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Diario


10 marzo 2007

OI DIALOGOI (SEMPRE SULL'ABORTO)

Amedeo

Le tue posizioni sono molto nette e chiare. Le rispetto ma non le condivido totalmente.
Come già detto (lo ripeto) sono ferocemente contrario all'aborto, pratica schifosa e molto peggiore di un omicidio.

Prima di tutto, a livello di approccio, le posizioni "ideologiche" hanno un gran difetto: troncano la discussione.
"La pace senza se e senza ma" ad esempio, getta sul dissenziente il peso morale di far la figura del cinico guerrafondaio; non è vero ovviamente, la guerra fa schifo e paura a tutti, solo che i non cecati si rendono conto che certe guerre vanno combattute per forza, anche preventivamente, in ottica di riduzione del danno potenziale.
Lo stesso sull'aborto.
Sorry quindi ma non sono un cinico, nè un fautore della libera autodeterminazione della donna; trovo anzi molto convincente il discorso sul "dono" che fa Zamax.

Ciò detto a livello di principio e di metodo, scendiamo al livello "umano".
Non sono pregiudizialmente contro l'omicidio; ho approvato l'esecuzione di Saddam ad esempio, e ammazzerei senza pentimenti chi facesse del male ai miei figli.
Ma anche tu, a giudicare da quel tuo post che sottolineavo precedentemente, contrariamente alla citazione finale del tuo post non la pensi molto diversamente, parrebbe.

L'aborto, come omicidio di innocenti, è però altra cosa, concordo.
Ma qui c'è un equivoco: è diverso essere pro aborto come concetto ed essere come me pro legalizzazione entro certi limiti. Sono un pro life di principio e pro choice per necessità.

Perchè si dimostra che tale abominevole pratica vecchia come l'umanità, viene ridotta (dati alla mano) e speriamo col tempo sconfitta solo mediante approcci (controllati) antiproibizionisti e legalizzatori.

Suona cinico? Sbagliato: così non si salvano tutti quegli innocenti, ma se ne salvano sicuramente di più che non nascondendo la testa sotto la sabbia e mantenedo pulite le coscienze.

E' la stessa terribile scelta del medico al fronte solo davanti a cento feriti, che deve far scelte disumane e omicide, nell'ottica di salvarne il maggior numero possibile.
Sotto il sole, occorre sempre sporcarsi le mani, se si vuole venirne fuori.

Infine, se quello che ho detto continuasse a suonare troppo strong - ma la verità fa male lo so - si rifletta su Eschilo e Sofocle.
Ci mostrano da tempi non sospetti come il Male non arrivi solo dai kattivi; il Fato spesso pone anche i migliori di fronte a scelte terribili, gli innocenti ci vanno regolarmente di mezzo. Pensiamoci, prima di alzare il ditino giudice e scagliare prime pietre: la vita può essere molto crudele con tutti, in modi inaspettati.

Sono solo opinioni intrise di dubbi e molto sofferte, non voglio convincere nessuno nè sminuire posizioni altrui.


Maedhros

La configurazione della vita come "dono" in verità è mia, posta a fondamento logico-giuridico della posizione sull'aborto in un post precedente (linkato all'inizio).

E un discorso logico va portato avanti per le conseguenze che l'ambito logico impone come necessarie.

Non è un discorso politico, Amedeo.
Ma anche sotto quell'aspetto c'è molto che non mi convince.
Credo di averlo già accennato nel post, ma ci torno sopra più ampiamente con calma.


Amedeo

Mi fa piacere che hai dei dubbi, io ne ho infiniti sull'argomento.
Noto non rispondi sull'omicidio non condannabile in quanto omicidio a priori.
Riduzione del danno partendo da dati fattuali, ecco la guida dell'ingegnere "problem solver". In questo come in altri campi.
La logica ce la teniamo per noi (l'ìho ripetututo allo spasmo come la vedo sul piano teorico), come un giochino interessante, fin che teniamo su il mondo per renderlo abitabile e confortevole per voi speculatori.

