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houseofMaedhros
schizzi e scazzi di finanza e dintorni


Diario


26 marzo 2012

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO

Le trasmissioni proseguono su quest'altro canale.




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19 novembre 2010

A NATALE REGALATI LA SPERANZA

Con un minimo sforzo, puoi fare la differenza contro gli infami ed i parassiti che tengono in ostaggio la Salute del mondo!




permalink | inviato da houseofMaedhros il 19/11/2010 alle 18:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


20 febbraio 2010

ANCORA SULL'EURO

TIZIO preoccupato:

"Se non si sbrigano ...! il rischio è di chiudere la stalla quando i buoi sono scappati !


1° ripristino dei dazi a livello Europeo verso i paesi che fanno dumping, Cina e India in primis
2° ridiscutere le norme del WTO
3° ridisegnare un' Europa credibile per macroregioni compatibili economicamente o a più
livelli per poter mantenere l'€ e far rientrare le nazioni compatibili, oppure ritorno alle valute nazionali ante €.
4° ridiscutere gli accordi di sSchengen sulla libera circolazione delle Persone."

e....
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..e......internare chi ritiene che una unita' di misura, di per se', possa essere responsabile di crisi o qualsiasi altra cosa.

Subordinatamente, condannarlo a ripetere non meno di 50 volte quello che facevo io nel '98, per vedere la mia futura moglie (viaggiando in autobus, 5 cambi valuta e 3 visti per tratta). Si applichino gli stessi spreads sui cambi e gli stessi costi per i visti, ma le ore di attesa in consolato ed alle frontiere siano maggiorate del 50%.

Come pena accessoria, decurtare il suo reddito della stessa percentuale in decremento che sarebbe registrata per il commercio europeo con la reintroduzione della non libera circolazione di persone e merci.

Lo si iscriva altresi' d'imperio ad un corso accelerato di economia, per la parte che dimostra la preferibilita' di abbassare i costi fiscali del lavoro e del fare impresa, unitamente all'abbattimento di quello burocratico, per rendere nuovamente competitivi i propri prodotti, invece di chiudere il mercato a merci straniere, precludendosi contestualmente mercati di esportazione di due miliardi e passa di persone, ed alzare i costi per i consumatori interni.

Lo si costringa infine manu militari a scrivere 12000 volte "se questi hanno combinato 'sti casini senza la possibilita' di stampare denaro e con gli stringenti vincoli di Maastricht, figurati che cazzi possono combinare se li sleghi!"

Nel frattempo, un'assistente sociale all'uopo comandata gli ripeta senza sosta a voce alta nell'orecchio quanto ci costerebbe ogni singolo punto percentuale da pagare in piu' di interessi sul debito pubblico (accumulato quando quelli erano slegati!).

Considerare l'applicazione di attenuanti generiche nel caso la pianti con questa lagna.

EXEQUATUR !

Il caso personale è citato per porre l'enfasi sui veri beneficiari della presenza di frontiere e dogane, la rendita parassitaria burocratica e finanziaria, i veri macigni appesi al collo della gente che lavora.

Invece il tizio se la prende con l'euro, che di per se' e' una semplice unita' di misura, variabile perche' dipende da variabili (politica fiscale e di bilancio dei governi, bilancia dei pagamenti, politica monetaria della Banca centrale) e si prezza con altre variabili (altre valute, beni e servizi), ma unita' di misura rimane, quindi neutra per definizione, che di per se' non puo' causare un bel niente.

E' come se la macchina non ti partisse un giorno, grazie alla sciattezza del tuo meccanico, costringendoti ad una lunga scarpinata, e tu cominciassi ad inveire contro il metro. Mica ti puoi lamentare se poi i vicini invocano l'intervento della neuro.

Con queste basi, e' chiaro che non puoi fare altro che inanellare in seguito una serie di sciocchezze, tipo la valuta che rappresenterebbe l'economia di una nazione (l'economia di una nazione, rectius aggregato economico, ci entra solo per quanto riguarda l'aumento o decremento di solvibilita' dello stesso) e che non potrebbe farlo in presenza di economie disomogenee (disomogeneita' che puoi riscontrare perfino in una singola citta', quindi ci vorrebbe una valuta per i Parioli ed una per Trastevere secondo lui). Quello che conta e' l'omogeneita' delle variabili che la valuta deve misurare, da cui i vincoli di Maastricht, che hanno uno scopo ben preciso come si vede: livello dei deficit pubblici e dell'indebitamento dello Stato, livello di inflazione. Stabiliti quei livelli, puoi avere una valuta per qualsiasi raggruppamento di aggregati economici.

L'aumento dei prezzi seguito all'introduzione dell'euro non e' certo dipeso dalla sua introduzione. L'incremento di una distanza non dipende dal passaggio dalle leghe ai chilometri. E' stato causato dal fatto che nei Paesi meno virtuosi hanno potuto giovarsi di un abbassamento enorme del costo dell'indebitamento; non gli e' parso vero, ovviamente, e si sono lanciati in una frenesia creditizia, che ha impattato drammaticamente sul livello dei prezzi. Difatti e' stato l'indebitamento privato ad esplodere, quello pubblico ha avuto aumenti piuttosto contenuti, grazie appunto a quei parametri da rispettare, finche' l'esplosione della bolla creditizia non lo ha costretto a supportare il privato.

Un'altra amenita' e' l'affermazione che staremmo pagando i debiti dei lituani (che notoriamente non hanno l'euro come valuta). L'ultima volta che ho controllato i lituani (e tutti gli altri) i propri debiti (minuscoli per quanto riguarda quelli pubblici dei novizi) se li stavano pagando da soli. Non solo: fino a tutto il 2008 tutti i nuovi Stati dell'infornata europea del 2004 presentavano deficit commerciali molto pesanti, a favore dei vecchi Stati dell'Unione principalmente, essendo questi i loro maggiori partners commerciali. Pertanto, costoro sono stati esportatori netti di capitale, a nostro favore.

Non sono poi le povere badanti slave la causa dei problemi del SSN (il tizio ha continuato con la lagna, aggiungendo lamentele), ma le piacevolezze tipo mogli di ministri che presiedono Assofarma, totale diktat pubblico in materia, totale mancanza di concorrenza, la solita incrostazione burocratico-parassitaria che permette sprechi di ogni tipo.

Molto bella infine la teoria per cui, chiudendo le frontiere a merci e persone, quelle rimangano aperte per i capitali. Ho ancora qualche lotto disponibile di futuro fronte spiaggia in Nevada, chiamami.

Bisogna risalire indietro nel tempo solo pochi decenni per trovarle ancora belle sigillate. Avevamo inflazione e tassi d'interesse a doppia cifra, debito pubblico che raddoppiava in pochi anni, una valuta che faceva ridere, un mercato del lavoro e regole d'impresa totalmente imbalsamati, e Pomicino al Bilancio.
Bei tempi!

Rinnovo l'esortazione. Piantatela con le sciocchezze e concentratevi sulla vera identita' di chi vi sta stuprando (e vi sfotte pure ogni giorno dagli schermi televisivi o dalle pagine dei giornali).




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14 febbraio 2010

TUTTA COLPA DELL'EURO

I benefici di essere nell'euro superano di gran lunga i sacrifici che comporta.

Paghiamo 100 bp piu' della Germania sul nostro debito decennale, uno spread talmente ridotto che ce lo sogneremmo se ci fosse ancora la lira.

L'euro ci ha letteralmente salvati da un bagno di sangue negli anni scorsi, contenendo la bolletta energetica mentre petrolio e gas andavano alle stelle. Importiamo quasi totalmente il nostro fabbisogno energetico.

Nell'autunno 2008 la lira sarebbe diventata una specie di punching-ball. Si provi ad immaginare che tassi di interesse ci avrebbero richiesto per rifinanziare il debito.

I vincoli di Maastricht per il bilancio pubblico, benche' sforabili, esercitano comunque un enorme richiamo alla continenza sui ceti parassitari ed improduttivi, che sono i principali beneficiari delle politiche espansive (politica, burocrazia, banche, rendita sui servizi pubblici). Un terzo del totale della spesa pubblica italiana e' completamente inutile.

Il prezzo e' solo una componente dei vari fattori che incidono sul livello delle esportazioni, e neanche la piu' importante a mio parere. La Germania e' (in proporzione) il maggior esportatore mondiale, dall'immediato dopoguerra, sempre in presenza di una valuta forte (vedi anche la Svizzera). La bilancia commerciale inoltre e' composta da due voci, per sommi capi bisognerebbe aumentare il volume delle merci esportate della stessa percentuale di deprezzamento della valuta solo per bilanciare il prezzo che ti costerebbe lo stesso volume di merci importate.

La tua valuta e' il tuo merito di credito, quanto essa vale tanto vali tu (Stato).




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14 febbraio 2010

TUTTA COLPA DEL CAPITALISMO

Il comunismo e' sicuramente pantano di sguazzo per intellettuali, ma di quelli che non sanno o capiscono di cosa si parli.

Il capitalismo e' un sistema economico basato su liberta' di impresa, assunzione diretta delle responsabilita' correlate ed accumulo di capitale. Quest'ultima caratteristica e' l'UNICA cosa che crea ricchezza, e se non crei ricchezza non hai un caxxo da redistribuire. Se fai fuori i capitalisti, si estinguono anche i comunisti e socialisti vari, come in Russia, Cina e dintorni hanno imparato molto bene.

Nell'attuale sistema non c'e' liberta' d'impresa, se non in senso residuale (pazzi vogliosi di lavorare 12 ore al giorno e prendersi tutti i rischi per passare il 60% del profitto al Grande Fratello, vederne evaporare un altro 10% in inflazione, annegare nelle sabbie mobili di falsi pesi e misure e beccarsi sputi e maledizioni per contorno.

Non c'e' assunzione diretta delle responsabilita' correlate. Prosperano le rendite garantite da coercizioni del Grande Fratello e gli affari di quelli attaccati alla tetta della spesa pubblica, e quando va male ci pensano i contribuenti (per il bene dell'economia, naturalmente).

Non c'e' accumulo di capitale (netto), ma distruzione e concentrazione in mani parassitarie dello stesso, grazie alle idiozie monetariste in salsa keynesiana.

Eliminando la spesa pubblica inutile in Italia, si potrebbe ripagare il debito interamente in 5-6 anni. E non succederebbe nulla di catastrofico, solo un sacco di gente dovrebbe mettersi a lavorare sul serio.
(ovviamente non accadra', nessuno vuole affamare la Bestia quando ce l'ha al guinzaglio)

Invece, tutti a lanciarsi in ranghi serrati contro il capitalismo infame e l'euro zozzone.

E con tali amici, ma chi caspita ha bisogno di nemici?




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18 gennaio 2010

CONVEGNO DI SAN MARINO SUL METODO DI BELLA

Eppur si muove.......




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21 dicembre 2009

COLUI CHE SCONFISSE IL CANCRO - TESTIMONIANZE

Cinquantacinque testimonianze, una piccola parte delle persone guarite dalla sapienza e dal disinteresse del Professor Luigi Di Bella.




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3 dicembre 2009

UNA COSMOLOGIA PER IL XXI SECOLO


Il Giornale OnlineDI MICHAEL GOODSPEED
Thunderbolts

"Una nuova verità scientifica non trionfa perché i suoi oppositori si convincono e vedono la luce, quanto piuttosto perché alla fine muoiono, e nasce una nuova generazione a cui i nuovi concetti diventano familiari!" -- Max Planck, fisico teorico tedesco

"La credibilità è valuta". Un giorno mi è schioccata nella mente questa frase, e ritendendomi una persona piuttosto intelligente, me la sono attribuita, nella speranza di averla inventata io stesso. Ma ho poi scoperto che non era mia. Un autore il cui nome non riesco a ricordare ha scritto, "la credibilità è valuta: difficile da ottenere, e ancora più facile da perdere".

Questa dichiarazione può essere applicata virtualmente a qualunque attività umana, e probabilmente a nessuna calza meglio delle scienze teoriche – un tentativo inerentemente idealista per fare avanzare la comprensione umana. Uno scienziato "credibile" può avere l'orecchio del mondo intero, e nulla esprime meglio la sua "credibilità" di queste tre lettere – PhD [Dottorato di Ricerca, ndt].


Il lavoro degli scienziati ha un enorme impatto nella vita di tutti i giorni. Non dipendiamo dagli scienziati solamente affinchè ci aiutino a comprendere il mondo naturale. Dipendiamo dai loro punti di vista per guidarci in importanti decisioni personali, comprese quelle che hanno a che fare con la salute e il nostro stile di vita [ricordate il fervore di breve durata nei confronti della Dieta di Atkins?]. Il rispettabile scienziato con gli occhiali, che i mass media definiscono un “esperto” ha il potere di cambiare la maniera in cui pensiamo, e quindi di cambiare il mondo.

Ma la credibilità può essere paragonata ad un arazzo dai contorni molto complessi. Oltre ai quei requisiti tangibili che uno scienziato “credibile” deve possedere, ci sono quelle qualità intangibili quali l'onestà, l'integrità, e l'apertura mentale verso nuove possibilità. Ad un livello individuale, la maggior parte degli scienziati accreditati può per la verità possedere queste qualità. Ma non si può giudicare la validità di un'opinione scientifica solamente sulla base di quanto “accreditato” sia un individuo.

Ho il sospetto che la maggior parte delle persone non trovi molte ragioni per mettere in discussione l'establishment scientifico. La maggior parte di noi ritiene che l'esperto sappia ciò di cui sta parlando e che non abbia alcun motivo per volerci ingannare. Ma coloro che sono stati rimossi dal vertice di comando della scienza sanno che al di sotto del nobile manto esterno di molte istituzioni sono numerose le tendenze che spingono verso la manovra politica e la manipolazione, spesso con conseguenze altamente distruttive.

Questa situazione non dovrebbe sorprenderci più di tanto. Il denaro, la reputazione, il campo di visuale limitato, e il momentum di precedenti credenze [ossia la capacità di mantenere inalterata la propria influenza nel pensiero contemporaneo, ndt] hanno sempre avuto il potere di corrompere la libera ricerca e di dissuadere in maniera sottile gli individui dal mettere in discussione quelle idee che si sono andate istituzionalizzando.




Ma il problema più acuto di oggi è un qualcosa di unico dei secoli ventesimo e ventunesimo, ed è legato inseparabilmente alla creazione di un sistema centralizzato di fondi che vengono distribuiti alle ricerche scientifiche. Ci sono coloro che credono la scienza non si stia solamente sbagliando riguardo ad alcune interessanti possibilità teoriche, ma che si sbagli IRRIMEDIABILMENTE sulle domande più importanti e fondamentali che la scienza possa porsi.

Ma a chi dovremmo dare ascolto per risolvere tutto questo? Se i critici hanno ragione, questo significa che miliardi di dollari di tasse sono stati mal diretti e/o sono andati completamente sprecati al solo scopo di inseguire chimere. La vostra risposta a tutto questo potrebbe essere, "Va bene... ma chi sei tu per fare simili affermazioni?". Posso rispondere dicendo che non sono un professionista ma che ho seguito con particolare interesse le scoperte che sono state fatte grazie al lavoro di quei ricercatori indipendenti che sono scettici riguardo all'attuale consenso scientifico.

Ma va sottolineato che la parola "scettico" è stata degradata e male utilizzata nel corso degli anni fino al punto che alcuni la interpretano come se significasse un'opposizione a qualunque cosa che non sia convenzionale [per esempio "scetticismo" verso il paranormale, gli UFO, le teorie cospirative, etc]. In realtà, la parola "scettico", ha un significato diametralmente opposto. L'American Heritage Dictionary la definisce nella seguente maniera: "Chiunque abitualmente o in maniera istintiva tende a dubitare, a mettere in discussione, o è in disaccordo con asserzioni o conclusioni che sono generalmente accettate".

Nell'ambito della scienza attuale, le "conclusioni generalmente accettate" vengono ordinariamente presentate come se fossero "fatti" indiscutibili. Dal Big Bang, all'evoluzione dei pianeti, dalla natura delle comete, a fenomeni altamente speculativi e misteriosi quali i buchi neri, la materia scura e l'energia scura, la grande immagine cosmologica viene presentata con una tale sicurezza che i mass media in questo paese non l'hanno quasi mai messa in discussione.

