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houseofMaedhros
schizzi e scazzi di finanza e dintorni


Diario


30 giugno 2006


Mi vendo un po' di argenteria

Chiudo qui una delle due posizioni sui futures dell'argento (11,03 il settembre).
Sono una decina di cents in più del prezzo medio di carico.

Con l'altra posizione, vediamo se a metà della settimana prossima riesco a spuntare almeno un mezzo dollaro in più.




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30 giugno 2006


Il falco Beniamino cinguetta come un usignolo

A riprova del fatto che nessuno combatte sé stesso (il motore inflattivo che combatte l'inflazione......roba da crepare dalle risate), la Federal Reserve ieri sera ha sussurrato dolci parole d'amore ai mercati, che hanno prontamente buttato alle ortiche i freni inibitori.

Voi conservateli, quei freni.
Approfittate di ogni rimbalzo per diminuire ancor di più l'esposizione azionaria, cercando di arrivare a fine luglio con meno del 40% in azioni. E privilegiate le grosse capitalizzazioni, in settori difensivi e con cash flow elevati e stabili (il massimo credo che siano le big pharma).
Per il resto, cash is the king, soprattutto per i prossimi 3-4 mesi.
Il vento sembra cambiato, e questo ribasso non credo sia stato una normale correzione. E come detto un po' di tempo fa, la fine di un ciclo di rialzi della Federal Reserve non è esattamente il periodo migliore per un'esposizione elevata nei mercati finanziari.

Riguardo i nostri pensierini speculativi, su Sigmatel credo si debba portare pazienza ancora un paio di settimane; poi dovrebbe pagare, e ci accontenteremo di poco.
Ducati invece la si tiene lì, fino a nuovo ordine.

Chiuderei anche le posizioni derivate su oro ed argento, a metà della settimana prossima magari.
Anche perché tra qualche giorno me ne vado in vacanza, e andarci senza pensieri allunga la vita.
Inoltre ho l'impressione che a fine agosto/inizio settembre ci saranno punti di entrata migliori nel settore.




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29 giugno 2006


Bontà sua

Il ministero dell'Economia, con una nota, ha precisato che «non adotterà né ora né in futuro alcun provvedimento che preveda un prelievo forzoso sui conti correnti».

Capito? State tranquilli, che non sarete rapinati nuovamente come 14 anni fa.
Si limiteranno al solito furto con destrezza (dialettica).






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29 giugno 2006


Visto che Moggi continua a godere di favori arbitrali, dato che nessuno lo ha ammonito per simulazione in occasione delle lacrime televisive........

Andrea Di Caro per “Il Romanista”

Zeman, oggi comincia il maxiprocesso...

«Dopo tanti anni di trucchi, imbrogli, bugie, inganni e illeciti non casuali ma di Sistema, ora c’è finalmente la possibilità di cambiare quel Sistema, di fare calcio in maniera diversa, di farlo tornare solo uno sport. Hanno distrutto la credibilità di un gioco che il popolo ha eletto come propria principale passione e veicolo di sentimenti. Chi dovrà giudicare adesso e chi si ritroverà a fare calcio da domani ha il dovere di riportare in prima linea i valori morali da trasmettere alla gente affinchè il mondo del pallone non sia più il mondo esasperato che abbiamo vissuto negli ultimi 10 anni; gli stadi non siano più zone di guerra e territorio di lotta politica; e nei bar o nelle piazze si possa tornare a parlare di calcio, di giocatori, di tecnica e di tattica e non più di processi, corruzione, sudditanze, bilanci truccati o atleti dopati. Se invece si perde anche questa occasione...»

La credibilità del calcio muore definitivamente?
«La credibilità è già morta. Ora si deve decidere se si vuole rinascere. Vediamo se c’è la voglia di rinascere».

Lei che ha sempre denunciato tutto prima, pensava davvero fosse tutto così organizzato?
«Otto mesi di intercettazioni sono solo un piccolo squarcio di quanto è successo negli ultimi 10 anni. Perchè è accaduto molto di più di quanto oggi leggiamo...».

Proviamo a raccontare?
(La pausa è lunga, e negli occhi traspare l’amarezza) «Eh...Come lo spieghi a milioni di persone un imbroglio simile?»

Dieci anni...
«Oggi guardiamo la punta dell’iceberg ma tra A, B e C abbiamo vissuto dieci anni di scandali continui, figli e collegati al famoso Sistema. Il doping, i bilanci truccati, le plusvalenze, le iscrizioni fasulle, le fidejussioni, i passaporti falsi, la suddivisione dei diritti tv, i rapporti con le banche, le scommesse, i reucci del mercato, gli arbitri sudditi, la giustizia ingiusta, i conflitti di interessi... Decine di scandali insabbiati, sommersi, mai risolti. Con tutto il rispetto per chi in certe tragedie ha perso la vita, il calcio italiano è pieno di casi Ustica e Piazza Fontana. Tre anni fa, dopo una mia intervista, vennero a interrogarmi quelli dell’Ufficio Indagini, mentre sottolineavo le anomalie e gli scandali mi risposero, con mia grande sorpresa ed amarezza, che erano “chiacchiere da bar”. Con questa scusa hanno spesso evitato di aprire inchieste, indagare, punire. Oggi non possono più dire che sono chiacchiere da bar, oggi ci sono le prove, oggi devono giudicare».

