio peccare di stupida pedanteria, ma la distinzione che lui dice di aver fatto a me è sfuggita, e sfuggirebbe ancora se dovessi giudicare dalle ultime parole delle sue precisazioni. Comunque, non intendo impiccare nessuno a delle imprecisioni terminologiche.

Revocherei in dubbio però il fatto che sarebbe dimostrabile, o meglio comprensibile, quando un organismo provi dolore. Il dolore umano non si limita a quello fisico, ed assicuro Nullo che quello dell’anima è assolutamente imperscrutabile da qualsivoglia strumento tecnico.


Vorrei perciò anche sorvolare sulla questione della persona “mucca”. L’argomento è ozioso, ed anche la distinzione tra mero soggetto morale ed agente morale è affatto incomprensibile ai fini di ciò di cui si discute. Non è il fatto di poter agire che ti fa persona. Il neonato non può farlo, così come per molti versi il vecchio, o l’uomo stesso in un’infinità di accidenti che non sono per niente rari nel corso di un’esistenza.

Il discorso rientra insomma nel concetto di “viabilità” da lui precedentemente illustrato, ma che pur giustamente ridotto all’essere o meno persona del “viabile”, rimane sempre argomentazione ridondante, superflua, irrilevante.

Assolutamente fuori luogo poi l’equiparazione tra mucche (o qualunque altro animale) ed esseri umani. Sono forme di vita del tutto diverse, pur presentando non poche caratteristiche comuni, le quali però non vanno oltre un certo modo di funzionamento biologico, fino ad un certo punto peraltro. Le differenze sono però abissali, e Nullo le può cogliere tutte provando a discutere con un bue del fatto che loro non contemplano l’assassinio dei loro discendenti prima che vengano fuori dai ventri delle loro madri. E già, non sempre l’umana superiorità è reclamata a ragione.

Gli unici a potersi fregiare e godere delle prerogative insite nel concetto di persona sono gli esseri umani. E questo perché sono gli unici ad essere in grado di sviluppare una cultura. Il diritto, e persona è concetto giuridico, è un prodotto culturale, non biologico. E frutto di evoluzione culturale, cosa che nessun animale potrà mai conoscere, sono i diritti umani che conseguono incondizionatamente al fatto di essere persona.

Con questo possiamo finalmente andare al sodo.

Appurato che persona può essere solo chi discende dall’unione di un uomo ed una donna, esiste un momento prima del quale a tale frutto possa essere disconosciuto quello status, e gli inviolabili diritti che ne conseguono?

Naturalmente no, per quanto mi riguarda. Nel momento stesso in cui quel frutto s’incarna, scatta il suo status di persona, ed immediatamente egli può opporre diritti assoluti, erga omnes, e li può opporre proprio a tutti, compresa la madre. Sono fatte salve ovviamente le discriminanti universali, lo stato di necessità (quello vero, non quello che certi giudici al Palazzaccio credono che sia) e la legittima difesa.

Nullo invece ritiene (in obbedienza, magari inconscia, ai dogmi progressisti) di dover introdurre il concetto di interesse a vivere per poter assicurare compiutamente al soggetto in questione il riconoscimento della dignità di persona, e le conseguenti inviolabili prerogative. Ed afferma inoltre che prima di un certo momento quell’interesse a vivere non appartiene al figlio dell’uomo e della donna.

Sarebbe troppo semplice contestargli l’apodittica arbitrarietà di una tale affermazione. Come fa Nullo a sapere che a quell’essere non interessa vivere? Da cosa lo deduce? Come può dimostrarlo?

Questo solo basterebbe a condannare all’oblio siffatta discriminazione.

Ma si può fare di più, molto di più. Si può dimostrare l’effettiva esistenza di quell’interesse a vivere, dando semplicemente uno sguardo alla pratica di tutti i millenni.

Alla vita interessa vivere, a qualsiasi forma di vita, per default, e sin dalla notte dei tempi, quando si manifestò per la prima volta la scintilla divina che fece superare alla materia ed all’energia lo stato inerte.

Sin dal primo momento in cui si manifesta, ogni azione vitale tende allo scopo di perpetuarsi, di sopravvivere. Non importa se virus o Albert Einstein, la vita non appena varcata la soglia del non essere tende a dispiegare quella che Nietzsche tentò di sintetizzare in una magnifica espressione: la volontà di potenza.

Immediatamente essa mette in atto tutti gli accorgimenti, le modalità ed i comportamenti adatti ad assicurarle la continuità della sua esistenza. E lo fa per istinto innato, non ha bisogno della consapevolezza (nel senso umano del termine) di quello che fa per realizzare il suo scopo principale, il suo scopo costitutivo potremmo dire.

L’essere umano non si distingue certo da ciò. Sin dal principio, quello che non è altro che un grumo di cellule (e che diventerà un uomo o una donna) agisce per continuare a vivere; prende nutrimento, trasforma la materia in energia per poi trasformarla di nuovo in materia, e cresce, le sue cellule si moltiplicano, si differenziano, seguendo una conoscenza innata, una strada già tracciata; e poi si sistema sempre meglio nell’ambiente del momento, si muove, si mette infine nella posizione più adatta per venir fuori, a quel punto comincia ad usare gli occhi, i polmoni, la bocca. E poi prosegue, secondo altre modalità, sempre quelle più adatte ad assicurare alla sua esistenza un momento in più.

Fino alla fine, fino a quel limite anch’esso insito nella vita stessa, al pari dell’interesse a vivere.


25 ottobre 2007

QUARANT'ANNI, E SENTIRLI TUTTI

No, non parlo dei miei quarant'anni.
Parlo di quelli che sono trascorsi da quando si è cominciato ad uccidere coloro che attendono di vedere la luce. Nella perfida Albione ormai ne fanno fuori circa duecentomila ogni anno.
Pertanto, le mie stime di un milione circa di esseri inermi sterminati annualmente nel solo Occidente sono senz'altro da rivedere: sono molti, molti di più!

Ma tali omicidi sono diminuiti da quando li hanno resi legali, dicono i sacerdoti della Chiesa Atea e Progressista.
Ma quei sacerdoti sono uomini d'onore?
Io non credo, ma non è questo il punto.
Se pure così davvero fosse, e non lo è, non significherebbe nulla al fine di legittimare questo killeraggio seriale.

Se ne rendono conto pure loro, in fondo.
Tralasciando i più invasati, delle vere belve assetate di sangue, qualcuno dimostra ogni tanto di possedere del buon senso. E realizza che alla fine l'unica giustificazione per una tale barbarie si materializza solo se è possibile negare a colui che (già incarnato) attende di nascere la dignità di persona, e gli inviolabili diritti che ne conseguono.

L'autore sembra saggiamente sorvolare sulle monumentali idiozie di Thomson, e riduce giustamente il criterio della "viabilità" (che è però criterio assolutamente superfluo ed irrilevante) all'essere o meno quel corpicino persona.

Purtroppo non ha il coraggio di andare fino alle estreme conseguenze, timoroso forse di infrangere il Credo della Chiesa a cui pur sempre appartiene, ed i tabù correlati.

La loro maledizione risiede nell'onere della prova!
Hanno l'ingrato (poiché irrealizzabile) compito di dover dimostrare che il figlio degli uomini e delle donne, pur non respirando ancora aria, non sia una persona, un essere umano.
Cosa naturalmente impossibile. Ma loro hanno gusto per l'irreale (o surreale)!

E Nullo non è da meno.
Eccolo quindi fornire quest'incredibile discriminazione tra persona e non persona:
"Secondo il principio seguito da Nullo per uomini ed animali, un organismo è persona se è possibile dire, di quell’organismo, che ha interesse a non provare dolore/non essere ucciso. E’ possibile dire di Nullo, per esempio, che ha interesse a non provare dolore/non essere ucciso, così come è possibile dirlo di una vacca. La questione è: a che punto è possibile dire di un feto/bambino che ha interesse a non provare dolore/non essere ucciso? Probabilmente prima della fine naturale della gravidanza; sicuramente dopo il concepimento.
....a che punto i feti cominciano a provare dolore?"

E' un peccato!
Il timore di Nullo di infrangere i tabù conculcatigli dalla madrassa progressista gli impedisce di portare fino in fondo le sue stesse (ragionevoli) premesse. E lo scaraventa nella necessità di articolare iperboliche sciocchezze!

Ed ecco dunque che la qualifica di persona non è determinata dalla vita umana, con il godibile corollario che anche una vacca può aspirare con buon titolo a far parte del concetto.
Non è la vita a darti diritti umani inviolabili, insomma. E' il fatto di poter provare dolore!

