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Diario


18 gennaio 2007


Le delizie del denaro concettuale

La Banca Centrale del Giappone (BOJ) ha per l'ennesima volta soprasseduto all'innalzamento del tasso ufficiale di sconto, lasciandolo inchiodato ad uno stupefacente 0,25%.
Hanno però fatto la voce grossa (la dignità non è requisito necessario per burocrati e politici), ricordando che potrebbero aumentarlo nella prossima riunione di febbraio. Magari portarlo addirittura ad un 0,4%.

Il Giappone passerà alla Storia per essere stato il primo (e finora unico) Paese a stabilire un prezzo negativo per la sua cartamoneta. In altre parole, c'è stato un periodo qualche anno fa in cui il debitore veniva pagato per prendere denaro in prestito.
Negli anni '70 vi fu la Svizzera che arrivò a riconoscere un interesse negativo a chi apriva depositi in franchi svizzeri, fuggendo da un dollaro che sembrava inarrestabile nella sua caduta a seguito della dichiarazione d'insolvenza firmata da Nixon nel 1971. Ma non credo che gli agenti domestici allora venissero pagati per indebitarsi.

Questo contegno delle autorità politico-monetarie giapponesi mi rafforza in una mia convinzione, espressa già un paio d'anni fa.
L'altissimo prezzo dei bond giapponesi, idem est il bassissimo rendimento che offrono, è stata ed è l'unica cosa che mantiene solventi le banche di quel Paese.
A seguito dello scoppio della bolla nipponica all'inizio degli anni '90, in Giappone si è scatenato un vero e proprio cataclisma finanziario.
Ancora oggi, dopo 17 anni, l'azionario giapponese vale il 60% in meno (in termini nominali, figuratevi quelli reali), e la stessa cosa può dirsi per gli immobili.

Per rispondere a ciò, il governo ed i banchieri centrali hanno letteralmente alluvionato il sistema di denaro. Mentre i cretini parlavano di deflazione giapponese, e lo fanno tuttora.
Contrariamente a quanto il senso comune ritiene, l'inflazione monetaria ha come effetto primario e necessario quello di abbassare i rendimenti delle obbligazioni, soprattutto di quelle governative a più lunga scadenza.
La creazione di denaro è così enorme, e così variegata nei soggetti abilitati a ciò, che non vi è altro posto dove possa essere parcheggiato, sia in senso quantitativo (disponibilità di offerta), sia in senso qualitativo (assenza di rischio).
E' per questo che ritenevo e ritengo che stavolta l'oro compirà la sua cavalcata senza necessità di un contestuale mercato orso sui bond, come contestavo, sempre un paio d'anni fa, a Jim Sinclair.
Il decennio 1970-80 che vide invece i rendimenti dei bond schizzare alle stelle non può far testo, in quanto quelli erano i primi anni in cui il mondo faceva i conti con un sistema monetario non convertibile globalmente, ed erano fortissimi i dubbi che la cosa potesse avere successo. Senza contare che allora la massa monetaria era una frazione infima di quella attuale.

Questo avviene a maggior ragione quando gli altri asset sono considerati assolutamente non desiderabili, come è avvenuto in Giappone negli ultimi 17 anni per le azioni e gli immobili.
E poiché il denaro moderno viene al mondo esclusivamente come debito, l'alluvione operata dalle autorità nipponiche ha avuto come conseguenza che il debito pubblico giapponese è oggi pari a circa il 160% del loro PIL. Una mostruosità quasi inconcepibile, tenuto conto che il PIL giapponese non è robetta da poco.
Un debito che al contrario di quello americano è quasi tutto in mani domestiche, ed il cui altissimo prezzo è la cosa che mantiene le riserve delle banche giapponesi ai livelli obbligatori richiesti, ovviando alla carneficina intervenuta per i prezzi degli altri assets finanziari ed immobiliari (e relativi crediti incagliati o andati in malora).
E' questo il motivo per cui la BOJ oltre la voce grossa non può andare; almeno fino a quando non riuscirà ad innescare una nuova ascesa dei prezzi degli altri assets.

Ovviamente, in presenza di moneta convertibile una cosa del genere non sarebbe assolutamente possibile (vedi gli States nel 1929).
Ma non è possibile neanche in presenza del regime monetario odierno in Paesi che siano diversi dai Big Boys (oggi: dollaro, sterlina, euro ed yen).
La nudità dell'Imperatore viene salvaguardata, ma i vari Proconsoli (argentini, messicani, russi, asiatici del sud-est) possono tranquillamente andare in malora, senza che il sistema si scuota più di tanto.
Nel caso giapponese, un sostegno in più è stato dato dal cronico e gigantesco surplus commerciale di cui il Paese ha continuato a godere durante questi anni di purgatorio, che ha impedito un deprezzamento troppo accentuato dello yen.

Continua così ad operare a pieno regime la più ciclopica macchina fornitrice di liquidità che sia mai stata vista all'opera, maggiore anche della FED di Greenspan del 2001-2004.
Indebitatevi in  yen, a prezzi ridicoli, con preoccupazioni di cambio non elevate (e comunque gestibili), ed impiegate i proventi comprando roba che rende di più.
E sorridete, siete nel Paese dei Balocchi.

L'unico problema è che di roba che rende di più comincia ad essercene pochina in giro.
Ma potete sempre riciclare vecchie idee, che nel frattempo s'erano ridimensionate.
Tipo petrolio e materie prime, e l'universo correlato.

Sarebbe opportuno quindi che quelli che stanno spingendo il petrolio su nuovi minimi non la facciano tanto lunga.
Si coprano!

 





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18 gennaio 2007


Se volete, ve li curo io

Gratis!




permalink | inviato da il 18/1/2007 alle 12:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


18 gennaio 2007


Ci sono cose che vorresti aver detto tu

Ed invece le ha dette Andrea Mancia.




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