Cosa si aspetta?
«Per anni ho continuato a dire la mia, senza aspettarmi niente. Ma oggi mi chiedo come possano insabbiare tutto questo. Bastano le intercettazioni, ci sono prove inconfutabili. I regolamenti esistono e sono chiari: mi aspetto che venga sanzionato chi non li ha rispettati».

Cosa l’ha stupita o indignata di più di calciopoli?
«Che tutti continuano a dichiararsi innocenti. Nessuno ha detto: scusate abbiamo sbagliato. Sembra che nessuno abbia trasgredito le regole. Continuano a prenderci in giro, non è cambiato niente: prima negavano davanti alle supposizioni, ora negano davanti ai fatti».

Lo ha fatto anche Moggi, piangendo, a Ballarò...
«Finora da chi è stato indagato, interrogato, intervistato ho sentito solo tante bugie, omissioni, reticenze. Le lacrime di Moggi? Io penso a quanta gente ha fatto piangere lui. Dice che gli hanno rovinato la vita? Chiedetevi quante ne ha rovinate lui. Ci sono presidenti falliti, carriere condizionate negativamente, calciatori che si sono detti ricattati, campionati falsati».

Cosa vorrebbe dire ai giudici?
«Spero che si rendano conto di quanto è stato fatto, di come è stato condotto il calcio italiano. Spero che sentano sulla pelle la rabbia della gente, che sta dimostrando di volere un calcio pulito. Non chiedo giustizialismo, ma giustizia. Quella che per tanti anni è mancata. Prendano le loro decisioni senza farsi condizionare dall’importanza dei club coinvolti, ma solo dai reati commessi. In base ai regolamenti per casi meno importanti di quelli evidenziati dalle intercettazioni si subiscono pene severe. La giustizia sportiva ha una grande occasione, anche se parte della stampa continua a sottovalutare la gravità del caso».

Quella che sostiene che le sanzioni dovranno tener conto della straordinarietà del caso?
«La giustizia deve valere per tutti allo stesso modo, sempre».

La Gazzetta ha previsto. «Solo la Juve in B»
«Perchè si deve parlare di serie B? Esiste anche la C2. Chi ha sbagliato paghi per ciò che ha fatto...»

Juve, Milan, Lazio, Fiorentina. Si sta mettendo 20 milioni di tifosi...
«Il vero tifoso ama la propria squadra in qualsiasi categoria essa giochi. L’importante è il modo in cui si partecipa ad una competizione. Dovrebbe dare più piacere una vittoria ottenuta con le sole proprie forze anche in una categoria inferiore, di un successo “importante” ottenuto con mezzi illeciti».

Eppure ci sono anche tifosi che inneggiano ai propri dirigenti implicati.
«Questo perchè la mentalità della vittoria ad ogni costo ha trascinato sulla cattiva strada anche una parte della tifoseria sbagliata. Spetta a chi dovrà gestire il calcio e far rispettare le regole riportare i giusti valori, cambiare quella mentalità».

Tra i club non coinvolti c’è chi chiede lo scudetto, chi pretende un ripescaggio in A.
«Ognuno farà valere le sue ragioni, ma per come la vedo io giustizia deve essere fatta innanzitutto non per risarcire questo o quel club, che magari negli ultimi anni ha altri scheletri nel proprio armadio, ma per risarcire (cosa impossibile di fatto...) la gente. Si deve dare un esempio alla grande massa di sportivi sani che si vuole tornare a fare calcio pulito. I regolamenti lo permettono».

Moggi, Giraudo, De Santis, Carraro, Mazzini, Lanese, Bergamo, Pairetto... Per la procura di Napoli hanno creato e rappresentato la “cupola”. Cosa pensa di loro?
«Vorrei che certi personaggi che hanno fatto tanto male al calcio non fossero mai esistiti. E mi auguro che non esistano più in futuro figure così. Credo che loro ed altri dirigenti vadano radiati. Invece noto che alcuni hanno addirittura mantenuto le cariche per l’organizzazione degli Europei 2012: complimenti... Ma soprattutto mi auguro che aumenti il numero di quelli che si possanno opporre a certa gente. I disonesti in ogni ambiente, in ogni epoca ci sono sempre stati, ma le mele marce possono essere escluse. Il calcio invece li ha protetti e tanta, troppa gente ha preferito mangiare insieme a loro».

Lei si è opposto, subendone le conseguenze...
«Non voglio farne un caso personale. Io ho solo cercato di aiutare il calcio a tornare pulito. Il mio modo di agire ha spesso messo in difficoltà anche le società che mi hanno ingaggiato. E questo mi dispiace. Ho trovato comprensione e appoggio dai tifosi, che considero il mio mondo, mentre ho trovato solo ostilità dalle istituzioni. E dagli altri tesserati sono stato isolato».

Come ha reagito davanti a tante intercettazioni in cui si parla, male, di lei?
«Non avevo bisogno di leggere le intercettazioni per sapere certe cose su di me. L’ho constatato sulla mia pelle quello che mi veniva fatto...».

E in generale delle Intercettazioni e del loro utilizzo cosa pensa?
«Che senza le intercettazioni tutto sarebbe continuato come prima, nonostante la buona volontà di pochi e qualche libro che isolatamente ha raccontato cosa accadeva. Ritengo dunque utili queste intercettazioni e mi da fastidio che molti sostengano che è grave che siano state pubblicate sui giornali e non si indignino invece per il contenuto di quelle intercettazioni...».