Or dunque, prescindendo dal fatto che lui e chiunque altro non sono in grado di sapere se quello che chiamano feto provi o meno dolore (semplicemente non può esprimerlo), e che quindi non avrebbero comunque dimostrato un bel nulla, se Nullo ritiene che la morte possa essere data solo con dolore, sarò lieto di dimostrargli fattivamente il contrario.

Ripeto, un vero peccato!


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permalink | inviato da houseofMaedhros il 25/10/2007 alle 10:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


24 ottobre 2007

LO STRANO RISPETTO DELLA PERSONA UMANA NELLA CONCEZIONE CATTOCOMUNISTA

Costituzione della Repubblica

Art. 32

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dello individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

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La Finanziaria 2007 (al comma 796, lettera Z), ha abrogato la disposizione di legge introdotta sotto pressione dell'opinione pubblica nel 1998, la cosiddetta “legge Di Bella” (articolo 3, comma 2 D.L. n. 17 del 23 febbraio 98, conv. con modificazioni, dalla legge 8 aprile 1998, n. 94), che consentiva al medico di prescrivere al di fuori dei vincoli burocratici ministeriali secondo scienza e coscienza, in base alle evidenze scientifiche, al momento in gran parte disattese dal prontuario del Ministero della Salute. Grazie a questa legge per anni i medici hanno potuto prescrivere farmaci di cui esisteva un razionale d’impiego scientificamente testato, ma ignorato dalle commissioni ministeriali (Prontuario). Con la finanziaria 2007 la disposizione 94/98 non è più applicabile.

Il medico, per attenersi a queste disposizioni di legge, a questo coercitivo binario terapeutico, autentica dittatura terapeutica, non raramente sarebbe costretto a prescrizioni in contrasto con la propria coscienza, esperienza, cultura ed etica. Gli è fatto esplicito divieto di prescrivere farmaci “off label” (fuori etichetta) per i cosiddetti usi “non previsti”, anche se pienamente conformi ad un rigoroso e logico razionale d’impiego clinico basato sull’applicazione circostanziata, ragionata, conseguenziale, delle evidenze scientifiche. Secondo il Giuramento di Ippocrate, il Codice deontologico, la Conferenza internazionale di Helsinki sulla etica medica la codificazione internazionale della medicina basata sull’evidenza (EBM), il medico non solo può, ma ha il dovere morale, umano, professionale, di applicare in ogni singolo caso e circostanza il farmaco meno tossico e più efficace. La finanziaria 2007 fa nella maggioranza dei casi espresso divieto di applicare questi concetti ovvi, universalmente accettati e sottoscritti, umiliando la libertà e dignità del medico con gravissimo danno perla salute gli ammalati.

Digitando nella massima banca dati medico scientifica www.pubmed.gov “somatostatin or octreotide (analogo) in cancer therapy”, si evidenziano 23.000 pubblicazioni a conferma del suo potente e atossico effetto antitumorale. Malgrado una conferma di questa portata, la somatostatina, essenziale componente del MDB, di cui il Prof Di Bella ha l’assoluta e incontestabile priorità d’impiego antineoplastico, non è prevista dal prontuario per la cura dei tumori, se non in rare eccezioni. Il mancato inserimento nel prontuario di questa e altre molecole antitumorali del MDB ampiamente confermate in letteratura come Melatonina, Retinoidi, Vit.D3 ecc, evidenzia la chiara e grave frattura tra dato scientifico e clinico-terapeutico imposta dalla finanziaria, frattura tanto facilmente verificabile, quanto eticamente imperdonabile e scientificamente insostenibile.

Infatti ricercando queste molecole su www.pubmed.gov e aggiungendo “in cancer therapy” [ricerca, del 24 /03/2007] si evidenziano:

- somatostatina e/o octreotid in cancer therapye, 23.725 pubblicazioni, tra cui quella del premio Nobel Schally

- retinoidi, 10629 pubblicazioni

- vitamina D3, 4445 pubblicazioni

- - melatonina, 1052 pubblicazioni

vitamina E, 1.506 pubblicazioni

- vitamina C, 1.234 pubblicazioni

- calcio, 6.289

- inibitori prolattinici: cabergolina 181, bromocriptina 1551 pubblicazioni

- condroitinsolfato, 103 pubblicazioni

- omega 3, 502 pubblicazioni

- glucosamine, 123 pubblicazioni

- seleniometionina, 114 pubblicazioni

Ritengo utile informare che questi farmaci, validati nello loro efficacia antitumorale e tollerabilità da una evidenza scientifica di questa portata, non sono altro che i componenti del metodo Di Bella, esclusi dal prontuario malgrado una documentazione scientifica internazionale di questo livello

Sono invece previsti a carico del SSN , e pertanto del contribuente, protocolli chemioterapici, di costi e tossicità elevati , di dubbia utilità terapeutica, penalizzati dall’induzione di un’inaccettabile percentuale di mortalità denunciata anche da un’agenzia della Reuters Healt [Wesport,CT 2001-05-17]: “Unexspected high mortality rated associated with chemoterapy regimen...” (“Non ci si aspettava un tasso di mortalità così elevato associato ai protocolli chemioterapici...”). Il dato è confermato dalla pubblicazione di Gerrard M.e AA [Br.J.Cancer 1998 Jun 77(12) 281-5] con l’undici per cento di decessi, non causati dal tumore ma unicamente da protocolli chemioterapici per malattie linfoproliferative tra i quattro giorni e gli undici mesi, dal suo inizio. L’elevato effetto mutageno, la grave tossicità, la depressione immunitaria indotte dalla chemio, ne spiegano i gravi limiti. Tutte le attuali terapie oncologiche valutate nel loro complesso, sono ferme, malgrado statistici funambolismi e mediatici trionfalismi, ad un 29% di sopravvivenza a 5 anni (M.A. Richards, D .E. Stockson e AA (BMJ 2000;320:895 –898), non ottenuta dalla chemio, ma da chirurgia + radioterapia + chemio. Di questo 29% solo il 2,5% è dovuto alla chemio, come documentato dalla nota pubblicazione “The contribution of cytotoxic chemotherapy to 5- year survival in adult malignancies” di Morgan G. e AA sulla prestigiosa rivista oncologica internazionale Clin. Oncol [2004 Dec.16(8):549-60]. Questa pubblicazione ha la massima affidabilità e rilevanza scientifica per tre caratteristiche raramente riscontrabili in altri studi clinici e ancora più difficilmente coesistenti: 14 anni di osservazione dei pazienti, 22 diverse varietà neoplastiche studiate, una base statistica dell’ordine di grandezza di 225.000 pazienti. Obiettivo della pubblicazione era la valutazione del reale contributo della chemio al raggiungimento dei 5 anni di sopravvivenza. L’avvilente e disarmante risultato dello studio clinico documenta che su cento ammalati di tumore la chemioterapia consente solo al 2,3% di raggiunge i 5 anni, ma lo stato italiano la impone per legge. La chemio di stato oltre molteplici e gravi danni, spesso permanenti,può produrre una tossicità tale da uccidere 11 pazienti su cento trattati, ma lo stato fa obbligo al medico di prescriverla. Nel fiore all’occhiello della chemio, i linfomi e le varie malattie linfoproliferative, dal citato lavoro di Morgan e AA, emerge evidente e documentato il dato che solo il 10,5% degli ammalati raggiunge i 5 anni. Questi sopravvissuti, a causa dell’effetto mutageno della chemio praticata, sono però penalizzati dal doppio di possibilità di ammalarsi successivamente di tumori solidi rispetto alla media. Pertanto tutte le statistiche oncologiche ufficiali di sopravvivenza vanno drasticamente ridimensionate. Dopo i fatidici cinque anni la percentuale dei sopravvissuti decresce rapidamente negli anni successivi, come dimostrato da Lopez e AA nello studio clinico “Long –term results…Experience at the 20 th…” pubblicato su GacMed Mex [1998 mar.Apr,134(2):145-5]. Questo studio clinico certifica che la metà dei pazienti sopravvissuti a cinque anni, nel lungo termine muore per recidive tumorali.

