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Diario


24 aprile 2008

NOTE A MARGINE

Due note a margine del post precedente, sperando di chiarire ulteriormente i termini della questione (vedi commenti al post)

1) Non esiste una cosa chiamata "valore reale" in economia. Esiste il valore marginale, che è quello assegnato dagli specifici agenti economici interessati, e che unito alle loro preferenze temporali rappresenta l'unico criterio vagamente oggettivo nella determinazione dei prezzi. E' dalle fondamentali intuizioni di Menger, passando per l'elaborazione di Bohm-Bawerk e la brillante sistemazione di von Mises, che sulla cosa è revocato ogni dubbio. Bisogna disintossicarsi dagli strabismi neoclassici e conseguente spazzatura critica marxista.

Per quanto riguarda il valore relativo delle valute cartacee, trattandosi in ultima analisi di debito dei rispettivi Stati emittenti, esse hanno un valore inversamente proporzionale alla quantità emessa (soprattutto a quella nelle mani di stranieri), il che insieme alla forza economico-politica dell'emittente ne determina anche il merito di credito. In più, ha un effetto non trascurabile la remunerazione offerta.

Pertanto, quel valore è determinato in relazione alla situazione delle partite correnti e della bilancia commerciale di quel Paese, a quella del suo bilancio pubblico, ed ai tassi che offre.

Il tutto in ordine di importanza! Il resto è rumore.

Sotto questo aspetto, l'Eurozona è il sistema economico e finanziario più equilibrato del pianeta. Pur comprendendo discoli come Italia, Grecia o Portogallo al suo interno. Mentre la Cina è molto più fragile e vulnerabile di quanto si pensi, pur avendo potenzialità enormi, che comunque non saranno mai dispiegate in pieno senza libertà politica ed un'apertura totale della sua società. Non è mai stata registrata finora prosperità economica vera in assenza di libertà completa degli agenti economici.

2) Non esistono dazi e tariffe buoni, sarebbe un ossimoro. Servono solo ad aumentare i costi per il consumatore foraggiando produttori inefficienti, nel migliore dei casi. Già 160 anni fa il grande Bastiat avvertiva che chiudendo le frontiere alle merci le si aprivano agli eserciti, e chiunque con un minimo di cognizione storica dovrebbe ricordare le conseguenze dello Smoot-Harley act americano del 1931.

Se il consumatore vuole comprare schifezze, ebbene, suonerà strano, ma ne ha ogni diritto. Ed i "costruttori sociali" sono pregati di accomodarsi fuori dalle balle. Si può affrontare correttamente la questione solo nei termini che ho indicato: illiceità di commerciare con il crimine organizzato (in Stato), nei casi in cui è possibile configurarlo come tale, sanzionamento della concorrenza sleale (ne è conseguenza), e pretesa di informazione completa per il consumatore riguardo ogni caratteristica del prodotto. Poi quello può fare ciò che gli pare, non sono affari di nessun'altro.

Tremonti è un ottimo commercialista e un discreto politico. Di economia non capisce granché, però. Confonde in continuazione problemi politici per problemi economici, ed è completamente all'oscuro del fatto che il primo problema economico sono i politici.

Lo pregherei di lasciar perdere battaglie di retroguardia, e di affondare invece i colpi dove davvero servono per vincere. Implementi le azioni che ho consigliato nell'ultimo capoverso del mio precedente post, e stia a vedere l'effetto che fa.

Già che si trova, potrebbe forzare l'Unione a porre fine all'infame politica agricola che porta avanti (a proposito di dazi e tariffe), abbassandoci così i prezzi finali per un sacco di generi alimentari di prima necessità e portando un po' di prosperità ai Paesi extra europei che più ne hanno bisogno, quelli più poveri. Così magari ci risparmiamo pure qualche barcone di disperati loro abitanti.

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