Ma l'immagine può risultare assai meno chiara di quello che siamo stati indotti a credere. Completamente rimossi dai riflettori dei media scientifici, i critici hanno suggerito che un solo errore fondamentale ha finito per infettare le scienze teoriche. Questo errore è l'idea che l'universo sia elettricamente neutro – ossia che l'elettricità non abbia "niente a che fare" con lo spazio. È un'affermazione del tutto perversa, data la schiacciante importanza che l'elettricità ricopre nelle nostre vite.

Le più recenti nonchè fondamentali scoperte che sono state fatte hanno consistentemente messo in discussione le interpretazioni delle teorie convenzionali su questo punto. Allo stesso tempo, hanno incoraggiato un interesse considerevole verso un'ipotesi alternativa – ossia quella dell'Universo Elettrico.

Nello studio delle comete, per esempio, i ricercatori sono rimasti talmente confusi da alcune inaspettate scoperte che si può dire la teoria convenzionale sulle comete non esista più! Tuttavia le comete vengono descritte come "Pietre di Rosetta" perchè ci permettono di decifrare la formazione del sistema solare.

L'ipotesi sulla "palla di neve sporca", che è stata considerata per molti decenni un vero e proprio pilastro teorico, ha fallito in maniera clamorosa nel predire il comportamento delle comete e, in tempi più recenti, non è neppure stata in grado di fornirci le giuste informazioni sulla loro composizione.

Le sorprese più drammatiche hanno avuto inizio nel 1986, quando sono stati scoperti numerosi ioni carichi negativamente nel chioma della Cometa di Halley, ossia i segni di una attività energetico-elettrica, e l'assenza di una qualunque prova che indicasse la presenza di acqua nel nucleo della cometa. Negli anni seguenti, le comete hanno dato vita ad un flusso di "fenomeni misteriosi" talmente costante e regolare che gli astronomi sono stati costretti a tornarsene alle loro lavagne. Tali fenomeni comprendono:

• Getti supersonici altamente energetici che esplodono nei nuclei delle comete.

• Getti filamentosi di cometa, trattenuti a malapena, che si estendono per lunghe distanze e che rappresentano una sfida concreta all'atteso comportamento dei gas neutri nel vuoto.

• Superfici di cometa che presentano rilievi incisi in maniera precisa – l'esatto opposto di quello che gli astronomi si aspettavano seguendo il modello della “palla di neve sporca".

• Temperature inaspettatamente elevate ed emissioni di raggi x dalle chiome delle comete.

• Una riserva alquanto ridotta o la completa assenza di acqua e di altre sostanze volatili nei nuclei delle comete.

• Particelle minerali che possono formarsi solamente a temperature estremamente elevate.

• Comete che si infiammano mentre si trovano in uno stato di "congelamento profondo", oltre l'orbita di Saturno.

• Comete che si disintegrano a molti milioni di miglia dal Sole.

• Particelle di polvere di cometa divise più finemente e uniformemente di quello che ci si dovrebbe aspettare da "ghiaccio sporco" in sublimazione.

• Espulsione di particelle più grandi e di "ghiaia", un fenomeno che non era mai stato predetto se ci si rifà all'ipotesi che le comete sono risultate da nuvole primordiali di ghiaccio, gas e polvere.

• Minerali che possono essere creati solo a temperature elevate.

Tutte le scoperte appena elencate pongono enormi difficoltà al modello della "palla di neve sporca": sono tutte prevedibili caratteristiche del modello elettrico.

Nonostante tutto questo, ci sono buone probabilità che voi non abbiate mai anche solo SENTITO PARLARE dell'ipotesi della cometa elettrica! [Ma se aveste vissuto alla fine del diciannovesimo secolo magari potreste averne sentito parlare]. La ragione di questo è che le scienze spaziali si sono andate articolando nel corso del ventesimo secolo sulla base dell'assunto teorico che i corpi nello spazio siano elettricamente neutri. Una cometa elettrica andrebbe quindi ad incidere sulle fondamenta stesse su cui si reggono le scienze teoriche dei giorni nostri.

Se un assunto fondamentale come questo si dimostra errato, le relative ramificazioni andrebbero ben al di là delle teoria sulle comete. Secondo Wallace Thornhill e gli altri proponenti del modello dell'Universo Elettrico, la cometa elettrica è inestricabilmente legata al modello elettrico del Sole, un modello le cui implicazioni sono molto ampie:

Fu il dottor Charles E. R. Bruce della Associazione per la Ricerca sull'Elettricità - Electrical Research Association - che nel 1944, in Inghilterra, mise in moto l'elaborazione di un modello scientifico sul "sole elettrico". Secondo Bruce, la "fotosfera del sole [la superficie solare] ha l'aspetto, la temperatura e lo spettro di un arco elettrico; ha queste caratteristiche perchè è un arco elettrico, o un gran numero di archi in parallelo".

Questa caratteristica di scaricamento, ha affermato, "è responsabile di quel fenomeno che è stato osservato della granulazione della superficie solare". Il modello di Bruce, tuttavia, venne formulato sulla base di una comprensione convenzionale del lampo atmosferico, che gli permise di immaginare il Sole "elettrico" senza dover far riferimento a campi elettrici esterni.

[La parte esterna del sole è composta da tre differenti "zone": la fotosfera che è la superficie che vediamo, che ha una temperatura intorno ai 5000 gradi Kelvin, sulla fotosfera sono visibili le macchie solari (zone più fredde) e il fenomeno della granulazione che fa apparire la fotosfera stessa come composta da "granuli" (vedi foto in basso).

Al di sopra della fotosfera vi sono due zone in cui la densità del plasma (materiale ionizzato, atomi in cui gli elettroni sono separati dai nuclei) decresce e la temperatura aumenta: la cromosfera e la corona. I meccanismi di riscaldamento del plasma coronale non sono completamente chiari e generalmente sono attribuiti allo sviluppo di onde d'urto e fenomeni elettromagnetici e "magnetoidrodinamici".

Mentre la fisica del plasma è un campo molto sviluppato essa assume generalmente che il plasma sia elettricamente neutro: su scala macroscopica non vi sarebbe separazione tra cariche negative (ad es. elettroni) e positive (ad es. protoni e nuclei atomici). Il presente articolo espone il punto di vista dei ricercatori che considerano l'eventualità che tale separazione delle cariche possa esistere anche su scala macroscopica, fornendo una spiegazione a fenomeni di fisica planetaria e cosmologia attualmente poco chiari.]



 

[La fotosfera solare: evidente il fenomeno della granulazione e delle macchie solari ("sunspot")]



Anni dopo, un brillante ingegnere, Ralph Juergens, ispirato dal lavoro di Bruce, andò ad aggiungere alla sua ipotesi una possibilità rivoluzionaria. In una serie di articoli che vennero scritti a partire dal 1972, Juergens suggerì che il Sole non è un corpo elettrico isolato nello spazio, ma che giace all'interno di un più ampio campo galattico. Con questa sua ipotesi, Juergens fu il primo a compiere il salto teorico necessario per prospettare l'esistenza di una fonte di energia esterna per il Sole.

Juergens propose che il Sole è l'oggetto più positivamente carico nel sistema solare, il centro di un debole campo radiale elettrico e l'epicentro di un processo di "coronal glow discharge" ("scaricamento incandescente della corona") alimentato da correnti galattiche. Questo spiega il perchè una cometa, che si muove rapidamente attraverso un campo elettrico che va rafforzandosi, nel momento in cui si avvicina al Sole, cominci a scaricarsi sotto la pressione delle tensioni elettriche.

Per evitare di fraintendere questo concetto, è essenziale che distinguiamo il complesso modello elettrodinamico che è alla base dello scaricamento incandescente del Sole da un semplice modello elettrostatico che può essere facilmente confutato.

Da un capo all'altro della maggior parte del volume di uno scaricamento incandescente della corona il plasma è "quasi" neutro, e presenta praticamente lo stesso numero di protoni e di elettroni. Una situazione del tutto simile esiste all'interno di un tubo di luce fluorescente. La corrente viene trasportata principalmente da un impulso di elettroni all'interno di un debole campo elettrico verso l'elettrodo positivo [il Sole]. È solo al di sopra della corona, in prossimità del Sole, che il campo elettrico diventa sufficientemente forte da generare tutti i fenomeni brillanti ed energetici che osserviamo sul Sole.

Nel modello elettrico, la fonte di energia esterna del Sole è la ragione per la quale la temperatura si innalza in maniera SPETTACOLARE più tende ad aumentare la distanza dalla superficie del Sole – esattamente il contrario di ciò che ci si aspetterebbe di vedere se il calore irradiasse dal cuore del Sole. Dai circa 4400 gradi K [Kelvin – unità base della temperatura nel sistema internazionale] che si registrano a 500 chilometri al di sopra della fotosfera, la temperatura si innalza costantemente fino a raggiungere i circa 20.000 gradi K in cima alla cromosfera, all'incirca 2200 chilometri al di sopra della superficie del Sole.

A questo punto si verifica un aumento brusco, che eventualmente raggiunge i 2 milioni di gradi nella corona. E anche ad una maggiore distanza dal Sole, l'attività energetica di atomi ionizzati di ossigeno raggiunge la sorprendente temperatura di 200 milioni di gradi! Questa è l'ultima cosa che uno si aspetterebbe di vedere da una fornace nucleare nascosta nel nucleo del Sole. Ma è la natura osservata del processo di scaricamento della corona.

I teorici del modello elettrico sottolineano all'incirca due dozzine o più di caratteristiche del Sole che pongono dei problemi alla teoria standard, e che vanno dal "difficile" all'"impossibile" da spiegare. In ognuna delle casistiche, la caratteristica osservata segue logicamente dal modello dello scaricamento incandescente. Forse la più efficace illustrazione di questo contrasto è la questione del vento solare. Il Sole emette continuamente un flusso di particelle cariche positivamente, ma queste particelle non solo non vengono influenzate dalla forza di gravità del Sole, ma continuano ad accellerare man mano che si allontanano dal Sole.

Fin dai tempi della scoperta di questo misterioso comportamento, avvenuta molti decenni fa, i teorici del Sole non hanno mai messo a punto una spiegazione che potesse reggere ad un esame accurato. Pensavano di avere trovato una spiegazione parziale quando affermarono che la radiazione solare [la luce del Sole] continuava a spingere verso l'esterno le particelle cariche. Per i teorici del modello elettrico, questa non solo era una spiegazione debole, ma mancava anche di un qualunque sostegno sperimentale, il quale dovrebbe essere la prima risorsa da cui attingere.

I teorici del modello elettrico sono, infatti, disturbati dall'incapacità del mainstream scientifico di vedere ciò che ritengono essere del tutto evidente. Tutti gli elettrotecnici sanno che esiste un modo molto semplice per accelerare le particelle cariche – lo fanno regolarmente ricorrendo ai campi elettrici. Se il Sole è un corpo carico che si trova al centro di un campo elettrico, l'accelerazione di particelle cariche da parte di questo campo è un dato di fatto.

L'esempio più irresistibile di questo principio lo si è avuto fra il 15 e il 19 gennaio del 2005, quando si verificò l'eruzione di quattro potenti bagliori solari dal "sunspot 720" ("macchia solare 720"). Quindi, il 20 gennaio, la quinta esplosione produsse un'espulsione di massa dalla corona - coronal mass ejection [CME] - a velocità che vanno ben al di là della capacità di spiegazione da parte di un qualunque modello convenzionale.

Come riassunto nella Foto del Giorno su Thunderbolts, "Mentre spesso sono necessarie più di 24 ore alle particelle cariche di una esplosione solare per raggiungere la Terra, questa ha rappresentato una profonda eccezione. Solamente 30 minuti dopo l'esplosione, la Terra [che dista circa 96 milioni di miglia dal Sole] era immersa in quella che gli scienziati della NASA hanno definito "la più intensa tempesta protonica che si sia mai verificata in decenni".

È piuttosto indicativo il fatto che è quasi impossibile trovare, in tutti i tentativi mainstream di spiegare il vento solare, un qualunque cenno o memoria riguardante questo evento.

Il punto che qui si vuole sottolineare non è solamente che il modello elettrico è alla base delle difficoltà più problematiche a cui si trova di fronte la teoria standard: il modello è parte di una fotografia del cosmo più ampia e maggiormente unificata. Come la cometa elettrica conduce inevitabilmente al Sole elettrico, così la cometa elettrica ed il sole elettrico suggeriscono una prospettiva radicalmente nuova per tutte le scienze teoriche che vanno dalla storia planetaria alle origini del cosmo.

Wallace Thornhill, per esempio, suggerisce che la cometa elettrica fornisca il miglior modello per comprendere le caratteristiche della superficie dei pianeti e delle lune. Prove non riconosciute che si sono andate accumulando nel corso dell'Era Spaziale mettono in chiara evidenza che i pianeti sono corpi carichi di energia. Movimenti instabili all'interno del campo elettrico del Sole, o movimenti che portino i pianeti a incontri ravvicinati, condurrebbero ad eventi devastanti di scaricamento elettrico, e questo potrebbe indurre gli stessi pianeti ad assumere i connotati delle comete.

È quindi essenziale che venga attribuita un'alta priorità ad un'aperta riconsiderazione della storia planetaria. E questa indagine deve includere la possibilità che i pianeti fossero, in epoche precedenti, immersi nel processo di scaricamento elettrico e che la loro superficie fosse percorsa da eventi elettrici ad alto contenuto energetico. In altre parole, quello che sta succedendo sulle comete attive è un indicatore diretto delle forze che agirono sui pianeti in un'epoca remota dell'evoluzione planetaria.

L'esplorazione dello spazio ha rivelato continuamente caratteristiche dei pianeti e degli altri corpi rocciosi che non possono essere spiegate ricorrendo all'ipotesi degli impatti dallo spazio e alla famigliare geologia planetaria [vulcanismo, erosione acquifera, o diffusione di superficie]. Fin da quando sono stati puntati i telescopi sulla Luna, la singola caratteristica geologica che ha maggiormente catturato l'attenzione estatica degli astronomi sono stati i crateri.

Per interi decenni, la questione irrisolta fu quella di stabilire se i crateri sulla Luna si fossero formati a causa di attività vulcanica o piuttosto di un impatto esterno dallo spazio. Con il programma spaziale Apollo, gli astronomi hanno creduto che si fosse trovata una soluzione alla questione. I crateri dominanti sulla Luna erano stati creati dal violento impatto sulla superfice di oggetti celesti, questo è quanto dichiararono gli scienziati.

Questa conclusione parve tanto chiara che virtualmente nessuno si soffermò a sufficienza per notare la litania di fatti riguardanti i crateri lunari che mettono in dubbio l'intera ipotesi. Una volta che si affermò il modello dell'impatto dallo spazio, gli astronomi e i geologi cercarono di replicare in forma sperimentale gli schemi davvero unici riguardanti la formazione dei crateri sulla Luna e in ogni altra parte nel sistema solare.

In certe occasioni, la pubblicazione di notizie decretò i “successi” di tali esperimenti, ma ad un livello più fondamentale e scientifico, dove i modelli dettagliati dei crateri lunari richiedevano una conferma in forma sperimentale, gli esperimenti si rivelarono essere un totale fallimento. Le caratteristiche dei crateri che hanno origine dagli impatti ad alta velocità non corrispondono alle caratteristiche dei crateri lunari.

Né corrispondono alle caratteristiche dei crateri la cui presenza osserviamo in tale abbondanza sulla superficie di Marte o sulle Lune di Giove e di Saturno e di tutti gli altri corpi rocciosi che sono presenti nel sistema solare. Questo fallimento da parte degli esperimenti condotti per testare l'ipotesi dell'impatto dallo spazio, comunque, non pare che sia stato fatto oggetto di alcuna pubblicazione di notizie.