Dalla finanziaria 2007 questi protocolli chemioterapici sono di fatto imposti come terapia unica di stato a medici e pazienti, con l’onere per il contribuente di quasi centomila miliardi di vecchie lire l’anno. Questi risultati hanno messo in crisi il rapporto di fiducia tra cittadino e istituzioni statali, accademiche sanitarie, clamorosamente emerso nel ‘98 con le pubbliche dichiarazioni e testimonianze di numerosi ammalati di tumore guariti col Metodo Di Bella. Quel contenzioso tra cittadini e istituzioni sanitarie statali, oncologiche e accademiche ufficiali, anche se silenziosamente, dal 98 si è progressivamente aggravato, deteriorandosi al punto tale che in Italia, su quattro ammalati di tumore, tre rifiutano la chemioterapia. Il dato emerge da un ampio studio statistico nell’ambito della comunità europea, condotto dal medico ricercatore Alex Molassiotis, che ha documentato come gli Italiani nel rifiuto della chemio, siano al primo posto in Europa, dove è progressivamente decrescente la percentuale di ammalati disponibili ad accettare la chemioterapia. Al momento in Europa 1 su due rifiuta la chemio. Il dato fu pubblicato con grande rilievo poco più di 1 anno fa dal Q.N, nel corso di un’intervista a un illustre oncologo. Anche noti organi di stampa europea , tra cui lo “Der Spigel”, hanno trattato le ragioni del rifiuto sempre più esteso della chemio in un articolo ampiamente ripreso e diffuso da vari organi d’informazione e siti, tra cui: www.whale.to/a/chemo1.html, Significativo il titolo “ -German Magazine Spiegel Tells the Truth About Chemo Treatment- "

-Il giornale tedesco Spiegel racconta la verità sulla chemioterapia.-

Uno dei giornali più letti in Germania, lo Spiegel, ha recentemente pubblicato un articolo di tre pagine sull’inutilità della chemioterapia. Mentre gli oncologi dicono ai loro pazienti che la chemio aiuta ad incrementare l’aspettativa di vita, le statistiche hanno rivelato che per i tumori più comuni la chemioterapia non migliora assolutamente la situazione. Nei casi di tumore alla mammella, la chemioterapia diminuisce addirittura la sopravvivenza media da 24 a 22 mesi, nel tumore alla prostata da 19 a 18 mesi… Tutto sommato, la chemioterapia non agisce sui più comuni tipi di tumore.

Ciò che appare come una sorpresa per il lettore medio, il lettore informato di farmacologia lo sapeva già da lungo tempo: il libro del Dott. Ralph Moss “Questioning chemotherapy”, una meta analisi di un cospicuo numero di studi, rivela il medesimo risultato.

Il perché la medicina ortodossa continui a voler spendere più del 15% su questa inutile ed eccessivamente costosa terapia, rimane un mistero per quasi tutte le persone con un quoziente intellettivo di 3 cifre, tranne per coloro che, chiaramente, hanno capito che le aziende farmaceutiche non si occupano di aiutare i pazienti ma di guadagnar denaro

Anche la massima agenzia internazionale di stampa . la Reuters,ha diffusio la citata notizia sull’alta tossicità e scarsa efficacia della chemio, denunciando un’inaccettabile percentuale di mortalità: Reuters Healt [Wesport,CT 2001-05-17]: “Unexspected high mortality rated associated with chemoterapy regimen...” (“Non ci si aspettava un tasso di mortalità così elevato associato ai protocolli chemioterapici...”).

Il dato è confermato dalla pubblicazione di Atra M.e AA [Br.J.Cancer 1998 Jun 77(12) 281-5] con l’undici per cento di decessi, non causati dal tumore ma unicamente da protocolli chemioterapici per malattie linfoproliferative tra i quattro giorni e gli undici mesi, dal suo inizio. L’elevato effetto mutageno, la grave tossicità, la depressione immunitaria indotte dalla chemio, ne spiega i gravi limiti.

A fronte di questi risultati della chemio, sono già pubblicati su riviste internazionali e reperibili per esteso nel sito ufficiale www.metododibella.org studi clinici che documentano col MDB, nelle malattie linfoproliferative, una sopravvivenza dell’ottanta per cento a 5 anni, e nei tumori polmonari in stadio 3° e 4°(critico-terminale), un incremento dell’aspettativa di vita del 300%, con un evidentissimo recupero della qualità di vita rispetto alle mediane di sopravvivenza tratte dai dati oncologici ufficiali internazionali. Senza alcuna mortalità o rilevante tossicità causata dal MDB. Nel trattato “Il Metodo Di Bella” ho riportato i componenti del MDB e il loro meccanismo d’azione dalla chimica alla biologia molecolare, documentandolo con oltre 2000 voci bibliografiche. Negli attuali protocolli oncologici ciclo dopo ciclo, per l’elevato effetto mutageno dei chemioterapici, la selezione naturale agisce sulla variazione genetica conferendo un vantaggio evolutivo al fenotipo neoplastico. Il continuo incremento di queste mutazioni chemioindotte, sommato alla naturale attitudine mutagena del fenogenotipo neoplastico, conferisce ovviamente alla cellula tumorale un vantaggio in termini evolutivi e proliferativi, che viene trattenuto dalla selezione, producendo ceppi sempre più resistenti, fino alla refrattarietà, proliferativi, invasivi, che colonizzano con crescente facilità, un organismo sempre più debilitato dalla chemio, che ne ha sovvertito strutture e funzioni vitali. Un tumore inoperabile è comunemente considerato una condanna, ma in effetti è anche la chiara conferma della totale, reale, anche se inconfessata, incapacità della chemioterapia di eradicarlo. La logica conseguenza della selezione chemioindotta di cellule sempre più aggressive in un organismo sempre più debilitato, non può che essere la frequente, anche se non ammessa, disseminazione neoplastica incontrollabile, che frequentemente, dopo variabili periodi, conclude dopo illusoria e temporanea riduzione volumetrica tumorale, i cicli chemioterapici. L’oncologia, a fronte delle migliaia di pubblicazioni oggi reperibili a conferma dell’attività antiblastica di ogni componente del MDB (oltre un migliaio riportati nel portale ufficiale www.metododibella.org, oltre duemila nel trattato “Il Metodo Di Bella”), e del reciproco sinergico potenziamento, non può moralmente e razionalmente, scientificamente, giustificare l’ostinazione a fare della chemioterapia il fulcro, l’asse portante della terapia del cancro, e a rifiutare un esame attento, profondo, e soprattutto non prevenuto, delle basi scientifiche del MDB.

In conclusione: i presupposti scientifico clinici della chemioterapia stanno progressivamente vanificandosi, mentre l’aumento esponenziale di studi sperimentali e clinici sulla “terapia biologica” dei tumori (il termine è stato coniato dal Prof Di Bella ad un congresso internazionale nel 1981) documenta che l’asse scientifico clinico terapeutico dell’oncoterapia si sta spostanto da terapie citolitiche a terapie biologiche esattamente come anticipato dal Prof Di Bella oltre 30 anni fa. La libertà terapeutica del medico deve essere categoricamente rispettata e tutelata nell’interesse primario dell’ammalato, ma anche nella disgraziata ipotesi di una dittatura terapeutica, le commissioni ministeriali dovrebbero recepire e far applicare i dati più aggiornati e documentati della ricerca, le “evidenze scientifiche”.

Non essendo questa la realtà italiana, molti si stanno attivando per chiedere alle competenti istituzioni di inserire nel prontuario almeno la somatostatina

È in corso infatti una raccolta di firme su scala nazionale per chiedere al Ministro della Salute l’erogazione da parte del SSN della Somatostatina in fascia A per tutte le patologie tumorali. Abbiamo oltre 60.000 firme, e l’obiettivo delle 100.000 non è lontano. Fine dell’iniziativa è superare l’ostruzionismo al MDB, in presenza di una corrente prassi terapeutica dal profilo dogmatico ed impositivo, caratterizzata spesso da elevata tossicità e dimostratasi non in grado di eradicare la maggior parte delle neoplasie. Ormai la documentazione della determinante efficacia della somatostatina, su denominatori comuni a tutti i tumori, ha raggiunto una tale ampiezza ed evidenza da vanificare ogni obiezione scientifica alle sue indicazioni in tutte le patologie tumorali. Il Vangelo recita: “Non c’è peggior cieco di chi non vuole vedere, né peggior sordo di chi non vuole sentire”. Il disprezzo per la verità e la pervicace negazione dell’evidenza, che ci sembra una mancanza di rispetto per chi soffre di tumore e per i familiari, ha vanificato sinora ogni iniziativa tesa a spiegare e documentare gli innovativi e determinanti progressi apportati dal MDB nella terapia oncologica.

I firmatari chiedono ai Rappresentanti della Nazione di difendere gli ammalati di tumore da ogni imposizione da parte di chi si ostina a non voler vedere verità evidenti, confermate da ampio e crescente riscontro nella letteratura e ormai documentate nella loro potenzialità terapeutica.