Come giudica il comportamento della stampa?
«Sto leggendo fondi indignati scritti con 5-6 anni di ritardo. Dov’erano allora certe penne e certi direttori? La stampa ha il compito di controllare ed educare. La quasi totalità, non l’ha fatto. Ci sono giornalisti pesantemente invischiati, eppure non mi risulta ci siano stati provvedimenti da parte del loro Ordine, così come non mi sembra siano stati sospesi certi agenti dei calciatori. Non basta concentrarsi sulla testa del "mostro", c’è anche il resto del corpo...».

Chi rappresenta le braccia, le gambe, la coda del mostro?
«Sono tanti. Da tutti quei dirigenti, dg e ds, che erano stati messi dal Sistema all’interno dei club e continuano a lavorare, a chi continua a gestire il mercato dei calciatori, fino agli oscuri funzionari all’interno del Palazzo che hanno fatto carriera grazie alla loro collusione col sistema o alla loro omertà».

C’è del marcio in Danimarca, ma se tutto è marcio?
«Bisogna ripulire e ricominciare daccapo. I mastini che difendevano il Sistema dicevano sempre: dove sono le prove? Eccole le prove, ora ci sono. Vediamo che uso ne faranno».

Galliani è stato l’ultimo a cedere dimettendosi dalla Lega.
«Era già anomalo che fosse presidente di Lega, non doveva aspettare un deferimento per lasciare quella poltrona. Ho letto che finalmente si è levato un problema. Ma se era un problema perchè ci teneva tanto a stare lì?».

Lippi ha resistito alla buriana ed è rimasto ct azzurro.
«Dai sondaggi è emerso che la maggior parte dei tifosi non si riconosce in certi personaggi. Ci sono delle forti anomalie all’interno della Nazionale e ho ascoltato conferenze stampa di giocatori a dir poco imbarazzanti. E’ mancato il coraggio di eliminare certe anomalie. Si vede che il risultato è sempre più importante della moralità».

Una vittoria al Mondiale potrebbe condizionare il Processo?
«Spero di no. Mi auguro che il Mondiale non sposti l’attenzione e di questo processo ci si occupi di meno. Perchè questo scandalo è gravissimo».

Lei potrebbe essere presto chiamato da Borrelli.
«Se mi chiamerà, mi presenterò volentieri... Una cosa è sicura: io non ci vado da indagato».

Zeman, ora si parla di sanzioni, ma il bottino, e non parlo solo di scudetti ma di soldi, verrà mai restituito?
«Su quello deciderà la giustizia ordinaria. E’ vero c’è stato un saccheggio e c’è chi si è creato delle fortune, ma è un’altra la loro colpa maggiore. Hanno rubato molto più dei soldi: hanno rubato i sogni di milioni di persone».




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29 giugno 2006


Travaglio non solleva "il capo dal fiero pasto"

Marco Travaglio per “l’Unità”

Dieci giorni fa il pm Woodcock doveva «cambiare mestiere» (Fini), era «matto» (Gasparri), imbastiva «rumorosissime inchieste poi finite in una bolla di sapone» (Ostellino), mentre la Procura di Bari che chiedeva l’arresto di Fitto per le mazzette di Angelucci costituiva un’«emergenza democratica» (Bondi) e, avendo indagato pure un vescovo, una minaccia «per la religione cattolica» (Biondi), insomma l’intera magistratura preparava «l’assedio a Berlusconi» (Berlusconi) per «influenzare il referendum» (Gabriella Carlucci) in un «clima da manette facili» (Villetti).

(Salvo Sottile-U.Pizzi)

Poi Angelucci ha confessato di aver dato soldi a Fitto, mentre la «bolla di sapone» di Potenza raccoglie una confessione al giorno. Confessa il faccendiere Migliardi (con la g): «Ho dato 60 mila euro al principe». Confessa il faccendiere Bonazza. Confessa il signor Savoia, checché ne dica la solita avvocatessa Bongiorno: ammette di aver corrotto i doganieri per non pagare l’Iva alla frontiera; ammette di aver pagato «commissioni» (in Italia si chiamano tangenti) al sindaco di Campione; ammette di essersi rifornito di prostitute dal duo Rizzani & Bonazza; ammette di aver ricevuto 10 mila euro di «intermediazione» (che in Italia di solito vuol dire corruzione) da Migliardi dopo averlo messo in contatto col faccendiere De Luca, che corrompeva i Monopoli di Stato. E quel che non confessano, gli indagati l’hanno già confessato al telefono.
(L'Avv. Giulia Bongiorno-U.Pizzi)

Inseguire le centinaia di intercettazioni sarebbe impossibile. Ma va detto che l’ottimo Salvo Sottile, già portavoce di Fini addetto a «certi bei tipi di porcelle» nel suo ufficio alla Farnesina, s’è buttato un po’ giù, facendo onore al suo cognome francamente riduttivo, quando ha detto ai giudici che al telefono lui millantava prestazioni fisicamente impossibili: «Ma lei pensa che sono Mandrake? Io prendo sette pillole al giorno per il cuore... ». Ecco, la qualità e il colore delle sue pillole appartengono alla sua privacy.