Un ponte infinitamente resistente richiederebbe infinite quentità di accaio e cemento, quindi per definizione non è costruibile.
Gli ingegneri hanno questa forma mentis, operano sul "reale"; questo a volte mi rendo conto infastidisca i philosophes e i "logici": si sentono limitati da 'sti assillanti richiami alla terra.

Comunque, lasciami notare che uno che conclude il suo post con "Questo è tutto!" ripetuto due volte, fa un leggero autogol menzionando l'attitudine all'ascolto degli altri, non trovi? ;-)


Maedhros

Prima o poi bisognerà impartirvi qualche rudimento di economia a voi ingegneri. ;-)
Così scoprite che lo speculatore esiste solo nelle folli menti marxiste. Esiste l'investitore, o il criminale.
A meno che tu non intenda il senso proprio del termine, derivante dalla sua radice latina. E allora va bene.
Solo che l'aura infame di cui l'hanno circondato i seguaci di quella miseria di filosofo certe precisazioni le impone.

Sull'omicidio, la distinzione l'ho ben evidenziata nel post.
O almeno così pensavo.
Io non condanno l'omicidio, se non nel senso biblico del termine; il comandamento, tradotto correttamente, impone di non assassinare.
Ovvero, non uccidere l'innocente!

Ci sono parecchi casi in cui l'omicidio non solo è giustificato, ma benemerito. E sono tutti inquadrabili nella categoria della legittima difesa. Quando si uccide per difendere sé stessi o i propri cari, ma anche terzi, da un'aggressione ingiusta e potenzialmente letale.
E la difesa legittima la riconosco tranquillamente anche oltre l'immediatezza dell'aggressione.

Ci sono casi, da identificare con feroce rigore, in cui è giustificabile anche l'uccisione di un innocente. Sono quelli che sono inquadrabili nello stato di necessità. Discriminante tanto universale che non è esistito un solo sistema giuridico (sensato, quantomeno) che non ne abbia tenuto conto.
Vi rientra il tuo esempio del medico al fronte, o l'uccisione del nascituro perché attenta alla vita della madre.
Sono disposto a ricomprendere in tale categoria anche la soppressione di un nascituro che abbia problemi talmente gravi da far ragionevolmente prevedere che non gli sia destinata una vita degna di essere vissuta. Ma è già una forzatura, sotto il profilo logico. In primis, perché ci si arroga il diritto di decidere della vita di altri, e poi perché si opera una discriminazione a danno del non nato, in quanto in tali casi sicuramente non prevediamo la soppressione del già nato.

Ma nel caso dell'aborto siamo fuori da ambedue gli ambiti. E questo è chiarissimo!
Quel perentorio "questo è tutto!" si riferisce a questo.
E non è rifiuto di ascoltare.
Ma solo sicurezza che quell'uccisione sia esclusa dal novero degli omicidi legittimi, e men che meno che possa rientrare in una libertà di scelta di un soggetto terzo al portatore del diritto alla vita.

Residua l'ambito "politico", le dure responsabilità del governante.

Allora, l'aspetto politico della questione.
Invero, anche quest'aspetto era stato accennato nel mio pezzo, ma lo ampliamo ben volentieri.

Occorrono due premesse.
In primo luogo, l'affrontare la realtà non può prescindere da un approccio razionale, perché il reale si forma e si svolge per caratteri e figure comprensibili solo razionalmente. Non che non vi siano ambiti anche estesi di irrazionalità, ma non sono rilevanti oltre l'aspetto intimistico e privato, e assumono status di deviazioni dalla norma quando vengono portati sulla dimensione pubblica (comunismo, Hitler, Mahmoud il Pazzo, Chavez).
E quindi tutto quello non può riguardare il nostro approccio politico.
Anche voi ingegneri, nel risolvere problemi dovete inchinarvi ai dettami fisici e matematici. Un ponte deve comunque avere i piloni sostenuti dalla dura terra, per intenderci.