Il problema pertanto non è più scientifico, ma sociale, politico e civile. La gente chiede giustizia e il rispetto della libertà di scelta terapeutica sancita dall’articolo 32 della Costituzione.

Giuseppe Di Bella


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permalink | inviato da houseofMaedhros il 24/10/2007 alle 12:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


21 ottobre 2007

LA PRIMA VOLTA E' SEMPRE UNA TRAGEDIA, LA SECONDA SEMPRE UNA FARSA

Se volete farvi delle pazze risate, leggete qui!




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19 ottobre 2007

L'INSOSTENIBILE ATTRAZIONE PER LA MORDACCHIA

Gli zombies al governo non dormono la notte per trovare il modo di rendere impossibile alla gente di chiamarli, appunto, zombies.
Almeno in pubblico, fino a quando non escogiteranno qualcosa per controllarvi pure in camera da letto. Magari un giorno vi chiederanno un documento di identità per consentirvi di entrare nel vostro bagno

Notate prego il linguaggio orwelliano usato nel titolo delle disposizioni approvate dal Consiglio dei Ministri.

Notate prego il tentativo di rendere responsabili oggettivi per quanto eventualmente scritto su un blog i tenutari della piattaforma che lo ospita, in tal modo ottenendo un potentissimo controllo a costo zero sulla parola dei cittadini, e quindi sul loro pensiero.

Si tratta in sostanza di esportare l'infame legge sulla stampa ai blog. Come quella ha reso possibile il controllo della prima, questa renderà possibile il controllo, quantomeno un enorme ridimensionamento, del potenziale di libera espressione dei secondi.

Non fatevi ingannare da chi tenterà di minimizzare la cosa. Sono maestri in questo!
Magari vi tranquillizzeranno dicendo che una legge così non potrà mai essere approvata.
Magari tireranno fuori anche la notevole difficoltà di applicazione di una norma siffatta.

Vi ricordo che questa è gente che l'anno scorso è stata capace di approvare una norma che stabilisce il pagamento di royalties nel caso si voglia copiaincollare qualche pezzo sul proprio sito, anche quando non vi è alcun fine di lucro.

Anche quella dicevano che non poteva mai passare.
Anche quella è in pratica impossibile da applicare.

Ma serve nondimeno!
Serve ad appendere l'ennesima spada di Damocle sopra la testa del cittadino.
Va ad aggiungersi alle 150.000 leggi e regolamenti in vigore che tengono il cittadino sotto un perenne ricatto.
Probabilmente ne infrangete una decina al giorno; è impossibile non farlo.
Senza conseguenze, finché qualcuno lassù non decide di prendervi di mira, di darvi una lezione, di mettervi a posto, e scatena i lacché di Stato sulle vostre tracce. A quel punto hanno solo l'imbarazzo della scelta: avete sicuramente infranto qualcuna di quelle centinaia di migliaia di norme, scritte peraltro in un linguaggio ideato nei meandri più torbidi di cervelli ottenebrati da una mistura di abiezione, cupidigia, sadismo ed imbecillità, apposta per non farvele capire.

Se approvano quella norma, probabilmente a me basta cambiare piattaforma, e sceglierne una straniera, e continuare a dire ai compagni di baciare il mio liberissimo ano.
Voi dovrete decidervi ad espatriare.

O defenestrarli, magari nel senso letterale del termine!




permalink | inviato da houseofMaedhros il 19/10/2007 alle 18:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


18 ottobre 2007

VEDETE VOI

dal Foglio di oggi

In quest’intervista esclusiva concessa al Foglio, il patriarca di Venezia, cardinale Angelo Scola, apre allo spirito della lettera dei 138 saggi islamici, “Una Parola comune tra noi e voi”, mettendo fine alla discrezione finora osservata dalla chiesa. Unica eccezione, il cardinale Jean Louis Tauran, presidente per il pontificio consiglio per il Dialogo inter-religioso, che al Foglio di sabato scorso ha detto che “è un documento non polemico, firmato sia da sunniti sia da sciiti, ricco di citazioni dal Vecchio e dal Nuovo Testamento” Aggiungendo: “Mi ha impressionato, a questo proposito il fatto, probabilmente senza precedenti, che le citazioni relative a Gesù Cristo sono prese dai Vangeli e non dal Corano”. “Un segnale molto incoraggiante, poiché dimostra che la buona volontà e il dialogo sono capaci di vincere i pregiudizi. E’ una riflessione spirituale sull’amore di Dio”: così Tauran. La riserva ecclesiale, per il resto, era stata notata anche dalle agenzie di stampa internazionali, a cominciare dalla Reuters.
“Il documento è sicuramente un segno incoraggiante” dice il cardinale Scola al Foglio. “E’ notevole innanzitutto il numero e la qualità dei sottoscrittori. Non si tratta di un fatto solo ‘mediatico’ perché il consenso è per l’islam una fonte della teologia e del diritto. I redattori di Oasis mi hanno detto che anche se i sottoscrittori hanno evitato di dare un taglio giuridico al documento, è pur vero che nessun testo prodotto dai gruppi salafisti più estremisti ha mai potuto vantare un consenso paragonabile a quello testimoniato dalle 138 firme in calce alla lettera aperta. L’approccio è realistico, ‘se i musulmani e i cristiani non sono in pace, il mondo non può essere in pace’, e si propone in fondo semplicemente di ‘dire ai cristiani che come musulmani non siamo contro di loro e che l’islam non è contro di loro – fintantoché non fanno guerra contro i musulmani in nome della loro religione’. Al proposito i leader musulmani si identificano volentieri con quegli ‘altri’ di cui Gesù dice: ‘chi non è contro di noi è con noi’”.
Per la prima volta un gran numero di studiosi dell’islam sembra rompere con la cultura del rigetto dell’occidente e dei non musulmani. “Il documento, nella prospettiva del duplice amore, di Dio e del prossimo, valorizza tutta una vena della tradizione musulmana che è stata messa parzialmente in ombra dalla crescita del fondamentalismo. L’uomo, afferma il testo, ha ‘una mente che è fatta per comprendere la verità; una volontà che è fatta per la libertà di scelta e un sentimento che è fatto per amare il buono e il bello’. Per contro, si nota tra le righe una condanna del terrorismo: ‘… a quelli che bramano il conflitto o la distruzione per sé o pensano che alla fine ne trarranno un vantaggio, a loro diciamo… (di) dispiegare sinceramente ogni sforzo per fare la pace’. Il radicamento nella tradizione musulmana è molto importante e rende il testo più credibile di altri proclami espressi in un linguaggio più occidentale”.
Nell’introduzione i 138 ricordando che “insieme noi rappresentiamo il 55 per cento della popolazione mondiale”, un approccio molto tattico, politico. Anche per questo il cardinale Tauran ha detto che la lettera apre strade nuove, ma ha bisogno di essere approfondita per renderla più oggettiva e non selettiva, universale e meno politica. Più che di critiche alla lettera, Scola però preferisce parlare “di una, forse, necessaria limitazione di campo. Non si deve chiedere a questo documento più di quello che può dare. Esso è solo il preludio per un dialogo teologico, che, in un’atmosfera di maggiore stima reciproca, si proponga di indagare il contenuto dei due pilastri (l’amore del Dio unico e l’amore del prossimo) nelle due tradizioni religiose”.
Un anno fa al Cairo il patriarca organizzò un incontro del semestrale Oasis dal titolo “Diritti fondamentali e democrazie”, in collaborazione con l’Università di Al Ahzar, alti dignitari cattolici, accademici occidentali e membri del World Jewish Congress. “Questo dialogo teologico non è in nessun modo possibile se non c’è una stima anteriore”,continua Scola. “Ho avuto occasione di discutere pubblicamente al Cairo e negli Usa con tre dei firmatari del documento: Seyyed Hossein Nasr, Ahmad Al-Tayyeb, Muzammil H. Siddiqui e ho potuto constatare che questa stima reciproca è reale. L’augurio è che questo documento sia letto e diffuso largamente nel mondo musulmano e nell’occidente”.
Si può sostenere che la lettera è la dimostrazione che Benedetto XVI ha aperto una grande partita a Ratisbona? “Sicuramente l’intervento del Papa ha suscitato una dinamica di grande interesse all’interno dell’islam. Come riconoscono gli stessi sottoscrittori, l’interconnessione tra cristiani e musulmani nel mondo contemporaneo è tale da rendere ormai improcrastinabile una presa di posizione riguardo al problema della coesistenza di fedi differenti”. Il dialogo con l’islam sembra essere fermo a un punto morto. “Il documento indica un’importante punto di partenza per un autentico dialogo. Esso domanda sempre due condizioni: l’autoesposizione e la ricerca di una vita buona. Mi sembra che i sottoscrittori della lettera vadano decisamente in questa direzione dal momento che invitano i cristiani a una sorta di ‘emulazione spirituale’, in una gara nel fare il bene ‘gareggiamo gli uni con gli altri solo in giustizia e opere buone’”.