Ma il suo amico Lorenzo Di Dieco, funzionario Rai fra i migliori dell’ultima gestione, gli ha subito restituito la giusta fama di maschio latino: «Sottile mi usava come procacciatore di donne. Gliele portavo perché lui desse loro una mano...». E lui gliela dava, in un certo senso, una mano. Anche due, alle volte. E anche di più, se è vero quel che diceva al telefono, in perfetto stile diplomatico, come si conviene a un inquilino della Farnesina: «Lore’, chi ci trombiamo oggi?».

Un altro procacciatore gli sottoponeva il curriculum delle visitatrici, perché Sottile va piuttosto per il sottile, è per la meritocrazia: «Elisabetta m’ha mandato il suo curriculum: un metro e 70, molto carina, bionda: insomma, è preparata».

Curiosi come sono, i magistrati han chiesto a Di Dieco quante gliene abbia portate, e dove. Lui prontamente ha risposto: «Mah, credo una decina... Lui diceva: “Porta”, e io portavo». Dove? Sempre alla Farnesina, che si sta rivelando come un luogo insospettabilmente erogeno e particolarmente pruriginoso.

In effetti, un conto è dire a un certo bel tipo di porcella: «Cara, oggi ti porto alla Farnesina», e un altro è dirle: «Andiamo al ministero dell’Attuazione del programma», o magari «Che ne diresti di una fuitina alla Funzione pubblica?». Saranno le volte affrescate, sarà il viavai di feluche, sarà il personale in livrea, ma alla Farnesina è tutt’un altro ricevere. C’è proprio un’atmosfera afrodisiaca.

Uno non sarà Mandrake, uno si chiamerà Sottile, e al seguito di Fini per giunta, ma il contesto ambientale aiuta. Ci si aggrappa a tutto, anche ai cognomi: e Bonazza, Rizzani, Sabbatani Schiuma non sono niente male in quei momenti lì. Aiutano anche quelli. Soprattutto se l’offerta abbonda, se i bei tipi di porcelle arrivano dieci alla volta e bisogna «dare una mano» a tutte, roba che neanche la dea Kalì.
(Fabio Sabbatani Schiuma-U.Pizzi)

Dopo una settimana di confessioni, Ostellino, quello della «bolla di sapone», ha ripreso carta e penna. Non per chiedere scusa dell’ennesimo abbaglio, o per annunciare che, visto che non ne azzecca una, ha deciso di andare a nascondersi. No, ha scritto sul Corriere che «dalle domande dei giudici traspare una certa morbosità, tanto anomala quanto ingiustificata» da «frati porcaccioni nel chiuso di un confessionale medievale».
Capito chi sono i porcelloni? I magistrati.

Infine Ostellino ha tirato fuori l’esempio virtuoso degli Stati Uniti, dove certe inchieste e certe domande sarebbero impensabili. Infatti Bill Clinton e Monica Lewinsky erano neozelandesi.




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27 giugno 2006


Il popolo ha deciso

Restiamo alle dipendenze di Mastella e Diliberto, in attesa delle Grandi Intese (tipo la riduzione a 400 del numero di parlamentari promessa da quel burlone di Romano Prodi).

Bisogna ammettere che si son già messi d'accordo su un paio di cose:
1) i deputati lavoreranno (si fa per dire) 3 settimane al mese, a parità di salario naturalmente; per questa grande intesa si ringrazia in particolar modo l'altruismo (per sé e compagnia) di Bertinotti (ha dedicato pure 'sta cosa agli operai, che stranamente però pare che non l'abbiano apprezzata granché), accomunato a Carletto Marx dal fatto di non aver mai lavorato in vita sua;
2) sarà messa la mordacchia ai giornalisti, riguardo la pubblicazione di intercettazioni ed altro materiale giudiziario, con pene reclusive fino a 4 anni (sul punto, stanno ancora discutendo se procedere, avendo sentore di starla facendo davvero grossa).

E che il popolo non si lamenti!
Perché stavolta se lo fa, lo mando a cagare di brutto!




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27 giugno 2006


L'ariano andato a male

I problemi psichici di Achim Achilles sono fondamentalmente originati da 4 fattori scatenanti:

1) il 4-3 rifilato ai teutonici nella semifinale di Mexico '70;
2) il 3-1 che sempre i teutonici incartarono e portarono a casa nella finale di Spagna '82;
3) quel nome da sfigato appioppatogli dalla mamma, troppo impegnata a farsi trombare dal portiere (italiano) per preoccuparsi degli effetti sconvolgenti che la cosa poteva causare al pargolo;
4) il fatto che lui quando va in spiaggia non riesce a rimorchiare neanche una tracina racchia.

I medici, interpellati in proposito, non hanno dato speranze: va solo abbattuto!




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26 giugno 2006


Non si capisce se ci sono o ci fanno

Il ministro russo dell'Industria e dell'Energia Viktor Khristenko si e' detto insoddisfatto della decisione di Arcelor. E alle dichiarazioni del ministro sono seguite quelle di Boris Gryzlov, componente della camera bassa del Parlamento russo, il quale ha asserito che "la campagna lanciata contro la merger tra Arcelor e Severstal indica che non ci vogliono sulla scena dei mercati globali".