Le anomalie comprendono [tanto per citarne solo alcune]:

• La rimarchevole circolarità di quasi tutti i crateri di tutte le forme. Impatti obliqui dovrebbero invece dar vita a numerosi crateri ovali;

• La mancanza di quel danno collaterale che ci si dovrebbe attendere se la circolarità del cratere fosse dovuta ad un'esplosione avvenuta in prossimità del terreno, come nel caso di una detonazione termonucleare;

• Le superfici dei crateri appaiono essere piane e disciolte invece di essere costituite da uno scavo a forma di piatto causato dall'esplosione dell'impatto. Gli impatti e le esplosioni ad alto contenuto energetico – comprese le bombe atomiche – non causano lo scioglimento di materiale che sia sufficiente per creare superfici piane.

• Molti crateri sono caraterizzati da pareti ripide piuttosto che presentarsi nella forma di un piatto di scarsa profondità, una conformazione che ci si aspetta dall'esplosione causata da un impatto supersonico;

• L'inaspettata formazione di terrazze sulle pareti dei crateri più grandi, con la presenza di superfici disciolte per alcune di queste terrazze;

• Un gran numero di crateri secondari concentrati sui bordi dei crateri più grandi;

• L'assenza di crateri più grandi che attraversano i crateri più piccoli;

• Catene intricate di piccoli crateri lungo il bordo di crateri più grandi;

• Un numero estremamente eccessivo di crateri accoppiati e di catene di crateri;

• Dispersione minimale quando un cratere si inserisce dentro un altro;

• Ripetute e altamente “improbabili” associazioni di crateri che sono contigue a buche e strette vallate incise in maniera pulita, dalle quali il materiale è semplicemente scomparso;

• Raggi di “ejecta” [particelle emesse durante la formazione di un cratere] tangenziali al bordo del cratere;

• Anelli concentrici.

Invece di prendere in considerazione questi sfidanti, gli scienziati planetari hanno smesso di porsi le domande più importanti. Per la verità, devono ancora considerare un fatto di straordinaria importanza per il futuro della scienza planetaria: tutti i modelli riguardanti la formazione dei crateri primari nel sistema solare possono essere riprodotti attraverso lo scaricamento elettrico in laboratorio. Lo stesso non può dirsi di qualunque altro agente causale che è stato esplorato nel corso dell'era spaziale.

Il nostro vicino, Marte, il pianeta più studiato nel sistema solare [al di fuori della Terra] offre esempi quasi illimitati. La superficie di Marte rivela la prova evidente di quella che è una violenta cicatrice elettrica.

Lo stupendo abisso Valles Marineris si dispiega per più di 3000 miglia – l'equivalente di centinaia di Grand Canyon. Agli inizi degli anni 70, l'ingegnere Ralph Juergens ha ipotizzato che in un'età precedente descritta da un'elevata instabilità planetaria, gli archi elettrici fra corpi celesti carichi furono responsabili della creazione di molte delle caratteristiche che sono presenti su Marte. Nel 1974, Juergens scrisse a proposito del Valles Marineris:

“Quello che questa regione maggiormente ricorda è un'area percorsa da un potente arco elettrico che avanza in maniera non regolare lungo la superficie, scindendosi occasionalmente in due parti, e che si indebolisce di tanto in tanto, così che le sue tracce si restringono e degradano anche in linee di crateri disconnessi.”

Più recentemente, Wallace Thornhill ha sostenuto che l'intera regione del Valles Marineris ha la stessa morfologia del più grande fenomeno di scaricamento elettrico dell'universo – la galassia a spirale barrata. [Foto 1- Si veda Galassie a Spirale e Grand Canyon ]

All'inizio, gli scienziati planetari hanno speculato che era stata l'erosione dell'acqua l'agente che aveva reso possibile la creazione del Valles Marineris, ma questa teoria è stata confutata ricorrendo ad immagini a risoluzione più alta. Adesso, alcuni sostengono l'ipotesi di una diffusione di superficie e della relativa formazione di fenditure. Ma dopo aver condotto un esame più scrupoloso, non è possibile provare che si sia mai verificata alcuna diffusione di superficie.

E quindi che cosa è successo a tutto il materiale “mancante”? Seguendo l'ipotesi del modello elettrico, questo venne scavato in maniera esplosiva da un processo chiamato electric discharge machining [EDM]. E i residui risultanti non vennero solamente sparsi per tutta la superficie di Marte ma la maggior parte di esso venne accelerato elettricamente nello spazio. Dalla posizione di vantaggio nella quale ci troviamo, non è una coincidenza che ancora oggi le meteoriti di Marte stiano cadendo sulla Terra.

Una delle più affascinanti anomalie geologiche di Marte è la presenza dei cosidetti “mirtilli” - ossia di sfere molto piccole di colore blu-grigio, del diametro di 0.45 centimetri che sono contenute nel suolo Marziano che è ricco di ferro. Dopo un'analisi spettroscopica, le piccole sfere furono identificate come “concretions hematite” - “masse sferiche di ematite". Il processo formativo dei “mirtilli” rimane un vero enigma per gli scienziati planetari.

Il fisico del plasma, il Dr. CJ Ransom dei laboratori Vemasat, ha tuttavia condotto il proprio esperimento per testare la spiegazione del modello elettrico sulle masse sferiche e i mirtilli Marziani. Ha investito una certa quantità di ematite con un arco elettrico e ciò che ne è risultato sono piccole sfere incassate con caratteristiche del tutto simili ai mirtilli Marziani. Nessun altro esperimento di laboratorio ha fornito un simile risultato [Foto 2 – Si veda I “Mirtilli” Marziani in Laboratorio ]

Una caratteristica significativa dello scaricamento elettrico è il suo essere SCALABILE – ossia quello che viene osservato su piccola scala è anche osservabile su scala più grande. E i “mirtilli” di Marte potrebbero avere una ben più grande analogia con la forma a cupola dei crateri presenti sul pianeta. Le telecamere in orbita hanno infatti scoperto numerosi crateri con cupole o sfere che sono contenute al loro interno.

Questi crateri a cupola variano nella loro ampiezza da un centinaio di metri o meno [il limite della risoluzione della telecamera] fino ad un chilometro o più. Le similarità fra questi crateri a cupola e i “mirtilli” di laboratorio, molti dei quali formano crateri interni, sono impressionanti. Questo elemento da solo dovrebbe essere più che sufficiente ad incoraggiare un'indagine ulteriore. [Foto 3 – Si veda Crateri a Cupola su Marte]

Per i proponenti del modello dell'Universo Elettrico, la prova geologica delle cicatrici elettriche che sono presenti sui pianeti e sugli altri corpi rocciosi è una dimostrazione irresistibile della violenza planetaria e dell'instabilità che prevalsero nel passato. L'ipotesi di un sistema solare instabile, nel recente passato venne portata avanti da Immanuel Velikovsky nel suo bestseller del 1950, “Mondi in Collisione".

Anche se Velikovsky venne sommariamente accantonato dal maintream scientifico, l'Era Spaziale ha fatto di più per sostenere Velikovsky piuttosto che confutarlo!

Mentre i proponenti dell'Universo Elettrico Wal Thornhill e i suoi colleghi riconoscono che Velikovsky si è sbagliato su molti punti, sono però d'accordo con lui nel sostenere che l'elettromagnetismo è stato l'elemento chiave di una precedente epoca di catastrofe planetaria. E oggi, le prove sono diventate schiaccianti che viviamo in un sistema solare che è “collegato elettricamente".

Nel caso di Giove, vediamo all'opera questa connettività elettrica nella relazione che intercorre fra il pianeta stesso e la sua luna più vicina, Io. Nel 1979, l'astrofisico Cornell Thomas Gold propose nella rivista Science che i “vulcani” di Io fossero in realtà masse scariche di plasma liquefatto - plasma discharge plumes.

L'ipotesi di Gold venne confutata sulla stessa rivista da Gene Shoemaker, et al. Ma nel 1987, i fisici del plasma Alex Dessler e Anthony Peratt sostennero l'interpretazione di Gold in un articolo pubblicato nella rivista Astrofisica e Scienza Spaziale - Astrophysics and Space Science. Dessler e Perat sostennero che sia la penombra filamentosa che la convergenza di ejecta in anelli ben definiti sono effetti dello scaricamento del plasma che non hanno equivalenti nei vulcani.

Successivamente, la sonda Galileo registrò immagini incredibili dei “vulcani” e scoprì precisamente quello che era stato predetto dal teorico del modello elettrico Thornhill:

Temperature così alte che saturarono le telecamere; il MOVIMENTO dei “vulcani” lungo la superficie di Io; e il posizionamento dei “vulcani” lungo le scogliere di valli precedentemente scavate. È adesso indisputabile che la base del “rifiuto” di Shoemaker dell'ipotesi di Gold era sbagliata.

È anche indisputabile che le predizioni altamente specifiche di Thornhill erano corrette. E tuttavia, né il giornale Science e neppure tutte le altre pubblicazioni scientifiche, hanno mai pensato anche solo di rivedere la questione [Foto 4 – Si veda Retrospettiva su Io ].

Su Marte, le mostruose “dust devils” [tempeste di polvere] - che sono 10 volte più grandi di qualunque tornado sulla Terra – hanno rivelato il disinteresse degli scienziati planetari nei confronti di qualunque cosa che abbia a che fare con l'elettricità. Un comunicato stampa della NASA ha dichiarato, “Quando gli esseri umani visiteranno Marte, dovranno ben guardarsi da torreggianti tempeste di polvere elettrificate.”

Ma gli scienziati attribuiscono i campi elettrici delle “dust devils” al riscaldamento solare e alla risultante energia meccanica di convezione dell'aria [malgrado il fatto che l'atmosfera di Marte sia densa meno dell'un percento di quella della Terra, e la capacità meccanica della sua aria di spostare particelle di polvere è nel migliore dei casi improbabile]. Nella interpretazione del modello dell'Universo Elettrico, le colonne rotanti di aria e polvere sono una conseguenza naturale delle correnti elettriche atmosferiche [Foto 5 – Si veda La NASA sulle Tempeste di Polvere Marziane -- “Sono Elettrificate!” ].

Anche nei fenomeni meteorologici sulla Terra, testimoniamo la presenza della carica planetaria. Non è più possibile immaginare la Terra come un corpo isolato, elettricamente neutro, quando osserviamo giganteschi gruppi di fulmini al di sopra di nubi temporalesche che si scaricano nello spazio. Fin dagli inizi degli anni 90, alcuni ricercatori hanno documentato l'esistenza di fulmini chiamati “sprite” e “blue jet” che guizzano verso l'alto durante i temporali estendendosi fino a 15 chilometri in direzione dello spazio.

Alcuni giganteschi “getti” vengono sparati anche a 80 chilometri di distanza. Questi ricercatori hanno scoperto che ogni volta che si verifica uno “sprite” al di sopra delle nuvole, ne risulta un fascio di fulmini positivi al di sotto delle stesse nubi. Sono le due parti di un singolo fenomeno di scarica elettrica che si allunga dallo spazio fino alla superficie della Terra. [Foto 1 – Si veda Fulmini giganti nello spazio ]

È stato detto che i matematici, quando considerano questioni che riguardano la fisica, “non hanno principi". Non si considerano legati ai principi della fisica. Ed esiste un'ovvia soddisfazione quando alcuni fenomeni “inspiegabili” paiono offrire la possibile scoperta di una “nuova” legge fisica o principio. Questo può essere molto più attraente che una risposta diretta da parte di una disciplina nella quale il matematico non è preparato.

Nessuna delle prove che abbiamo fin qui fatto notare, per esempio, sono una violazione di alcuna legge fisica o principio. I modelli che sono stati evidenziati trovano un'immediata spiegazione nei fenomeni elettrici. Tuttavia la scienza spaziale continua ad ignorare la forza elettrica e a preferire soluzioni del tutto speculative, arrampicandosi su presupposti che non sono più sostenibili.

All'inizio gli astronomi erano convinti che lo spazio fosse un vuoto perfetto e che le correnti elettriche fossero quindi inconcepibili. Successivamente gli astronomi scoprirono che lo spazio è pervaso da particelle cariche ossia plasma. Nonostante questa scoperta, gli astronomi erroneamente conclusero che una separazione di carica non avrebbe potuto essere mantenuta nello spazio; ogni carica sarebbe stata velocemente neutralizzata dal movimento di carica [la corrente elettrica].

Ma come sa ogni elettrotecnico, quella conclusione dipende dall'abilità di trasportare corrente da parte del plasma. Per quanto riguarda il plasma che è sparso nello spazio, l'abilità di trasportare corrente elettrica è senza dubbio presente ma in forma limitata. Il risultato è che le correnti di scala cosmica generate dal movimento relativo di regioni dissimilari di plasma possono essere sostenute solo su archi di tempo lunghi.

La firma di tali correnti elettriche sono i loro campi magnetici. Ma quando i campi magnetici vennero rilevati nello spazio, gli astronomi li considerarono come fossero “congelati” nel plasma – come se il plasma fosse un superconduttore – allo scopo di mantenere la nozione della neutralità elettrica. Ma il plasma che è presente nello spazio non è un superconduttore: deve essere quindi fornita energia elettrica esterna per mantenere attivi i campi magnetici che sono stati osservati nello spazio.

Dal più largo circuito della Via Lattea, le correnti fluiscono nel dominio del Sole. A distanze planetarie dal Sole, il campo è debole e insignificante. Ma come la corrente “comincia a mordere” nel suo avvicinarsi al Sole, e più la potenza elettrica diventa sufficiente ad illuminare il Sole. Una cometa trascorre la maggior parte del suo tempo nella parte più debole del campo, lontana dal Sole, ed è possibile che bilanci il proprio voltaggio con quel campo.

Ma come la cometa tende ad accelerare più si avvicina al Sole, e più tende a crescere in maniera profonda il suo sbilanciamento con l'ambiente circostante e comincia quindi a scaricarsi. Gli astronomi sono stati incapaci di notare tali osservazioni fondamentali per una ragione che nessuno vuole ammettere: sono impreparati in maniera imbarazzante in tutto ciò che riguarda l'elettrodinamica.

Questo spiega perchè gli elettrotecnici hanno un enorme vantaggio nella comprensione delle attività elettriche nello spazio. Un saldatore potrebbe capire più facilmente le valli e i crateri su superfici solide di un qualunque scienziato planetario. Ma piuttosto che espandere la loro conoscenza fino ad includere l'elettricità, gli astronomi e i cosmologi hanno invece contratto le scienze spaziali ad un campo limitato di teorie “eleganti” [ossia pretenziose o irrilevanti].

Ogni giorno sentiamo parlare dei grandi passi avanti e delle scoperte nella ricerca per identificare cose invisibili – e ipoteticamente onnipresenti – come la materia scura, l'energia scura, le stelle neutroniche e i buchi neri. Queste congetture sono inevitabili dato che i cosmologi continuano ad essere inconsapevoli dell'abilità del plasma di organizzare delle strutture nello spazio [Foto 2 – Si veda Galassie di Plasma ] e la STRANEZZA di queste congetture continua a crescere, fino al punto che la fotografia attuale del cosmo assomiglia all'episodio più “spaziale” di Star Trek.

E' tragico che l'establishment scientifico – che lavora mano nella mano con i media più popolari – sia riuscito a convincere un gran numero di persone che le domande cosmologiche più importanti siano di solo dominio dei matematici. Il fatto che comunemente si guardi alla matematica per la formulazione di una “teoria su tutto” rivela l'errore grossolano che sta dietro a questo tipo di pensiero.

Come ha scritto il proponente dell'Universo Elettrico, Thornhill, “La sola idea che alcuni scienziati possano essere vicini ad una “teoria su tutto” è una fantasia che va di pari passo con la teoria della Terra piatta. Non è possibile formulare una teoria su tutto fino a quando non sapremo tutto ciò che riguarda l'universo. E date le sorprese che giungono dallo spazio a getto quasi continuo, è evidente che ne sappiamo ancora molto poco".

Continua Thornhill, “A coloro che aspirano a formulare una teoria su tutto viene detto che devono studiare la “matematica incredibilmente complessa e astratta”, la cui conoscenza è richiesta per un tale compito. Ma chi è che lo dice?

