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schizzi e scazzi di finanza e dintorni


Diario


30 gennaio 2007

Comunicazione di servizio

Il 10% su Sunoco si può tranquillamente portare a casa.




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27 gennaio 2007

LA CASA RICORDA

In silenzio, per una settimana.

A coloro che negano, come questo pezzo di merda, due inviti:
1) dare uno sguardo;
2) andare poscia ad affogarsi in una latrina!




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27 gennaio 2007

RAZZISMO SINISTRO

Se a te dà fastidio che nel tuo vicinato si installi gente che agisce in questo modo, sei uno sporco razzista.

Se invece ti comporti come questi neri, "dal punto di vista politico fai la cosa giusta".

Discriminare qualcuno in base a quello che uno fa, e talvolta dice, non è razzismo: è puro e doveroso buon senso!
Discriminare qualcuno in base a quello che è, non è acume politico: è puro razzismo!

Naturalmente non pretendo che lo capiscano, soprattutto perché non è questione di potere, ma di volere (nessuno può essere tanto stupido!).
Ma se almeno la smettessero di rompere i coglioni!


MASTELLIK

Non fai in tempo a chiedere l'abolizione dei reati di opinione, che questi sbarellati te ne consegnano un'altra mezza dozzina nuovi di zecca.


GIACINTOOOOOO


Esecuzione di due omosessuali iraniani






Giovane attore iraniano, di una bellezza incredibile, impiccato con l'accusa di aver violentato e poi ucciso due vecchie.
Regnava il moderato Khatami!


Grazie a Kritikon per le foto.




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26 gennaio 2007

NON C'E' PIU' IL RISCALDAMENTO GLOBALE DI UNA VOLTA

Come per esempio quello della settimana scorsa.
Me ne stavo beato a crogiolarmi con temperature che di giorno raggiungevano financo i 10 gradi Celsius, la qual cosa a gennaio nel posto in cui mi trovo era come un inaspettato dono divino.

Adesso invece mi becco già da qualche giorno dei -15/-20° in pieno muso ogni santissima mattina, quando esco alle 7 per accompagnare il pargolo a scuola.

Sapete cosa vuol dire questo, vero?
Che qualche Verde ha smesso di scoreggiare!




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26 gennaio 2007

UNA STRATEGIA SERIA, PRECISA, TRASPARENTE E PULITA

Romano Prodi non ha nulla da dire al riguardo.
Neanche a piangere in cinese!




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25 gennaio 2007

GIUSTIZIEVOLISSIMEVOLMENTE

Fin dalla sua promulgazione, ho sostenuto l'incostituzionalità della legge Pecorella, quella che impediva ad una sola delle parti processuali di appellare un verdetto di primo grado. Ricordo strali numerosi ricevuti ciò sostenendo.
Quindi la pronuncia di ieri della Consulta me l'aspettavo.

Sia ben chiaro, ero perfettamente conscio dei buoni propositi che sottostavano a quel tentativo, che non venivano scalfiti granché anche nel caso il pensiero andasse a finire sul proponente, il suo mestiere, ed i suoi assistiti.
Ma non ritenevo che fosse quella la strada percorribile, e consideravo aberrante l'ampliamento delle funzioni di Cassazione fino a penetrare il merito del giudicato.

Adesso però i motivi urgenti che spinsero a tentare una perequazione delle parti processuali tramite una sperequazione si ripropongono in tutta la loro enormità.
Tanto per cominciare, sto morendo dalla voglia di sapere dalla Consulta qual'è l'arcano posto a fondamento del fatto che solo i Pubblici Ministeri possano appellarsi contro una sentenza a loro contraria, e non le Parti Civili.
E' invero curioso, ne converrete.

Il peso specifico abnorme dell'Accusa Pubblica nel processo penale potrebbe essere risolto abbastanza semplicemente in realtà.
Basterebbero poche norme, dispiegate su 3 direttrici costituzionali:
1) separazione ab origine, e totale, delle funzioni inquirenti da quelle giudicanti, tenendo comunque il pubblico accusatore in una struttura indipendente dal potere esecutivo per tutti gli aspetti che non siano meramente organizzativi;
2) responsabilità civile feroce, che arrivi fino alla destituzione, nei casi di abuso e colpa nell'espletamento di un potere che è enorme;
3) abolizione dell'obbligatorietà dell'azione penale per tutti i reati che non siano di sangue, violenza, o contro la fede pubblica.

Le cose migliorerebbero subito!

Nel caso si volesse poi, trovandosi già all'opera, risolvere anche problemi ulteriori della giurisdizione italiana, si potrebbe senz'altro procedere alla depenalizzazione di una buona metà delle fattispecie considerate attualmente reato (A COMINCIARE DAI  REATI DI OPINIONE, VI VENISSE UN COLPO A TUTTI I MILLE), abrogare la carcerazione preventiva (con le eccezioni dei reati di mafia e di terrorismo) stabilendo al contempo che chiunque si sottragga al processo si becca 3 anni per ciò solo e senza benefici, ripensare totalmente tutto il complesso premiale, e stabilire un termine entro il quale una pronuncia giudiziaria civile deve intervenire (decorso il quale scatti una mora pecuniaria per chi la dovrebbe pronunciare).

Resterebbe ancora un po' da fare, ma più che altro si tratterebbe di lavori di cesello.

Naturalmente non accadrà nulla di tutto questo; sarebbe più facile vedere Bertinotti in catena di montaggio.
E quindi resteremo sconsolatamente ad aspettare che la Procura di Bologna muova finalmente il culo, e vada ad interrogare Kram in Germania.

Ma la fatica di Sisifo non è esercizio inutile per noi mortali.
Interromperla significherebbe peccare contro la speranza.
E quello è il peccato peggiore, come avverte Zamax: quello che non sarà perdonato!