Cari Viktor e Boris, il problema è che se si vuole stare sulla scena dei mercati globali bisogna comportarsi come si deve.
Non ci si può sedere a tavola in una cena di gala dopo che si è appena rapinato uno dei commensali, venendo da casa dove si picchia quotidianamente moglie e figli, e pretendendo per giunta libertà di rutto e scaccolamento una volta seduti.

E' chiaro il concetto?




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26 giugno 2006


Ci sono cose che non puoi comprare

Un televisore 21" per vedere la partita: 150 euro (a suo tempo).

Una birra locale ghiacciata per superare la tensione: 0,5 euro.

Vedere la faccia di Hiddings dopo che Totti ha messo dentro il rigore al 95°: non ha prezzo!




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26 giugno 2006


Il solito capitalista.....

......egoista e sfruttatore!




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23 giugno 2006


Deliri costituzionali

Secondo l'emerito giurista Casavola, pienamente supportato sul punto da Ciampi, la riforma costituzionale su cui siamo chiamati a pronunciarci sarebbe illegittima, in quanto violerebbe l'articolo 139 della Costituzione, il quale dispone che "la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale".
L'interpretazione alquanto azzardata dei due vegliardi ritiene che quelle parole significhino il divieto di cambiare tramite la procedura di revisione costituzionale di cui all'articolo 138 della Costituzione la forma di Stato (e fin qui ci siamo) e di Governo (e qui invece la cantonata presa ha dell'inverosimile) del Paese.
Insomma, il parlamentarismo bicameralista perfetto, secondo loro, non è modificabile, e ricavano tale convinzione da quelle parole sopra riportate.

Ora, appare chiaro pure alla casalinga di Voghera che quelle parole sono oltremodo cristalline: non si può cambiare la forma di Stato repubblicano (in quello monarchico, ad esempio), ma nulla si dice della forma di governo (premierato, parlamentarismo, presidenzialismo, alla Costituzione non importa un fico secco, purché i cambiamenti siano introdotti secondo le regole che essa ha disposto).
E visto che in nessun punto della riforma si parla di una restaurazione monarchica (tra l'altro, l'aspirante al trono sarebbe in altre cose affaccendato), non c'è alcuna violazione dell'articolo 139.

Spiacente signori miei, ma non riesco ad arrivare neanche ad un 18 stavolta.
E consideratevi fortunati che non vi butto il libretto dalla finestra.




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21 giugno 2006


Pensierino speculativo di una serata afosa

Forse sarà il caldo, ma mi son ritrovato a pensare che avendo qualche migliaio di euro che proprio non servano, e che si possano perdere tranquillamente senza essere cacciati di casa dalla consorte, una puntatina su Sigmatel al Nasdaq ci starebbe tutta (4,08 $ in questo momento).




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21 giugno 2006


Notizie che sconvolgono

Secondo il Corriere della Sera, l'omicidio del vicepresidente del consiglio regionale della Calabria (era dai tempi di Piersanti Mattarella che non si vedeva una roba simile) sarebbe stato ordinato e organizzato da un caposala e da un infermiere dell'ospedale di Locri, per un risentimento personale e dissensi politici.

E' come se l'attentato al Papa fosse stato ordinato e organizzato dal sagrestano della parrocchia di Roccacannuccia, in combutta con la perpetua, per un'antipatia marcata nei confronti del suo accento polacco e contrarietà alle norme da lui emanate riguardo l'ordinamento dell'archivio vaticano.

Non so se mi riprendo totalmente.




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21 giugno 2006


Un sasso nello stagno

Ieri ho spedito il mio voto per il referendum costituzionale di domenica prossima.
La decisione è stata un bel SI', senza neanche rimuginarci tanto sopra.
Ed invito tutti voi ad imitarmi.

Le ragioni della decisione sono sostanzialmente racchiuse nel titolo, ma voglio provare ad articolarle un po' di più.
In primo luogo, devo dire che non è che sia particolarmente entusiasta di questa riforma costituzionale, ma credo che tutto sommato porti con sé più pregi che difetti.
Il pregio più grande è nella nuova forma di governo che disegna per il Paese: un primo ministro indicato specificamente dal corpo elettorale, ed una maggioranza uscita dalle urne non modificabile dai giochetti politici, è quello che ci vuole per liberarsi finalmente del potere interdittivo e sostanzialmente ricattatorio dei partitini dell'unovirgola. Ci sarà però bisogno di una legge elettorale adeguata per formare maggioranze definite, ed è secondo me un'occasione mancata il non averne approfittato per inserirla nella riforma; credo che la legge elettorale debba considerarsi materia di rilievo costituzionale, e vada sottratta alla volontà di una semplice maggioranza parlamentare.