***
I firmatari di “Una Parola comune tra noi e voi”, la lettera che 138 esponenti islamici hanno indirizzato a Benedetto XVI ad altri leader cristiani (testo integrale nel Foglio di lunedì scorso), sono rappresentanti di oltre 43 nazioni. Ci sono molti muftì, i responsabili dell’emissione di una di fatwa (Egitto, Giordania, Siria, Emirati Arabi Uniti, Oman e Istanbul), il capo del Fatwa Council dello Yemen, ministri ed ex ministri degli Affari religiosi di Algeria, Sudan, Mauritania, Giordania e Marocco, oltre al presidente dell’Università Al Azhar, il più antico centro di cultura del mondo islamico. Il segretario generale della Organizzazione della conferenza islamica, un componente del Consiglio superiore degli ulema sauditi, uno del Supremo consiglio per gli affari islamici della Nigeria, il segretario generale del Consiglio degli ulema indonesiani, esponenti governativi e universitari iraniani. Aref Ali Nayed, consigliere del Cambridge Inter-faith Programme, sostiene che i firmatari rappresentano “il 99,9 per cento dei musulmani. E sono persone che non prendono alla leggera la sottoscrizione del documento”. Si nota subito la presenza di grandi rappresentanti delle comunità sunnite e sciite, in questi anni al centro di una guerra fratricida transnazionale. Ma anche di gruppi religiosi più piccoli, come la mistica sufi, bersaglio della furia salafita e wahabita. E ancora gli ismailiti e i giafariti, entrambi deviazione dallo sciismo, fino ai ribaditi, un’antica setta islamica. L’eterogeneità dei firmatari segna un passo in avanti verso ciò che l’islam chiama “ijmaa”, il consenso, uno dei tre pilastri nella tradizione islamica insieme al Corano e alla tradizione maomettana. La convergenza per la produzione di questo storico documento è avvenuta sotto l’egida del re di Giordania e della fondazione Aal al-Bayt, in arabo “Famiglia del Profeta dell’islam”, guidata dallo zio del re, il Principe Hassan, rappresentante del migliore islam, dal punto di vista della non violenza, dell’apertura ai non musulmani e della devozione spirituale.
L’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams ha accolto molto positivamente la lettera dei 138, perché “invita al rispetto, alla pace e alla buona volontà”. Del cardinale Tauran s’è già detto. Il vocabolario della lettera, come spiega l’islamologo gesuita Samir K. Samir, è cristiano, non musulmano. La parola “prossimo” non esiste nel Corano, è tipica del Nuovo Testamento. Anche la parola “amore” è usata raramente nel Corano e non fa parte dei nomi di Dio. “La lettera dice che cristianesimo, ebraismo e islam hanno come cuore della fede l’amore di Dio e del prossimo. E’ forse la vera novità, mai detta prima nel mondo islamico”.