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24 gennaio 2007

STATI AVANZATI DI DEPRAVAZIONE - 2

Quella masnada di virus recidivi che vorrebbero rifondare il comunismo (i morti fatti finora sono evidentemente considerati troppo pochi) ha presentato un disegno di legge (probabilmente nell'ambito del secondo round delle "liberalizzazioni" di questo governo): ogni tre film proiettati, solo uno potrà essere extracomunitario, ed almeno uno dovrà essere italiano, magari finanziato da Pantalone, ehm, volevo dire dallo Stato.

Come, come? Non vi piacciono i film italiani, soprattutto quelli opera della "meglio gioventù", che vi fanno letteralmente cagare?
E cosa cazzo volete che gliene freghi ai compagni?

Zitti, ed in riga, altrimenti scatta la rieducazione: proiezione domenicale multipla de "la corazzata Pote'mkin"!
Così si mettono a posto pure con la santificazione della Festa!

Richiesta di carcerazione preventiva (alla notizia di reato)

Su Repubblica D'Avanzo in pratica ha minacciato lo sciopero della fame se a Milano non si sbrigano a sbattere dentro Tronchetti Provera.
Speriamo che non abbia il fisico di Pannella!

Tolto il sudario che occultava la madre di tutti i sepolcri imbiancati

Da un impudente Zamax.

 




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23 gennaio 2007

OPEN (ECONOMIC) IDIOCY

Questo sito, che mi pare piuttosto Puro, quantomeno Disinteressato, ha stilato la lista delle 12 peggiori idee per il 2007 secondo loro.
Per ognuna danno una motivazione, qualche volta stupida, il più delle volte Disinteressata (ergo, atta a portare acqua al loro mulino).
Ma alla numero 8 raggiungono vertici insuperati di supponente arroganza idiota.
A tutti coloro che fossero caduti prede delle loro suadenti ragnatele poste nella motivazione, suggerisco una ricetta portentosa.

Ripetere ogni mattina, appena svegliati ma dopo essersi lavati la faccia:
1) il mercato è un prodotto naturale, è il prodotto naturale per eccellenza, l'esigenza più pressante, la necessità maggiore per qualsiasi aggregazione di individui;
2) il mercato non è caratterizzato da alcun "valore monetario", essendo la moneta semplicemente un mezzo di scambio universalmente accettato ed omogeneo che impedisce il dover paragonare ogni volta ogni singolo bene ad ogni altro;
3) le distorsioni del mercato sono dovute immancabilmente (quando protratte nel tempo) alla pretesa fatale della politica di influenzarlo, comprimerlo, dirigerlo, ricavarne vantaggio, et cetera (aggiungere a piacere una decina di altre cose);
4) caratteristica di ogni buon socialista è, è sempre stata, e sempre sarà, il non capire un cazzo di economia, ma pretendere comunque di parlarne.




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23 gennaio 2007

STATI AVANZATI DI DEPRAVAZIONE

In America c'è chi vorrebbe darsi ragione per decreto

Negli States c'è una TV tutta dedicata al tempo: Weather Channel.
Chi la porta avanti ha proposto la radiazione dall'albo AMS (dev'essere quello che raggruppa i mejo fighi der bigoncio in campo meteorologico) di tutti coloro che ardiscano avanzare dubbi sul fatto che è l'uomo il fattore principale, e magari unico, che sta dietro ai cambiamenti climatici.

Ovviamente la cosa ha scatenato una serie di reazioni ferocissime (mica siamo in Europa), con il Senato (dove evidentemente giace la proposta in tal senso) letteralmente intasato di messaggi di protesta.
Tra i quali questo di James Spann, l'esperto dell'ABC:
"Faccio questo lavoro dal 1978 e conosco decine e decine di meteorologi in tutto il Paese. Il nostro lavoro è studiare un grande volume di dati grezzi e cavarne una previsione per i seguenti sette giorni. Non conosco un solo meteorologo tv che si beva la storiella del riscaldamento causato dall'uomo. Illustro perciò i dati elementari che bisogna sapere. Miliardi di dollari di finanziamenti finiscono nelle tasche della banda di quelli che "è colpa dell'uomo".

Niente di male, ma a quelli di Weather Channel vorrei dire che i soldi vanno guadagnati con conclusioni scientifiche, non balle. Il clima del pianeta va cambiando da quando Dio lo ha creato, continuerà a cambiare, e il riscaldamento degli ultimi dieci anni non è diverso da quello degli anni '30 e di altri decenni passati. Infine, non ci scordiamo che siamo alla fine dell'era glaciale nella quale il ghiaccio copriva la maggior parte del Nord America e del Nord Europa. Se non volete credere a me, cercate tutti quei metereologi senza legami con finanziamenti per ricerche sull'argomento. Quanto a me, non starò a sentire politici o giornalisti o sedicenti scienziati che si stanno arricchendo con la storia dell'uomo distruttore dell'ambiente".

Letta la sfanculata di James (for president), Al Gore ha cominciato a sudare.
Un giorno si dovrà pur fare uno studio serio sugli effetti del copioso sudore di Gore sull'inquinamento dell'aria del pianeta.

Da parte sua, invece, il nostro ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare (e della cura dello spazio interstellare e della pulizia dei buchi neri) ha dichiarato la lesa maestà!
E per ribadire chi comanda, s'è fiondato alla presentazione del Terzo Rapporto dell'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente (mica capperi), che si teneva al Tempio di Adriano in Piazza di Pietra, in auto blu ipercilindrata e superinquinante (addirittura più del SUV di Paolo Cento).