Gli ululati che si levano da più parti riguardo una supposta emergenza democratica che tale forma di governo garantirebbe è puro ciarpame politico.
Il primo ministro viene eletto, e la maggioranza può comunque silurarlo; ma lo farà solo per gravi motivi, e ponderando la cosa a fondo, e non per le voglie (spesso insane) del capobastone di turno, come avviene oggi.
La limitazione dei poteri del presidente della Repubblica è più apparente che reale. Il potere di nomina del primo ministro e dei ministri, e quello di scioglimento delle Camere, che oggi possiede, non sono certo poteri esercitabili autonomamente dal capo dello Stato. Se la maggioranza parlamentare non è d'accordo, anche oggi egli non può sciogliere un bel niente, né nominare chicchessia.
I cambiamenti apportati ai criteri di nomina della Corte Costituzionale poi, sono perfettamente in linea con l'avvenuta emersione delle Regioni come poteri di rilevantissima importanza costituzionale, e non si vede perché esse non dovrebbero mettere becco nell'elezione di chi sulla Costituzione è chiamato a vigilare.
Per di più, sono stati inseriti nella Carta i diritti della minoranza parlamentare, specificando quelli minimi (in pratica, una riserva di presidenza delle commissioni più importanti). Inoltre, è stato disposto che i cittadini debbano sempre essere chiamati a confermare una riforma costituzionale, anche nel caso che essa venga approvata dai 2/3 dei deputati e senatori eletti.

Il superamento del bicameralismo perfetto, e la riduzione (molto timida, va detto) del numero dei parlamentari, sono altri pregi da non sottovalutare. E' vero che le diverse competenze potrebbero dar luogo a contrasti e confusioni inizialmente, ma questo è oltremodo normale; avverebbe con qualsiasi riforma, e non rappresenta nulla che non possa essere superato tramite prassi o interpretazioni autentiche della Consulta.

Riguardo la "spaccatura del Paese" paventata con gran baccano dai soliti altruisti con i soldi degli altri, che sarebbe conseguenza diretta dei nuovi poteri regionali, ho una grande notizia da darvi: le nuove norme innovano solo marginalmente alla riforma approvata nel 2001 dall'attuale maggioranza di centrosinistra, per quanto riguarda le competenze Stato-Regioni.
Quindi, o non c'è nessuna spaccatura, o sono stati quelli che strepitano a crearla.
La nuova riforma, anzi, prevede che si possa addirittura procedere all'annullamento di una legge regionale da parte del governo centrale, in caso la ritenga contrastante con l'interesse generale del Paese.

Permane comunque la lacuna della mancata riforma fiscale, che deve essere superata al più presto, se si vuole implementare effettivamento questo "federalismo".
Ma il difetto più grave è una citazione costituzionale riservata a quelle infami corporazioni dei cd. professionisti, causa prima dello scarso livello qualitativo dei servizi che offrono quelle categorie e dei prezzi abnormi che richiedono (senza contare l'ingiusta sperequazione nei confronti di quelli che dovrebbero accedere a quelle professioni, del loro diritto al lavoro e della loro uguaglianza giuridica). E spero che venga cancellata quanto prima, e che quanto prima vi sia lo smantellamento di quelle incrostazioni fasciste residuali.

Relativamente infine agli ultimi due cavalli (rectius: ronzini) di battaglia dei fautori del NO, ce la sbrighiamo in poco tempo:
1) le riforme costituzionali, non importa quanto ampie, non si fanno "insieme"; si fanno seguendo la procedura che la Costituzione impone, e tale procedura è stata rigorosamente seguita per questa riforma, che risulta così pienamente legittima.
2) che lor signori, propugnatori del rifiuto a questa riforma, si mettano poi in caso di vittoria alacremente al lavoro "insieme" a tutti per consegnarci una riforma costituzionale "come si deve", è cosa che causa incontinenza da risate. Sono decenni che l'unica cosa su cui si mettono d'accordo "insieme" sono gli aumenti di stipendio e di privilegi e di prebende varie che si danno; del resto, i comunisti hanno già fatto sapere che non c'è alcuna fretta.

Pertanto, la scossa dobbiamo darla noi. Va buttato un bel sasso nello stagno, anzi nella palude.
E poi, parliamoci chiaro: una cosa rifiutata da Diliberto, Bertinotti e Pecoraro Scanio deve per forza avere molto di buono.




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20 giugno 2006


Monnezzari d'Italia

Ancora qualche dubbio sul fatto che alla politica non bisogna far gestire niente?




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20 giugno 2006


Rappresentazioni dell'assurdo

L'autorità delle comunicazioni ha appena vietato a Telecom Italia il lancio del pacchetto denominato Unico.
Il motivo? I concorrenti non sarebbero in grado di competere.

Ma come si fa a non mandarli a cagare?




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20 giugno 2006


Un borghese piccolo piccolo

Decenni di dignità e rigore teutonico gettati nella monnezza in un istante.




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19 giugno 2006


Gran sudore di cosce in RAI

......ed il caldo non c'entra granché !
(a vostre spese)




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19 giugno 2006


Paté de foìs gras - ingredienti: Ferrara, Battista, Ostellino

Chèf :  Marco Travaglio per l’Unità


Per due giorni di seguito il Corriere della Sera ha commentato in prima pagina gli ultimi scandali. L'altroieri il vicedirettore Pierluigi Battista s'è occupato di Calciopoli e dei sospetti che aleggiano su alcuni magistrati torinesi. Ieri Piero Ostellino s'è dedicato all'indagine di Potenza che ha portato all'arresto di Vittorio Emanuele. Il primo ha accusato la Procura subalpina di eccessiva prudenza, «archiviando, nella città della Juventus, inchieste che altrove sono invece scoppiate come bombe sulla vita pubblica italiana». Il secondo ha accusato la Procura del pm Woodcock di eccessiva imprudenza, avviando «rumorosissime inchieste poi finite in una bolla di sapone» (cosa peraltro falsa). I due commenti sembrano fare a pugni. Invece sono due facce della stessa medaglia. Che si può riassumere nel celebre motto di Altan: «Porco è bello».