I matematici, naturalmente. È una visione ristretta in maniera cronica, come se si guardasse attraverso l'estremità sbagliata del telescopio e si immaginasse di vedere le stelle. Questa visione ha condotto ad un vero e proprio elitismo nel campo della fisica e questo sulla base dell'abilità matematica dei suoi adepti. I più bizzarri sono stati coloro che sostengono di vedere Dio a loro immagine e somiglianza – quella di un matematico".

Non è poi una azione tanto audace per la persona comune mettere in dubbio la sostenibilità di teorie scientifiche popolari. Infatti è spesso il non specialista, colui che è meno ostacolato da precedenti credenze e da conflitti di interesse, che può più facilmente discernere quello che è davanti ai suoi occhi.

Questo è particolarmente vero quando si parla delle sfide poste dall'ipotesi dell'Universo Elettrico. I teorici del modello elettrico, del tutto in contrasto con i matematici, si occupano più rigorosamente di quello che può essere predetto, osservato e ripetuto. Grazie all'Era Spaziale, le prove sono là a disposizione per tutti quelli che vogliono vederle.

In maniera crescente, il pubblico sta esprimendo numerosi dubbi sulle direzioni prese dalla teoria popolare. Quello che ottengono in risposta sono assicurazioni che i “pezzi del puzzle” stanno cadendo al loro posto. Ma coloro che seguono le scoperte con un occhio “scettico” vedono le cose in maniera molto diversa. La credibilità della scienza non può essere sostenuta con le auto-congratulazioni.

Ed è solo nel miglior interesse delle istituzioni scientifiche di aprire la porta a discussioni che sono state escluse per lungo tempo. Difatti, il futuro della scienza dipende proprio da questo.

Per approfondimenti scientifici (in inglese):   Thunderbolts   &   The Electric Sky   &   Plasma Cosmology   &   Holoscience
 




permalink | inviato da houseofMaedhros il 3/12/2009 alle 13:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


1 dicembre 2009

Oro, Deflazione ed Ignoranza

 La deflazione in un sistema monetario fiat è una possibilità che esiste solo in teoria. Sempre che si sappia cosa significhi deflazione (non è un crollo dei corsi azionari, tanto per dirne una).

Il debito pubblico giapponese durante questa loro mitica deflazione è arrivato al 180% del PIL, unico caso al mondo. L'unico motivo per cui la loro valuta non è scoppiata risiede nel fatto che è quasi interamente finanziato in loco; grazie al loro cronico (finora) surplus commerciale ed enorme capacità di risparmio, solo una piccola parte di quel debito è in mano straniera.
Non è il caso americano.

La deflazione in un sistema monetario come quello odierno non è altro che una crisi del debito, una crisi di fiducia in sostanza, ed ogni valuta odierna non è altro che debito fiduciario del Paese che la emette.

In uno scenario simile, dovresti guardare con simpatia all'unico medium of exchange rimasto ad essere pagamento in pieno, che vale di per sé, senza dover contare sulla solvibilità di chicchessia.

Alla fine della storia, dove sarà l'oro, lì sarà il potere.

 
Non esiste alcun obbligo di parlare di cose che non si conoscono.

L'oro costava 35 $ l'oncia nel 1971, e meno di 300 $ nel 2001. Prego Dio quotidianamente di "perdere" soldi in questo modo. E suggerisco di non rivolgersi ad un orefice per sapere il prezzo spot dell'oro.

Né plutonio, né palladio, né qualsiasi altro metallo (perfino l'argento ha visto la sua funzione monetaria compromessa a seguito del pesante uso industriale dell'ultimo secolo) o materia prima può svolgere adeguatamente funzioni monetarie. Anche qui, per sapere perché, basterebbe conoscere Aristotele.

Per decreto governativo globale, tu puoi escluderlo dal sistema dei pagamenti, non puoi eliminarne il carattere monetario.

In una crisi di fiducia, una crisi creditizia non è altro che questo, più o meno 5 millenni di storia hanno inculcato geneticamente in ogni esponente della specie umana che l'oro è l'unica cosa immune quando ogni altra va a puttane, per la ragguardevole qualità di non dipendere dalla solvibilità di chicchessia.

I buffi pezzi di carta che si usano oggi nel sistema dei pagamenti non sono "monete", ma buoni governativi (tecnicamente "valute"), debiti fiduciari del singolo Stato emittente. La deflazione e' innanzitutto crisi del debito. Ne consegue che la deflazione, eventualmente, all'oro gli fa un baffo, a tortiglione glielo fa.

Negli ultimi 8 anni Prechter, l'esponente di punta delle Onde Elliottiane, ha chiamato circa una ventina di top sull'oro. L'ultimo è stato giusto qualche giorno prima della partenza dell'ultima gamba rialzista, all'inizio di settembre.
Andando dal Mago di Arcella si sarebbero ottenuti risultati migliori.




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25 novembre 2009

GLOBAL SCAM

C'e' in effetti questo vezzo ultima moda tra gli sscccienziati dei libri di testo, di considerare inquinante un gas come l'anidride carbonica, che e' essenziale per la vita sulla Terra.

Ed io me li vedo questi pilastri del sapere umano, tutti disperatamente alla ricerca di un modo per non respirare e per applicare un tappo li' dove non batte mai il Sole in maniera che la cosa non risulti letale per l'organismo tappato.

Sono sicuro che alla fine, se potessero davvero far cessare completamente le emissioni di anidride carbonica, essi sarebbe genuinamente sorpresi nello scoprire la scomparsa dell'atmosfera terrestre.

Riguardo al riscaldamento che c'e' o non c'e', suggerisco un'occhiata in alto ed una in basso. Si scopriranno in tal modo due corpi celesti, chiamati rispettivamente Sole e Terra.
Dopo aver cosi' scoperto la causa di qualsivoglia cambiamento climatico nel giro di soli due secondi, suggerirei di impiegare piu' proficuamente il tempo risparmiato, tipo zappando i campi o ribattendo le suole delle scarpe.

Forse due secondi sono effettivamente troppo pochi per comprendere le cause di qualsiasi cambiamento climatico. Mi sono dimenticato della Luna, e per guardarla bisogna almeno aspettare sera. Quindi ci vuole almeno mezza giornata, non posso negarlo.

Riguardo l'anidride carbonica, continuo la discussione solo con chi mi sapra' dire la percentuale di anidride carbonica direttamente riconducibile ad attivita' umane rispetto alla totalita' che viene immessa nell'atmosfera ogni anno per cause naturali. E di quanto e' aumentata la percentuale di anidride carbonica nell'atmosfera totale dalla rivoluzione industriale ad oggi. Infine, mi si dovra' spiegare il senso di tener fuori coloro che in proporzione ne immettono di piu' (Cina, India e Paesi economicamente emergenti).

Sara' poi particolarmente apprezzato l'esprimersi su quale livello di idiozia si pensa debba assegnarsi a proposte tipo "tassa sulle flatulenze ovine", su una scala da 1 a 100.

E' anche possibile acquisire una mia sconfinata ammirazione spiegando per quale motivo nessuno parla mai dell'unico modo attualmente economico per abbattere quelle emissioni del 40%, e cioe' usando gas naturale (le cui riserve sono raddoppiate negli ultimi anni) per l'autotrazione e la generazione di energia. Capisco che fa molto chic parlare di auto elettriche o biocarburanti, ma c'e' il piccolo problema che l'elettricita' non viene prodotta tramite intervento dello Spirito Santo e per produrre etanolo si consuma piu' energia di quanta ne occorre per un carburante convenzionale, oltre a dissipare ben di Dio che avrebbe il non piccolo vantaggio di sfamare la gente.

Ma il vero campione sara' colui che mi dira' perche' l'eliminazione di ogni emissione di anidride carbonica significherebbe la scomparsa dell'atmosfera terrestre (nel senso di atmosfera da noi respirabile).

E se hai ancora i peperoni nell'orto, non stare a preoccuparti per la tua "impronta ecologica". Pensa che parecchi secoli fa in Groenlandia cresceva la vite, e non dipendeva certo dall'industrializzazione vichinga.

Nel frattempo, io continuo i preparativi per la prossima estinzione, la prima che interverra' per decreto governativo.

P.S. - Ovviamente nessuna risposta a quelle semplici domandine e' stata fornita. Chissa' perche' non sono sorpreso che quegli "scienziati" siano stati beccati con le dita nella marmellata.




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23 novembre 2009

TASSI DI INTERESSE E VALUTE

I tassi di interesse negativi non solo sono possibili, ma sono già stati registrati. Una peculiarità di un sistema monetario irredimibile globale.
Li instaurarono gli svizzeri nel decennio stagflattivo seguito alla dichiarazione di fallimento firmata da Nixon nel 1971, li hanno imitati gli svedesi recentemente, anche se con motivazioni diverse. Ed anche i giapponesi sporadicamente vi hanno fatto ricorso durante il ventennio trascorso a fare i conti con la loro depressione da debiti. Però generalmente funziona che sono loro a restituire meno dei depositi parcheggiati presso di loro, un privilegio che non si estendera' mai alla gente comune.

Bassi tassi d'interesse sono diventati man mano la regola, dopo che il mondo ha reciso l'ultimo flebile legame con la Moneta, soprattutto per i Big Boys, per coloro cioè le cui valute sono le più diffuse (e tale diffusione è direttamente proporzionale al loro debito, nè ciò può sorprendere in quanto il cd. denaro oggi non è altro che debito dello Stato). E' da tempo che vado affermando che i bassi tassi d'interesse sono indice di inflazione, non di deflazione come ancora moltissimi si ostinano a credere.
Il tasso di interesse non è altro che il prezzo del "denaro", e quello odierno vale assai poco visto che non è più un bene economico, ma solo un concetto in balìa di volontà politiche ed oligarchie parassitarie finanziarie.

Cfr. anche Economic Goods and Money as a Good

Il tasso di interesse è tuttavia solo uno dei costituenti il valore relativo di una valuta, ed il meno importante a mio avviso. Quello che conta soprattutto è la bilancia dei pagamenti, seguita dal bilancio pubblico dello Stato emittente, con i doverosi aggiustamenti per eventuali privilegi derivanti dallo status di "riserva".

Se volete calcolare tale valore, il modo più corretto secondo la Casa è quello di prendere il debito totale estero del singolo Stato e dividerlo per le sue riserve d'oro: quello ottenuto è il valore della sua valuta espresso in oro. In seguito saranno sufficienti semplici proporzioni matematiche per ottenere quel valore in relazione ad altre valute.

Poi il Forex può dire quello che vuole nel bailamme quotidiano, settimanale o mensile. Ciò non inficerà una delle più ferree leggi economiche: il mercato alla fine scopre sempre il giusto prezzo di ogni cosa!
 




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4 ottobre 2009

PRINCIPÎ ESSENZIALI DELLA SCUOLA AUSTRIACA

 1.1. La teoria austriaca dell’azione e la teoria neoclassica della decisione

Per i teorici Austriaci la scienza economica va concepita come una teoria dell’azione più che della decisione, cosa che costituisce una delle caratteristiche che maggiormente li separa e li differenzia dai loro colleghi Neoclassici. In effetti, il concetto di «azione umana» ingloba e supera il concetto di decisione individuale. In primo luogo, secondo la Scuola Austriaca, il concetto di azione include non soltanto l’ipotetico processo di decisione in un contesto di conoscenza “data” sui fini e sui mezzi, ma soprattutto «la percezione stessa del sistema di fini e mezzi» (KIRZNER, 1973: 45) in seno alla quale ha luogo quell’assegnazione economica che, con carattere esclusivo, si trova al centro dell’interesse dei Neoclassici. Inoltre, per gli Austriaci, la cosa più importante non consiste nel prendere una decisione, bensì nel fatto che tale decisione sia portata a termine attraverso un'azione umana nel cui processo (che può giungere o meno a compimento) si producono una serie di interazioni e di atti di coordinamento il cui studio costituisce l’oggetto della scienza economica. Pertanto l’economia, lungi dall’essere un insieme di teorie sulla scelta o sulla decisione, costituisce un corpus teorico che si occupa dei processi di interazione sociale, i quali potranno essere più o meno coordinati in base alla perspicacia mostrata nell’esercizio dell’azione imprenditoriale da parte degli attori implicati.

Gli Austriaci sono in particolar modo critici verso la ristretta concezione dell’economia che ha la sua origine in Lionel C. Robbins e nella sua celebre definizione come scienza che studia l’utilizzo di mezzi scarsi, suscettibili di usi alternativi, per la soddisfazione dei bisogni umani (ROBBINS, 1932). La concezione di Robbins, infatti, presuppone implicitamente una conoscenza data dei fini e dei mezzi, e il problema economico viene così ridotto ad un problema tecnico di mera assegnazione, massimizzazione od ottimizzazione, sottomesso a restrizioni che si suppongono parimenti note. Si può così affermare che la concezione dell’economia di Robbins corrisponde al nucleo del paradigma neoclassico e che può essere considerata completamente estranea alla metodologia della Scuola Austriaca così come oggi essa viene intesa.

In effetti, l’uomo robbinsiano è un automa o una semplice caricatura dell’essere umano che si limita a reagire in maniera passiva di fronte agli avvenimenti. Da questa concezione di Robbins bisogna distinguere la posizione di Mises, di Kirzner e degli altri economisti austriaci i quali ritengono che l’uomo, più che assegnare mezzi dati a fini altrettanto dati, in realtà cerca costantemente nuovi fini e mezzi, apprendendo dal passato ed usando la sua immaginazione per scoprire e creare il futuro.

Perciò, secondo gli Austriaci, l’economia rimane subordinata, od integrata, all’interno di una scienza molto più generale ed ampia: una teoria generale dell’azione umana (e non della decisione o della scelta umana). Secondo Hayek, per questa scienza generale dell’azione umana «se di un termine c’è proprio bisogno, il più appropriato sembra essere quello di scienze ‘praxeologiche’ […] ed ora chiaramente definito ed largamente impiegato da L. von Mises» (HAYEK, 1952a: 24).

1.2. Il ‘soggettivismo’ austriaco e l’’oggettivismo’ neoclassico

Un secondo aspetto di importanza capitale per gli Austriaci è rappresentato dal “soggettivismo”. Secondo la Scuola Austriaca, la concezione soggettivista risulta essenziale e consiste precisamente nel costruire la scienza economica partendo sempre dall’essere umano reale, considerato come attore creativo e protagonista di tutti i processi sociali. Perciò, secondo Mises, «l’economia non si occupa dei costi tangibili e di oggetti materiali; si occupa degli uomini e delle loro intenzioni e azioni. Beni, mezzi, ricchezza e tutte le altre nozioni non sono elementi della natura, sono elementi dell’intenzione e della condotta umana. 

Colui che desidera considerarli non deve badare al mondo esterno; deve ricercare per essi l’intenzione degli uomini agenti» (MISES, 1949: 89). È facile comprendere, pertanto, che per gli esponenti della Scuola Austriaca –e molto diversamente dai Neoclassici– le restrizioni in economia non derivano da fenomeni oggettivi o da fattori materiali del mondo esterno (ad esempio, le riserve di petrolio), bensì dalla conoscenza umana di tipo imprenditoriale (la scoperta di un carburatore che riuscisse a duplicare l’efficienza dei motori a scoppio avrebbe lo stesso effetto economico del raddoppio del totale di riserve fisiche di petrolio).

Da ciò consegue che, secondo la Scuola Austriaca, la produzione non è un fatto fisico-naturale ed esterno ma, al contrario, un fenomeno intellettuale e spirituale (MISES, 1949: 136).

1.3. L’imprenditore austriaco e l’homo oeconomicus neoclassico

La funzione imprenditoriale, alla quale sarà dedicata gran parte del seguente capitolo, è la forza protagonista nella teoria economica austriaca, mentre, al contrario, essa brilla per la propria assenza nell’economia neoclassica. Ciò è da ascriversi al fatto che la funzione imprenditoriale è un fenomeno proprio di un mondo reale che si trova sempre in disequilibrio e pertanto non può giocare nessun ruolo nei modelli di equilibrio che assorbono l’attenzione degli autori neoclassici. Inoltre, i teorici neoclassici considerano la funzione imprenditoriale come un ulteriore fattore di produzione che può essere assegnato in funzione dei benefici e dei costi previsti; conseguentemente.