E l'ha lasciata parcheggiata lì, al centro della piazza, che è una delle isole pedonali più ferocemente sorvegliate dai pizzardoni di Ualter il Buono.
Sua Bontà era lì anche lui, ed i maligni insinuano che sia stata quella la ragione per cui i vigili urbani non hanno somministrato ai Puri lo stesso trattamento che riservano ai poveri romani che capitano tra le loro grinfie.

Il Rapporto era intitolato "Qualità dell'ambiente urbano", ed il suo contenuto era tutto un susseguirsi di anatemi contro i mezzi privati, l'inquinamento delle automobili, lo scandalo dei parcheggi in zone vietate o in doppia e tripla fila.

L'Ufficio Stampa del ministero dell'ambiente e della et cetera et cetera ha smentito categoricamente la notizia.
La Casa non ancora!




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22 gennaio 2007


Fondamenti della vitaminologia

La materia che compone l'universo muta in base all'entità, concentrazione e natura dell'energia che la anima, di cui non conosciamo razionalmente origine ed essenza, ma conosciamo le modalità e le velocità di reazioni con cui agisce. Queste reazioni possono essere convenzionalmente positive o negative, e dall'entità nel tempo di queste reazioni si ha l'equilibrio organico, che oscilla entro margini ristretti.
Esso è rivolto a mantenere costante il rapporto tra composizione materiale e contenuto energetico.

Ogni mutamento ha un aspetto materiale, biochimico e biofisico, che interagiscono. Le cellule e gli organuli che contengono rappresentano la sede in cui avvengono le reazioni, cioè i cambiamenti materiali della sostanza vivente.
Dall'equilibrio di queste reazioni positive e negative origina quella situazione di stabilità che è condizione ed aspetto essenziale della vita, considerando che ogni cambiamento della materia vivente non può prescindere da un adeguamento dello stato energetico.

Solo minime variazioni quantitative di produzione e assorbimento, cioè di elaborazione del terreno biologico e del suo corrispettivo energetico, sono compatibili con la vita. In altre parole, le reazioni devono procedere per passaggi graduali materiali-energetici di quantità minima, reciprocamente compensati nel tempo.
Per l'estrema gradualità di queste reazioni apparentemente nulla è cambiato, perché esse si realizzano con equivalenza materiale-energetica di costruzione e distruzione, di produzione ed assorbimento di energia e materia. Ciò si realizza solo se la materia trasformata è di entità minima, con trasmutazione attraverso gradi ugualmente minimi.
Questo continuo divenire, per le eccezionali finalità cui tende, deve essere modulato e graduato con estrema finezza, e nelle sue linee essenziali sarebbe impossibile senza le vitamine, il cui fine è il condizionamento e la regolazione di quell'equilibrio materia-energia su cui poggia la vita.

La piena conoscenza delle vitamine equivale quindi alla conoscenza dei più fini equilibri e rapporti energia-materia, e di tutti i riflessi sull'attività vitale. Se questa è l'essenza della vita, se ne comprende il peso determinante nelle deviazioni tumorali dalla vita fisiologica.

La conoscenza della composizione chimica, della formazione, della localizzazione all'interno della cellula, del momento del loro intervento, della regolazione e dell'entità della loro attività, consente di cogliere l'essenza della vita fisiologica e di correggere le sue deviazioni patologiche. Perciò, dal suo ruolo originario biochimico-vitale, la vitaminologia è assurta a quello terapeutico razionale essenziale, sia nella prevenzione che nella cura di varie patologie.
Pertanto la conoscenza approfondita dei meccanismi regolatori della vita normale, fisiologica, consente la predisposizione di contromisure efficaci per evitare deviazioni incompatibili con la salute e con la vita per un periodo indefinito.
Teoricamente la vitaminologia consentirebbe di prevedere una durata impensabile della vita attiva, perfettamente adattabile a tutte le contingenze.

Le vitamine, biologico catalizzatore tra energia e materia, consentono quella situazione di stabilità, irrinunciabile caratteristica e basilare condizione su cui poggia la vita, quel meraviglioso fenomeno che nasce dall'interazione di tre realtà: il tempo, lo spazio, ed un terzo elemento, che si può indifferentemente definire stato energetico della materia o stato materiale dell'energia, entità unica pertanto, ma in due momenti, fasi, aspetti ontologici diversi.

