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houseofMaedhros
schizzi e scazzi di finanza e dintorni


Diario


13 gennaio 2007


OI DIALOGOI

Conversazioni sulla natura della libertà umana

watergate
  

il socialismo e il mercato stanno insieme come il vino e la coca cola...

Maedhros
  
E pensare che un mercato libero è la cosa più sociale che si possa immaginare.

Ma non c'è niente da fare.
So' de coccio!

Zamax   
Certo: la divisione del lavoro come descritta da Adamo Fabbro è a fondamento della socialità "naturale" in quanto fondata sulla necessaria collaborazione tra individui che si specializzano, rompendo in questa ricerca di collaborazione anche i vincoli che li tenevano legati a società chiuse.
Vedi? Anch'io dico la mia in economia. Basta che non entriamo nei particolari, perché allora sono finito.

Maedhros
  
La divisione del lavoro è fattore importantissimo, ma derivato.

Derivato appunto da un mercato libero, la cui base è lo scambio.
E' questo, la necessità di scambiare, ciò che costituisce la società.

La catallassi è l'elemento fondamentale, ed è illuminante che sia in primis un elemento economico, e solo poi, conseguenzialmente, sociale e giuridico.

Prima dello scambio, c'è solo il capitalista, ovvero colui che risparmia. Ma anche questa figura, sia pur anteriore, trova giustificazione solo nella possibilità di scambiare.

Prima del capitalista, c'è solo il Creatore: la Vita, la Libertà di viverla come si vuole, e la Proprietà di quello che gli serve per soddisfarne i bisogni.

Ma sullo sfondo si può intravedere il Demonio, intento a sussurrare sconcezze socialcomuniste agli stolti.

Zamax
   
Tra le mie superbe competenze non c'era quella di conoscere la "catallassi".
Ho fatto una piccola ricerca e ho trovato questo:[... parlando del libero mercato, Hayek propone in sede teorica di rifarsi al termine "catallassi". Il significato profondo di questo termine deriva dal verbo greco Katallattein (o Katallassein), che significa non solo "scambiare", ma anche "ammettere nella comunità" e "diventare da nemici, amici".]

Non è un concetto molto dissimile da quello che intendevo io quando dicevo che nella ricerca di collaborazione (in senso lato) l'uomo tendeva ad uscire dalla propria cerchia ristretta.
Certo, anche senza la "divisione del lavoro" nel senso moderno del termine, l'uomo si trovava ad avere e poter offrire dei prodotti specifici e quindi a creare le condizioni di un mercato, per quanto primordiale.

Direi che la divisione del lavoro propriamente detta è soltanto la straordinaria accelerazione, dovuta al progresso tecnico, di processi elementari preesistenti.
Per chiarire meglio il mio pensiero, questo è quanto scrissi in un commento qualche tempo fa (e che magari userò in futuro):
“E di converso, passando all’altro campo, se conveniamo per comodità nel restringere il significato di “liberismo” ad una teoria o una prassi economica, esso pur tuttavia rimane solo l’esito materiale quantitativamente più visibile in superficie di processi antropologici che si perdono nel buio della storia, e dai quali non può essere disgiunto.
Ogniqualvolta l’uomo, nel suo processo di emancipazione individuale millenario, ha rotto le catene che lo tenevano avvolto in un cerchio chiuso, liberandosi via via dalla tutela (e dall’oppressione) del clan, della tribù, della corporazione, della classe, della razza e della … nazione, egli ha parimenti segnato il superamento nel campo economico di autarchie sempre più grandi e complesse. […]
Il sentimento societario è il risultato della crescente libertà dell’uomo e dei suoi bisogni che meglio può soddisfare con l’attiva collaborazione di altri uomini liberi al di fuori della cerchia autarchica. Di qui i commerci, la divisione del lavoro e la specializzazione.
Quindi nego che il liberismo sia una filosofia prettamente anglosassone. E’ piuttosto una prassi connaturata a quel mondo che nella nostra era storica ha raggiunto il grado più elevato del processo di liberazione individuale, come fu nella storia a suo tempo per la Grecia e poi per Roma e poi ancora nel Medioevo per i Comuni italiani e in primis per la Repubblica di Venezia. E basterebbe qui ricordare il disprezzo esemplare che i bizantini provavano per i barbari materialisti veneziani, della cui attività però non potevano fare a meno.”

P.S.Un po' di patriottismo veneto non fa male :-) D'altronde noi siamo quelle delle AUDI 3000 o niente ...

Maedhros

Eh,  il buon vecchio Hayek non tradisce mai.

Ho voluto solo sottolineare che è quello l'elemento primigènio della civiltà umana, è il mercato libero che fonda e costituisce il concetto sociale, e rappresenta la base indispensabile per ogni progresso del benessere umano.

Dalla libertà di mercato scaturisce la divisione del lavoro, ne scaturisce necessariamente, ma essa è inconcepibile senza quella libertà, così come non si potrebbe concepire la Vita se non vi fosse la Morte.
In ogni caso, la divisione del lavoro è la causa, non l'effetto del progresso tecnologico.

Tutto ciò dovrebbe imporre che quella libertà di mercato venisse trattata in maniera quasi sacrale, e fosse impedito l'imposizione di regole che non siano quelle necessarie ad omogeneizzare pesi e misure, ed alla risoluzione delle controversie in un modo che non tenga conto della mera forza ma del buon diritto.
Qui si fonda la necessità di quello che viene chiamato Stato, il cui misconoscimento rappresenta il peccato mortale di Rothbard e dei suoi seguaci, un abbaglio alla stregua di un qualsiasi marxista.

L'affermazione che il liberalismo (preferisco questo termine a "liberismo", accezione usata per dannarlo da quei fatalmente presuntuosi, ancora Hayek ad aiutarci qui, che non ci stanno a capire un cazzo dalla notte dei tempi) sia un prodotto delle società anglosassoni è una sciocchezza sesquipedale, ed hai fatto benissimo a denunciarla.

I Paesi anglosassoni hanno semplicemente avuto la fortuna (o bravura) di sottrarsi alle contaminazioni mortifere della Rivoluzione Socialista (avvenuta in Francia a cavallo tra XVIII e XIX secolo) e quella Comunista (iniziata in Russia nel 1917).
Anche se le esalazioni pestifere di queste due immani tragedie sono riuscite a lambire anche loro, soprattutto il Regno Unito.

Ogni Rivoluzione è l'aggressione di una parte della comunità contro ogni altro che in quella comunità vive, e persegue esclusivamente il Potere (con mezzi violenti).
Nulla di buono potrà mai derivarne dunque, mai potrà fondare una Comunità libera.

E' per questo motivo che bisognerebbe smetterla una buona volta di definire Rivoluzione quella Americana. 
Quella fu una guerra per l'Indipendenza.

Ed i risultati di questa fondamentale differenza si son visti!  





permalink | inviato da il 13/1/2007 alle 13:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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