Un motto di cui Giuliano Ferrara è il caposcuola indiscusso, con allievi sempre nuovi e talvolta insospettabili. Sono vent'anni, da quando si cercavano alibi per Craxi, e poi per Andreotti, e poi per Berlusconi & C., che uno stormo di «intellettuali» si affatica a dimostrare che il potere, come diceva Rino Formica, è «sangue e merda». Non, beninteso, per bonificarlo. Ma per assolverlo sempre e comunque.

Sventuratamente, questo compiaciuto e voluttuoso avvoltolarsi nel fango incontra ogni tanto qualche ostacolo: qualche oasi di pulizia e di legalità alla quale si aggrappano i cittadini onesti per continuare a sperare in un cambiamento. La Procura di Milano che ha liberato l'Italia da Calvi, da Sindona, dalla P2, da Tangentopoli, dalle Fiamme Gialle corrotte, dalle toghe sporche romane e dai loro biscioneschi corruttori, e più di recente dalla Banda Parmalat, dai furbetti del quartierino e dagli agenti deviati della Cia.

La Procura di Torino, che scoprì con Raffaele Guariniello le schedature Fiat e poi gli abusi nelle sale mediche aziendali di casa Agnelli, e otto anni fa scoperchiò il pentolone del doping alla Juventus e non solo, e nel frattempo con il procuratore Marcello Maddalena e altri pm fece condannare il presidente Fiat Cesare Romiti, fece arrestare e condannare per la prima volta Dell'Utri, intercettò la prima notizia di reato a carico di Previti. La Procura di Palermo, che sotto la regìa di Gian Carlo Caselli e Guido Lo Forte osò processare per la prima volta gli intoccabili per i loro rapporti con la mafia, da Andreotti a Contrada, da Dell'Utri a Mannino.

E altre Procure più piccole, come quella di Potenza, sempre elogiate per il loro «riserbo» finchè non facevano nulla, o si occupavano di ladri di polli, e sempre attaccate per il loro «protagonismo» quando fanno qualcosa e magari incappano in qualche «eccellente» (invece di domandarsi perché Woodcock ha la passione per i «vip», bisognerebbe chiedersi come mai, appena s'indaga su un traffico illecito, s'incontra come minimo un parlamentare o un ministro della Repubblica, o con un sedicente principe della monarchia?).

Ogni qual volta esplode uno scandalo, ai cittadini onesti si allarga il cuore: non tutto è perduto, c'è ancora un giudice a Berlino, la legge può esser davvero uguale per tutti. È a questo punto che interviene il trio Ferrara-Ostellino-Battista: a seminare sfiducia e rassegnazione, a dire che sono tutti uguali, guardie e ladri, giudici e imputati, intercettatori e intercettati. E giù fango a carrettate per schizzare tutto e scoraggiare tutti. Se tutto è «sangue e merda», hanno torto i giudici e ragione gli imputati.

Infatti è sulle indagini che si concentrano lorsignori: ora troppo prudenti, ora troppo decise, ma sempre sbagliate. Lo scopo, non dichiarato e forse neppure da tutti pensato, è farla finita con le inchieste, almeno sugli «eccellenti», perché «a certi livelli» è tutto «sangue e merda»: è sempre stato e sempre sarà così. Perciò si sorvola sugli scandali che emergono dalle indagini. Perciò si parla dei giudici e mai dei reati. Dell'inesistente «protagonismo» di Woodcock, e non del quadro devastante che affiora dal suo lavoro, con l'ex famiglia reale trasformata in un bordello, la Rai (finalmente privatizzata) ridotta a un covo di prosseneti, e certi alfieri dei «valori della famiglia» indaffarati a barattare spazi televisivi in cambio di sesso.

Il caso della Procura di Torino è emblematico. Processa la Juve per doping fra il disprezzo e l'indifferenza dei commentatori à la page (gli attacchi sul Corriere di Giorgio Tosatti, amicone di Lucianone, a Guariniello riempirebbero una Treccani). Indaga su Moggi & arbitri. E sui bilanci bianconeri. Nel 2004 intercetta Lucianone, Giraudo e Pairetto per due mesi, poi il gip blocca le intercettazioni. Guariniello, pur disarmato, vorrebbe tener aperto il fascicolo, sperando in qualcosa. Maddalena opta per la richiesta di archiviazione, pronto alla riapertura in caso di nuove notizie di reato. Se sapesse che Napoli sta ancora intercettando, agirebbe diversamente. Ma lo scopre troppo tardi.

A posteriori, aveva ragione Guariniello. Forse Maddalena doveva osare di più (e prepararsi alle accuse di «accanimento antijuventino» da Ostellino, Ferrara e Battista). Fra l'altro, per l'eterogenesi dei fini, l'archiviazione di Torino ha salvato Napoli: se il fascicolo subalpino fosse rimasto aperto, si sarebbe dovuto avvertire Moggi con una richiesta di proroga, così lui avrebbe smesso di parlare al telefono e l'indagine napoletana sarebbe morta lì.