Per questo, essi non si rendono conto che, analizzando in tal modo l’imprenditore, cadono in una contraddizione logica insolubile: richiedere risorse imprenditoriali in funzione dei loro benefici e costi previsti implica infatti il credere che si disponga di un’informazione oggi (valore probabile dei loro benefici e costi futuri), vale a dire
prima che la stessa sia stata creata dalla funzione imprenditoriale. In altre parole, come si vedrà più avanti, la principale funzione dell’imprenditore consiste nel creare e nello scoprire un’informazione che prima non esisteva e, fintanto che tale processo di creazione di informazione non giunge a termine, la stessa non esiste né può essere conosciuta, poiché, sulla base dei benefici e dei costi previsti, non è possibile (come invece ritengono i neoclassici) effettuare preventivamente nessuna attribuzione.

Oggi esiste una quasi unanimità fra gli economisti austriaci nel considerare un errore la credenza che il beneficio imprenditoriale derivi dalla semplice assunzione dei rischi. Il rischio, al contrario, dà semmai luogo ad un costo aggiuntivo del processo di produzione, che non ha niente a che vedere con il beneficio imprenditoriale puro il quale sorge quando un imprenditore scopre un’opportunità di guadagno che in un primo momento gli era sfuggita e, di conseguenza, si comporta in modo da approfittare della medesima (MISES, 1949: 777-79).

1.4. La figura dell’imprenditore negli Austriaci e nei Neoclassici

Non si è soliti tener conto della diversa importanza che il ruolo dell’errore assume nella Scuola Austriaca ed in quella Neoclassica. Secondo gli Austriaci, è possibile commettere errori imprenditoriali ‘puri’ sempre che, nel mercato, permanga un’opportunità di guadagno che non sia conosciuta dagli imprenditori. È precisamente l’esistenza di questo tipo di errore che dà luogo, quando la stessa si scopre e si elimina, al “beneficio imprenditoriale puro”. Al contrario secondo gli autori Neoclassici, non esistono mai errori genuini di tipo imprenditoriale dei quali ci si debba pentire a posteriori. Questo perché essi razionalizzano tutte le decisioni che sono state prese nel passato nei termini di una supposta analisi costo-beneficio effettuata nell’ambito di un’azione di massimizzazione matematica subordinata a restrizioni. Pertanto, si capisce che i benefici imprenditoriali puri non hanno ragion d’essere nel mondo neoclassico e che essi, quando si citano, vengono considerati semplicemente come il pagamento per i servizi di un fattore ulteriore di produzione, o come la rendita derivata dall’assunzione di un rischio.

1.5. La teoria dell’informazione

Gli imprenditori generano costantemente nuove informazioni che hanno un carattere essenzialmente soggettivo, pratico, disperso e difficilmente articolabile (HUERTA DE SOTO, 1992: 52-67 e 104-110). Pertanto, mentre la percezione soggettiva dell’informazione è un elemento essenziale della metodologia austriaca, essa risulta assente nell’economia neoclassica. Ciò è da ascrivere al fatto che la maggior parte degli economisti non si rende conto che quando Austriaci e Neoclassici utilizzano il termine informazione si riferiscono a realtà radicalmente diverse. Secondo i Neoclassici l’informazione è qualcosa di oggettivo che, come le merci, si compra e si vende nel mercato come risultato di una decisione massimizzatrice. Tale “informazione”, immagazzinabile in modi differenti, non è in alcun modo l’informazione nel senso soggettivo di cui parlano gli Austriaci: conoscenza pratica, rilevante, soggettivamente interpretata, conosciuta ed utilizzata dall’attore in un’azione concreta. Per questo motivo gli economisti austriaci criticano Joseph E. Stiglitz e gli altri teorici neoclassici per non essere stati capaci di integrare la propria teoria dell’informazione con quella funzione imprenditoriale che, per gli Austriaci, è sempre la sua fonte generatrice e primaria. Inoltre, per gli Austriaci, Stiglitz non comprende fino in fondo che l’informazione è sempre essenzialmente soggettiva e che i mercati che egli considera “imperfetti”, più che generare “inefficienze” (nel senso neoclassico), creano le condizioni perché sorgano opportunità potenziali di guadagno imprenditoriale, che tendono ad essere scoperte e sfruttate dagli imprenditori in quel processo di coordinamento imprenditoriale che essi imprimono continuamente al mercato (THOMSEN, 1992).

HUERTA DE SOTO - LA SCUOLA AUSTRIACA




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29 agosto 2009

GIUSEPPE SERMONTI - UN OMAGGIO

Il mondo dei biologi italiani è caratterizzato forse più di quello di altre nazioni da una forte dose di conservatorismo e conformismo: è un mondo "ideologizzato", intollerante e totalitario, ben rappresentato da alcune figure emblematiche come Montalenti, Chiarelli o Buzzati Traverso.
Posizioni politiche di orientamento dogmaticamente progressista e interessi economici più o meno manifesti, di cui si fanno portatori, talora involontari, molti ricercatori e studiosi italiani, convergono verso un uso strumentale delle scienze biologiche. Il tutto avviene in una cornice dove lo scientismo, anche se rifiutato da alcuni a parole, è onnipresente nei fatti, con la sua pretesa di imporre la scienza come unica, concreta, oggettiva forma di conoscenza della realtà e come fondamento di valori etici (anche di recente abbiamo sentito affermazioni in tal senso).

Un esempio di tutto ciò emerge con estrema chiarezza quando si affronta in modo critico il tema dell'evoluzionismo darwiniano, dogma indiscutibile per la biologia italiana forse più che per quella di altri paesi, dove il dibattito per lo meno trova alcuni seppur precari spazi (vedi la Francia o gli USA). Così abbiamo assistito in questi ultimi decenni a vere e proprie scomuniche nei confronti di quei pochi studiosi che hanno ritenuto un dovere scientifico, prima ancora che un diritto, ripensare, in modo intellettualmente libero, ai fondamenti della Natura nella sua stabilità e nel suo divenire.
Tutto ciò ha dell'incredibile sia dal punto di vista dei principi che dovrebbero stare alla base della scienza, sia anche in confronto con altre discipline come la fisica. Infatti la scienza moderna per sua natura dovrebbe essere priva di certezze assiomatiche, di dogmi indiscutibili, di posizioni fideistiche: la sua spesso esaltata "laicità" dovrebbe nascere proprio da questo, cioè dall'assenza di un principio di autorità estrinseco e intollerante, dall'assenza di una unicità coatta di pareri.

In altre parole dovrebbe essere "pluralista" non solo nei dettagli, ma anche nelle interpretazioni di fondo dei grandi fenomeni naturali, tra i quali si pone, appunto, quella che si suole definire l'evoluzione della specie.

Il libero dibattito anche su questi temi basilari è lo stimolo per ogni avanzamento della conoscenza: soffocarlo, criminalizzarne gli autori, additandoli come "eretici", in un'atmosfera di vero e proprio terrorismo psicologico, denota una pericolosissima, e contraddittoria, intolleranza che dimostra come la scienza per molti non sia altro che -ci si scusi l'accostamento di termini- un tipo di fondamentalismo "religioso" laico, materialista. Infatti si unisce l'arroganza di chi si ritiene l'unico detentore della verità, vista però in una cupa ottica letteralista e dogmatica, con una visione del mondo che nega a priori ogni possibile apertura verso la dimensione del Sacro, del Trascendente.
È appena il caso di accennare che tale "apertura" non significa affatto commistione tra livelli qualitativi diversi, cioè il mondo della metafisica e quello della scienza, ma integrazione reciproca basata su corrispondenze e analogie. Questo fondamentalismo parascientifico lo si riscontra in Montalenti quando affermava in modo perentorio che «Le scienze naturali debbono cercare di dare interpretazioni naturalistiche, in senso causale, meccanicistico»1 dei fenomeni del mondo biologico. Ma in quali leggi eterne o testi sacri sta scritto che la natura debba essere spiegabile in termini scientifici solo attraverso il paradigma meccanicista? Perché limitare il programma di ricerca in modo così unilaterale e quindi antiscientifico?
Il meccanicismo, infatti, non è la "scienza", ma solo un modo di interpretare i fenomeni naturali, un modo fra i tanti, strettamente legato allo scientismo. Ad esempio, partendo dagli stessi dati, con procedure rigorosamente controllate e sequenziali, si possono fornire spiegazioni perfettamente coerenti di certi processi biologici anche in una cornice olista o strutturalista, quindi lontana dal meccanicismo.

Ma, come abbiamo poco prima accennato, anche confrontando tra loro due discipline scientifiche, quali la biologia e la fisica, emerge con chiarezza l'anomalia della prima. Infatti in ambito fisico non esiste nulla di lontanamente paragonabile con l'intolleranza vigente in biologia nei confronti di ogni concezione della natura vivente alternativa a quella egemone, di stampo meccanicista. In fisica le nuove teorie germogliano in libertà (il che non significa che non ci siano accesissimi dibattiti e scontri furibondi!), forse anche in modo anarchico, ma fecondo per l'avanzamento della disciplina. In biologia, invece, si cerca di soffocarle senza nemmeno dare spazio a un vero dibattito, di cui con tutta evidenza l'Establishment ha paura.
Infatti troppi interessi, anche economici, sono in gioco, legati al dominio e allo sfruttamento della natura al cui progetto risulta estremamente funzionale il paradigma meccanicista (piccolo inciso: per gli stessi motivi, non a caso la medicina si trova in condizioni talora simili).

Infatti l'indagine biologica di tipo meccanicista, con il suo spirito analitico, atomistico, parcellizzante, seziona il mondo vivente in parti disanimate per carpirgli ogni segreto, non per desiderio di astratta conoscenza (anche se la scienza pura ambisce a questo), ma per poterlo possedere.

In un panorama così problematico, conflittuale e spesso soffocante si inserisce la lunga e feconda attività di Giuseppe Sermonti, docente universitario, prima a Palermo e poi a Perugia, e biologo di fama internazionale, però mai approdato a Roma. È stato autore di ricerche all'avanguardia nel campo della genetica dei microorganismi, scoprendo la ricombinazione genetica parasessuale in Penicillium e in Streptomyces.
Per tre anni ha presieduto l'Associazione Genetica Italiana e, nel 1980, è stato vice presidente del XIV Congresso internazionale di Genetica, suscitando la sorpresa dei suoi detrattori italiani. La stima di cui godeva all'estero è testimoniata anche dalla sua nomina a Presidente della Commissione Internazionale per la Genetica dei microrganismi industriali.

Ha scritto importanti testi scientifici tra cui ricordiamo Genetics of antibiotics producing microorganisms (Wiley & Sons) e Genetica generale (Boringhieri).
È autore anche di numerosi libri e saggi di riflessione critica sulla scienza moderna in generale o su alcuni aspetti particolari. Ricordiamo:
Il crepuscolo dello scientismo (Rusconi, 1971),
La mela di Adamo e la mela di Newton (Rusconi, 1974),
Dopo Darwin (Rusconi, 1980),
Le forme della vita (Armando, 1981),
L'anima scientifica
(Dino editori, 1982),
La luna nel bosco (Rusconi, 1985),
una acuta analisi su Goethe naturalista, contenuto in un testo di vari autori, dal titolo Goethe scienziato (Einaudi, 1998),
e il recentissimo Dimenticare Darwin (Rusconi, 1999).

Inoltre a Sermonti dobbiamo degli interessanti studi sulle fiabe e le loro connessioni con il mondo del simbolo:
Fiabe di luna. Simboli lunari nella favola, nel mito, nella scienza (Rusconi, 1986),
Fiabe del sottosuolo. Analisi chimica delle fiabe di Cappuccetto Rosso, Biancaneve, Cenerentola (Rusconi, 1989),
Fiabe dei fiori (Rusconi, 1992).

Ancora dobbiamo ricordare diverse commedie da tavolo, cioè recitate da interpreti seduti attorno a un tavolo, senza la presenza di scenografie. Alcune di queste sono raccolte in Profeti e Professori (Di Renzo Editore, 1997). Infine va menzionata la sua trentennale attività di divulgatore di alto livello su vari periodici e su quotidiani quali, in particolare, «Il Tempo» di Roma, dove chi scrive, già nei primi anni settanta, ebbe già il piacere di apprezzarne gli interventi sia in campo scientifico, sia nel settore delle discipline umanistiche.

Il suo costituisce un caso emblematico in Italia, rivelatore dei disegni ideologici egemonici perseguiti in modo lucido da alcuni personaggi di spicco della biologia nostrana e seguiti passivamente per conformismo e mancanza di indipendenza intellettuale dagli altri, rappresentanti la "maggioranza silenziosa" dei biologi italiani che, in quanto "maggioranza silenziosa", purtroppo non ha nulla da dire e rimane testimone pavida e muta di vergognosi ostracismi e attacchi denigratori contro chi osa uscire dalla massa e rompere gli schemi precostituiti.

Sermonti non nasce "eretico", ma lo diventa attraverso varie fasi del suo pensiero, portandosi in un primo tempo su posizioni vitaliste, e successivamente approdando al platonismo e al neoplatonismo, in un lungo e sofferto itinerario di riflessione sul significato, sui retroscena e le implicazioni della disciplina che insegnava. Questi sono tutti fattori che sfuggono a chi ha trasformato la propria mente in un computer assai efficiente e produttivo, tecnologicamente perfetto, ma fatalmente privo, per suo natura, della dimensione della "profondità" e della "creatività", elementi specifici e qualificanti l'uomo integrale, completo.
Sermonti è al contempo scienziato, filosofo in senso antico, perché attento al fondamento delle cose, al loro "perché", e anche poeta, dove poiesis ritrova il suo significato etimologico di "creazione" non anarchica e scomposta, ma in aderenza a uno schema archetipale: lo scienziato, il filosofo e il poeta costituiscono tre figure che si sono maturate e armonizzate nella sua personalità con il fluire del tempo, attraverso numerosi passaggi, ripensamenti, crisi, come lui stesso ha accennato in alcune occasioni.

Sermonti rammenta che alla fine degli anni sessanta, quando insegnava Genetica all'Università di Palermo,

nel suo «animo la scienza era entrata in crisi. Ricordo una sera, -scrive- mi aggiravo tra i banchi dell'aula vuota e chiedevo a me stesso: "Perché insegno Genetica? Perché insegno la Scienza? Insegno qualcosa a cui non credo, anzi insegno il contrario di ciò a cui credo". La scienza non ci aiuta a conoscere la realtà, anzi si adopera ad insegnarci che la realtà non conta, valgono solo alcuni principi astratti che l'uomo della strada non può comprendere, non può vivere. La scienza non si rende neppure utile. Essa riversa i suoi prodotti sulla società, crea necessità artificiali che coincidono con ciò che essa sa produrre»2.

Eppure per lungo tempo Sermonti aveva creduto alla "utilità della scienza" per l'uomo (ad esempio, nel caso degli antibiotici).
Presto nemmeno il metodo sperimentale riuscì più a soddisfarlo, nonostante passi per essere uno degli elementi più solidi e convincenti della scienza moderna. Infatti esso, scrive Sermonti,

«può affrontare solo un mondo dissociato e condizionato, deve scomporre le cose per poterle leggere e può toccare solo quella parte della realtà che si presenta all'appuntamento sempre rigorosamente eguale. Cioè nulla che riguardi l'uomo».3

In definitiva la scienza mette in luce solo i problemi a cui sa fornire una risposta, e ignora, definendoli di nessuna importanza, quelli a cui è incapace di offrire una soluzione. D'altra parte, il metodo sperimentale ha un idolo, il "dato", a cui attribuisce un carattere qualificante indiscutibile: l'oggettività.