L'appello degli islamici ai cristiani è un bluff
di Carlo Panella

 
L’appello dei musulmani ai cristiani non può non imbarazzare chi lo riceve. Al di là delle evidenti buone intenzioni, costituisce infatti un esempio scoraggiante di falso ideologico (per non usare un termine offensivo). Innanzitutto, si apre con una inammissibile, discriminatoria esclusione degli ebrei quali destinatari dell’appello. Un vulnus clamoroso, evidente, irritante. Nella tradizione coranica –tutti lo sanno- i “popoli del libro” o “popoli della scrittura” sono tre: primi gli ebrei, poi i cristiani, infine i musulmani. E’ un unicum inscindibile nello schema coranico, come è inscindibile lo schema della Rivelazione, che considera appunto il profeta Maometto il sigillo dei profeti dell’ebraismo e del cristianesimo. Ma c’è una ragione, irriferibile, poco degna, molto opportunistica, per cui l’appello non si rivolge anche agli ebrei, come avrebbe dovuto: l’antigiudaismo che sfocia nell’antisemitismo che caratterizza tutto l’Islam contemporaneo e che è anche all’origine del rifiuto arabo-islamico di Israele (e non viceversa).
Pure, in tutto il lungo documento, molteplici sono i riferimenti e le citazioni della Bibbia, a riprova, secondo gli estensori, dell’unicità di due momenti centrali: adorazione del Dio unico e amore per il prossimo. Ma questi dotti musulmani non si appellano con parole di pace agli ebrei, non intendono rivolgere neanche la parola, oggi, agli ebrei, pretendono –e questa affermazione ha dello sbalorditivo, tanto è intrisa di egemonismo- che “il futuro del mondo dipenda dalla pace tra cristiani e musulmani”. Una pace che non spiegano da chi sia infranta, da cui escludono –nei fatti, nell’escluderli dall’appello- la pace teologica e quindi storica tra musulmani e ebrei.
Si rivolgono dunque solo ai cristiani e lo fanno, peraltro, con una manipolazione sfrontata del testo coranico
Si rimane attoniti –e anche irritati- se solo si è letto una volta sola il Corano, dalla disinvoltura con cui gli estensori estrapolano versetti, omettendo di citare i precedenti e i successivi. Un vizio questo tipico della cultura islamica contemporanea, tanto avulsa dal dibattito teologico, dall’esegesi dei testi, quanto prigioniera di un universo citazionistico sterile, per di più ampiamente manipolato, oltre i limiti del rispetto dell’intelligenza –e della cultura- dell’interlocutore (Tariq Ramadan, non è il solo maestro della dissimulazione più sfrontata).
Valga per tutti l’esempio clamoroso di manipolazione del testo operato con la citazione dei soli versetti 113, 114 e 115, della terza sura, a riprova della affermazione centrale di questo documento, riportata con rilievo da tutti i media in questi giorni: “Come musulmani noi diciamo ai Cristiani che non siamo contro di loro e che l’Islam non è contro di loro, a meno che non intraprendano la guerra contro i musulmani a causa della loro religione, li opprimano e li privino delle loro case.”
I tre versetti citati lasciano intendere effettivamente una rivelazione coranica impregnata di ecumenismo:
Non sono tutti uguali. Tra la gente della Scrittura c'è una comunità che recita i segni di Allah durante la notte e si prosterna.
Credono in Allah e nell'Ultimo Giorno, raccomandano le buone consuetudini e proibiscono ciò che è riprovevole e gareggiano in opere di bene. Questi sono i devoti.
Tutto il bene che fanno non sarà loro disconosciuto, poiché Allah riconosce perfettamente i devoti.
Ma il punto è che essi sono preceduti da tre versetti e seguiti da altri tre, in un tutto unico e inscindibile, versetti che incitano all’avvilimento della gente della Scrittura “grazie a una corda d’Allah o a una corda d’uomo”, a prescindere assolutamente dal fatto che cristiani ed ebrei portino o meno guerra ai musulmani.
Versetti chiarissimi:
Voi siete la migliore comunità che sia stata suscitata tra gli uomini, raccomandate le buone consuetudini e proibite ciò che è riprovevole e credete in Allah. Se la gente della Scrittura credesse, sarebbe meglio per loro; ce n'è qualcuno che è credente, ma la maggior parte di loro sono empi.
Non potranno arrecarvi male, se non debolmente; e se vi combatteranno, volteranno ben presto le spalle e non saranno soccorsi.
Saranno avviliti ovunque si trovino, grazie ad una corda di Allah o ad una corda d'uomini . Hanno meritato la collera di Allah, ed eccoli colpiti dalla povertà, per aver smentito i segni di Allah, per aver ucciso ingiustamente i Profeti, per aver disobbedito e trasgredito. (sura, III, 110-112)
E quelli che sono miscredenti, i loro beni e i loro figli non li metteranno affatto al riparo da Allah: sono i compagni del Fuoco e vi rimarranno in perpetuo.
E ciò che spendono in questa vita sarà come un vento glaciale che impazza sul campo di quelli che sono stati ingiusti con loro stessi e lo devasta. Non è Allah ad essere ingiusto con loro, ma sono essi ad esserlo con loro stessi.
O voi che credete, non sceglietevi confidenti al di fuori dei vostri, farebbero di tutto per farvi perdere. Desidererebbero la vostra rovina; l'odio esce dalle loro bocche, ma quel che i loro petti celano è ancora peggio. Ecco che vi manifestiamo i segni, se potete comprenderli.(sura III, 116-118).
Il significato profondamente settario del messaggio non è equivocabile –se non manipolando le citazioni- tanto che viene compendiato magistralmente da Maometto, nel versetto 29 della nona sura:
Combattete coloro che non credono in Allah e nell'Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati.
Questo versetto –sempre opportunamente obliato in decenni di dialogo interreligioso- è storicamente fondamentale, come sa chiunque abbia un minimo di conoscenza dell’Islam. E’ infatti alla base del jihad (il “piccolo jihad,” naturalmente), della guerra santa che storicamente i musulmani hanno sempre condotto, assieme al profeta e poi per secoli dopo la sua morte, contro gli e i cristiani. E’ poi stata la base concettuale su cui il secondo califfo Oman, ha definito la condizione dei dhimmi, degli ebrei e dei cristiani nella società musulmana, appunto, in cui l’elemento portante non è solo o tanto la jiza “il tributo”, che poi verrà abolito nel XIX° secolo, ma quel termine “soggiogati” (“umiliati” in altre traduzioni), che esprime lo stato di inferiorità morale e civile che l’Islam ha storicamente riservato ai cristiani.
Si potrebbe continuare a lungo nel rilevare le intollerabili omissioni che gli estensori dell’appello hanno operato nel loro testo, ma ci limitiamo a segnalarne alcune, di chiarissima lettura, nel riquadro a fianco:
Quello che più è importante è l’ipocrisia di fondo di questo tipo di operazioni, che si ripetono da un quarantennio ormai, da quando il Concilio Vaticano II° ha aperto le porte al dialogo con le altre fedi.
La manipolazione è semplice, quanto evidente: si sottolineano i punti teologici di unitarietà, la comune ascendenza abramitica (inesistente, perché il Corano nega espressamente, che egli fosse “né ebreo, né cristiano”), per non affrontare, per non mettere in discussione i dogmi islamici –indiscussi- che rendono impossibile nei fatti il dialogo perché nelle società musulmane buona parte degli stessi firmatari conculca la libertà religiosa delle altre fedi .
Come è possibile scrivere un appello del genere senza minimamente prendere posizione sulla libertà di pensiero e di religione nell’Islam, oggi?
Come è possibile che questo appello sia firmato da teologi di università saudite che impediscono con la violenza non solo di fondare chiese, ma che addirittura incarcerano i cristiani che esercitano la loro fede nel regno, o da ayatollah iraniani che non si sono mai espressi contro la persecuzione sanguinaria a cui sono sottoposti i Bahi nel loro paese?
Come è possibile fare finta di non sapere che tutti i versetti non citati e qui ricordati –e molti altri e molti hadith, e parte della Sira, la storia sacra- motivano oggi nel mondo musulmano una politica violentemente anticristiana? Una politica anticristiana (non parliamo di quella antiebraica) che non è solo quella violenta e sanguinaria dei terroristi, ma che è quella di tutte le autorità religiose, tutte, dell’Islam (anche di molti firmatari), che pretendono la punizione come reato della conversione del musulmano al cristianesimo o ad altra fede?
Come è possibile che un documento come questo non prenda atto delle ribadite fatwas –anche recentissime- di tutti i più eminenti ulema dell’autorevolissima (e “moderata”) università coranica di al Azhar che decretano che il musulmano che “dia pubblico scandalo” della sua conversione al cristianesimo, deve essere condannato a morte dalla giustizia secolare?
E infine, sul piano teologico, come è possibile che gli estensori giochino con le parole e fingano che vi sia condivisione cristiana della definizione islamica di Dio “che non ha associati”? Al di là della complessa definizione della Trinità, che può non essere contraria a questa definizione, tutti sanno che il culto dei Santi e della stessa Maria, nel cristianesimo vìola appieno appunto questa rigida disposizione islamica. Nel cristianesimo Dio, Allah, ha appunto degli “associati”, degni di devozione e di culto e questo definisce appunto il shirk, il più grave e intollerabile peccato per l’Islam. Proprio questa “associazione” è stata la base della ripulsa del cristianesimo come idolatra da parte di Ibn Taymmya, ed è la ragione della virulenza anticristiana di cui è intriso il wahabismo-salafismo non solo di al Qaida, ma anche dell’intollerante regno saudita.
Infine, ma non per ultimo: se gli estensori di questo appello hanno estrapolato solo le citazioni ecumeniche del Corano e hanno volutamente tralasciato quelle palesemente e incontestabilmente settarie, perché ritengono queste inefficaci, avrebbero –e lo sanno benissimo- una strada e una strada sola da percorrere dentro il mondo musulmano. E ovviamente non è quella percorsa in questo documento in cui fanno finta che quelle affermazioni settarie e incitanti alla guerra santa non siano contenute nel Corano. Se sono convinti della profonda essenza ecumenica, su un piede di piena e totale parità con le altre fedi, del Corano, devono dichiarare che i versetti settari sono abrogati e quelli ecumenici (verso cristiani e ebrei, e sottolineiamo:ebrei) sono abroganti. E’ questa una prassi comune e più che millenaria di esegesi del testo coranico a fronte di tante sue evidenti contraddizioni. E’ grazie ad essa che vengono, ad esempio, considerati abrogati nel loro senso letterale, tutti i tanti versetti che legittimano e addirittura disciplinano la schiavitù.
Considerare abroganti i versetti citati in questo documento, però, è impegno serie, grave, che deve essere preso a testa alta.
E’ questa la strada che intendono percorrere?
Non ve ne è la minima traccia.
Questo fece invece uno straordinario teologo musulmano, che rispose con entusiasmo al dialogo interreligioso proposto dal Concilio Vaticano II°, e che propose di esaltare il messaggio islamico delle sure “meccane”, le prime, quelle impregnate con evidenza –e con eccellente forza poetica, che colpisce e coinvolge anche il non musulmano- dalla Rivelazione. Di conseguenza, le sure medinensi (quasi tutte quelle settarie da noi qui citate sono medinensi), così evidentemente influenzate dall’esperienza storica e politica del Profeta, così ispirate dalle logiche della guerra e della spada, così umane (incluso lo sgozzamento dei 650 ebrei Banu Quraizah, inclusa la punizione degli ebrei trasformati in “porci e scimmie” da Allah), dovevano essere considerate per quel che erano –testimonianza storica- e non veicolo di Rivelazione.
Uno schema teologico eccellente, l’unico che apre ad una possibilità di dialogo interreligioso e che permette all’Islam di percorrere quella strada dell’interpretazione e dell’esegesi che ha permesso all’ebraismo di superare le dure e oggi intollerabili prescrizioni del Levitico. Un veicolo di effettiva pacificazione tra le fedi, tanto che quel teologo nel 1983 si è levato con veemenza contro la decisione del governo sudanese di imporre il rispetto della sharia anche ai cristiani ed animisti del sud del paese, con conseguente loro ribellione e guerra civile con 500.000 vittime.
Quel teologo, Muhammed Taha, che molti considerano un vero e proprio Martin Lutero dell’Islam contemporaneo, è stato impiccato a Khartum il 19 gennaio del 1985, quale apostata.
Sarebbe interessante sottoporre ai firmatari di quest’appello il quesito sulla correttezza o meno di quella condanna a morte.





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17 ottobre 2007

CONVERSAZIONI IN CHAT DI UN POMERIGGIO DI MEZZO AUTUNNO, QUASI SERA

Enrico: «Neri meno intelligenti

dei bianchi»

 

Incredibile affermazione

di James Watson, scopritore

della struttura del Dna

 

jack silver: lo affogheranno nel razzismo

jack silver: se diceva il contrario, capace che vinceva il nobel l'anno prossimo

Enrico: è un nobel questo

Enrico: glielo hanno già dato

Enrico: LOL

jack silver: non per la pace

Enrico: medicina

jack silver: eh

jack silver: interessante affermazione cmq

jack silver: chissà come è motivata

Enrico: http://www.corriere.it/cronache/07_ottobre_17/watson_intelligenza_africani.shtml

Enrico: Nel 1997 affermò che una donna avrebbe dovuto avere il diritto di abortire se dalle analisi fosse emersa l’omosessualità del suo bambino.

