.
Annunci online

houseofMaedhros
schizzi e scazzi di finanza e dintorni


Diario


28 gennaio 2008

LA COMMEDIA DEGLI EQUIVOCI

La lettera di Benedetto Della Vedova
Al Direttore - Nella lettera al Segretario Generale delle Nazioni Unite che “traduce” la sua proposta di moratoria c’è, come aveva annunciato, l’emendamento all’art. 3 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, per riconoscere il diritto alla vita “dal concepimento fino alla morte naturale”. Manca, invece, l’emendamento che dovrebbe, per stare alle sue prime intenzioni, impedire che la moratoria sull’aborto divenga una radicale messa in mora della regolamentazione legale delle interruzioni volontarie di gravidanza facendo i conti con quel “rifiuto della maternità che incombe sul soggetto femminile come un problema millenario” (il Foglio, 5 gennaio). Di questo secondo e complementare emendamento, che lei aveva così formulato: “il diritto alla vita del concepito deve essere sempre bilanciato con il diritto alla salute fisica e psichica della madre”, nella sua proposta di lettera a Ban Ki-Moon non c’è traccia. A ragione veduta: se l’aborto è davvero un omicidio che può essere giuridicamente tollerato, in via di eccezione, solo alla stregua di quello per “legittima difesa”, tutte le legislazioni “abortiste” dell’occidente liberale (per non parlare delle altre) ne travisano o contraddicono l’eccezionalità e quindi non possono trovare spazio nello schema politico-morale della moratoria. Peraltro, lo stesso riferimento alla salute fisica e psichica della donna rimanda (al di là della sua testualità) ad un refrain che un orecchio allenato percepisce immediatamente come “abortista”.
Insomma, se si accettano le premesse del suo discorso (come le ho già scritto in una lunga lettera che ha avuto la gentilezza di pubblicare), non è solo la società, ma anche la legge ad essere “abortista”: entrambe espongono il concepito in gestazione all’omicidio sentenziato dalla madre.
In questa forma, la moratoria sull’aborto diventa una cosa forse meno ondivisibile - per me, come immagina, ancora meno condivisibile-, ma molto più chiara e coerente. Come la moratoria sulla pena di morte è la richiesta di sospendere le esecuzioni legalmente disposte, così la moratoria sull’aborto è la richiesta di sospendere “l’esecuzione dei concepiti” attraverso la sospensione delle norme che questa esecuzione consentono. Sull’aborto, in sede normativa, non si può essere insieme al 100% pro life e al 100% pro choice.
Questa “aritmetica” morale non le piacerà, ma alla fine anche lei ci sta facendo i conti.

La risposta di Giuliano Ferrara
Se l’aritmetica morale fosse una scienza, staremmo freschi. La sua aritmetica scientifica comunque è questa: siccome l’aborto è un omicidio, ma non lo si può di certo imputare a chi abortisce, bisogna dire che non è un omicidio. Nemmeno un sofista di strada sarebbe stato capace di un teorema morale così stupidamente atroce. Se mi consente, nella lettera all’Onu c’è la variante principiale, cioè la tutela della maternità e della vita dall’obbligo di stato di abortire e dall’indifferenza di stato di fronte all’aborto. Su questo non la vedo sensibile, lei non mi propone altre varianti. Da furbetto radicale lei usa il mio emendamento bis per invalidare l’altro, che è la clausola anti aborto clandestino e contrario alla persecuzione penale, che confermo e userò al momento opportuno. Aspetto sempre che lei mi dica qualcosa di serio, diretto e non indulgente intorno al miliardo di aborti in trent’anni e ai cinquanta milioni di aborti annui. Aspetto che, invece di cavillare da avvocaticchio, lei legga Marquard.


Questo animato scambio tra Della Vedova e Giuliano Ferrara ha causato questo post di Phastidio, che definire ingeneroso è indice di generosità elevata.

L'amoralità denunciata dall'autore non si rinviene nelle posizioni di Ferrara, ma nelle sue ed in quelle di chi, Della Vedova, riesce ad inquadrare esattamente i termini della questione, l'aborto come omicidio e pertanto non punibile legalmente solo in presenza delle discriminanti universali di legittima difesa o stato di necessità, e ciò nonostante continua a difendere tale odiosa pratica.

A Ferrara si può rimproverare una certa ambiguità, nel non voler trarre le conseguenze dal denunciare l'aborto per quello che è; se è assassinio, soppressione premeditata di un innocente, con l'aggravante di essere compiuto dalla madre di quell'innocente, l'autore è un assassino. Punto!

Della Vedova è lucido nell'esporla, e la reazione stizzita (molto meno di quella di Phastidio) di Ferrara è probabilmente dovuta al fatto che lui stesso è consapevole di quell'ambiguità, ma ci è costretto da impellenti necessità politiche, le stesse che frenano il Vaticano sulla questione.

Ma l'amoralità è quella di Della Vedova, che soccombe al vizietto radicale (a sua volta lucidamente denunciato da Ferrara) di schierarsi con Caino, ogni volta e senza dubbi. Identificati correttamente i termini della questione, la vittima e l'assassino, Della Vedova immediatamente si schiera a difesa di quest'ultimo. Non può più condividere la moratoria, se questa significa inchiodare il carnefice alle sue responsabilità.

E la giustificazione che lui ed i suoi epigoni forniscono, in ultima analisi, è derivata dalla abusata e stantìa figura retorica della "povera donna", dall'inserimento della necessità di fare i conti "con il rifiuto della maternità che incombe sulla donna come un problema millenario".
Questa è spazzatura intellettuale!