Giuseppe Di Bella




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21 gennaio 2007

Per una medicina antropocentrica e razionale, cioè liberale

In memoria di Luigi Di Bella, Galantuomo

Ha imparato a leggere e scrivere all’età di quattro anni e mezzo, un fenomeno già allora. E andata così. Luigino, ultimo arrivato (17 luglio 1912) in un famiglia stipata di tredici figli, a Linguaglossa, in provincia di Catania, venne ben presto dirottato, per alleggerire il peso delle bocche da sfamare, presso una sorella che insegnava in un villaggio di montagna.
C’era la guerra. Madri, mogli e fidanzate avevano gli uomini al fronte. Ricevevano le loro lettere ed essendo analfabete andavano dalla signorina maestra a farsele leggere. E pretendevano pure che rispondesse al loro posto. Lei non ce la faceva e allora smistò una parte del lavoro sul fratellino che fu così obbligato a sbrigarsela con la penna prima ancora di aver preso contatto col sillabario. Scriveva con mano incerta (me lo confermò lui stesso): «Noi stiamo bene, e così speriamo anche dite», una formula collaudata.
Negli studi, Luigi Di Bella rivelerà sempre doti non comuni. E non mi riferisco solo alla laurea conseguita all’età di 24 anni presso l’Università di Bari, alle due libere docenze (fisiologia umana e chimica biologica), agli svariati diplomi e titoli accademici. Quando uno dei suoi due figli, che frequentava il liceo classico, mostrò qualche debolezza in greco, lui si mise di buzzo buono e in pochi mesi tirò a lucido quella lingua per essere in grado di metterla in testa al ragazzo che incespicava nei vocaboli astrusi.
Più tardi, avendo scoperto che il più accreditato trattato di fisiologia in circolazione era di un professorone germanico, si buttò a capofitto nello studio del tedesco e in poco tempo riuscì a districarsi agevolmente tra quelle pagine fondamentali.
Nei numerosi convegni in tutto il mondo dove veniva regolarmente invitato a tenere relazioni, si esprimeva in un inglese impeccabile, di precisione... chirurgica, perché sosteneva che solo quella lingua possedeva i termini scientifici appropriati.
Una volta, durante un convegno internazionale, avendo esaurito il tempo a disposizione per esporre i risultati delle sue ricerche, venne interrotto e lui, chinando il capo, ritornò disciplinatamente al proprio posto, anche se il discorso risultava monco. Si alzò un celebre professore americano che annunciò: «Cedo totalmente il tempo che ho a disposizione al professor Di Bella perché in questa assemblea è l’unico che ha cose interessanti e nuove da comunicare».
Il dottor Giancarlo Minuscoli, bergamasco, suo prezioso collaboratore e amico fidato, che sovente - vincendo il terrore del volo - lo accompagnava nei viaggi all’estero (il “professore” appariva piuttosto impacciato nelle faccende pratiche), custodisce un’aneddotica sterminata a proposito delle incursioni di Luigi Di Bella nei più prestigiosi raduni medici. Riferisce
ad esempio, dell’allergia ai banchetti ufficiali, e anche ai ristoranti. Normalmente si sceglieva una panchina di un giardinetto nei pressi della stazione per mangiare un panino. I due, a dispetto della lucida patacca appesa al collo, avevano l’aria di barboni.
Allorché esplosero sulla stampa le polemiche a proposito della sua cura, la cosa che mi irritò di più fu il tentativo di far passare il prof. Di Bella come una specie di stregone, sciamano, sbucato da chi sa quale buia foresta africana. Niente di più fuorviante. Lui, al di là delle due cattedre che aveva occupato, dei lavori scientifici pubblicati (la voce “fisiologia del cervello” nella prestigiosa Enciclopedia Britannica reca la sua firma), era di una razionalità che oserei definire... mostruosa, maniacale.
Ho conversato a lungo con lui nel suo studio-laboratorio di via Marianini a Modena, e ne rimasi intimidito. Le sue spiegazioni apparivano... matematica pura. Cercava di dimostrarmi la funzione delle abenule. Dev’essersi accorto che io fantasticavo e cercavo di acchiappare le libellule, e mi disse con bonaria severità, scuotendo la testa: «Lei non capisce niente, vero?».
Tentai di deviare il discorso sul leggio che campeggiava al centro dello studio foderato di libri che, anche all’apparenza, incutevano rispetto. Lui, quasi arrossendo, si giustificò: «Quando studio, la notte, sto in piedi davanti al leggio altrimenti rischio di addormentarmi...».
Fino ai novant’ anni, Di Bella dedicava regolarmente dalle sedici alle diciotto ore alle visite dei pazienti, alla ricerca e allo studio.
Ricordo anche che prese in mano il foglietto illustrativo di un medicinale, lo esaminò attentamente. Quindi si concentrò per diversi minuti. Dava l’impressione che, in quella testa, si attivassero dei circuiti, si accendessero lampadine, guizzassero lampi, occhieggiassero fotocellule. Alla fine tradusse il tutto in una formula chimica e, dopo aver illustrato il gioco complesso delle molecole nell’organismo umano, pronunciò la sentenza. E il farmaco ne uscì con le ossa rotte (per non parlare del povero paziente che lo assumeva su ordine del medico...). Altro che stregone! D’altra parte lui non ha mai promesso miracoli a nessuno. Il traguardo che si prefissava era che un malato riuscisse a convivere con il tumore, conducendo una “vita normale” (era una sua frase caratteristica).
E non cianciamo, per favore, di “efficace comunicatore”. Di Bella, eccettuati naturalmente i suoi pazienti, era un “grande incompreso”. Il gesto di estrarre il portafogli, per lui era qualcosa di osceno. Gradita, al massimo, una scatola di cioccolatini (molto apprezzati quelli svizzeri). Spiegava, a riguardo dei suoi malati: «Quando uno ha già la disgrazia di avere un cancro, mica posso anche prendergli dei soldi».
Conduceva una vita di una frugalità impressionante: «Devo risparmiare il denaro per acquistare le apparecchiature indispensabili alla sperimentazione... Per il pasto di mezzogiorno apro una scatoletta di fagioli: contengono le stesse proteine della carne, e così evito la spesa dal macellaio».
Nessuna vacanza. Unica evasione, la domenica. Saliva sulla vecchia utilitaria e si dirigeva verso il cimitero di Fanano, sull’Appennino modenese, per recare un mazzo di fiori sulla tomba dell’amata e insostituibile assistente “Deda” (Maria Teresa Rossi, un cervello che stava quasi alla pari con quello del professore), deceduta nel 1988 (quella perdita lo segnò per sempre).
Dichiarava a proposito del suo tanto contestato “protocollo”: «Il metodo è difficilmente attuabile con rapidità solo perché occorre cambiare cultura, mentalità, mezzi, uomini, sistemi; cambiamenti che oltre ad urtare contro formidabili radicatissimi interessi, rivoluzionano idee statiche, immutabili». Come a dire che il freno veniva posto soprattutto da inconfessati interessi economici e dall’incapacità (o non volontà) di abbandonare abitudini consolidate, ossia di sveltire il cervello rimasto inceppato.
Lui, vecchio, appariva rivoluzionario perché la mente era rimasta agile, inquieta, proiettata verso strade nuove, e i suoi erano esclusivamente, come amava esprimersi “interessi umanitari”.
Prevedo che, fra poco, qualche accanito avversario, più che riconoscerne tardivamente la grandezza, lo sfrutterà con spregiudicatezza e non certo per fini umanitari.
Penso sovente a quel casco di capelli candidi. Per me Di Bella resterà sempre, prima di tutto, una persona “pulita” che esercitava, in silenzio e solitudine, una specie di sacerdozio della scienza.
Un cervello come pochi, ma anche un cuore fuori dalle dimensioni comuni, e una coscienza che non sgarrava. La sua è stata, veramente, una vita... per la Vita.

