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Diario


17 agosto 2006


L'aborto, ovvero anche i Grandi dicono stronzate

Voglio segnalare l'ultimo arrivato in ordine di tempo tra i miei preferiti, Ideas have consequences, il cui link trovate alla vostra destra.
Un altro po' di aria fresca nelle claustrofobiche stanze economiche contemporanee, dominate attualmente da maghi, giullari e ritardati mentali.

Tale segnalazione mi dà l'occasione di tornare su un argomento che mi sta parecchio a cuore, su cui ho già avuto modo di dire la mia, ma più che altro sotto forma di mera invettiva.
E cioè, l'aborto, e la posizione che al riguardo assunse Rothbard.
Gli autori del blog appena segnalato hanno provveduto a formulare una critica di quella posizione, denunciandone vizi di tipo metodologico e pratico; critica che condivido, pur avendo qualche riserva sulla terminologia usata (nel secondo caso).
Ritengo però che detta critica non faccia completa giustizia della scempiaggine insita nel ragionamento rothbardiano sul punto in questione.

Rothbard è stato un economista geniale, anche se non potrebbe mai reggere il confronto con von Mises, ma anche con Hayek ed altri della Scuola Economica Austriaca.
In particolare, a mio avviso, la sua opera contiene dei germi che hanno sviluppato delle derive di sapore quasi integralista ad opera soprattutto dei suoi seguaci in campo sociale e politico, con lo svilimento di concetti fondamentali quali la proprietà privata e sistema monetario a feticci dogmatici, astrusi ed affatto estranei alle logiche dell'azione e relazione umana.

Venendo al nostro tema particolare, Rothbard se la cava con un sillogismo da 4 soldi: il proprietario ha facoltà di espellere; la madre è il proprietario del suo corpo; ergo, la madre ha diritto di espellere l'ospite indesiderato (il figlio).
Potrebbe bastare a smontarlo l'acutissima critica metodologica sopra richiamata, ma stante la gravità dei valori qui in gioco è opportuno procedere alla distruzione totale di quell'assunto, mettendone a nudo cioè il vizio logico di base.

In primo luogo, l'ospite in questo caso non si è intrufolato nottetempo di soppiatto nella proprietà materna, ma è stato dalla madre invitato, anche se magari involontariamente.
Ma soprattutto, a Rothbard (e compagnia) sfugge un piccolo particolare (ed è gravissimo per un libertario): il bambino nel momento stesso in cui s'incarna nel corpo materno, PER FATTO DELLA MADRE, diventa in quel preciso istante egli stesso proprietario, proprietario del bene fondamentale, supremo, la vita, LA SUA VITA !
E quindi soggetto di un diritto inviolabile.

Sovviene qui l'istituto della donazione, per fondare la legittimità dell'acquisizione di proprietà vitali del nascituro.
E la donazione sarà pure revocabile, ma solo per gravissimi motivi, come per esempio il fatto di attentare alla vita del donante. Ma mai perché il donante ha semplicemente cambiato idea, o peggio ancora perché al momento della donazione ella era "distratta".
Si tenga presente poi che in casi del genere i donanti sono due, non solo la madre, ed andrebbe pertanto riconosciuto al padre, ove interessato, voce in capitolo.

Tenendo conto che in questo caso la donazione ha come oggetto la vita, una revoca che intervenisse per tali futili motivi altro non sarebbe che un omicidio pluriaggravato, da premeditazione e vincoli di sangue.

Con buona pace di Rothbard!

P.S. - Niente da fare! I permalink non funzionano proprio in questa piattaforma. Più che alle doglie, 'sta cosa comincia a somigliare al Parkinson.
Comunque, la critica di IHC che richiamo sopra la trovate sul loro sito: è un post del 7 agosto, inviato alle 17,40.





permalink | inviato da il 17/8/2006 alle 17:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
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