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Diario


6 novembre 2006


Ma tu lo conosci Ostellino?

Marco Travaglio per L’Unità
Non bastandone uno, pare che siano in circolazione almeno due Piero OSTELLINO.

L'Ostellino-1
è quello che l'altro giorno se l'è presa con la Cassazione che ha condannato Sgarbi a ben 1000 euro di multa (virtuale, grazie all'indulto) per le diffamazioni a Caselli e a quattro pm di Palermo: i cinque, anziché querelare Sgarbi, dovevano ringraziarlo per averli dipinti come una banda di assassini agli ordini di Violante e del Comintern, responsabili fra l'altro del suicidio del collega Lombardini.

L'OSTELLINO-2 è quello che ha appena vinto la causa contro Roberto D'Agostino ottenendo un mirabolante risarcimento di 150 mila euro. OSTELLINO-1, il nemico delle querele, parte dal caso Sgarbi per denunciare l'imminente pericolo che corre la nostra democrazia: dove andremo a finire - si domanda atterrito sul Corriere - se non si può più nemmeno dire che un'inchiesta è «politica»?

 
Questo commentatore di sentenze ignote naturalmente s'è ben guardato dal leggere quella della Cassazione che, come abbiamo scritto, non ha affatto condannato Sgarbi per l'espressione «inchieste politiche», ma per aver attribuito al pool di Caselli un mandante preciso (Violante e il Pci-Pds-Ds) e un mandato ancor più preciso («combattere lo Stato» ed eliminare i «nemici politici» e le «persone oneste» usando «la mafia e falsi pentiti prezzolati»).

Il che, se fosse vero, sarebbe un reato da ergastolo: per affermarlo bisogna dimostrarlo, altrimenti si viene condannati. Dunque OSTELLINO-1 non sa di che sta parlando, ma parla, anzi straparla di «certa magistratura» («Magistratura democratica») che pretende di «supplire al potere politico»: per lui la magistratura che per cinquant'anni non s'accorse della mafia, dei reati dei colletti bianchi, degl'infortuni sul lavoro, degli avvelenamenti delle acque non era politicizzata: lo è solo quella di sinistra.

Poi parla di un fantomatico «scontro fra potere legislativo e ordine giudiziario» (ignorando, fra l'altro, che il giudiziario è un potere tanto quanto il legislativo) per sostenere che era «pressoché inevitabile» che il povero Berlusconi si facesse una decina di leggi vergogna per farla franca, costretto com'era ad «arginare ciò che riteneva, a torto o a ragione, uno
strapotere dell'ordine giudiziario».

Resta da capire perché un rapinatore imputato per un colpo in banca non possa fare altrettanto, ma questo OSTELLINO-1 non lo spiega. Spiega invece che la Cassazione, pur non godendo «della legittimazione popolare» di Berlusconi, con la sentenza Sgarbi «legifera. contro tutto il popolo sovrano, sentenziando che è reato esprimere un'opinione (un diritto sancito dalla Costituzione) della quale, in quanto tale, non è possibile provare empiricamente la veridicità, ma neppure il contrario».

Insomma, siamo ben oltre il Tribunale speciale del fascismo: la Cassazione è «strumento repressivo» contro i «reati di opinione». Ma abbiamo già visto che Sgarbi non esprimeva opinioni sui pm di Palermo: attribuiva loro una serie di fatti, per giunta delittuosi, che non poteva minimamente dimostrare per la semplice ragione che erano falsi. Opinione è sostenere che un'indagine è sbagliata o un imputato è innocente, non che un pm apre indagini per ordine di questo o quel partito e porta i suoi imputati al suicidio. Opinione sarebbe sostenere che chi non capisce questa differenza fra un'opinione anche molto critica e una calunnia o una diffamazione, è un cretino o un ignorante: è più facile dimostrarlo che provare il contrario.

Poi c'è l'OSTELLINO-2, quello che denuncia D'Agostino e gli porta via 150 mila euro. Che ha fatto di tanto grave Dago? Ha scritto, nel 2003, che OSTELLINO s'era proposto alla direzione del Corriere con l'appoggio di Urbani. La cosa non ha poi trovato conferme: peraltro, per un giornalista, proporsi alla direzione di un giornale non è un delitto né una bizzarria. È normale. Bastavano due righe di smentita a Dago, e l'incidente si sarebbe chiuso lì.

Ma OSTELLINO-2 non è come il suo omonimo: lui ha una passionaccia per i tribunali, soprattutto civili (dove si chiedono soldi e non si fanno indagini), i pm di Palermo invece avevano chiesto indagini, in sede penale, non soldi). Così si rivolge ai giudici di Roma e porta a casa 150 mila euro. Fortuna che OSTELLINO-1 non l'ha ancora saputo, altrimenti scriverebbe che i giudici hanno svolto opera di supplenza in una bega fra giornalisti, che non si sentenzia contro il popolo sovrano e il suo sacrosanto diritto di esprimere opinioni, insomma è peggio del fascismo. Bisognerà che si conoscano, prima o poi, i due Ostellini. Scopriranno di avere un paio di cose in comune: il cognome e una certa tendenza a straparlare. Che siano parenti?