I siti che ne tramandanodiffondono l'eredità.

Qui invece una sua biografia più ampia, che dà anche conto dell'assoluta eccellenza della sua carriera professionale.

I mezzi per combattere il cancro ce li ha dati Dio, non le multinazionali.
(sono 44 pagine, ma vi consiglio con tutto il cuore di trovare un po' di tempo e voglia, e leggervelo tutto: sarà uno dei migliori investimenti che abbiate mai fatto!)




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19 gennaio 2007


Bandiere a mezz'asta a Palazzo Chigi ed all'Eliseo

L'Unione Europea conferma l'embargo sulla vendita di armi alla Cina.

Ma ci sono anche buone notizie per la maggioranza:
Chavez (tra una lettera e l'altra scambiata con Carlos, un terrorista responsabile diretto della morte di 1.500 persone, da lui definito "un grande venezuelano") implementa con buona lena i provvedimenti che la terza carica dello Stato italiano a maggio auspicava potessero essere introdotti anche in Italia.
Notare "l'unanimità" del Parlamento venezuelano. Quando si dice la stabilità!

Sull'onda dell'entusiasmo, un gruppo di buontemponi decide di buttare alle ortiche ogni senso di vergogna, e fonda l'Università Libera di Bologna intitolandola con somma impudicizia ad Alexis de Tocqueville, con il proposito di farne una Scuola per il Partito Democratico.
Zamax decide allora di ricordare a questi dissociati psichici quali fossero le lezioni di quel Grande.

Leggete attentamente quella dissertazione, e capirete il perché di quanto vado sostenendo: e cioè, che il fascismo, il comunismo, il nazismo, e l'islamismo di ritorno, sono tutti figli dello stesso padre socialista.
Ed è importante sottolineare che Tocqueville sentì il bisogno della sua opera mentre assisteva agli scempi della Rivoluzione francese, che per me è la madre di quel padre socialista.




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18 gennaio 2007


Le delizie del denaro concettuale

La Banca Centrale del Giappone (BOJ) ha per l'ennesima volta soprasseduto all'innalzamento del tasso ufficiale di sconto, lasciandolo inchiodato ad uno stupefacente 0,25%.
Hanno però fatto la voce grossa (la dignità non è requisito necessario per burocrati e politici), ricordando che potrebbero aumentarlo nella prossima riunione di febbraio. Magari portarlo addirittura ad un 0,4%.

Il Giappone passerà alla Storia per essere stato il primo (e finora unico) Paese a stabilire un prezzo negativo per la sua cartamoneta. In altre parole, c'è stato un periodo qualche anno fa in cui il debitore veniva pagato per prendere denaro in prestito.
Negli anni '70 vi fu la Svizzera che arrivò a riconoscere un interesse negativo a chi apriva depositi in franchi svizzeri, fuggendo da un dollaro che sembrava inarrestabile nella sua caduta a seguito della dichiarazione d'insolvenza firmata da Nixon nel 1971. Ma non credo che gli agenti domestici allora venissero pagati per indebitarsi.

Questo contegno delle autorità politico-monetarie giapponesi mi rafforza in una mia convinzione, espressa già un paio d'anni fa.
L'altissimo prezzo dei bond giapponesi, idem est il bassissimo rendimento che offrono, è stata ed è l'unica cosa che mantiene solventi le banche di quel Paese.
A seguito dello scoppio della bolla nipponica all'inizio degli anni '90, in Giappone si è scatenato un vero e proprio cataclisma finanziario.
Ancora oggi, dopo 17 anni, l'azionario giapponese vale il 60% in meno (in termini nominali, figuratevi quelli reali), e la stessa cosa può dirsi per gli immobili.

Per rispondere a ciò, il governo ed i banchieri centrali hanno letteralmente alluvionato il sistema di denaro. Mentre i cretini parlavano di deflazione giapponese, e lo fanno tuttora.
Contrariamente a quanto il senso comune ritiene, l'inflazione monetaria ha come effetto primario e necessario quello di abbassare i rendimenti delle obbligazioni, soprattutto di quelle governative a più lunga scadenza.
La creazione di denaro è così enorme, e così variegata nei soggetti abilitati a ciò, che non vi è altro posto dove possa essere parcheggiato, sia in senso quantitativo (disponibilità di offerta), sia in senso qualitativo (assenza di rischio).
E' per questo che ritenevo e ritengo che stavolta l'oro compirà la sua cavalcata senza necessità di un contestuale mercato orso sui bond, come contestavo, sempre un paio d'anni fa, a Jim Sinclair.
Il decennio 1970-80 che vide invece i rendimenti dei bond schizzare alle stelle non può far testo, in quanto quelli erano i primi anni in cui il mondo faceva i conti con un sistema monetario non convertibile globalmente, ed erano fortissimi i dubbi che la cosa potesse avere successo. Senza contare che allora la massa monetaria era una frazione infima di quella attuale.