Enrico: non so se ti sta simpatico

Enrico: d'altra parte mi pare, a prescindere, una affermazione del tutto idiota

Enrico: niente

Enrico: è evidentemente un pazzo

jack silver: non lo conoscevo neanche, prima di oggi

jack silver: per l'affermazione del 1997 proporrei l'impalamento

Enrico: questo avrebbe fatto la felicità di quell'altro paranoico della genetica

Enrico: hitler

jack silver: pure l'ultima uscita non mi pare sostenibile

Enrico: sì appunto

jack silver: che le capacità intellettive e razionali di ognuno differiscano non c'è alcun dubbio

jack silver: ma non credo che c'entri la genetica

jack silver: insomma, metti un bianco un nero un giallo un arabo e quant'altro nelle stesse condizioni e nello stesso ambiente per l'apprendimento, e non credo che il migliore lo sarà a causa dei suoi geni

Enrico: non saprei proprio

Enrico: mi pare possibile che una razza possa essere + "intelligente" di un'altra

Enrico: non so se dipende dai geni

jack silver: in ogni caso è quantomeno indimostrabile

jack silver: ma secondo me il gap è culturale

Enrico: cioè se è dimostrabile che una razza è + intelligente, presumo i geni possano essere il motivo principale

Enrico: dici?

Enrico: non sarebbe difficile da dimostrare

Enrico: basterebbe far crescere delle persone di razza diversa in contesti socio culturali diversi

Enrico: ormai questa cosa esiste già

jack silver: scusa, i contesti dovrebbero essere uguali

Enrico: sì

Enrico: neri trapiantati in paesi occidentali e viceversa, asiatici in Europa e in America e così via

jack silver: eh, ma quelli tendono a ghettizzarsi, non condividono lo stesso ambiente e le stesse possibilità

Enrico: sì sì è vero

Enrico: in generale è vero

Enrico: ma volendo i casi di studio li trovi

jack silver: sì, ma dovresti prendere 5-6 esponenti di razze diverse alla nascita, e farli crescere insieme, in un ambiente scevro da ogni presenza delle varie castrazioni culturali, e mantenere condizioni uguali mentre crescono

jack silver: e poi ripetere l'esperimento ancora ed ancora

jack silver: ma quando dico che mi pare indimostrabile, intendo il fatto di accertare scientificamente che la cosa dipenda da quel determinato gene

Enrico: sì sono assolutamente d'accordo

jack silver: in via teorica cmq si potrebbe pure sostenere che il gap culturale sia dovuto proprio a quella superiorità genetica

jack silver: insomma, il fatto che i bianchi abbiano imposto il loro modello come migliore un motivo deve averlo

jack silver: ma non è proprio rigorosa come teoria

Enrico: poi anche "intelligenza" è difficilmente definibile quando vai a parlare di geni

Enrico: geni è una cosa scientificamente definita

Enrico: intelligenza un po’ meno

jack silver: assolutamente

jack silver: io sono convinto che i geni ci entrino davvero poco

jack silver: voglio dire, i miei sono quasi perfettamente uguali a quelli dei miei fratelli

jack silver: LOL

Enrico: hehehehe

Enrico: e guarda che lo scimpanzé è il tuo vicino di casa

jack silver: ma ti dico di più

jack silver: sono assolutamente uguali ai miei di 20 anni fa

Enrico: questo però non dirlo a tua moglie

Enrico: LOL

jack silver: non ho alcuna difficoltà ad ammetterlo

jack silver: prenderei a calci quel tizio di vent'anni fa per giornate intere

Enrico: e glielo hanno dato nel ‘50 il nobel

Enrico: quando forse voleva dire qualcosa

jack silver: questa è un'altra cosa ancora da tenere in considerazione

jack silver: uno può essere un genio in un campo, ed un idiota completo nel resto

Enrico: sarebbe anche il suo campo, d'altra parte

Enrico: o forse lui pensa che lo sia

jack silver: mah, suo campo

jack silver: questo ha fatto supposizioni sull'intelligenza

jack silver: è cosa diversa dal decifrare la struttura del DNA, s’è avventurato nelle spaventose lande filosofiche

Enrico: sì anche la storia sull'omosessualità del feto... fa supporre che si senta autorizzato a parlare un po’ di tutte le cagate possibili purché a suo avviso abbiano a che fare con l'uomo

Enrico: e i geni

jack silver: toglierei l'uomo

jack silver: questo non lo considera proprio, assomiglia a quelli che…..l’uomo è una reazione chimico-fisica

Enrico: occhio al crude

jack silver: parte?

Enrico: mi sa che si sta esaurendo

jack silver: ah, ritorna dunque

Enrico: ha fatto un nuovo massimo ma fatica a proseguire

jack silver: stagionalmente ci saremmo

jack silver: il petrolio dovrebbe prenderle da qui a dicembre

jack silver: lo ha fatto in 5 degli ultimi 6 anni

Enrico: ah non sapevo ‘sta cosa della stagionalità

Enrico: è vero

Enrico: proprio da qui circa


UPDATE - "Sono mortificato per quello che e' successo" ha fatto sapere Watson in una nota, "ma soprattutto non posso comprendere come io possa aver detto quello che mi e' stato attribuito.

".....come io possa aver detto quello che mi è stato attribuito."
In quanto a paraculaggine, i geni di Watson sono indubbiamente superiori.




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15 ottobre 2007

PROCURA AD SUPERCAZZOLAM

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha nuovamente espresso la propria preoccupazione riguardo al fenomeno delle morti sul lavoro, con particolare riferimento alla senatrice Rita Levi Montalcini. (copyright=> Antonio Gurrado)

Ha condito l'esternazione con un "indegno" all'indirizzo delle gesta di Francesco Storace.
Quest'ultimo ha rimandato "l'indegno" al mittente.

La Procura di Roma indaga Storace per offese all'onore ed al prestigio del Presidente della Repubblica, che invece se la sfanga essendo notoriamente un irresponsabile.

Questo perchè certa gente gode di onore e prestigio a prescindere, come direbbe il Principe.
Non importa quello che in passato ha detto (che gli insorti di Budapest del 1956 erano dei teppisti che attentavano alla pace ed alla stabilità del mondo, per esempio), o ha fatto (commemorare quelli massacrati nelle foibe senza che gli uscisse neanche di straforo dalla bocca che i massacratori erano dei bastardi comunisti, per esempio).

Questo perché ai padroni del vapore le fascistissime (o comunistissime, che è la stessa cosa in sostanza) disposizioni che sanzionano penalmente i reati d'opinione fanno pazzescamente comodo.
E non si tratta solo di quelli che vanno ad occupare cariche istituzionali. No, a quasi tutti i tromboni viene garantita questa speciale immunità.
Qualcuno si comporta da stronzo? E mica puoi dirgli che è uno stronzo!
Un altro dice stupidaggini una in fila all'altra? E mica puoi dargli del cretino!
Quell'altro ancora viene condannato per gigantesche corruzioni giudiziarie? E mica puoi dirgli che è un delinquente!
(un giornale che lo fece è stato condannato a risarcirlo, per averlo diffamato)

Il caso dei parlamentari poi è da ulcera gastrica.
Loro possono dire e dirti quello che vogliono, ma se tu, vedendo magari la loro firma sotto un appello a favore dei peggiori terroristi palestinesi, concludi che sostengono il terrorismo, ti ritrovi sotto inchiesta per diffamazione.

E nessuno di quelli che si sono avvicendati nei democraticissimi governi della Repubblica negli ultimi sei decenni, compresi i libberali de' noartri, si è mai sognato di abolire i reati di opinione, dando così realmente libertà di parola ai cittadini.
Parole tante, fatti neanche a piangere in sanscrito!

Loro sono onorevoli a prescindere!

P.S. - Prego cortesemente astenersi dal farmi notare l'altra supercazzola de "l'atto dovuto".
Non s'è mai visto un atto dovuto emettersi motu proprio!







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14 ottobre 2007

VOGLIA DI VERITA'

Convegno di Padova sulla Libertà di scelta terapeutica del 7 ottobre 2007

Firma la petizione!


Foto del pubblico



Foto del pubblico



I relatori, da sinistra: dottor Giuseppe Di Bella, Giovanni Peccarisio, dottor Roberto Gava (con il microfono), dottor Paolo Girotto e il dottor Paolo Rossaro



Il dottor Giuseppe Di Bella

Chi vuole, può ascoltare la relazione del Dottor Giuseppe Di Bella.
E' divisa in due parti, e ci vuole un po' di pazienza, ma ne vale la pena.