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6 novembre 2006


Allah vede, e l'Umanitario provvede

Giuliano Ferrara per “Il Foglio”
Non so, chiederò un parere a Toni Capuozzo, l'unico di cui mi fidi. Oppure aspetterò un nuovo numero di “Diario”, sperando che dopo aver sputtanato quei mascalzoni che si erano inventati il "massacro di Jenin" prima che non accadesse (dico: non accadesse), e dopo aver trascinato nel ridicolo quella carovana di girovaghi del complotto occidentale dell'11 settembre presi sul serio dai grandi media, Enrico Deaglio ci racconti con un'inchiesta vecchio stile la vera storia del rapimento delle due Simone e di quello di Gabriele Torsello.

Dovessi credere senza verifiche serie a quel che mi raccontano i poveri Tg fotoromanzati e sentimentali, i servizi segreti con il capo in persona che parla in prime time e i complimenti bipartisan di D'Alema e del Berlusca, i sottosegretari con delega ai servizi di ogni governo, i giornalisti impegnati di buon animo nella lunga faida tra sbirri e 007, e le anime buone costrette a commentare il soggiorno francescano tra i lupi delle varie Simone e dei vari Gabrieli; mi sputerei in faccia, non una, ma due volte, tre volte, mille volte.

Preferisco, nell'interesse del lettore e mio, che mi sputi in faccia il partito umanitario, saprò lavare l'onta. Ma l'autosputo no. Vi dico dunque che cosa non torna - secondo me - in tutte queste storie a lieto fine, le uniche di cui questo paese di stronzi si inorgoglisce, mentre quelle tragiche, con un Quattrocchi impresentabile e poverocristo che dice "vi faccio vedere come muore un italiano" sembrano fatte apposta per farlo vergognare di sé. Ecco, niente torna.
E tutto torna alla perfezione.

In Iraq e in Afghanistan agiscono persone e organizzazioni cosiddette umanitarie border Line, un po' di qua e un po' di là. Per di qua intendo il regime di protezione assicurato agli occidentali dai soldati che muoiono per la libertà di tutti combattendo allo scopo di intimare la pace agli assassini e banditi islamisti, dotare di costituzioni e governi eletti quei paesi sventurati, tutelare milioni di iracheni e di afghani abituati al taglio delle mani, alla lapidazione nello stadio, alla segregazione delle donne o ai gas anticurdi, alle stragi antisciite, ai giochi neroniani della corte di Saddam (a proposito, quando lo impiccano?).

Si chiamano Emergency o Un ponte per... con i puntini sospensivi che fanno tanto universalista. Sotto la protezione delle nostre baionette, che a loro fanno peraltro assai schifo, los umanitarios praticano la carità in pieno sole, in modo che la mano destra sappia sempre quello che fa la sinistra, in modo che se ne possa parlare molto allo stadio e da Fazio, e che sulla base della carità, questi laici che insegnano il cristianesimo agli altri, quando non direttamente l'islam, si possa fare politica en plein air, come eroi sentimentali che ne sanno una più del diavolo perché, come ripetono ossessivamente e narcisisticamente, loro lavorano sul campo.

Border line, dicevo. Un po' di qua e un po' di là. Per di là intendo quel che tutti sappiamo. Gli aguzzini e i terroristi loro li chiamano umanitariamente resistenti, i baathisti sono "il grande popolo iracheno" di cui parlarono per ringraziarlo le due Simone al ritorno in patria, Corano in mano come gentile cadeaux dei rapitori; e l'islam in marcia che ci convertirà tutti è quello talebano rappresentato dal fotografo vestito da imam che dice di aver soggiornato al buio per ventitré giorni ma di aver trovato consolazione nella lettura del Corano, sempre al buio, si suppone. Ecco, questi sono un po' tanto di qua e un po' tanto di là.

A un certo punto, in circostanze misteriose, vengono rapiti. Poi, in circostanze felicemente misteriose, vengono rilasciati. In mezzo tanti altri misteri, stavolta grotteschi. Telefonini che squillano. "Ciao Gabriele, come va la prigionia?". Mediatori che si affollano. Momenti di panico alla conquista dell'opinione pubblica: ue', questo lo ammazzano. Poi il lieto fine, con un afghano di Emergency che va a prendere il fotografo afghanizzato su un ciglio della strada. Oppure, come a Baghdad, telecamere che riprendono il rilascio in burnus appena lavato e stirato.
 