Questo avviene a maggior ragione quando gli altri asset sono considerati assolutamente non desiderabili, come è avvenuto in Giappone negli ultimi 17 anni per le azioni e gli immobili.
E poiché il denaro moderno viene al mondo esclusivamente come debito, l'alluvione operata dalle autorità nipponiche ha avuto come conseguenza che il debito pubblico giapponese è oggi pari a circa il 160% del loro PIL. Una mostruosità quasi inconcepibile, tenuto conto che il PIL giapponese non è robetta da poco.
Un debito che al contrario di quello americano è quasi tutto in mani domestiche, ed il cui altissimo prezzo è la cosa che mantiene le riserve delle banche giapponesi ai livelli obbligatori richiesti, ovviando alla carneficina intervenuta per i prezzi degli altri assets finanziari ed immobiliari (e relativi crediti incagliati o andati in malora).
E' questo il motivo per cui la BOJ oltre la voce grossa non può andare; almeno fino a quando non riuscirà ad innescare una nuova ascesa dei prezzi degli altri assets.

Ovviamente, in presenza di moneta convertibile una cosa del genere non sarebbe assolutamente possibile (vedi gli States nel 1929).
Ma non è possibile neanche in presenza del regime monetario odierno in Paesi che siano diversi dai Big Boys (oggi: dollaro, sterlina, euro ed yen).
La nudità dell'Imperatore viene salvaguardata, ma i vari Proconsoli (argentini, messicani, russi, asiatici del sud-est) possono tranquillamente andare in malora, senza che il sistema si scuota più di tanto.
Nel caso giapponese, un sostegno in più è stato dato dal cronico e gigantesco surplus commerciale di cui il Paese ha continuato a godere durante questi anni di purgatorio, che ha impedito un deprezzamento troppo accentuato dello yen.

Continua così ad operare a pieno regime la più ciclopica macchina fornitrice di liquidità che sia mai stata vista all'opera, maggiore anche della FED di Greenspan del 2001-2004.
Indebitatevi in  yen, a prezzi ridicoli, con preoccupazioni di cambio non elevate (e comunque gestibili), ed impiegate i proventi comprando roba che rende di più.
E sorridete, siete nel Paese dei Balocchi.

L'unico problema è che di roba che rende di più comincia ad essercene pochina in giro.
Ma potete sempre riciclare vecchie idee, che nel frattempo s'erano ridimensionate.
Tipo petrolio e materie prime, e l'universo correlato.

Sarebbe opportuno quindi che quelli che stanno spingendo il petrolio su nuovi minimi non la facciano tanto lunga.
Si coprano!

 





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18 gennaio 2007


Se volete, ve li curo io

Gratis!




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18 gennaio 2007


Ci sono cose che vorresti aver detto tu

Ed invece le ha dette Andrea Mancia.




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17 gennaio 2007


Molto sangue è scorso per le strade di Petrolandia

Troppo, probabilmente!
Ritengo che un'entrata sul settore a questo punto presenti margini di rischio del tutto accettabili.

Nel dettaglio, Gibaryan mi faceva notare che le azioni correlate non hanno subìto una correzione altrettanto severa della materia prima.
Ed è vero, almeno parlando generalmente. A parte alcuni casi particolari, quasi tutte le azioni del settore si trovano su prezzi ben più alti dei minimi di ottobre scorso, mentre il petrolio è molto al di sotto di quei minimi.

La cosa suggerirebbe che un'entrata direttamente sul petrolio (futures o l'ETF) possa risultare più appagante. Tra l'altro il livello di short speculativo mostrato attualmente dal COT sembra difficilmente sostenibile, mentre i Commercials sono leggermente long (le uniche materie prime dove i Commercials non sono mai stati long sono oro ed argento, chissà perché? :-).
Anche il dollaro canadese sembra oltremodo penalizzato.

Oppure, si può andare in cerca di titoli che siano tornati quantomeno sui livelli di ottobre, magari con divergenze positive sugli oscillatori tecnici.

Personalmente per questa tornata preferisco i Refiners ai P&Es (Production & Exploration), in particolare Sunoco.
Ma ho anche preso delle call su ENI (più che altro per fare un piacere a Gibaryan, che erano anni che non riusciva a far soldi con le sue put sul cane a sei zampe :-).

La Casa vi ricorda comunque che voi potete fare come cavolo vi pare.






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16 gennaio 2007


Il settimo giorno, mentre riposava, Dio scoreggiò

Pertanto sbaglia chi ritiene che quella banda di smandrappati che ci governa non sia anch'essa una emanazione divina.

Ne Quid Nimis ha già detto tutto, anche se non li ha insultati come si deve; e quindi non c'è molto da aggiungere.

Restano però aperte due questioni:
1) un link è assimilabile ad una riproduzione?
2) un blog scritto da un residente estero ma su piattaforma italiana è soggetto alle liberalità della serissima legge in questione?

Gli esperti tecnici della Casa hanno deciso per il no, in entrambi i casi.
Gli esperti legali hanno stabilito invece che dipenderà tutto dal fatto di essere giudicati o meno da un'esponente di Magistratura Democratica.






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15 gennaio 2007


Non avevamo dubbi

A Max non piace il nuovo piano di Bush per l'Iraq.

Per forza, c'è il rischio che funzioni.