Di conseguenza, il problema va prima inquadrato nella sua dimensione propria, sotto l'aspetto logico-razionale. Ciò deve avvenire necessariamente, prima di affrontarlo politicamente (il fatto che non avvenga quasi mai non confuta questa necessità, ma testimonia solo il grado di depravazione raggiunto dalla classe politica anche in Occidente).

E tale inquadramento è quello che ritengo di aver fatto in precedenza, dimostrando che ammazzare un nascituro non rientra nel novero degli omicidi legittimi.
Da ciò deriva che quell'atto è escluso tassativamente da qualsiasi libertà di scelta. E' sottratto al nostro libero arbitrio, perché riguarda la vita di un altro, che non ci minaccia né aggredisce, e che non v'è necessità di sopprimere per salvare la nostra o altre vite, secondo una scala di priorità che è sicuramente ravvisabile in eventi del reale (stati di necessità).

Pertanto il governante può legittimamente approcciarsi ad esso solo sotto il profilo di riduzione del danno. Ma tale profilo non può trattare in modo diverso soggetti portatori di un diritto assolutamente equivalente. L'assassìnio di una persona nata è un problema non meno grave di quello di un nascituro, ed affligge anch'esso il nostro mondo dalla notte dei tempi. Che facciamo? Introduciamo una legge che depenalizza l'omicidio, e lo permette in modo controllato?
Sarebbe un'aberrazione improponibile, ne converrai sicuramente.
Ma allora perché non viene considerata tale quando riguarda un nascituro? I diritti sono equivalenti (nonostante quello di cui cianciano i cretini alla Comu, noi siamo conservative, sappiamo meglio). L'unica differenza risiede nell'assoluta innocenza ed impotenza del nascituro.
Se lo stesso problema viene affrontato politicamente in maniera così diversa, non si sta esercitando l'arte del governare, ma quella della sopraffazione!

Io contesto anche l'affermazione che la depenalizzazione abbia fatto diminuire il numero di tali assassìnii. Prima essi venivano commessi clandestinamente, e quindi non si hanno numeri precisi, ma solo stime e supposizioni.
Ma soprattutto, come si può affermare con sicurezza che se davvero diminuizione c'è stata, questa sia dovuta al fatto che siano stati permessi, e non per esempio ad una migliore educazione e qualità della vita in generale, una migliore informazione, migliori tutele e protezioni per la donna in gravidanza?
Comunque, questo sia detto per inciso. Se anche fosse dovuto a quello, non potrebbe giustificare un bel niente.
Altrimenti sono costretto a pretendere che siano introdotte norme atte ad "abortire" esseri nati, sotto controllo ovviamente.

Anche politicamente dunque, la riduzione del danno non può essere perseguita tramite il permesso di sopprimere, in maniera controllata.
Essa può passare solo attraverso forme di protezione ed assistenza ancora più forti ed estensive verso la più alta forma di vita che sia possibile ammirare in questo mondo: la donna incinta!
Ad essa va detto di non preoccuparsi di niente, la comunità si farà carico di ogni suo bisogno durante la gravidanza, non permetterà che riceva alcun nocumento dal suo stato, non avrà alcun tipo di difficoltà di tipo economiche e lavorative, la proteggerà da ogni afflizione e discriminazione da chiunque provenienti, non la obbligherà a prendersi cura del bambino se non se la sente, e la premierà alla fine per il servizio essenziale che ha reso alla comunità.
Questo perchè il capitale più importante di un Paese è quello umano, non il denaro o gli altri beni come fanno credere le malati menti "progressiste". Quelli sono solo dei mezzi, assolutamente inutili se non vi fosse la mente dell'uomo che intraprende ad organizzarli per creare benessere.
Pertanto, il governante non può esimersi dal considerare anche quest'aspetto fondamentale nelle sue decisioni.
Non devo certo dirlo a te, visto che hai affrontato il problema in almeno mezza dozzina di pezzi.
Il Paese sarebbe sicuramente in condizioni migliori se fossero tra noi le decine di migliaia di persone che sono state uccise prima che giungessero a respirare aria.




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