La "povera donna" non è altro che un derivato evolutivo della "colpa della società", ossia del pervicace rifiuto socialista della responsabilità individuale, necessario corollario della libertà individuale. La "povera donna" rimane incinta per fatto proprio, per suo lassismo, nessuno gli impone quell'essere nel grembo (al di là delle fattispecie residuali di stupro), e delle sue azioni ella è responsabile come chiunque altro.
E non è una questione di rifiuto di maternità. Madri non si diventa perché si partorisce, lo si diventa perché si alleva e cresce un figlio, ci si sottopone ad una serie interminabile di sacrifici e privazioni che chi non lo è non può neppure immaginare, per metterlo in grado di affrontare da solo il mondo.
Al confronto, il parto è una passeggiata in campagna.
Se non vuole essere madre, la povera donna può abbandonare il figlio alla nascita, è suo diritto sancito ed incontestabile. Ma non può ucciderlo! Non è cosa sua! Non le appartiene!

A questo punto, i netturbini dell'intelletto introducono lo spauracchio per eccellenza: la "mammana"! Ci dicono che se non permettiamo alla povera donna di sopprimere legalmente suo figlio, con tutte le comodità e spesata anche da me, ella lo farà clandestinamente, si recherà dalla mammana, che opererà con ferri da calza e senza igiene e senza vera perizia, con il rischio di rimetterci la pelle a sua volta.

Signori miei, il parlar franco è fatto per gli amici: e chi se ne fotte!
Un mandante d'omicidio pluriaggravato che tira le cuoia, pagando il fìo della sua scelleratezza, non è cosa che mi farà perdere il sonno.
E vi prego non tirate fuori la storiella della legalizzazione che avrebbe fatto diminuire il numero di questi omicidi. Chiunque pensi che clandestinamente venissero uccisi più delle decine di milioni di innocenti che vengono soppressi ogni anno con tutti i crismi legali da quando è stato dato il via alla mattanza, e senza che il padre possa dire una sola parola al riguardo (sempre a proposito di moralità), è un malato di mente.
Del resto, se anche fosse? Cosa dovrebbe significare? Ogni omicidio avviene clandestinamente, anche quello dei nati, ed in numero non minore. Perché non legalizziamo e regoliamo anche l'omicidio di chi è nato? Magari "diminuiscono" pure quelli....
Certo, c'è il piccolo ostacolo che il nato possa contestare educatamente la cosa, e presentarsi all'appuntamento con un M16 ed imbottire di piombo la "povera donna" o il "povero uomo" di turno.
Ma insomma, staremo mica a formalizzarci, no?

Un discorso serio su come limitare la pratica omicida denominata aborto non può fare altro che vietarla e condannarla per quella che è!
Un discorso serio al riguardo non può andare oltre la necessità per ogni legislazione decente di considerare la donna in gravidanza come soggetto sociale privilegiatissimo, rendendo quello stato un tale onore e privilegio da causare dispiacere quando cessi. E continuare a sostenerla dopo, nella famiglia, se decide di non abbandonare il bambino, quando dovrà dedicarsi alle cose veramente difficili.
L'altra faccia della medaglia di tale legislazione è una educazione sessuale effettiva, che la metta a conoscenza dei mille modi esistenti per non rimanere incinta, se non lo vuole.

Ma se ci rimane, deve far nascere il bambino. Non ha altri obblighi, ma non c'è nessuna scelta!
Deve farlo nascere, o subire le conseguenze se lo uccide. Ed il farlo mentre quello ancora non respira non cambia di una virgola i termini della questione.

La questione è chiarissima, in primo luogo, ripeto, per Della Vedova ed i suoi compagni.
I quali con lucida ed agghiacciante coerenza si formano a testuggine in difesa di Caino.

E si fotta pure Abele!

Noi ne prendiamo atto. Basta che non vengano a menarcela con la moralità.
E' un concetto di cui sono orribilmente privi!


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. aborto

permalink | inviato da houseofMaedhros il 28/1/2008 alle 8:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia     dicembre        febbraio
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
Finanza
Saggi ed Analisi di Economia
Gestione Portafogli
Articolati
Fisiologia
Stati Avanzati di Depravazione
Filosofando

VAI A VEDERE

Ultimissime Di Bella
Ne Quid Nimis
Walking Class
Scribacchiature
InMinoranza
Fort
Zamax
Noise from Amerika


Date forza alla libertà di curarsi!
Quello che potete, se volete......

AIAN Modena
c/c n. 854632
B. Pop. Emilia Romagna - Ag. 5
ABI 5387  -  CAB 12905

COME DONARE IL 5 PER MILLE ALLA FONDAZIONE DI BELLA
Occorre, nella prossima dichiarazione dei redditi (Mod. 730 o Unico),apporre la propria firma nell`apposita sezione "Sostegno del volontariato, delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale, delle associazioni e fondazioni" ed indicare il codice fiscale 01995220355

In questo blog non si danno consigli, si pensa semplicemente ad alta voce.
Pertanto, qualunque decisione attuata in seguito alla lettura di tali pensieri rimane di responsabilità esclusiva di chi la pone in essere.
Ne deriva che se le cose vanno male non potete rompere l'anima, così come nulla è dovuto da parte vostra se vanno bene.



Link Utili

Linus Pauling Institute

Metodo Di Bella
What they don't tell you about AIDS

CERCA