Ma già nel 1971, scrivendo Il crepuscolo dello scientismo, Sermonti, in linea con l'epistemologia più valida e convincente, affermava che

«l'obiettività scientifica» non esiste, in quanto dallo «stesso materiale due scienziati possono trarre conclusioni diverse, ma ambedue vere, sebbene sotto certi aspetti l'una possa valere più dell'altra e quindi a buon diritto superarla; ma ci sarà certamente qualche aspetto per cui anche l'altra è vera».4

Questo non equivale, però, a fare dell'anarchismo sperimentale e teorico, confondendo verità e menzogne: infatti esistono

«anche le cose false, che non hanno cioè neppure un briciolo di verità, ma di queste cose appunto non vale la pena di affermare il contrario».5

Peraltro un dato, anche quello più attendibile e certo, assume significato solo se inserito in una "trama simbolica" che lo dignifica e qualifica.
Per lungo tempo Sermonti aveva cercato di conciliare nel modo classico le "verità della scienza" e le "verità della fede"6, un modo francamente insoddisfacente (purtroppo ancora diffuso in ambito cattolico) in base al quale si postulano due dimensioni incomunicabili e separate (viene da pensare alla formula laicista di "libera Chiesa in libero Stato"), che non si devono disturbare a vicenda con interferenze anche se, alla fine, presentano due concezioni della realtà agli antipodi, fortemente contrastanti.
Ma questo è molto pericoloso se si ritiene veramente che la dimensione spirituale abbia un suo valore conoscitivo e una sua dignità da preservare. Infatti San Tommaso sottolineava giustamente che

«è profondamente errato ritenere che, riguardo la verità di fede, sia indifferente che cosa si pensi del creato, purché si abbia una concezione esatta di Dio…; poiché un errore sulla natura della creazione si riflette sempre in una errata nozione di Dio».

E più recentemente un filosofo laico, ma di grande profondità, come Arnold Gehlen, ha affermato:

«Che l'uomo si concepisca come creatura di Dio oppure come scimmia arrivata implica una netta differenza nel suo atteggiamento verso i fatti della realtà; nei due casi si obbedirà a imperativi in sé diversissimi».

Quindi la "separazione" è del tutto inconsistente in quanto ci sono, almeno in potenza, una serie di conseguenze logiche che rendono "impossibile" nella stessa persona la coesistenza pacifica della dimensione del Sacro e di quella della Scienza moderna, almeno di quella "ufficiale" o "normale" nel senso inteso da Thomas Kuhn. Ogni illusione di farle convivere in questo modo è quindi assurda e irrealistica.

Sermonti supera tale impostazione quando percepisce con nettezza che la scienza moderna nei suoi aspetti convenzionali non sa dire nulla circa il destino, l'ordine, il significato della natura7. «Cosa è successo con l'inizio della scienza moderna?», si chiede, e la sua risposta è la seguente:

«la scienza ha rinunciato alla ricerca dell'armonia e, con passione che certamente nasconde un sottile demonismo, si è lanciata alla ricerca del caos, alla adorazione del disordine e del nulla primigenio»8.

E ancora, sotto un altro punto di vista, si può asserire che

«tutto l'impegno contenuto nella fondazione della Tecnica e della Scienza contemporanea è consistito nel privare le opere umane di ogni significato, cioè di deritualizzarle. Il significato è un'esigenza che limita l'efficienza, obbligando l'operatore a una quantità di adempimenti formali che lo distraggono da perseguire direttamente e alla spiccia il punto di arrivo. I grandi progressi realizzati dalla tecnica sono stati semplicemente il risultato dell'abolizione dalle operazioni umane di ogni sacralità: ciò ha reso, come per incanto, le pratiche umane meravigliosamente efficienti, ha consentito di porre ogni cosa in commercio, di sviluppare da ogni operazione un'industria. A un solo prezzo, appunto: che tutto rinunciasse al suo significato. Ma la natura resiste alla sconsacrazione»9

e, nonostante il disincanto in cui Tecnica e Scienza hanno preteso di sprofondare il mondo, la sacralità riemerge nelle cose, in modo diretto ed elementare.

Il "significato" è inerente alla stessa vita in sé, che Sermonti equipara a un "gioco sacro", cadenzato e regolato da leggi e ricorrenze, ritmi e cicli, che con la sua struttura simbolica fa trasparire l'Eterno, sempre presente dietro le parvenze della manifestazione cosmica. In altre parole, il divenire del bios, ma anche quello dell'intera Natura, si rivela ordinato: in quanto tale è un'epifania dell'Essere che nelle forme lascia la sua impronta.

La scienza, ci insegna Sermonti, per molti aspetti è simbolicamente figlia di Apollo, Hermes, Dioniso (o della loro ombra?), ma anche delle Moire, in quanto pura (almeno così si autodefinisce) come Apollo, elegante come Hermes, giocosa come Dioniso, ma portata per sua intrinseca natura a sezionare, tagliare, parcellizzare la realtà fisica, secondo un'attitudine tipica della Moire10.
Questo è il suo destino derivante dalle sue origini radicate in un orizzonte mitico-simbolico che si è reso autonomo -diremmo, "emancipato"- dal sacro. E ciò può risultarci comprensibile solo per merito delle nostre conoscenze umanistiche, dimostrando così la stretta correlazione tra discipline scientifiche e discipline umanistiche (altro che "due culture" secondo l'impostazione di Snow!).
Però va aggiunto che, forse, da alcune di queste "matrici" può derivare un riposizionamento degli obiettivi e del ruolo della scienza, oltre che dei suoi metodi: in particolare reintegrandola in un apollinismo dionisiaco, superando così l'oscura e opaca influenza delle Moire.

In altre parole, ci riferiamo a una visione della natura di tipo archetipale e solare, posta sotto il segno di Apollo, dove la gratuità e la festosità del gioco, condotto da Dioniso (ma si potrebbe pensare anche al lila indù), ridimensiona e trascende la miseria ragionieristica e mercantile del funzionalismo e dell'utilitarismo di ogni evento e di ogni struttura biologica, postulati dal darwinismo. Un qualcosa di questo genere già esiste, anche se in fieri, e ciò lo dobbiamo anche al tenace e appassionato lavoro di Giuseppe Sermonti, che la ha prefigurata e definita come una disciplina "che cerca modalità e ricorrenze", cioè una "scienza dei tipi" o degli "archetipi", che aggiunga mistero e meraviglia al mondo, non glieli sottragga per rendere l'uomo tranquillo11.

Il futuro ci dirà se essa potrà avere una sua dignità all'interno di una visione pluralista del settore, e non dovrà invece continuare a vedersi addirittura negato lo status di scienza.

Affrontando il tema della integrazione reciproca tra scienza e religione, Sermonti osserva che preliminarmente servirebbe che la religione abbandonasse «il suo carattere puritano» elevandosi «a rappresentazione del Cosmo, a contemplazione dei principi, dei segni e dei simboli»12. La scienza, da parte sua dovrebbe trasmutarsi, liberandosi dallo spirito calcolatore, borghese, mercantile, e quindi, sotto un certo aspetto, anch'esso «puritano», diventando , appunto, la «scienza degli archetipi», cioè delle forme che sottendono la natura, di cui aveva parlato in precedenza. Ponendosi, quindi, al di sopra dei rispettivi e angusti limiti, in un emozionante e pericoloso "al di là del bene e del male" ci troveremmo in una situazione in cui

«una religione elevata al piano metafisico ed una scienza alla ricerca dello spirito del mondo possono identificarsi, ritornare ad essere un'unica cosa».13

L'impegno di Sermonti, volto a chiarire e a demistificare alcuni pervicaci luoghi comuni, iniziò a rivolgersi al grande pubblico nei primissimi anni settanta con Il crepuscolo dello scientismo e successivamente con La mela di Adamo e la mela di Newton. In quest'ultimo libro Adamo e Prometeo vengono presentati dall'Autore come simboli di due fasi della caduta dell'uomo, del suo allontanarsi dal Divino, dall'Essere, e del suo sprofondare nell'opacità del cieco divenire: costituiscono gli archetipi dell'umanità occidentale.[*]

Sermonti critica in modo sistematico lo scientismo, da lui definito una "ideologia politica" in cui si trasforma la scienza nel momento in cui vuole rifondare l'uomo e il suo destino biologico. Il buffo è che tutta questa arroganza risulta assai poco motivata, dato che, come egli rileva, la scienza non ha poi tanti successi di cui essere fiera, dato che specie la biologia e la medicina hanno conseguito notevoli risultati solo vampirizzando sistematicamente le conoscenze empiriche, popolari, del passato, spesso residui di una sapienza religiosa, e diffondendole in modo sistematico e razionalizzato, come se fossero state conquiste proprie, o impossessandosi del merito di fenomeni positivi (quali la diminuzione di gravi malattie contagiose), quando invece l'azione svolta dalla medicina aveva avuto una influenza assai modesta sui fatti.
A titolo di esempio riportiamo alcuni episodi significativi. Il mondo contadino sapeva da tempo che il contrarre il vaiolo dalle mucche, come avveniva ai mungitori, ammalandosi in forma lieve, preservava dal vaiolo umano. Questa conoscenza popolare, trasmessa a un medico di campagna del XVIII secolo, permise di mettere a punto in Inghilterra le prime forme rudimentali, empiriche, di vaccinazione antivaiolo, anche se mancavano ancora del tutto le conoscenze immunologiche tali da far comprendere il meccanismo d'azione di questa misura di profilassi. Il chinino, usato a lungo e con efficacia per guarire dalla malaria, solo nel secolo scorso fu identificato come principio attivo ed estratto dalla corteccia di una pianta, la Cinchona. Già dal XVII secolo il suo uso terapeutico, sotto forma di polvere di corteccia di china, era stato introdotto in Europa dall'America del sud, dove da tempo era impiegato dalla medicina tradizionale degli Indios per la cura delle febbri malariche. Una intera famiglia di composti, (tra i tanti che si possono citare ancora), le cumarine, da cui sono derivati molti farmaci differenziati per attività come vasodilatatori, antibiotici, antinfiammatori, ecc., era nota da millenni nella medicina tradizionale di vari popoli (ad esempio, gli Egizi). Può essere interessante aggiungere che alcune multinazionali farmaceutiche da decenni stanno analizzando i vari rimedi terapeutici delle popolazioni extraeuropee per identificare nuovi principi attivi, da spacciare poi come frutto della sola ricerca scientifica di laboratorio.
La storia dell'aspirina è altrettanto istruttiva: fu per merito di un sacerdote inglese del XVIII secolo se si cominciò a usare, con un certo successo, la polvere della corteccia di salice per curare le febbri. La sua scoperta non derivò da alcun procedimento "scientifico", ma fu il risultato, riconosciuto dallo stesso autore, della applicazione di un antica credenza tradizionale secondo la quale gli ambienti che provocano certe malattie forniscono anche i rimedi naturali per combatterle. Nel caso specifico il riferimento riguarda i luoghi umidi, dove è facile contrarre alcune malattie, ma che al contempo sono favorevoli per la crescita dei salici. Solo successivamente si identificò il principio attivo, l'acido salicilico, la cui attività venne migliorata in un secondo tempo ottenendo un derivato di sintesi, l'acido acetilsalicilico, contenuto nella ben nota aspirina. Si potrebbe ricordare ancora la scoperta del tutto casuale della pennicillina o di altri farmaci, al di fuori di ogni procedura lineare di indagine di laboratorio. Infine è ben noto che, nel nostro continente, la sconfitta delle grandi epidemie, come la peste, fu dovuta non alla medicina, ma a misure di igiene e anche a fatti casuali, come l'immigrazione dall'Asia in Europa del ratto bruno che sostituì il ratto nero, portatore delle pulci che veicolano l'agente patogeno della peste. Tutto ciò precedette di alcuni secoli l'identificazione del bacillo responsabile della malattia e la messa a punto di opportune misure terapeutiche, ormai utili solo in aree dove la cura dell'igiene era molto carente.

Dal canto suo la tecnologia moderna viene definita come l'unione del metodo empirico-utilitaristico con l'astratta oggettività di quello scientifico di laboratorio.

In quegli anni Sermonti inizia a esprimere i suoi rilievi critici nei confronti dell'evoluzionismo darwiniano, di cui smaschera il ruolo di supporto ideologico per il progressismo (gli fornisce un "fondamento naturalistico"), progressismo che costituisce

«il preludio a una immagine uniforme e quindi assolutista del mondo, che rifiuta la variabilità come manifestazione di dissociazione dall'ideale progressista».14

La logica sottostante è quella dell'opportunismo, dell'utilitarismo, dello strumentalismo, dell'adeguamento di convenienza al corso delle cose. L'evoluzionismo, tradotto più o meno correttamente in termini filosofici come sinonimo di progressismo scientificamente fondato e giustificato, era da tempo divenuto un supporto per svuotare di significato ogni valore eterno, ogni principio perenne, per cui supportava (e supporta ancora) l'idea che la morale debba essere semplice figlia del suo tempo e che quindi, in un'epoca dominata e plasmata dalla scienza, è quest'ultima a dover dare i fondamenti etici del vivere dell'uomo. Di fatto costituisce uno strumento di persuasione dello scientismo.

In queste analisi si notano influenze di Eliade, Sombart, Weber, Goethe, Marcel, Zolla, Sedlmayr, Ortega y Gasset, Kerény, Wittgenstein, Nietzsche.
Più avanti troveremo anche altri autori come Guénon, Nasr e Schuon, studiosi di orientamento "tradizionale" il cui rigore nel criticare la modernità è ben noto.

Poi giunge il 1980 ed esce Dopo Darwin, dove la prima parte del volume è opera di Sermonti e la seconda di Roberto Fondi, docente di paleontologia presso l'Università di Siena. È un libro che fece scandalo e smosse le paludose acque del mondo dei biologi italiani. La critica all'evoluzionismo era nettissima, anche se gli Autori differivano su alcune idee quando, dopo aver demolito il castello dei darwinisti si apprestavano a proporre alcune soluzioni alternative.
In particolare Sermonti aveva individuato in due fenomeni, la neotenia e la simbiosi, le forze poste alla base dei processi evolutivi, in luogo delle classiche "selezione naturale" e "mutazioni casuali". Sermonti osa parlare, con accenti platonici, di armonia del mondo, di ordine, di forma come realtà autonoma, di complessità già esistente alle origini della vita contro la misera mitologia del "caso" e della "necessità" onnipotenti, creatori, in una cornice di sfrenato utilitarismo.

L'attacco dei colleghi di ortodossia darwiniana è immediato e violentissimo: non vengono discusse le loro tesi, ma solo condannate senza appello come retrive, reazionarie. I vari Montalenti, Omodeo, Tecce, si lanciano famelicamente sulle "prede". Si giunge a livelli di bassezza inauditi che rivelano motivazioni di ordine ben diverso da quello scientifico. Vengono reclutati quotidiani e periodici compiacenti per una vera e propria crociata laica contro gli infedeli, per bloccare il pericolo di "contagio" di certe idee, "dannose" per la mentalità collettiva. Alcuni agiscono allo scoperto, altri, i peggiori, operano nell'ombra, con calunnie e delazioni vergognose.
Pochissimi sono, tra i non-darwinisti italiani, coloro che hanno il coraggio di riconoscere dei meriti al libro.

Nel 1979 Sermonti aveva sostituito Aldo Spirito alla direzione della Rivista di Biologia15, che da allora diviene uno dei più validi strumenti per discutere, approfondire e diffondere, in ambito specialistico, idee biologiche alternative a quelle egemoni di stampo scientista, meccanista, darwinista: un prezioso strumento di riflessione che ospita contributi di studiosi di varie nazioni (Loevtrup, Sibatani, Webster, Goodwin, Barbieri, Sheldrake, Beloussov, Thom e molti altri).
La rivista diviene anche punto di riferimento centrale del "gruppo di Osaka", dedito agli studi biologici in chiave strutturalista, fondato nel 1985, anno che segna l'inizio di una seconda stagione scientifica di Sermonti, più di carattere teorico, speculativo. In Italia vengono organizzati convegni a Genova, Torino, Siena, Milano, Perugia. È l'occasione per riaprire il dialogo con gli avversari e i critici onesti.

