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Diario


10 dicembre 2007

UNA RELAZIONE SUL METODO DI BELLA - terza parte

Concetti basilari del MDB
Per evidenziare i concetti basilari dell’impiego delle vitamine nel MDB occorre
considerare che caratteristica essenziale della vita è il ricevimento, l’elaborazione e la
cessione di materiale da parte delle vitamine. Questo con la finalità di mantenere
costanti forma, struttura funzioni cellulari, rapporti endogeni, qualità, quantità,
densità delle varie forme di energia. Il terreno biologico, organico, animato dalla
vita,la sua struttura chimica, il rapporto tra materia ed energia e i riflessi energetici
dei mutamenti della materia, il finalismo delle attività della sostanza vivente, che
tende a mantenere costanti la realtà materiale e quella energetica, pur in contrasto alle
sollecitazioni esogene o endogene, sono stati gli elementi basilari dal cui esame
approfondito il Prof Di Bella ha elaborato il Suo metodo. La materia che compone
l’universo muta in base all’entità, concentrazione e natura dell’energia che la anima,
di cui non conosciamo razionalmente origine ed essenza ma modalità e velocità di
reazioni con cui agisce. Queste reazioni possono essere convenzionalmente positive o
negative e dall’entità nel tempo di queste reazioni si ha l’equilibrio organico, che
oscilla entro margini ristretti. Esso è rivolto a mantenere costante il rapporto tra
composizione materiale e contenuto energetico. Ogni mutamento ha un aspetto
materiale, biochimico e biofisico che interagiscono. Le cellule e gli organuli che
contengono, rappresentano la sede in cui avvengono le reazioni, cioè i cambiamenti
materiali della sostanza vivente. Dall’equilibrio di queste reazioni positive e negative
origina quella situazione di stabilità che è condizione ed aspetto essenziale della vita,
considerando che ogni cambiamento della materia vivente non può prescindere da un
adeguamento dello stato energetico. Solo minime variazioni quantitative di
produzione, assorbimento, cioè elaborazione del terreno biologico e del suo
corrispettivo energetico, sono compatibili con la vita, cioè le reazioni devono
procedere per passaggi graduali di entità minima materiali-energetici, reciprocamente
compensati nel tempo. Per l’estrema gradualità di queste reazioni apparentemente
nulla è cambiato perché si è realizzato con equivalenza materiale-energetica di
costruzione e distruzione, di produzione e assorbimento di energia e materia. Ciò si
realizza se la materia trasformata è di entità minima, con trasmutazione attraverso
gradi ugualmente minimi. Questo continuo divenire per le eccezionali finalità cui
tende deve essere modulato e graduato con estrema finezza, e nelle sue linee
essenziali sarebbe impossibile senza le vitamine, il cui fine è il condizionamento e la
regolazione di quell’equilibrio materia-energia su cui poggia la vita.
La piena conoscenza delle vitamine equivale alla conoscenza dei più fini equilibri e
dei rapporti energia-materia e di tutti i riflessi sull’attività vitale. Se questa è
l’essenza della vita se ne comprende il peso determinante nelle deviazioni tumorali
dalla vita fisiologica. La conoscenza della composizione chimica, della formazione,
della localizzazione all’interno della cellula, del momento del loro intervento, della
regolazione e dell’entità della loro attività consente di cogliere l’essenza della vita
fisiologica e di correggere le sue deviazioni patologiche, perciò dal suo ruolo
originario biochimico-vitale, la vitaminologia è assurta nel MDB, a quello terapeutico
razionale essenziale sia nella prevenzione che nella cura di varie patologie. Pertanto
la conoscenza approfondita dei meccanismi regolatori della vita normale, fisiologica,
consente la predisposizione di contromisure efficaci per evitare deviazioni
degenerativa o neoplastiche.
Le proprietà differenzianti, antiradicali liberi, antiossidanti e stabilizzatrici delle
membrane cellulari, delle vitamine impiegate nel MDB (Retinoidi, VIT E, C, D3) si
oppongono alla spiccata tendenza mutagena del geno fenotipo neoplastico.
Secondo una visione che sta raccogliendo una serie crescente e significativa di
conferme, la cellula tumorale è caratterizzata da una frequenza di mutazioni
crescente, e segue nella sua progressione un programma predefinito di sopravvivenza
ereditato dai batteri, (cui è stato trasferito dai procarioti) definito da Radman “SOS”,
represso nella cellula sana, al quale essa accede in condizione di stress acuto.
(Radman SOS repair hypothesis: phenomenology of an inducible DNA repair which
is accompanied by mutagenesis.Basic Life Sci. 1975;5A:355-67. Review)
(Isralel L J Theor Biol. 1996 Feb 21;178(4):375-80. Tumour Progression: random
mutations or an integrated survival response to cellular stress conserved from
unicellular organisms?)
(Israel L Ann Med Interne (Paris). 1996; 147 (6) : 387 - 8. Cancer as a survival
program of individual cells inherited from prokaryotes, conserved but repressed in
cells from higher organisms and unveiled by e nvironmental aggressions) Questi
aspetti innovativi e di estremo interesse sia sul piano scientifico, che per i riflessi
clinici furono esposti magistralmente dal Prof Fabio Truc in una relazione ( di cui
riporto I concetti basilari) al primo congresso dellSIBOR-MDB.
Questo programma di sopravvivenza, dà avvio a un percorso predefinito che consente
alla cellula divenuta neoplastica di adattarsi con grande rapidità ed efficacia alle
condizioni avverse con una progressione modulata da un meccanismo evolutivo
predeterminato.
Il paradigma ancora dominante, i canoni ufficiali dell’oncologia, non hanno ancora
recepito questo essenziale aspetto dell’evoluzione neoplastica, ormai necessario per
una comprensione della biologia oncologica e per dare una lettura in termini
evoluzionistici della progressione della malattia tumorale. I protagonisti
dell’evoluzione in realtà sono la selezione naturale e la variazione genetica. La
selezione naturale agisce sulla variazione genetica conferendo un vantaggio evolutivo
a fenotipi e genotipi che meglio si sono adattati all’ambiente.

La fonte della diversità genetica è la mutazione nelle sequenze del dna, e la
mutazione è un fenomeno per definizione totalmente casuale, integralmente gestito
dal caso.
Quindi nell’ambito dell’evoluzione, in cui agiscono le mutazioni e la selezione
naturale ,è chiaro che tutto viene pilotato dal caso.
Naturalmente anche il cancro segue questa prassi evolutiva, e sicuramente è un
processo di evoluzione somatica totalmente pilotato dal caso, che porta alla
carcinogenesi. Nell’uomo essa è un processo genetico, la cui dinamica è regolata
dall’interazione fra mutazione, selezione, e i meccanismi di omestasi antiblastica
dell’organizzazione tissutale, propria degli organismi complessi pluricellulari
superiori e ovviamente ad essi limitata. L’evoluzione di una cellula verso la malignità
ha inizio con una o più mutazioni casuali, queste mutazioni conferiscono ovviamente
alla cellula un vantaggio in termini proliferativi e dunque vengono in qualche modo
trattenuti dalla selezione.
Quindi la lettura attuale della malattia tumorale è in termini evolutivi.
Naturalmente l’accumulazione di mutazioni produrrà ondate successive di espansioni
clonali.

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