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14 gennaio 2007

OI DIALOGOI - Conversazioni sulla natura della libertà umana

Zamax

Oh, basta intendersi sul significato delle parole! Diffido di tutti gli "ismi".
Perfettamente d'accordo sulla "non esistenza" di qualsiasi Rivoluzione Americana. Sulla vera natura di quella francese abbiamo l'insuperato capolavoro di Toqueville "L'Antico Regime e la Rivoluzione", nella quale egli dimostra come la Rivoluzione altro non sia stata se non la Sublimazione ed il Perfezionamento del precedente Assolutismo, del quale in realtà eliminò gli orpelli, tra i quali l'aristocrazia.
Perché nei secoli precedenti il Re, allo scopo di rafforzare il potere centrale, lavorò incessantemente per ridurre il potere politico dell'Aristocrazia e la sua funzione come "classe dirigente" (termine che non mi piace, ma questo è un altro discorso). Aveva, tra l'altro, già creato gli "intendenti", i rappresentati del potere centrale nelle provincie, che poi diverranno i repubblicani "prefetti".
L'aristocrazia francese era ormai solo una classe di privilegiati, senza alcun vero potere. Di qui l'odio del popolo che in essa vedeva il privilegio tanto più ingiustificato in quanto disgiunto da qualsiasi ruolo attivo.

Viceversa in Gran Bretagna l'aristocrazia il ruolo di "classe dirigente" l'aveva conservato e col passar del tempo, nel maneggio degli affari, fatalmente aveva intrecciato i suoi destini con l'emergente borghesia. Ed ecco perché l'aristocrazia inglese, come contraltare a questo "melting pot" delle classi, per distinguersi ha conservato gelosamente fin quasi ad oggi certe caratteristiche "esteriori".
Le assurdità alle quali arriva certo pensiero libertario nel campo, diciamo così, "economico-politico" - e come hai ben intuito, con qualche sottile legame con le derive giacobineggianti -sono parallele a quelle del campo etico.

Vedi per esempio quanto a proposito ben detto da Ismael nel suo ultimo post sulle imprese Pannelliane e il mio breve commento. Ma ti avverto che lui riesce a scrivere allo stesso tempo difficile e scorrevole. Mi ci è voluto un po' a imparare la sua "canzone"!

Maedhros

Certo, in Francia ghigliottinarono il "tiranno", e misero al suo posto un altro, astratto, senza volto, inafferrabile: il "popolo"! Il niente, cioè!
Un niente però dai poteri illimitati, incommensurabilmente più pericoloso del primo; anzi, il pericolo per antonomasia.

Operando un riduzionismo (pardòn, ma è solo per intendersi) magari azzardato, fecero questo associando la Libertà alla Fraternità (che non significa un cazzo) ed all'Uguaglianza (la quale al di fuori dell'unico suo ambito legittimo, di fronte ad un Giudizio cioè, non può che portare all'annientamento dell'individuo, come infatti avvenne.
E fu il prodròmo, a mio avviso, la culla dalla quale si ersero le eresie socialiste.

Per questo l'ho definita in quel modo.

(interessante l'equivalenza dell'evoluzione dell'aristocrazia inglese in rapporto alla borghesia, che tu illustri, e quella del Senato dell'Antica Roma Repubblicana in rapporto ai Cavalieri, e l'illuminante constatazione che furono alla base dei due Imperi più vasti e durevoli mai registrati)

Se mi mettessi a commentare Pannella, attenterei alla dignità della Casa, e quindi mi guardo bene dal farlo.

Sul caso Welby ho già avuto modo di dire come andrebbe secondo me inquadrato correttamente il problema, e non ho da aggiungere.
Anche se i tuoi scritti sul peccato contro lo Spirito Santo, contro la Speranza, "l'unico che non sarà perdonato", sono sicuramente in grado di costringermi a rivedere la mia posizione sul rifiuto dei conforti religiosi alla salma.
Ma non sono in grado di farlo in questo momento.
La critica di Ismael alla metodologia dozzinale del pensiero di Giacinto coglie comunque senz'altro nel segno.

Idem sull'aborto. Non posso fare altro che ribadire le mie convinzioni al riguardo: e cioè trattarsi di un eufemismo pudico, per tentare di coprire quello che non è altro che un omicidio premeditato pluriaggravato!

Riguardo la pena di morte, infine, io credo che si possa concludere per la sua piena legittimità nei confronti dell'assassino consapevole, seriale, irriducibile, inquadrandola nel diritto alla legittima difesa.
Si può discutere se il rinchiudere tale soggetto non sia atto capace di far cessare definitivamente l'aggressione nei confronti della Comunità, ma si potrebbe concludere positivamente solo di fronte ad una reclusione afflittiva e totale (non in senso cronologico).
In questo caso, io sono contrario alla pena di morte, considerandola non necessaria, ed anzi pena troppo comoda per certa gente (come Saddam).
Ma visto che invece bisogna fare i conti con un sistema di pene che fa di Caino una star mediatica e, dopo qualche annetto di vacanza spesato dai contribuenti, un dipendente statale, concedendogli in certi casi addirittura una cattedra da cui continuare ad avvelenare la società, allora ben venga il patibolo.




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13 gennaio 2007


OI DIALOGOI

Conversazioni sulla natura della libertà umana

watergate
  

il socialismo e il mercato stanno insieme come il vino e la coca cola...

Maedhros
  
E pensare che un mercato libero è la cosa più sociale che si possa immaginare.

Ma non c'è niente da fare.
So' de coccio!

Zamax   
Certo: la divisione del lavoro come descritta da Adamo Fabbro è a fondamento della socialità "naturale" in quanto fondata sulla necessaria collaborazione tra individui che si specializzano, rompendo in questa ricerca di collaborazione anche i vincoli che li tenevano legati a società chiuse.
Vedi? Anch'io dico la mia in economia. Basta che non entriamo nei particolari, perché allora sono finito.

Maedhros
  
La divisione del lavoro è fattore importantissimo, ma derivato.

Derivato appunto da un mercato libero, la cui base è lo scambio.
E' questo, la necessità di scambiare, ciò che costituisce la società.

La catallassi è l'elemento fondamentale, ed è illuminante che sia in primis un elemento economico, e solo poi, conseguenzialmente, sociale e giuridico.