Ne La luna nel bosco riprende il tema dell'evoluzione, focalizzando la sua attenzione su quella dell'uomo, e suggerisce la discendenza delle scimmie dalla linea filetica umana. In tal modo viene capovolto uno dei dogmi del darwinismo, cioè l'origine degli Ominidi da antenati scimmieschi, il che provoca nuove ondate di critiche, ma anche alcune citazioni rispettose. La lettura dei lavori di Sermonti, in particolare Le forme della vita, un titolo che ricorda un bel libro del biologo platonico Adolf Portmann, La forme viventi16, e L'anima scientifica rivelano alcune particolarità interessanti del suo pensiero e della sua concezione del mondo.
Ci riferiamo, ad esempio, alla grande attenzione e al sincero rispetto che egli esprime per gli aspetti "femminili" della realtà, dell'esistenza, cioè per le funzioni, per i simboli, per i significati propri all'"altra metà del cielo" (l'elemento yin del mondo), che egli coglie a vari livelli, da quello biologico, laddove parla della grande importanza dell'eredità citoplasmatica, "materna", a quello del rapporto con la Natura, concepito unicamente in chiave contemplativa, passiva, "femminile", e a quello religioso, con il suo apprezzamento per l'Orfismo, in cui è presente un'impronta "lunare", "demetrica", volendo usare la tipologia di Bachofen, e così via.

L'interesse per la sfera del simbolo e la sensibilità artistica lo spingono ad analizzare l'universo della fiaba a cui dedica alcuni testi, come Fiabe di luna. Simboli lunari nella favola, nel mito, nella scienza, Fiabe del sottosuolo. Analisi chimica delle fiabe di Cappuccetto Rosso, Biancaneve, Cenerentola, Fiabe dei fiori, già citati in precedenza.
In campo letterario, ma con tematiche rigorosamente scientifiche, vanno poi ricordate le sue recenti commedie da tavolo, dedicate a Mendel, Harvey, Darwin, Semmelweiss, Oppenheimer.

Intanto continua l'attività di divulgatore di idee controcorrente trattando su quotidiani e periodici tutti gli argomenti scientifici di rilevanza sociale, dai trapianti alla clonazione, dalla biomedicina all'AIDS, dall'aborto alla denatalità, dal ruolo degli scienziati nella società al problema della razze e del razzismo (di cui dimostra le connessioni con il darwinismo).
Oggi Sermonti ritorna alla teoria dell'evoluzione con un libro, Dimenticare Darwin, da lui definito «una meditazione e una narrazione»17, un testo dove con serenità e garbo smonta uno dopo l'altro alcuni "punti fermi" dell'evoluzionismo darwiniano, osservando al contempo con disincanto e lucidità lo stato di regresso sul piano concettuale, teorico, in cui si trova la biologia contemporanea. Sermonti non si lascia abbagliare dai miti profani, non si illude di fronte alle promesse luccicanti, piene di seduzione, offerte dalla scienza di punta. Così di fronte alla biologia molecolare non si profonde in elogi e non prefigura scenari paradisiaci per il futuro, ma ne dimostra il corto respiro, l'ingannevolezza, il pericolo "riduzionista" insito in essa.

Scrive:

«La rivoluzione molecolare è consistita proprio nella messa in disparte delle osservazioni naturalistiche, nell'esplicito disinteresse per le forme».18

E proprio lungo i sentieri della riflessione sul significato della "forma" a vari livelli, Sermonti ci conduce attraverso le pagine del suo ultimo libro, mostrando l'irrazionalità del darwinismo vecchio e nuovo, che ha dissolto il concetto di organismo, ha ignorato sempre più la complessità radicale e originaria della natura, ha escluso a priori ogni altra dimensione al di fuori di quella meccanicista basata sul DNA e sulle contingenze ambientali.
Il suo discorso non è mai astratto, anzi si arricchisce di continui esempi, aprendo squarci su campi della ricerca messi da parte dai darwinisti perché "imbarazzanti" e ricordandoci che certi presunti "punti fermi" oggi lo sono assai poco (per citarne uno: il fenomeno di selezione di certe farfalle, definito come "melanismo industriale", ormai sempre più in contrasto con i nuovi dati della ricerca, ma ancora usato come esempio di selezione naturale creativa, all'opera sotto gli occhi dell'uomo).

Le forme geometriche, la matematica di Fantappiè, i frattali, costituiscono per il nostro Autore ambiti in cui cercare alcune spiegazioni per svelare, almeno in piccola parte, le leggi che regolano l'armonia del cosmo.

Se osserviamo il tono con cui Sermonti ha scritto Dimenticare Darwin, potremmo affermare che sembra più un pacato racconto di un saggio dall'animo distaccato che un testo di "combattimento", come invece era stato Dopo Darwin, dove egli si sentiva ancora coinvolto in polemiche e contese scientifiche, in cui difendere con ardore le proprie posizioni. Il poeta e il filosofo hanno forse preso il sopravvento sullo scienziato, che però rimane sempre sullo sfondo, con il suo rigore e la sua lucidità.

GIUSEPPE MONASTRA




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14 agosto 2008

Estonia's President Says Georgia Crisis Has Changed Everything

Estonian President Toomas Hendrik Ilves flew to Tbilisi in the middle of Georgia's war with Russia to stand with four other leaders of former communist countries in support of the Georgian people. RFE/RL correspondent Charles Recknagel asks him why he feels such a personal commitment to Georgia's efforts to become part of NATO and the EU, and how he views its struggle with Moscow.

RFE/RL: President Ilves, you took the trouble to travel to Tbilisi and show solidarity with Georgia in its moment of crisis. Why do you personally feel so strongly that Georgia's problems are your own, and the world's own?

Toomas Hendrik Ilves: On a more philosophical level, we cannot have a repeat of what happened in '38, when Neville Chamberlain returned declaring peace in his time and, after all, so what if a small faraway country about which we know nothing is dismembered. Certainly that was the beginning of the conflagration that ensued.

I think on a more realpolitik level, the assumptions that we have held since the end of the collapse of communism in the Soviet Union, which I would call the post-'91 settlement, the basic assumption is that whatever happens inside Russia it will not return to its former ways of invading other countries. That is a very fundamental assumption which affects everything we do, NATO planning, everything. That assumption has collapsed and I think it will take a generation to get back to the point where we were in the beginning of August where we thought, OK, we can have all kinds of words but we will never see an invasion on the part of Russia.

RFE/RL: Many ordinary Georgians have expressed disappointment to the press that the West did not offer them more help in the hot war that they just fought. Did you hear the same while you were in Tbilisi and, if so, how did you respond?

Ilves: I did hear that and I would say that there are a number of factors. One is that very unfortunately Georgia was not offered the Membership Action Plan in the Bucharest summit of NATO and as I said then, and I say it now, that decision was interpreted as a green light to do what you want with Georgia. And I think those that blocked [the offer] bear some responsibility in what ensued.

But the other thing, of course, is that the West is slow to react. I mean, these kinds of things take a little while to sink in. Once it sinks in, usually the West acts rather forcefully. If you look at the reaction of the United States right now, it is very forceful. I think they, just as we, were taken aback by what happened and it took everyone a while to realize that the paradigm had shifted completely.

RFE/RL: The French-brokered plan for cease-fire offers five points, including future nonuse of force and withdrawal of troops to their previous positions. Is this an adequate starting point for calming this crisis and getting back to negotiations over Georgia's frozen conflicts, or would you see a need for more conditions imposed on either or both sides? 

Ilves: If you just invaded with 10,000 troops and almost a thousand tanks, then withdrawing to the previous borders with that amount of military hardware, I don't think is a good way to start. I think it has to be more concrete. The troops have to leave Georgian territory and we need to ensure the territorial integrity of Georgia.

RFE/RL: After this incident, do you think the EU will harden its stance toward Russia and move perhaps more toward the Eastern European members' perspective of Russia and away from that of France and Germany?

Ilves: I think it's inevitable. To kind of [reiterate] a statement I read the other day -- I think there is actually a very pro-Russia, Russophile coalition inside the European Union which places good business relations above European values of human rights, democracy, and so forth. And I think that this will be a point of contention in the future.

However, I don't see such an accommodating stance on the part of the "realist" camp, to which I think we belong. We saw that Poland and then Lithuania did cave in on the Partnership and Cooperation Agreement discussion, due to heavy pressure. I don't think that is going to happen again when similar issues come up. As I said, the previous paradigm is over and dead; the most fundamental assumptions have changed.

RFE/RL: Some observers might say that this Georgian-Russian fight again highlights the difference between two orders being constructed in Europe. One is a shared space, marked by shared institutions where an agreed political and economic framework works to maintain peace and prosperity -- I am thinking of the NATO/EU space. The other is a space marked out only by its previous history and where powerful states have spheres of influence and relations are unregulated -- I am thinking of Russia and its neighborhood. Do you see the European continent, if you permit the expression, in these terms and is that why you give so much attention to what goes on in the East?

Ilves: That's a long question to simply answer with a yes. I see it from a slightly different perspective. What I would actually say is that Europe is that area which is defined by interlocking interests, fundamental freedoms, and so forth. And Europe is defined by that, and what doesn't have that is not Europe.

As an analogy: Koenigsberg was the heart of Europe. Kaliningrad has nothing to do with Europe. The same geographical space. Joseph Joffe in a recent piece, and clearly also Robert Kagan, have pointed out that what we're dealing with is a very 19th-century hegemonic approach to things on the part of Russia today that makes it very difficult for them to really understand and interact with what we call Europe.

And Europe finds it also difficult. I mean, if on the one hand you have a kind of authoritarian, bullying petrostate flush with lots and lots of money and then you have a Europe that doesn't really understand the use of force involved or believe in that kind of politics but does believe in money, I think we have a dangerous mix. But basically brute force, power, and buying politicians -- as we've seen, unfortunately, at the highest levels in Europe (credo che il riferimento sia ad un ex Cancelliere tedesco accomodatosi successivamente davanti ad un piatto di lenticchie al desco della Gazprom) -- is not compatible with the Kantian "perpetual peace" assumptions of the European Union.




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8 agosto 2008

RIMEMBRANZE

Vladimir (Adolf) Putin (Hitler) ha condannato l'aggressione della Georgia (Cecoslovacchia) contro l'Ossezia del Sud (i Sudeti).

L'Unione Europea ha espresso "profonda preoccupazione", attaccata come al solito alla canna del gas.

Le Nazioni Unite stanno lavorando per riunire le parti intorno ad un tavolo, per discutere e risolvere la situazione.

Sembra già sia stato individuato il posto: Monaco!




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7 agosto 2008

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO

Coloro che fossero interessati esclusivamente agli schizzi di finanza, possono d'ora innanzi far riferimento al nuovo sito:

MAEDHROS   GLOBAL   ALLOCATION   REPORT




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5 agosto 2008

ABSTRACTS FROM JULY REPORT

Maedhros Global Allocation Report - July 2008

 

Here we are, my friends.
The seventh month since this report was born has gone, and they've been interesting times indeed.
Notwithstanding the markets' schizophrenia however, our model portfolios have kept their promise to be your Pole Star navigating these dangerous seas.

Our Total Invested Capital have closed this month up 0.16%.
Year to date it's losing 1.97%, but even in red our overperfomance compared with our benchmarks has been simply monstrous.
The S&P 500 decreased 14.17% in the same period, while the Third Avenue Value Fund has done even worse, losing 17.99%.

Probably we could exploit better the rebound after July 15th, but it's not our job to time the market, even less in the short time.
In any case, I think the warning I sent Friday 11th was fully actionable by those of you bold enough to overcome the desperation and the fear spreading in the markets at the time. That call should also warn you how dangerous can be to time the market: even if it was almost perfect (it was just one and half trading day early), that "almost" may very well be the difference between making a killing and praying to break even.
I bought PRK for our Banking Index at the close price of that Friday. Had I waited for the next Tuesday, closing the position I could show a gain just shy of 50%, instead of a measly 8,28%. The same I can say for the other bank picks of that Friday (still in the Index).

In any case, both the Banking and the Insurance Indexes have enjoyed a good bounce this month, above all the first. Its performance year to date (-3.74%) has been nothing short of exceptional, if you compare it with the financial index of S&P 500. A very good timing and a conservative attitude, not forgetting the soundness of the picks, has done the wonderful job. We took profit from the rally in the second part of this month to unload a couple of dogs.
The Insurance Index has been instead a bit disappointing, its performance year to date is the worst of all the five Indexes composing our Total Invested Capital, a real drain on our performance, but I'm quite confident in the goodness of the companies I've choosed and I'm sure that in time even their prices will reveal them for what they are: powerful free cash machines!
Many of you have questioned the rational of including the Banking and the Insurance Indexes in our Total Invested Capital, when we have been expecting this financial horror circling us today since the beginning of the past year (not at this magnitude, to be honest). The answer is once more that it's not our job to time the market. Our job has been to structure an optimal allocation for your capital in relation to the assets class and their weighting, and that allocation will be the standard for every time, not depending on fads and momentum and perceptions.
It's true that our performance this year would be much better without our Banking and Insurance Indexes, but believe me: five years from now we would regret not having them in our allocation. Moreover, we have enough flexibility inside our Indexes to manage the short and the medium term.
In our age of global fiat monetary system the banks sit at the right hand of the money creator, and partecipate in that creation; it would be really stupid to avoid an exposition to that kind of business (provided that you avoid the ruthless devourers of the shareholders and the scams).
The same for the insurance companies. In an inflationary environment, which is the inevitable consequence of a global fiat monetary system, that is the best business you can imagine. They get paid now to pay (maybe) claims after years and years (when the currency will be less worthy), and in the meanwhile they pocket juicy returns investing the money received upfront (unless you do funny things like AIG did).

Our worst performer this month has been the Currency Index, down almost 3%. It confirms its nature of counterbalance in relation to the other Indexes, and I am comfortable with that at the moment. It's anyway our best performer year to date, up 7.87%.

The Distressed Value 25 Index has not enjoyed the last bounce and it's down slightly on the month (-0.47%). A little disapponting. It's being curbed by the 3-4 picks which have not done what I was hoping for, and are showing terrible return. They are still in the Index because I have not lost the hope about their turnaround, and their weighting is so light they can't do much damage.
Our valuation method can't save us from the quicksands of guessing about the future of the business we analize and the market's reaction to that future, and sometimes we fall victim of a value that was just apparent. Antyway the Index is holding well enough a year really challenging for equity investments, and we are confident the businesses choosed are solid, well diversified and able to generate plenty of structural free cash flows through the ups and downs of the economic and credit cycles. I have always urged you to consider your equity holdings as a part of an enterprise you own, with the plus that you can sell or buy it in a blink if you decide to. In the next report, when all the 10Qs will be out, I will show you how much structural free cash those enterprises you co-own have generated.

The Top of the Shorts Index held its position this month, down 0.54%.
To be honest, we should talk about underperformance here. The Index is up only 5.32% year to date while the equity markets have been ravaged in the period. Shorting is not an easy task, and a very dangerous one too. It's the reason why I limit the allocation for this Index to just 5% of the Total Invested Capital, even in a year that I was sure to be very difficult for the equity markets.
Notwithstanding some very good return on a series of picks (closed or not), our two greatest positions have not yet delivered; opposite they are hurting us a lot. I'm resisting anyway, because I feel my valuation about them is not faulted, and in time the market will realize the absurdity to pay those obscene multiples for those businesses.
We had also to be more aggressive shorting financials, but you know, I hate extremism in every case.