Testoline di futuri candidati al Parlamento, come quell'abruzzese della croce rossa, che si fanno vedere e fanno ciao ciao con la manina. Poi comizi islamo-pacifisti, magari in piazza del Campidoglio. Servizi italiani che fanno il loro mestiere e anche qualcosa di più, in mezzo a qualche vanteria di troppo. Infine il mistero più grottesco di tutti. Quel segreto di stato che non protegge gli agenti occidentali quando fanno il loro lavoro e deportano al Cairo il famoso Abu Omar, quel segreto invece funziona benissimo, e i dottori Spataro dell'intera magistratura italiana dormono della grossa, per negare e ancora negare che sia stato pagato un riscatto.

Il principio di legalità, come tutti i principi in bocca agli ipocriti che vi si poggiano sopra, sa bene come piegarsi alle circostanze. Niente riscatto, dunque. Non sia mai si possa pensare che i nostri quattrini vanno a finanziare gli attentati contro i nostri soldati, e l'acquisto di armi per il jihad. Che rafforzino quelli che hanno mozzato la testa di Daniel Pearl, il giornalista ebreo del Wall Street Journal per il quale non ci fu scampo né lettura del Corano. Ce li hanno ridati, los umanitarios, perché siamo bravi, abbiamo i servizi andreottiani più ammanicati del mondo, facciamo una politique arabe à l'italienne che non ha rivali.

Fossi un adepto della setta di Chiesa Giulietto, direi che questi se la rapiscono e se la cantano da soli. Siccome non sono un complottista, non lo dico. Dico che vorrei sapere la verità, che la magistratura e il Parlamento dovrebbero fare questo mestiere di accertamento, e che quando Gino Strada dice che la sua organizzazione benevola tiene aperti canali decisivi con il nemico islamista, e se ne vanta, non ha torto. Solo che per quei canali passano i riscatti umanitari con cui si riforniscono i nostri nemici. Complimenti allo stato e a chi ci crede.




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6 novembre 2006


Umanisti ed Umanitari

L'umanitario D'Alema, unendosi al rammarico espresso dall'equivicino Hamas, e certamente preoccupato di non trasformare Saddam Hussein in un eroe, ma piuttosto in una star mediatica che possa scrivere le sue memorie, illuminarci con le sue verità, e presenziare in teleconferenza a talk shows vari, ha definito inaccettabile la sua condanna a morte.
Altri umanitari di tendenza sinistra, meno moderati, di ritorno dall'aggressione al padre di Matteo Vanzan (sempre per motivi umanitari naturalmente), hanno addirittura avanzato una proposta indecente: scambiare Saddam con Pansa, in modo che possa venire impiccato al posto suo. Per Saddam sarebbe invece pronto, dopo un breve periodo in comunità, un corso di recupero  come consulente in qualche azienda municipalizzata del gas.
Ma non si esclude che dopo 5 anni di permanenza nel nostro Paese possa ottenere la cittadinanza, ed essere assunto al Viminale come aiutante-consulente-stiracalzini di qualche cazzone di sottosegretario in quota comunista.

L'umanista Maedhros alla notizia della sentenza ha commentato seccamente: "una vera delusione; lo impiccano solo!"




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6 novembre 2006


Ottobre 2006

Libero Arbitrio
(data di lancio 1° gennaio 2004; in euro)

2006 (6 mesi) + 13,71%
2005 +28,12%
2004 +1,87%

LIQUIDATO


Reserve and Income
(data di lancio 1° gennaio 2005; in euro)

aggiornamento trimestrale
da inizio anno +2,91%
2005 +10,61%


Pharma
(data di lancio 1° gennaio 2005; in dollari)

sul mese +1,63%
da inizio anno +19,96%
2005 +11,18%


Real Thing
(data di lancio 1° gennaio 2005; in dollari)

sul mese +4,06%
da inizio anno +60,67%
2005 +55,02%


Ziema
(data di lancio 1 gennaio 2006; in dollari)

sul mese +6,6%
da inizio anno +16,65%


Ipse Dixit
(data di lancio 1 gennaio 2006; in dollari)

sul mese +5,4%
da inizio anno +13,71%


Pavasara
(data di lancio 1° aprile 2006; in dollari)

sul mese +9,41%
dal lancio +3,93%


D.I.E.
(data di lancio 1° aprile 2006; in dollari)

sul mese +5,01%
dal lancio -2,04%

Vasara
(data di lancio 1° luglio 2006; in dollari)

sul mese +5,29%
dal lancio +10,22%

Rudens
(data di lancio 1° ottobre 2006; in dollari)

sul mese +8,98%
dal lancio +8,98%


N.B. - I rendimenti sono comprensivi dei dividendi percepiti, ed al netto delle commissioni. Non tengono conto invece delle imposte dovute.

Copertura sugli indici (Nasdaq100, S&P500 e Dax): 163%
Copertura cambio (€/$): 87%




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