Prima dello scambio, c'è solo il capitalista, ovvero colui che risparmia. Ma anche questa figura, sia pur anteriore, trova giustificazione solo nella possibilità di scambiare.

Prima del capitalista, c'è solo il Creatore: la Vita, la Libertà di viverla come si vuole, e la Proprietà di quello che gli serve per soddisfarne i bisogni.

Ma sullo sfondo si può intravedere il Demonio, intento a sussurrare sconcezze socialcomuniste agli stolti.

Zamax
   
Tra le mie superbe competenze non c'era quella di conoscere la "catallassi".
Ho fatto una piccola ricerca e ho trovato questo:[... parlando del libero mercato, Hayek propone in sede teorica di rifarsi al termine "catallassi". Il significato profondo di questo termine deriva dal verbo greco Katallattein (o Katallassein), che significa non solo "scambiare", ma anche "ammettere nella comunità" e "diventare da nemici, amici".]

Non è un concetto molto dissimile da quello che intendevo io quando dicevo che nella ricerca di collaborazione (in senso lato) l'uomo tendeva ad uscire dalla propria cerchia ristretta.
Certo, anche senza la "divisione del lavoro" nel senso moderno del termine, l'uomo si trovava ad avere e poter offrire dei prodotti specifici e quindi a creare le condizioni di un mercato, per quanto primordiale.

Direi che la divisione del lavoro propriamente detta è soltanto la straordinaria accelerazione, dovuta al progresso tecnico, di processi elementari preesistenti.
Per chiarire meglio il mio pensiero, questo è quanto scrissi in un commento qualche tempo fa (e che magari userò in futuro):
“E di converso, passando all’altro campo, se conveniamo per comodità nel restringere il significato di “liberismo” ad una teoria o una prassi economica, esso pur tuttavia rimane solo l’esito materiale quantitativamente più visibile in superficie di processi antropologici che si perdono nel buio della storia, e dai quali non può essere disgiunto.
Ogniqualvolta l’uomo, nel suo processo di emancipazione individuale millenario, ha rotto le catene che lo tenevano avvolto in un cerchio chiuso, liberandosi via via dalla tutela (e dall’oppressione) del clan, della tribù, della corporazione, della classe, della razza e della … nazione, egli ha parimenti segnato il superamento nel campo economico di autarchie sempre più grandi e complesse. […]
Il sentimento societario è il risultato della crescente libertà dell’uomo e dei suoi bisogni che meglio può soddisfare con l’attiva collaborazione di altri uomini liberi al di fuori della cerchia autarchica. Di qui i commerci, la divisione del lavoro e la specializzazione.
Quindi nego che il liberismo sia una filosofia prettamente anglosassone. E’ piuttosto una prassi connaturata a quel mondo che nella nostra era storica ha raggiunto il grado più elevato del processo di liberazione individuale, come fu nella storia a suo tempo per la Grecia e poi per Roma e poi ancora nel Medioevo per i Comuni italiani e in primis per la Repubblica di Venezia. E basterebbe qui ricordare il disprezzo esemplare che i bizantini provavano per i barbari materialisti veneziani, della cui attività però non potevano fare a meno.”

P.S.Un po' di patriottismo veneto non fa male :-) D'altronde noi siamo quelle delle AUDI 3000 o niente ...

Maedhros

Eh,  il buon vecchio Hayek non tradisce mai.

Ho voluto solo sottolineare che è quello l'elemento primigènio della civiltà umana, è il mercato libero che fonda e costituisce il concetto sociale, e rappresenta la base indispensabile per ogni progresso del benessere umano.

Dalla libertà di mercato scaturisce la divisione del lavoro, ne scaturisce necessariamente, ma essa è inconcepibile senza quella libertà, così come non si potrebbe concepire la Vita se non vi fosse la Morte.
In ogni caso, la divisione del lavoro è la causa, non l'effetto del progresso tecnologico.

Tutto ciò dovrebbe imporre che quella libertà di mercato venisse trattata in maniera quasi sacrale, e fosse impedito l'imposizione di regole che non siano quelle necessarie ad omogeneizzare pesi e misure, ed alla risoluzione delle controversie in un modo che non tenga conto della mera forza ma del buon diritto.
Qui si fonda la necessità di quello che viene chiamato Stato, il cui misconoscimento rappresenta il peccato mortale di Rothbard e dei suoi seguaci, un abbaglio alla stregua di un qualsiasi marxista.

L'affermazione che il liberalismo (preferisco questo termine a "liberismo", accezione usata per dannarlo da quei fatalmente presuntuosi, ancora Hayek ad aiutarci qui, che non ci stanno a capire un cazzo dalla notte dei tempi) sia un prodotto delle società anglosassoni è una sciocchezza sesquipedale, ed hai fatto benissimo a denunciarla.

I Paesi anglosassoni hanno semplicemente avuto la fortuna (o bravura) di sottrarsi alle contaminazioni mortifere della Rivoluzione Socialista (avvenuta in Francia a cavallo tra XVIII e XIX secolo) e quella Comunista (iniziata in Russia nel 1917).
Anche se le esalazioni pestifere di queste due immani tragedie sono riuscite a lambire anche loro, soprattutto il Regno Unito.

Ogni Rivoluzione è l'aggressione di una parte della comunità contro ogni altro che in quella comunità vive, e persegue esclusivamente il Potere (con mezzi violenti).
Nulla di buono potrà mai derivarne dunque, mai potrà fondare una Comunità libera.

E' per questo motivo che bisognerebbe smetterla una buona volta di definire Rivoluzione quella Americana. 
Quella fu una guerra per l'Indipendenza.

Ed i risultati di questa fondamentale differenza si son visti!  





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