Maedhros Currency Index 107,87 -2,99%(monthly return)
40% standard allocation
base 100 - 19 nov 2007 +7,87% (since inception return)
1° gen 2008 - 103,04 +4,69% (ytd return)

closed positions ytd: SDS +15,61% FXY +2,7% EVF -1,55% JGT -0,17%

Maedhros P&C Insurance Index 88,15 +3,33%(monthly return)
25% standard allocation
base 100 - 4 dic 2007 -11,85% (since inception return)
1° gen 2008 - 99,3 -11,23% (ytd return)

closed positions ytd: AFG +2,43%

 

Maedhros Distressed Value 25 Index 94,9 -0,47%(monthly return)
20% standard allocation
base 100 - 8 gen 2008 -5,1% (ytd and since inception return)

closed position ytd: TMA +16,47% NVR +27,68% EDS +49,23% EK -5,1% IMN +22,93%

Maedhros Banking Index 96,26 +9,61%(monthly return)
10% standard allocation
base 100 - 8 gen 2008 -3,74% (ytd and since inception return)

closed position ytd: MCBC +18,28% - CRBC -2,99% CHFC +6,04% MBWM -42,83% PRK +8,28% IBCP -21,44%

Maedhros Top of the Shorts Index 105,32 -0,54%(monthly return)
5% standard allocation
base 100 - 9 gen 2008 +5,32% (ytd and since inception return)

closed position ytd: ALNY +26,55% - AMZN +6,36% DSL +64,48% FAST +2,81% PNC +8,67%

-----------------------------------------------------------------------------------------------


Total Invested Capital 495,29 +0,16%(monthly return)
base 500 - 19 nov 2007 -0,94% (since inception return)
1° gen 2008 - 505,2  -1,96% (ytd return)

Benchmarks
S&P 500                              -14,17% (ytd return)
Third Avenue Value Fund   -17,99% (ytd return)

NOTE - in US dollars, dividends & broker's fees included, taxes not included.

---------------------------------------------------------------------------------------------------

Let's now talk a little about some of the Indexes' actual components and the picks of this month.

(..........................)

Turning to the markets, as I've said, there's a real schizophrenia all over the place.
Nothing new, you know. There's always schizophrenia in the markets, from one side to the opposite and not necessarily in different moments.

To summarize, I submit to you two statements.
The first is from Mr. Dan Ferris, dated July 15th:

"In 2005 and 2006, zero FDIC-insured banks failed. In 2007, three failed, including NetBank, the largest failure in 14 years. IndyMac wasn't even on the FDIC's list of troubled banks. So how many other depository institutions would succumb to a run on deposits?

Well, I hate to sound absurd, but the honest answer is... all of them.

Virtually all of the couple hundred banks I've looked at over the past few months have liquid assets amounting to less than 40% of deposits. Most have around 30%."

It’s like Mr. Ferris would have warned us that if we fall in a big pot full of hot water we’d scald ourselves. It’s true, but absolutely superfluous, don’t you think?

It’s almost forty years that we live in a fiat-money regime, with a banking system operating through fractional reserve. The logical, necessary consequence of that is that WHATEVER bank in the world has not the liquidity to redeem all the deposits due should they be claimed all at once.

I really don’t see the meaning of such a warning. To spread unjustified fear does not help anybody, not even those ones who has followed the bizzarre advice to put all their wealth in gold and silver. Even if the actual monetary system would blow up, and you know I don’t think it’s possible, at least not for endogenous causes, those people would wake the day after just to make the bitter discovery that all that gold and silver does not belong to them, but to the strongest.

All the people talking about the inevitable demise of our fiat-money system, pointing to the outcome of every similar experiment in the past, miss badly a fundamental fact: for the first time in the mankind history, this fiat-money experiment is global. This means that for the first time the real money has been throwed completely out of the payments’ system, globally; for the first time, every fiat-currency compares and competes in that system just with other fiat-currency. They can easily survive this kind of comparison.

Today money is not a good anymore, it’s just a concept. And physical laws, as the unsustainibility of an endless expansion (of money and credit), does not apply to the conceptual world.

You can divide the value of what they still call “US Dollar” ad libitum without never reach zero.

Please refer to my precedent essays for a detailed explanation of my theories; the links are provided at the end of this report.

(incidentally, you can note that Mr. Ferris’ statement marked the exact low of the stock market, with the banks in particular starting probably their best rally ever)

 

The second statement came out more or less at the same time from the Chief of some governmental accounting office (I don’t remember the name and his exact qualification, sorry). It stated the cost for the government bail out of Fannie and Freddie to be approximately 25 billions of dollars.

The less we can say is that this guy has to be a real optimist!

Alas, I’m afraid that the cost for the taxpayers (rectius: for every dollars’ holder) will be much, much more. The very probable outcome will be an enormous pressure on the US dollar.

As you know from my alerts, by the lights of the recent development in the financial crisis, the Fannie and Freddie affaire, I have doubled my target price for gold: from 1650 to 3200 USD. About silver, I can’t come out with a price target; so I’ll just say that it will go bananas!

I know, most of the time the price targets are just numbers shot out, but hey....don’t dismiss so easily my price targets. In this piece of mine edited November 5th 2003, you could read this sentence: “Ma di una cosa sono sicuro: tra non molto, ci vorranno 1,6 usd per comprare 1 euro…”

(translation: “one thing for sure: after a few years you’ll need 1,6 usd to buy 1 euro….”)

That price target has been reached April 23th 2008.

I still consider Euroland the most balanced economic and financial bloc in the world, but I’m not using the euro this time to profit from the dollar’s demise. Maybe it will continue to increase its value against the US dollar, but the hedge for a financial crisis is not another fiat-currency. Moreover Europe’s economies will not be immune to the consequence of this crisis, and the last data have showed a deterioration in their commercial balances.

 

Broadly speaking, I think the risks are all to the downside for the equity markets. It’s another reason why I’ve been extremely prudent playing this bounce.

A point could be made that this crisis is tied just to the financial sector, as you can see in this graphic (dated July 28th):

Q2growth728

But while I can admit that finance is not the economy, not even in a global fiat monetary system, you can’t dismiss the great importance that money creation and lending has for the economic cycle and the consumers’ ability to spend (and for the assets’ price inflation). The consumer is the weakest part of all the economic picture today. Not only he’s being chocked by the dramatic increase in the cost of living, he’s also losing the availability of inflated assets from which get extra money to stand still. At the same time the job market is rapidly deteriorating. Don’t be deluded from the gain in productivity; I have many reserves about the way it’s calculated in the US, and in any case that gain ultimately means less workers needed. Don’t be deluded from the apparent resilience of orders and spending; they are just a function of the week dollar and miscalculated CPI (and rebates). The weak dollar (i.e. the reckless monetization currently under way) is also the reason why the price of fundamental commodities as copper and oil stand high in front of a clearly deteriorating economic picture. Finally, even if without financials the S&P 500 earning are increasing at 12,1% yoy, that grow is anyway slowing.

To sum up, I think the consequences of the financial crisis are yet to fully reverberate in the economy, and my educated guess is that the equity markets’ prospect will stay dire for at least the next eighteen months.

To be sure, the July 15th low could very well be a good low for the equity markets in the short term. But the bounce has showed all the features of a bear market rally: fast, furious, forced covering. To be sustainable I think it needs at least to smell again that low; the best thing would be a little violation of that level with a clear divergence on the relative strenght, maybe helped by the low volumes guaranteed by August. In any case, I doubt that this rally could bring us prices much higher than those already seen in the fourth week of July. My educated guess is that the areas 3420-3470 on the Eurostoxx (the precedent low and the break down from a pluri-annual head and shoulder) and 1300-1325 will prove too strong a resistances for these financial markets.

Whatever the outcome, we’ll try to be ready.

Let’s now face some of the questions you arised in your e-mail. Please remember that I can’t answer to your mail personally but in a few cases; be sure anyway I read them all.

Some of you have complained that it needs to be a very wealth investor to replicate slavishly all our Indexes; too many stocks to buy at once. This is true. The least minimum capital you need to optimally follow our Indexes is around 150.000 USD, but you can manage it even with less if you use a discount brokers on line (1-2 $ for every trade); besides, while the stocks to buy at the beginning may be a lot, after that the turnover is very, very low.

For those who have limited capital to invest, my advice is always the same: choose some stocks from every Index and try to create just one synthetic index representative of the Total Invested Capital, respecting the allocation and the weightings. I know it’s not an easy task, but you can do it. I’ll try to help creating it myself, so you can expect a Total Invested Capital Synthetic Index in one or two months.

I was anyway aware of this problem since the very beginning, the reason why I’ve been testing another model portfolio to address the needs of small investors. I’m glad to tell you that after more than three quarters of testing I can confidently conclude it’s suitable to be presented to you.

Its name is Simpliciter, its inception date was October 2007 with a capital of 75.000 USD (but you can replicate it with any capital), and it contains a maximum of 15 stocks with a very low turnover. Its performance has been really satisfying. Since the inception it has lost 1.45% (but I’ve still not accounted for dividends, so I think it’s breaking even); in the same period, the S&P 500 has been massacred, decreasing 19.3%. An exceptional overperformance, notwithstanding FOUR picks absolutely disastrous (we’ll do better, I promise). It was helped by a gradual deployment of the capital. In the period we have closed (and replaced) just one position (one of the four dogs, we’re confident in better times for the others). So please welcome Simpliciter in our family from now on.

(..........................)

Another complain is in regard to the fact that my researches refer totally to US listed stocks, while a lot of you are Euroland investors. Even this is true, but you should be by then aware that we get anyway international exposition (both to stocks and currencies) through our Currency Index. The fact is that I’m specialized in US stocks, above all because of an extreme ease gathering their data, ease that I’m simply not able to get in relation to the rest of the world listed stocks.

I intend however to address also this need. Starting next month you’ll find another model portfolio dedicated to very compelling income opportunities I’m beginning to see in euro stocks, above all in Italy. It will have a capital of 25.000 euro (but again it’s usable with any capital), and it will be deployed gradually. Its name will be EuroIncome, and I especially recommend it for retirement purpose. I’m enough confident in its approach to do not require testing this time.

I have received some questions even in relation to our Launch Offer, to know if it’s still valid. The answer is yes! The first 1000 subscribers will be able to pay just 100 € or 140 USD (we discount the cost of the money transfer for non-EU residents) for five years of subscription to the service. We have not yet reached that number, so it’s still valid. The Launch Offer will expire in any case by this year end.

I conclude reiterating my advice to sell call against your stocks holding. While it’s possible you will forgive some gains (but in most cases you’ll be able to come back in the position soon after they call your stock), that kind of income will result in a formidable cushion (even 15-20% annual) against capital losses. In tough times even the best business can suffer.

Don’t forget, finally, that what you do with your money is your exclusive responsibility, as you’ll be the only one to enjoy or suffer for the consequences.

Many thanks for your attention.

LINKS TO MY ESSAYS
Sul sistema monetario contemporaneo
(english version still not available, sorry - hope not italian speaking can understand it someway)

Economic Goods and Money as a Good
(italian version)

Older Essays




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3 agosto 2008

I CONTI DELLA SERVA - luglio 2008

Maedhros Currency Index 107,87 -2,99%(variazione mensile)
40% standard allocation
base 100 - 19 nov 2007 +7,87% (variazione assoluta)
1° gen 2008 - 103,04 +4,69% (variazione ytd)

posizioni chiuse: SDS +15,61% FXY +2,7% EVF -1,55% JGT -0,17%

Maedhros P&C Insurance Index 88,15 +3,33%(variazione mensile)
25% standard allocation
base 100 - 4 dic 2007 -11,85% (variazione assoluta)
1° gen 2008 - 99,3 -11,23% (variazione ytd)

posizioni chiuse: AFG +2,43%

Maedhros Distressed Value 25 Index 94,9 -0,47%(variazione mensile)
20% standard allocation
base 100 - 8 gen 2008 -5,1% (variazione assoluta e ytd)

posizioni chiuse: TMA +16,47% NVR +27,68% EDS +49,23% EK -5,1% IMN +22,93%

Maedhros Banking Index 96,26 +9,61%(variazione mensile)
10% standard allocation
base 100 - 8 gen 2008 -3,74% (variazione assoluta e ytd)

posizioni chiuse: MCBC +18,28% - CRBC -2,99% CHFC +6,04% MBWM -42,83% PRK +8,28% IBCP -21,44%

Maedhros Top of the Shorts Index 105,32 -0,54%(variazione mensile)
5% standard allocation
base 100 - 9 gen 2008 +5,32% (variazione assoluta e ytd)

posizioni chiuse: ALNY +26,55% - AMZN +6,36% DSL +64,48% FAST +2,81% PNC +8,67%

-----------------------------------------------------------------------------------------------


Total Invested Capital 495,29 +0,16%(variazione mensile)
base 500 - 19 nov 2007 -0,94% (variazione assoluta)
1° gen 2008 - 505,2  -1,96% (variazione ytd)

Benchmarks
S&P 500                              -14,17% (variazione ytd)
Third Avenue Value Fund   -17,99% (variazione ytd)

NOTE - in US dollars, dividend & broker's fees included, taxes not included.




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16 luglio 2008

GRAZIE AL PIFFERO, DAN

"In 2005 and 2006, zero FDIC-insured banks failed. In 2007, three failed, including NetBank, the largest failure in 14 years. IndyMac wasn't even on the FDIC's list of troubled banks. So how many other depository institutions would succumb to a run on deposits?

Well, I hate to sound absurd, but the honest answer is... all of them.

Virtually all of the couple hundred banks I've looked at over the past few months have liquid assets amounting to less than 40% of deposits. Most have around 30%."

Dan Ferris


Apprezziamo lo sforzo, ma non è che dovevi venire tu a rammentarci che viviamo in un mondo con un regime monetario non convertibile globale ed un sistema bancario che opera su riserva frazionaria.

Sai qual'è la logica conseguenza di ciò? QUALUNQUE banca al mondo non ha la liquidità per rimborsare i depositi che deve se questi vengono richiesti tutti in una volta.

QUALUNQUE, Dan. E quindi la tua asserzione equivale più o meno a dire "se vi buttate in un pentolone di acqua bollente, vi ustionate".

Affermazione verissima, ma direi quantomeno superflua, non trovi?

Perciò, grazie ancora Dan, ma qui le vaccinazioni obbligatorie le abbiamo fatte da un pezzo. E per quelli meno cresciuti, ti assicuro che spargere terrore non gli rende un buon servizio. E non lo rende neppure a quelli che hanno messo tutto in oro ed argento, sotterrati da qualche parte.

Se pure l'attuale sistema saltasse, e direi che non sia possibile per cause endogene, quelli avrebbero semplicemente l'amara sorpresa di scoprire il giorno dopo che tutto quell'oro ed argento non appartiene a loro, ma al più forte.

Mi auguro per loro che lo siano.

P.S. - La Casa raddoppia comunque il target per l'oro, alla luce degli ultimi sviluppi creditizi e finanziari in USA, portandolo da 1.650 a 3.200 dollari.

Riguardo l'argento, è impossibilitata a fornire un target preciso. Si limita perciò a dire che "it will go bananas"!


5 luglio 2008

I CONTI DELLA SERVA - giugno 2008

Maedhros Currency Index 111,19 +2,26%(variazione mensile)
40% standard allocation
base 100 - 19 nov 2007 +11,19% (variazione assoluta)
1° gen 2008 - 103,04 +7,91% (variazione ytd)

posizioni chiuse: SDS +15,61% FXY +2,7%

Maedhros P&C Insurance Index 85,31 -13,8%(variazione mensile)
25% standard allocation
base 100 - 4 dic 2007 -14,69% (variazione assoluta)
1° gen 2008 - 99,3 -14,09% (variazione ytd)

posizioni chiuse: AFG +2,43%

Maedhros Distressed Value 25 Index 95,45 -10,38%(variazione mensile)
20% standard allocation
base 100 - 8 gen 2008 -4,55% (variazione assoluta e ytd)

posizioni chiuse: TMA +16,47% NVR +27,68% EDS +49,23% EK -5,1% IMN +22,93%

Maedhros Banking Index 87,82 -14,36%(variazione mensile)
10% standard allocation
base 100 - 8 gen 2008 -12,18% (variazione assoluta e ytd)

posizioni chiuse: MCBC +18,28% - CRBC -2,99% CHFC +6,04%

Maedhros Top of the Shorts Index 105,89 +6,15%(variazione mensile)
5% standard allocation
base 100 - 9 gen 2008 +5,89% (variazione assoluta e ytd)

posizioni chiuse: ALNY +26,55% - AMZN +6,36% DSL +64,48% FAST +2,81% PNC +8,67%

-----------------------------------------------------------------------------------------------


Total Invested Capital 494,51 -5,49%(variazione mensile)
base 500 - 19 nov 2007 -1,1% (variazione assoluta)
1° gen 2008 - 505,2  -2,12% (variazione ytd)


NOTE - in US dollars, dividend & broker's fees included, taxes not included.




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