Ovviamente il post è sentitamente dedicato a quella str...ana donna, mai stata madre mai stata moglie, che ancora pochi giorni fa è stata capace di affermare in televisione che il Professor Di Bella "non voleva fornire le formule della sua terapia".
Ed anche a quella pittoresca umanità in svendita per la quale "farmaci di provata efficacia" sono quelli che garantiscono una sopravvivenza a 5 anni del 2,5% dei malati, e ne ammazzano 11 su cento di loro pugno.


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12 ottobre 2007

IL RISCALDAMENTO GLOBALE ANTROPOGENICO E' UFFICIALMENTE UNA STRONZATA

La sanzione ufficiale è venuta oggi da Oslo, con il Nobel della Pace comminato alle Convenienti Bugie propalate da Al Gore e da quegli allucinati mentali del Climate Change Panel dell'ONU.

Un po' di buon senso sul tema......

e la versione di Andrea

L’Alta corte di Londra ha dunque stabilito che “Un inconvenient truth”, il famoso film di Al Gore, non deve essere proiettato nelle scuole britanniche perché è pieno di balle, perché la sua visione è apocalittica, politica, non è scientifica e invece assai faziosa.

Non è vero che i mari si alzeranno prossimamente di sette metri per via dei ghiacci artici che si sciolgono, non è vero che gli orsi bianchi stanno affogando per il riscaldamento, non è vero che i gas nocivi stanno causando l’esaurimento della corrente del Golfo, non è vero che stanno producendo lo scioglimento delle nevi del Kilimangiaro, non è vero che stanno provocando il prosciugamento del lago Ciad.

E’ un cumulo di balle, ha sentenziato l’Alta corte inglese, che non permetteremo di rifilare ai nostri figlioli.

Logica vorrebbe che Al Gore venisse preso a questo punto a calci in culo. Invece gli daranno il Nobel.

Sarà mica sardo?




permalink | inviato da houseofMaedhros il 12/10/2007 alle 14:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


10 ottobre 2007

IO STO CON ABELE

Il fiore all'occhiello della politica estera italiana da quando se n'è impadronita il cocktail di cattolici adulti e zombies comunisti, shakerato con costosa "ammuina" verde e bambaccioni over 70,  attualmente al governo, è rappresentato dalla richiesta di moratoria universale della pena di morte che stucchevolmente tentano di far approvare da quell'Ente sostanzialmente inutile chiamato ONU.

E con questo avrei già detto tutto, se intendessi parlare della politica estera degli smandrappati che ci ritroviamo alla guida del Paese.
Ma non è così.

Io voglio piuttosto parlare della nausea che mi suscita l'ipocrisia e la pelosa umanità insita in questa "battaglia".

In primo luogo, è ridicolo il consesso che le dovrebbe dare autorevolezza: l'ONU!
Magari dopo averla approvata, istituiscono una Commissione per implementarla, e ne affidano le gesta ai rappresentanti di Cuba, Iran, Venezuela e Corea del Nord, con l'Arabia Saudita delegata speciale per la parte concernente le donne.

Ma soprattutto, io sono tra quelli che a Caino vorrebbe fargli un mazzo così!
Non che sia necessariamente favorevole alla pena di morte; in presenza di un sistema di pene effettivo, e cioè che retribuisca pesantemente i delitti efferati liberando la società dalla presenza di chi li commette, condizionando la loro riabilitazione ad un effettivo pentimento ed al risarcimento completo per quanto fatto, la pena capitale sarebbe inutile. Senza contare che per certa gente sarebbe una pena troppo lieve, essere ammazzati con i guanti.

Ma questo sistema di pene è assolutamente inesistente, soprattutto dove il Credo della Chiesa Atea e Progressista s'è maggiormente impadronito del sistema di indottrinamento popolare, portando avanti un processo di deresponsabilizzazione che ha destabilizzato l'individuo e l'ha scaraventato in un universo privo di qualsiasi valore di riferimento, duttile argilla da immolare alla presunzione utopica e salvifica di turno.
Nell'intera Europa in pratica, con punte di infame integralismo in Italia. Dove terroristi assassini, dopo qualche anno di villeggiatura, con ogni comfort, sono poi stati cooptati in Parlamento, danno lezioni, rilasciano interviste, dispensano collaborazioni. Dove un uxoricida può aspirare ad appena 5 anni di riposo forzato, tutto spesato ed amorevolmente accudito, per poi magari essere arruolato per l'isola dei famosi.

Dove insomma Caino fonda e guida il movimento "Nessuno tocchi Caino"!
E si ritrova un codazzo radicaleggiante e progressista che gli tiene bottone e gli fa quadrato intorno, incuranti delle innumerevoli contraddizioni che li sfigurano, proponendomi anzi di aderirvi.

Se permettete, signori miei: 'STI CAZZI !!!
Io sogno per voi sofferenze spaventose, col Dies Irae di Mozart a fare da colonna sonora!

Io sto con Abele! Soprattutto quando oltre ad essere innocente è anche assolutamente impotente.
E per lui lotto, ed invito a lottare.

Chi non firma ce l'ha piccolo!



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8 ottobre 2007

LE TASSE SONO BELLISSIME

E' per questo che tutti provano a fotterle!




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6 ottobre 2007

SPLENDIDO QUARANTENNE, BUONA SALUTE E CULTURA, OFFRESI PER ABUSI

Una signorina del Kentucky fu costretta a spogliarsi dal compagno dell'assistente del direttore (l'equivalente del cugino della zia di mio nipote acquisito) nel retro di un McDonald's.

Un giudice (diciamo così) ha condannato la McDonald's a risarcirla con 6,1 milioni di dollari.

Voi vi chiederete: e che cazzo c'entra la McDonald's?
Ma voi vi fate troppe domande!

Se qualcuno volesse abusare in tal modo di me, magari in qualche sgabuzzino della Standa, prenda contatto.
Ottime possibilità transattive, e modico risarcimento.




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5 ottobre 2007

E' NECESSARIO CHE IL MONDO LO SAPPIA

Roberto da Rifredi, chiunque egli sia, è un gigantesco cretino!

Con un'aggravante: non è neppure saudita!




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5 ottobre 2007

LATEST STATEMENT FROM MR. KING, BANK OF ENGLAND GOVERNOR

Gordon you gotta let me know
Should I stay or should I go?
If you say the job is mine
I'll be here 'til the end of time
So you gotta let me know
Should I stay or should I go?

It's always please please please
When Northern Rock is on its knees
One day it's fine, and then it's black
Then Mr. Darling's on my back
Well come on and let me know
Should I stay or should I go?

Should I stay or should I go now?
Should I stay or should I go now?
If I cut there will be trouble
And if I don't it will be double
So come on and let me know
Should I stay or should I go?

This indecision's bugging me
We tried to charge a penalty
But no one borrowed cash from me
They borrowed from the ECB
Come on and let me know
Is the Rock safe or will it blow

Should I stay or should I go now?
If I cut there will be trouble
And if I don't it will be double
So you gotta let me know
Should I stay or should I go?




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5 ottobre 2007

COLORO CHE DECISERO (DI PORTARE IL CERVELLO ALL'AMMASSO)

Con le liste bloccate?

Questi sono coglioni sul serio!




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4 ottobre 2007

MISSIONE COMPIUTA

Nuovo grande successo dell'ONU: è tornata la pace in Birmania!
Quella che preferiscono, quella dei cimiteri!




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3 ottobre 2007

DEMOCRAZIA EREDITARIA

Ed idiozia selvaggia!

Se ne valesse la pena, spiegherei al simpatico ometto quali siano i requisiti necessari per definire democratico un Paese. E le elezioni sono solo uno di quei requisiti, e neppure il più importante.

Se ne valesse la pena!

Ma uno che mette il logo "free Burma" appena sotto un post di incensamento del capo assoluto di un Paese che ha appena escluso qualsiasi possibilità di sanzionare la sanguinaria giunta (comunista, of course) birmana, in quanto la schiavitù cui sottopone il suo popolo sarebbe affare interno birmano, si confuta da solo.

P.S. - A proposito di Birmania, qui ci sono le ultime. E c'è poco da stare allegri!


2 ottobre 2007

SPIFFERI NEL CERVELLO

Non lo ritenevo possibile, ma ho trovato qualcuno più scemo del saudita di stamattina.

Permettetemi di presentarvi il Decreto Bianchi.

Particolarmente degna di nota, tra le numerose misure di aumento della pressione fiscale sul suddito italiano, è la disposizione sul divieto di "tenere il motore acceso in sosta solo per usufruire dell'aria condizionata".

In pratica, le scoregge ambiental-castriste sono riuscite a partorire l'impossibile: la contravvenzione incontestabile!




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