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Diario


22 febbraio 2008

CONFUSIONE LIBERA(LE)

E' quella estesa da Ostellino in questo pezzo.

Secondo lui, la bontà delle legislazioni abortiste adottate nelle democrazie occidentali si ravviserebbe nella doverosa composizione di due differenti diritti, quello del nascituro alla sua vita e quello della donna alla sua libertà.

Tanto per cominciare, parrebbe un po' una composizione del cazzo quella in cui, in caso di contrasto, soccombe sempre e comunque e definitivamente il diritto di una sola parte, quella più debole per giunta, quella assolutamente inerme.

Ma la vera aberrazione di una simile concezione sta nel configurare come diritto di libertà l'eventuale volontà della donna di sopprimere suo figlio, e addirittura parificarlo (in realtà rendendolo superiore, in quanto, come detto, prevale sempre e comunque) al diritto assoluto per eccellenza, quello da cui discende ogni altro, il diritto alla propria vita di colui che incarnato attende di nascere.

Quale sarebbe questo diritto di libertà della donna? Quello di non voler essere madre? Ebbene, nessuno glielo impone. Può abbandonare il figlio, subito dopo la nascita, in condizione di assoluto anonimato.
E ciò a prescindere dalla facile constatazione di una discriminazione orrenda nei confronti del padre. Quel diritto di libertà così assolutizzato nel caso della donna, al punto da darle licenza di uccidere la propria prole, viene ad estinguersi immediatamente non appena si avvicina all'altra metà del cielo, l'uomo. Il quale non può far valere nè il suo diritto di libertà di voler essere padre, impedendo alla donna di uccidere suo figlio, né quello di non voler essere padre, costringendo la donna ad abortire. Mica male, per una "povera donna"!

Quale è questa libertà della donna assurta religiosamente alla dignità sacrale, per opera della Parrocchia Atea e Progressista? Quella di non voler sopportare la gravidanza (assistita e spesata) e partorire? Non doveva far altro che usare un minimo di attenzione. Un minimo! Ci sono cento modi per non restare incinta facendo sesso, e ci sono solo pochi giorni nell'arco di un mese in cui è possibile restarlo. Insomma, la povera donna se ne è fregata altamente, tanto sa di poter contare sui liberali alla Ostellino, pronti a premiare il suo lassismo rendendola un assassina legibus soluta.

Non c'è nessun diritto di libertà, egregi. Ci sono solo desideri, passioni, facoltà, di un individuo femmina, il suo libero arbitrio ed il suo risponderne.
Del resto, qualsiasi diritto di libertà soccomberebbe senza scampo nel confronto con il diritto assoluto primigenio, quello che fonda e sostanzia qualsiasi altro, quello senza il quale nessun altro sarebbe concepibile: il diritto alla vita!
Esiste una libertà più assoluta ed incondizionabile di quella di vivere? Essa è la libertà regina, di fronte alla quale qualsiasi altra si inchina, sempre. E trova l'unico limite in sé stessa, di fronte all'uguale libertà degli altri. Pertanto, una composizione (in realtà è lo stabilirsi di una prevalenza) doverosa tra diritti di libertà equivalenti può ravvisarsi solo ove il diritto alla vita del nascituro confligga con il diritto alla vita di sua madre. In tal caso è chiaro che deve soccombere il primo, rectius è chiaro che la decisione al riguardo spetta alla madre, e qualunque decisione sarà legittima. Ma esso prevale in ogni altro caso.

Quindi, vediamo di piantarla una buona volta!

Non ci sono "povere donne" e diritti di libertà, ci sono assassini ed assassinati, vittime e carnefici.
Non ci sono 5 milioni di bambini "non nati" in Italia da quando questa follìa s'è impadronita del Paese, ci sono 5 milioni di bambini uccisi prima che nascessero da 5 milioni di "povere donne", uno sterminio attuato con la fattiva complicità del governo italiano, il quale provvede poi a recapitare la fattura a casa di ogni singolo cittadino.

Non è questione di lana caprina!

P.S. - Naturalmente il riferimento alla laicità ed il richiamo ad excludendum di Sant'Agostino ci entrano come i cavoli a merenda. Ma bisogna essere laici per capirlo!

P.S. - TUTTO SI TIENE !

ROMA (MF-DJ)--Umberto Veronesi sara' candidato capolista al Senato in Lombardia per il partito democratico.

Lo ha riferito il segretario del Pd, Walter Veltroni, entrando nella sede del partito per l'incontro con i rappresentanti del Partito radicale. Pochi minuti prima di Veltroni era gia' arrivato il ministro per il commercio estero ed esponente dei radicali, Emma Bonino.

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