Ora dalle intercettazioni emerge che l'aggiunto torinese Maurizio Laudi, giudice sportivo, ha chiesto a Moggi qualche parcheggio allo stadio (che non è casa di Moggi, è un luogo pubblico gestito dalla Juventus) e parlava con i dirigenti federali, dai quali dipendeva, prima di emettere alcune sentenze sportive. Emerge che un pm, Antonio Rinaudo, tifosissimo bianconero, è andato un paio di volte a cena con Moggi. Emerge che il procuratore di Pinerolo era intimo di Moggi.

Ed emerge pure un particolare raccapricciante: Moggi regalò per Natale qualche cravatta a Caselli, che gli aveva chiesto delle maglie usate della Juve per una serata di beneficenza. Intendiamoci. Laudi avrebbe fatto meglio a lasciare la giustizia sportiva quando la sua Procura avviò le prime indagini sulla Juve: non si diventava giudici sportivi per volontà dello Spirito Santo. Per il resto, i suoi rapporti con i vertici del calcio, salvo che non emergano novità illecite, erano fisiologici al ruolo che ricopriva. I parcheggi non sono nulla di illegale, né di immorale. Così come le cravatte a Caselli: il quale tre mesi fa, come procuratore generale, ha firmato con Guariniello il durissimo ricorso in Cassazione contro l'assoluzione della Juve al processo per doping. Restano le cene di Rinaudo, che se le poteva risparmiare (anche se nulla sapeva delle indagini su Moggi); e i maneggi del procuratore di Pinerolo, che non si vede come riguardino Torino (a meno di creare una responsabilità oggettiva regionale).

Ecco, è questo topolino che ha scatenato una montagna di attacchi alla Procura torinese, dipinta come un covo di complici di Moggi, succubi dei poteri forti, nuovo porto delle nebbie (su decenni di inerzia della Procura di Roma, competente su tutti i palazzi del potere, anche sportivo, nemmeno una parola). Carlo Federico Grosso, sulla Stampa, chiede «chiarezza» su eventuali contiguità filojuventine (ma non era lui che, un anno fa, firmò un parere pro veritate in difesa di Giraudo e Agricola al processo doping?).

E Battista, entusiasta, lo elogia: era ora che venisse «lacerata la coltre di imbarazzo che ha accompagnato il venire alla luce di comportamenti disdicevoli nella Procura torinese»; basta con «la reticenza degli opinion maker» che «ha contribuito a costruire il monumento all'avanguardia 'piemontese' contro la corruzione, il terrorismo e la mafia». Forse Battista non sa che quel monumento non l'ha eretto la reticenza: l'hanno eretto i risultati ottenuti dai Caselli, dai Maddalena, dai Laudi e da tanti altri giudici piemontesi contro le Br (quando magari certi neocon dell'ultim'ora vezzeggiavano l'estremismo), ma anche contro la mafia (che assassinò il procuratore Caccia, maestro di Caselli, Laudi e Maddalena, e tentò di fare la pelle al primo e al terzo). Ma Battista preferisce farfugliare contro i «difensori dell’ortodossia 'piemontese'» e le condotte «non proprio commendevoli» come l'«acclarata abitudine di integerrimi magistrati di intrecciare con Moggi conversazioni incardinate su richieste di parcheggi allo stadio».

Par di sentire Ferrara, che l'altro giorno si scagliava contro «la Procura di Caselli, Laudi e Maddalena, pupilli dei compianti Galante Garrone e Bobbio». Capìta l'antifona? Anche quei moralisti di Bobbio e Galante Garrone van cestinati con ignominia per concorso esterno in moggismo: il «tempio» dell’azionismo piemontese va smantellato perché Maddalena ha archiviato un'inchiesta, Moggi ha regalato tre cravatte a Caselli e Laudi parcheggiava allo stadio. Lo dice Ferrara, che prendeva i soldi dalla Cia e da Tanzi, e quando fu arrestato Squillante con 9 miliardi in Svizzera e i conti comunicanti con Previti, lo definì «uomo probo».

E lo ribadisce col copia-incolla Battista, già vicedirettore del Panorama di Giuliano Ferrara che diffamava il pool di Milano, reo di aver scoperchiato lo scandalo «toghe sporche», allegava videocassette per sputtanare Stefania Ariosto e pubblicava l'«Elogio di Previti» firmato da Ruggero Guarini. Presto, ne siamo certi, se ne parlerà a «Porta a Porta», in un bel dibattito con Bruno Vespa (che concordava ospiti e scalette con l'entourage di Fini), con Cesare Previti nell'ora d'aria, e magari con qualche procace ragazza assunta dallo squisito talent scout finiano Salvatore Sottile, in una memorabile puntata dal titolo: «Porco è bello? Opinioni a confronto».




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18 giugno 2006


Come affogare in un bicchier d'acqua (muniti pure di salvagente)

Straordinaria impresa azzurra ieri sera a Kaiserslautern.

Sono riusciti a trasformare in un dramma la partita contro gli Stati Uniti (mica il Brasile o l'Argentina, troppo facile in quel caso), avendo addirittura la superiorità numerica per quasi tutto il secondo tempo, a realizzare l'autogol più stupido che si ricordi a memoria d'uomo, a beccarsi l'espulsione più idiota cui chiunque possa aspirare nella sua carriera.

E tutto al prezzo di un solo biglietto.
Che dire? Santi subito!




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